Salve, veloce presentazione, sono marco, dalla sardegna, politicamente "in formazione". (scusate se non mi presento in un apposito thread, troppa fatica e poi tutto si risolverebbe in un mare di "ciao marco benvenuto").
Mi ha colpito il post di palvesario, soprattutto nella parte in cui ritiene necessario uno sforzo di comprensione della natura del blocco sociale egemone.
Mi ha colpito per il semplice motivo che la mia analisi (spesso criticata) è in linea di massima sovrapponibile.
Sono infatti assolutamente convinto che l'attuale blocco dominante stia riuscendo ad imporsi costruendo un'alternativa forte alle politiche neoliberiste (i cui alfieri politici sono da dieci anni a questa parte i partiti politici del centrosinistra). Alternativa non condivisibile da sinistra, ma credibile e culturalmente sempre più radicata nel paese.
Aldilà dell'ovvia constatazione della necessità che una forza politica comunista cerchi e trovi una "via d'uscita alternativa" rispetto alle politiche neoliberiste, trovo che lo sforzo principale dovrebbe essere quello di capire quali sono le esigenze di base che portano il corpo sociale ad abbracciare la soluzione neopopulista e securitaria.
Prorpio su questo punto, trovo che l'espressione auto-consolatoria da criticare non sia solo quella che definisce il blocco egemone come borghesia, ma quella che spiega l'egemonia sulla base di un consenso viziato ed eteroindotto.
Se si continua a pensare che i fenomeni sociali di consenso al nuovo blocco siano dovuti ad un obnubilamento temporaneo o meno della coscienza di classe ci si sbaglia di grosso. C'è da ridefinire in primis il concetto di classe e da individuare le dinamiche interne senze cadere in errori di sottovalutazione di esigenze e bisogni, trovando nuove risposte alle domande esistenti e non imponendo vecchie domande con vecchie risposte già pronte.
ciao, grazie




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