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Discussione: L'egemonia

  1. #11
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    Salve, veloce presentazione, sono marco, dalla sardegna, politicamente "in formazione". (scusate se non mi presento in un apposito thread, troppa fatica e poi tutto si risolverebbe in un mare di "ciao marco benvenuto").

    Mi ha colpito il post di palvesario, soprattutto nella parte in cui ritiene necessario uno sforzo di comprensione della natura del blocco sociale egemone.
    Mi ha colpito per il semplice motivo che la mia analisi (spesso criticata) è in linea di massima sovrapponibile.
    Sono infatti assolutamente convinto che l'attuale blocco dominante stia riuscendo ad imporsi costruendo un'alternativa forte alle politiche neoliberiste (i cui alfieri politici sono da dieci anni a questa parte i partiti politici del centrosinistra). Alternativa non condivisibile da sinistra, ma credibile e culturalmente sempre più radicata nel paese.
    Aldilà dell'ovvia constatazione della necessità che una forza politica comunista cerchi e trovi una "via d'uscita alternativa" rispetto alle politiche neoliberiste, trovo che lo sforzo principale dovrebbe essere quello di capire quali sono le esigenze di base che portano il corpo sociale ad abbracciare la soluzione neopopulista e securitaria.
    Prorpio su questo punto, trovo che l'espressione auto-consolatoria da criticare non sia solo quella che definisce il blocco egemone come borghesia, ma quella che spiega l'egemonia sulla base di un consenso viziato ed eteroindotto.
    Se si continua a pensare che i fenomeni sociali di consenso al nuovo blocco siano dovuti ad un obnubilamento temporaneo o meno della coscienza di classe ci si sbaglia di grosso. C'è da ridefinire in primis il concetto di classe e da individuare le dinamiche interne senze cadere in errori di sottovalutazione di esigenze e bisogni, trovando nuove risposte alle domande esistenti e non imponendo vecchie domande con vecchie risposte già pronte.

    ciao, grazie

  2. #12
    Kether è Malkuth del NM
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    Citazione Originariamente Scritto da mancino Visualizza Messaggio
    Nelle società precapitalistiche l'obbedienza era ottenuta con l'ostentazione crudele e terrificante della forza del potere militare e religioso. Ai contadini ribelli veniva tagliato in pezzi il corpo con tenaglie roventi. Gli schiavi ribelli erano appesi vivi alla croce, in modo che soffrissero le pene dell'inferno prima di morire. In modo molto intelligente Foucault spiega che questo avveniva non perché il potere fosse forte, ma appunto perché era molto debole. Il potere era infatti esterno al processo di produzione agricolo ed artigianale, e doveva limitarsi a prelevare una parte di quanto veniva prodotto, e quindi doveva terrorizzare chiunque disobbedisse, perché si levasse dalla testa la tentazione di riprovarci. Ma nel capitalismo il potere entra dentro il processo di produzione, ed allora non deve più terrorizzare, ma deve invece "addomesticare" i corpi e le menti per adattarli alla divisione capitaliastica del lavoro. Quindi, basta ufficialmente con la tortura e con la pena di morte per squartamento. Sì alle prigioni, alla disciplina di fabbrica, alla manipolazione mediatica. Dal potere rigido si passa ad un potere flessibile.



    http://www.kelebekler.com/occ/disobbed03.htm
    ti è piaciuto il Preve eh?

  3. #13
    Kether è Malkuth del NM
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    Citazione Originariamente Scritto da ferru Visualizza Messaggio
    Salve, veloce presentazione, sono marco, dalla sardegna, politicamente "in formazione". (scusate se non mi presento in un apposito thread, troppa fatica e poi tutto si risolverebbe in un mare di "ciao marco benvenuto").

    Mi ha colpito il post di palvesario, soprattutto nella parte in cui ritiene necessario uno sforzo di comprensione della natura del blocco sociale egemone.
    Mi ha colpito per il semplice motivo che la mia analisi (spesso criticata) è in linea di massima sovrapponibile.
    Sono infatti assolutamente convinto che l'attuale blocco dominante stia riuscendo ad imporsi costruendo un'alternativa forte alle politiche neoliberiste (i cui alfieri politici sono da dieci anni a questa parte i partiti politici del centrosinistra). Alternativa non condivisibile da sinistra, ma credibile e culturalmente sempre più radicata nel paese.
    Aldilà dell'ovvia constatazione della necessità che una forza politica comunista cerchi e trovi una "via d'uscita alternativa" rispetto alle politiche neoliberiste, trovo che lo sforzo principale dovrebbe essere quello di capire quali sono le esigenze di base che portano il corpo sociale ad abbracciare la soluzione neopopulista e securitaria.
    Prorpio su questo punto, trovo che l'espressione auto-consolatoria da criticare non sia solo quella che definisce il blocco egemone come borghesia, ma quella che spiega l'egemonia sulla base di un consenso viziato ed eteroindotto.
    Se si continua a pensare che i fenomeni sociali di consenso al nuovo blocco siano dovuti ad un obnubilamento temporaneo o meno della coscienza di classe ci si sbaglia di grosso. C'è da ridefinire in primis il concetto di classe e da individuare le dinamiche interne senze cadere in errori di sottovalutazione di esigenze e bisogni, trovando nuove risposte alle domande esistenti e non imponendo vecchie domande con vecchie risposte già pronte.

    ciao, grazie
    Un buon inizio sicuramente, specie i passaggi evidenziati.
    Aggiungo un intervento di Preve sulle elezioni e un mio commento.


    C. Preve: Note politiche post-elettorali 2008

    1. L’esito delle recenti elezioni politiche italiane 2008 merita alcuni commenti a “caldo”, anche se saranno probabilmente
    necessari un paio d’anni per rendere possibile una valutazione storica seria e non puramente congiunturale. Per il
    momento, è bene accontentarsi di un insieme di note ancora un po’ disordinate da sottoporre ad una discussione più
    ampia.

    2. In politica e nelle scienze sociali l’unica “oggettività” possibile consiste nell’esplicitazione veridica delle proprie
    premesse di valore e dei propri comportamenti. Chi scrive si è non solo astenuto in queste elezioni dell’aprile 2008, ma
    ha anche firmato un documento pubblico che invitava alla astensione. Non si è trattato da parte mia di un astensionismo
    di principio di tipo anarchico e comunista-bordighista. Dal momento che non sono un astensionista di principio, ma un
    sostenitore della forma democratica dello Stato moderno sovrano, non ho votato perché appunto non era oggetto di voto
    la sovranità economica e militare dello stato nazionale italiano, in quanto entrambe le formazioni (Berlusconi e Veltroni)
    erano unite nella sottomissione all’impero Usa, alle sue basi militari in Italia ed all’uso della Nato come mercenariato
    internazionale geopolitico (Afghanistan).
    In quanto all’Arcobaleno, ci tornerò più avanti. Ritengo osceno un partito che presenta come icone poltiche positive da
    proporre ai giovani ed ai lavoratori i signori Luxuria e Caruso e che era guidato da un pagliaccio dilettante come
    Bertinotti, che invitava i suoi elettori a votare un progetto di auto-scioglimento della propria stessa identità. Più serio,
    affidabile e meno osceno era per me il classico estremismo di sinistra tradizionale (Sinistra Critica e Partito comunista
    dei Lavoratori, Turigliatto e Ferrando), e se fossi stato costretto militarmente a votare con una pistola alla testa, avrei
    votato per loro. Ma siccome non ero in questa situazione, mi è sembrato del tutto inutile avallare elettoralmente –sia pure
    in modo puramente testimoniale, data l’assoluta impossibilità di superare il quorum elettorale necessario, il solito
    progetto trozkista nelle sue due complementari varianti movimentista (Turigliatto) e partitista (Ferrando).
    Ma bando alle dichiarazioni personalistiche e passiamo ad un tentativo di analisi politica di fase.

    3. Non so se possiamo dire di trovarci nella seconda o nella terza repubblica, ed in ogni caso non è importante, perchè
    una periodizzazione storica largamente accettata non esiste ancora. Ciò che è invece sicuro è che la prima repubblica
    italiana (nella sua costituzione materiale, non in quella formale che è rimasta immutata) è stata abbattuta nel 1992 da un
    colpo di stato giudiziario extra parlamentare denominato impropriamente Mani Pulite, e denominato così in un mondo
    kafkiano e borgesiano alla rovescia, trattandosi di uno degli eventi più sporchi della storia italiana del novecento. La
    direzione strategica che aveva pianificato il colpo di stato aveva in testa una giunta presidenziale referendaria
    capeggiata dal notabile sardo ipodotato. Mariotto Segni, ma il diavolo fa le pentole e non i coperchi, la ciambella non
    riuscì con il buco, i giudici “onesti” non si arrestarono e distrussero sia la DC che il PSI, lasciando solo in piedi il
    mercenariato golpista metamorfico PCI-PDS-DS-PD, pronto a passare dal cosmopolitismo antinazionale monoclassisticosociologico-proletario al cosmopolitismo neoliberale-globalizzato ed imperiale USA. Il fenomeno Berlusconi che la supponente stampa straniera e la feccia snob italiana (Nanni Moretti, Pancio Pardi eccetera) riduce a cattivo gusto estetico da Bagaglino contrapponendole ciò che Stefano Benni chiamerebbe la sua Certa Kual Cultura, è stato in realtà “sottoprodotto largamente imprevedibile della ricaduta sfuggita di mano di questo colpo di stato giudiziario
    extraparlamentare.
    La giunta giudiziaria golpista (intendo oggettivamente golpista, la sua soggettività può interessare solo i suoi parenti, zii
    e cugini) ha cercato di colpirlo e di golpizzarlo come aveva fatto con il PSI e la DC, ma non c’è riuscita, e non c’è riuscita
    perché il Berlusconismo si è rivelato sulla lunga distanza (e il periodo 1993-2008 è già in discutibilmente una lunga
    distanza politica) un fenomeno politico solido e strutturale. Si tratta allora di capire che cosa è stato ed è il
    berlusconismo. Il modo migliore per non capirlo è dare retta alla marmaglia intellettuale semicolta snob dei salotti e delle
    redazioni.

    4. Il berlusconismo è nato come reazione politica delle classi medie contro l’alleanza politica informale, percepita come
    incombente e pericolosissima, fra quella che La Grassa chiama G-F+ID (grande finanza ed industria decotta) ed il
    mercenariato politico comunista riciclato in personale politico delle oligarchie finanziarie. Il berlusconismo ha innescato
    all’interno delle stesse classi medie una virulenta e ferocissima guerra civile cultural-simbolica fra gli “incolti dichiarati” (in
    genere berlusconiani) ed i “semicolti supponenti” (ferocemente anti-berlusconiani). Questa guerra civile simbolicosimulata, gestita da quindici anni dagli apparati mediatici sulla base del conflitto epocale fra Vespa e la Dandini, ha la funzione di non permettere di capire i dati strutturali dei due blocchi storici (uso qui il termine di Gramsci) che stavano dietro a Berlusconi da un lato, e a Prodi-Fassino-Veltroni dall’altro.
    In strema sintesi, da un lato classi medie (Berlusconi), e dall’ altro alleanza fra lavoro subalterno sindacalizzato,
    pensionati picisti identitari, alta finanza e industria decotta, centri sociali urlanti parassitari, apparati semicolti di cinema
    topografici, ceto politico DC ed infine mercenariato PCI-PDS-DS dall’ altro.
    Le tre vittorie elettorali consecutive di Berlusconi (1994,2001,2008, ma avrebbe vinto anche nel 1996 se si fosse alleato
    con Bossi) dimostrano il carattere strutturale di lunga durata del fenomeno Berlusconi e la forza dei ceti medi in Italia.
    Questo spiega anche la scelta di basso profilo di Fini, che dopo una fribillazione polemica di breve durata con Berlusconi
    ha scelto di “allinearsi” e “coprirsi”. Se fossi stato un suo consulente pagato, gli avrei consigliato esattamente questo
    basso profilo. Essendo più giovane di Berlusconi, spera che il dato anagrafico diventi un dato politico. Ma non è affatto
    sicuro che a tempo e a luogo possa raccoglierne l’eredità. Tutto dipende dalla profondità della crisi prossima ventura.
    Tremonti è meglio piazzato di Padoa Schioppa per affrontarla, ma non dispone della sovranità “economica” monetaria e
    militare per affrontarla con successo. Il suo “comunitarismo” è puramente filosofico, saggistico e verbale. Ma senza
    sovranità “economica” e militare non si fa nessun comunitarismo. Un protettorato USA cosparso di basi militari straniere
    non è mai comunità , ma soltanto una tribù Cheyenne al servizio dei soldati “blu”.

    5. Sul piano interno, Berlusconi è meno pericoloso di Veltroni, ed in termini di minore pericolosità “sociale”la sua vittoria
    elettorale deve considerarsi, fra i due mali, il male minore. Ma il suo americanismo fanatico, unito al sionismo aggressivo
    (esemplare il caso di Fiamma Nirenstein) in un contesto di possibile aggressione americano-sionista al benemerito Iran
    di Ahmadinejad ed al benemerito governo di Hamas, resta molto pericoloso sul piano diplomatico internazionale (e se si
    pensi a fantocci coloniali USA come Scelli e la Contini). Intollerabile è poi ogni anti-islamismo fanatico da “guerra civiltà”.
    È però vero che su questo binomio americanismo-sionismo non vi sono differenze rilevanti fra Berlusconi e Fini, da un
    lato, e il trinomio Casini-Veltroni-Bertinotti, dall’altro, se non nel folklore retorico e nell’inganno “non-violento”.

    6. Veltroni ha vinto o ha perso le elezioni? Dipende da che cosa intendiamo con questo termine. Da un punto di vista
    elettorale, Veltroni ha chiaramente perso, e perso presumibilmente per un lungo periodo, e le sue oligarchie affamate
    dovranno sottoporsi ad una dieta di dimagrimento di posti, onori e prebende (la famosa “casta” di grilliana memoria). Ma
    da un punto di vista di passaggio storico-sistemico Veltroni ha vinto, o almeno ha pareggiato, perché in un colpo solo si è
    liberato del malefico Prodi e della zanzara fastidiosa Bertinotti. Veltroni non aveva vere chances in questo passaggio
    elettorale, in cui era destinato a perdere, nonostante l’appoggio della finanza e dell’industria decotta ed il gracidio
    culturalistico del ceto intellettuale di una certa Kual Kultura. Ma è riuscito a portare a termine il delicato passaggio del
    bipolarismo, e si può allora dire che – in un certo senso – ha se non vinto almeno pareggiato.

    7. Walter Veltroni rappresenta il coronamento storico finale del comunismo italiano, mentre Fausto Bertinotti rappresenta
    la sua dissoluzione. So bene che questa affermazione può sembrare a prima vista spaesante e paradossale, ma senza
    un’operazione di questo tipo non è possibile uscire dal mondo virtuale del chiacchiericcio mediatico di regime
    politicamente corretto. Per capire la storia ci vuole un insieme di componenti, la dialettica hegeliana dell’unità degli
    opposti, la teoria marxiana dei modi di produzione, il senso dell’umorismo, il riorientamento gestaltico, lo straniamento
    brechtiano, eccetera. Del resto, anche Fini rappresenta il coronamento finale del neofascismo italiano e la Santanchè la
    sua dissoluzione nella xenofobia contro gli immigrati musulmani e l’asservimento definitivo ed integrale all’americanismo
    ed al sionismo, e cioè esattamente ai nemici del fascismo storico. Un minimo di riflessione spregiudicata farà sembrare
    quanto dico meno incredibile.

    8. Quando aderii in giovane età ad un comunismo idealistico, lo feci in totale solitudine ed in conflitto edipico con la
    proposta paterna di integrazione nei valori e nei comportamenti della piccola borghesia conservatrice dei primi anni
    sessanta. Credevo infatti che il comunismo fosse un progetto storico di emancipazione universalistica (e lo credo ancora
    e sempre di più), sorretto da una scienza storica e da una filosofia umanistica. In poche parole, ed usando un ossimoro,
    una religione scientifica. Poi ho conosciuto i comunisti reali, non quelli ideali, e mi sono accorto che il “comunismo” non
    era quello che credevo, ma era un tipo antropologico-sociologico di massa, composto alla base da un popolo subalterno
    ed al vertice da un cinico mercenariato storicistico-nichilistico. E tuttavia, questa delusione non mi ha portato dall’altra
    parte, secondo una deriva che ha riguardato milioni di persone, e di intellettuali alla Sofri, Colletti, Flores d’Arcais,
    eccetera.
    Walter Veltroni rappresenta il coronamento finale di un lungo processo di assimilazione storica e di adattamento al
    “corso del mondo”, dal monoclassismo sociologico proletario al cosmopolismo della globalizzazione USA a guida
    spirituale sionista. Il suo elettorato è nell’essenziale il vecchio elettorato PCI, in particolare nelle regioni rosse. Berlinguer
    lo benedice certamente dall’alto di un nuraghe sardo. Berlinguer pensava di essere moralmente migliore del popolo
    democristiano e craxiano. Veltroni pensa di essere migliore del popolo berlusconiano e leghista. Questa presunzione
    moralistica viene direttamente dalla subcultura dell’azionismo piemontese, convinto di essere moralmente migliore del
    “popolo delle scimmie” di gobettiana memoria.
    È questo il solo razzismo veramente pericoloso in Italia. L’operaio leghista lombardo può lasciarsi andare a stupide frasi
    localistico-razziste, ma il solo vero razzismo in Italia è la pretesa di ripugnanti snob con la puzza al naso tipo Nanni
    Moretti e Marco Revelli di essere migliori del bottegaio berlusconiano e dell’operaio leghista.
    È questo il paradossale coronamento del sentimento di superiorità coltivato al tempo del comunismo storico reale, che
    almeno era ispirato da sentimenti di eguaglianza sociale (ammessi dallo stesso Norberto Bobbio, che per questa ragione
    non si dichiarò mai “anti-comunista”, ma solo “non-comunista”), che oggi è soltanto sgradevole snobismo. Il fatto che sia
    stato punito in queste elezioni è stato molto positivo. Non ha perso il popolo. Hanno perso Caruso, Luxuria, Flores
    d’Arcais, Pancio Pardi e tutta la feccia intellettuale italiana.

    9. Bertinotti è un personaggio da commedia dell’arte, un narcisista insicuro, suscettibile fino alla patologia, passato dalle
    pezze al sedere alla corruzione dei salotti romani pseudo-colti, percepito dagli stessi militanti di Rifondazione come un
    alieno. A suo tempo, fu insediato ai vertici di Rifondazione da un accordo di vertice fra Cossutta e Magri stabilito per
    detronizzare Garavini (vedine la ricostruzione accurata in Marco Rizzo, Perché ancora comunisti, Baldini e Castoldi,
    Milano 2007). Intronizzato con un golpe, Bertinotti meditava di sciogliere Rifondazione con un golpe di vertice,
    fortunatamente sventato dalla pittoresca e benefica catastrofe elettorale.
    L’odio del giullare verso il comunismo storico novecentesco deriva da una complessa operazione ideologica, che trova il
    suo incunabolo nella vecchia Democrazia Proletaria, di cui fui io stesso a suo tempo inascoltato dirigente, e che quindi
    conosco molto bene. In estrema sintesi, si tratta di una riduzione, di una addizione e di una sottrazione. In quanto
    riduzione, il comunismo marxista è ridotto a sindacalismo conflittualistico duro di fabbrica, riduzione necessaria perché
    ne risulti l’ovvia insufficienza culturale. In quanto addizione, gli si addizionano tre elementi dissolutivi, l’ecologismo
    ipocrita e corrotto alla Pecoraro Scanio (nulla a che fare con il vero ecologismo rivoluzionario alla Dario Paccino), il
    femminismo differenzialistico ed isterico-ripugnante alla Ida Dominijanni ed infine il pacifismo pecoresco ed estensivo
    che impone la non-violenza ai deboli e non la chiede ai forti. In quanto sottrazione, si sottrae al comunismo, ridotto ad
    impotente “sinistra”, la questione nazionale, la categoria di imperialismo, l’analisi ispirata a Marx, la geopolitica, la critica
    al sionismo ed all’impero americano.
    Il risultato di questa triplice operazione di riduzione, addizione e sottrazione è un’emulsione ideologica velenosa e
    ripugnante. La delegittimazione elettorale di questa banda è stata quindi una cosa ottima. Purtroppo non risolutiva.
    Costoro hanno dietro i gruppi intellettuali spocchiosi della sinistra “suonata”, e saranno indubbiamente sostenuti da chi
    ha interesse ad avere una sinistra “addomesticata” di sionisti, pacifisti testimoniali belanti e pecoreschi, femministe da
    quote rosa ed anti-leghisti con la puzza al naso.

    10. E tuttavia la storia non è certo finita. Due cose, le due cose che fanno maggiormente soffrire la gente comune, non
    sono alla portata della classe politica, non importa se berlusconiana o veltroniana. Da un lato, l’insufficienza di salari,
    stipendi e pensioni (la famosa “terza settimana”). Dall’altro, il lavoro flessibile e precario per i giovani, che impedisce la
    formazione di famiglie stabili. Entrambe le cose derivano dalla globalizzazione. Non credo che Tremonti ci potrà salvare,
    ma quanto meno sarà più attendibile della corruzione morale e politica di Pecoraro Scanio e della corruzione culturale da
    straccione arricchito di Fausto Bertinotti.

  4. #14
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    Mio commento:

    Ottimo come al solito Preve.
    La sua analisi è lucida e condivisibile.
    Mi permetto di evidenziare un passaggio che in questo momento sto valutando in maniera particolare su cui invito tutti a riflettere.
    Come dice giustamente Preve, Berlusconi ha costruito un progetto solido e strutturale perché, in definitiva, ha costruito attorno a sé un blocco storico per dirla in termini Gramsciani.
    Riprendendo le categorie Gramsciane aggiungo che questo blocco storico è riuscito a costruire l'egemonia e non solo il dominio, ovvero ha saputo dirigere e non solo opprimere il blocco sociale composito messo in campo e tutelato dalla sinistra e dal centro sinistra (che sono parzialmente differenti).
    Questa egemonia è stata ed è complessiva, andando a coinvolgere l'aspetto culturale e simbolico della società.
    In particolare l'egemonia del gruppo sociale dei "ceti medi" (in realtà il blocco sociale è più composito in quanto il ceto non è una categoria esaustiva, o meglio, è categoria includente molte classi produttive) sta di fatto costruendo un apparato mediatico-repressivo che esercita l'egemonia attraverso la parcellizzazione e l'esclusione sociale di tutte le componenti del blocco sociale avversario.
    In definitiva si sta operando un doppio binario con senso inverso: da una parte il blocco sociale dominante va coagulandosi nonostante le enormi differenze trovando un immaginario comune, divenendo comunità escludente chiusa e dominata da dinamiche anti-solidali (infatti il blocco è refrattario ad ogni ipotesi di socialismo, viaggia di rapina in rapina e anche di intra-rapina, vedi la legge "Robin Hood", che, di fatto, era un rapinatore infatti).
    Nell'altro verso opera una disintegrazione del blocco sociale avverso. La disintegrazione avviene differenziando il più possibile (italiani-stranieri, stranieri A-stranieri B, per età, sesso, mansione...) e colpendo le categorie meno difendibili e proiettandole nel baratro degli "esclusi" di quadrelliana memoria. Per le categorie al momento più difendibili vi sono due strade: l'impotenza (momentanea, fino al loro turno) oppure la coptazione in forma subordinata al blocco sociale dominante.
    Non a caso si è giocata tutta una partita sull'immaginario del lavoratore sindacalizzato padano che poi, di fatto, è stata un costrutto mediatico basato su dati elettorali errati (ma si sa, l'imprinting mediatico vince pure sulla verità). Non a caso continuano a costruire immaginari di un popolo di sinistra smarrito e nella prassi già incluso nel blocco sociale dominante, inclusione a cui manca solo un certo avvallo identitario, una sorta di "mea culpa" simbolico (si veda tutta la faccenda del Pigneto).

    Insomma, abbiamo un progetto che si sta distendendo già in una fase avanzata di costruzione di un blocco sociale egemonico che neutralizza qualsiasi ipotesi di contro-potere del blocco avversario.
    Questo scenario però, forse, ha un piccolo sbocco ed è proprio nella natura stessa del blocco sociale dominante. Questo, come dicevo prima, è costruito non secondo i canoni di "buona comunità" (aperta-solidale-inclusiva) bensì con quelli di pessima comunità (infatti ricorda abbastanza il processo formativo, con tutti i distinguo del caso, del blocco sociale alla base del fascismo storico).
    Cosa vuol dire questo? Significa che è una comunità fortemente instabile, tenuta in piedi da un intreccio di clientelismi, favoritismi, nepotismi e interessi incrociati. Una volta innescato un processo di "sfoltimento" di questa siepe di vettori di potere, tutti i pezzi del puzzle rischiano di cascare uno dietro l'altro perché privati del legante minimo. Detto in parole povere, è necessario andare a colpire questa rete di potere cercando di sganciare pezzi di blocco sociale per portarli in un aggregato differente, comunitario, basato sull'apertura al diverso (che non significa ovviamente sopraffazione al contrario) che collabora all'interesse comune, e la solidarietà tra pari.

    In questo credo ci venga incontro la fase del capitalismo nostrano che vive un periodo di forte contrazione. Sganciando assolutamente la grande finanza e l'industria decotta delle categorie LaGrassiane, rimane un blocco sociale in forte difficoltà che nutre non pochi rancori interni. Però c'è anche un fattore che giocherà a nostro favore: la crisi del capitale porterà un definitivo restringimento del terzo settore, quello dei servizi sociali, che per più di un decennio ha assorbito il conflitto dirottandolo in una forma mediata e a-conflittuale.
    Restringendosi questo settore, unitamente alla crisi del welfare, le conflittualità non troveranno catalizzatori che le assorbiranno, andando a influire in una crisi di governance liquida. Credo che questa sarà, almeno in parte, destinata a polarizzarsi e trovare una dimensione cristallizzata.
    Se noi andiamo a operare una ricomposizione del blocco sociale, escludendo le categorie improduttive (che poi sono quelle descritte da LaGrassa), riempiendo il vuoto del terzo settore e offrendo ad esso una prospettiva politica e costruendo comunità solidali attraverso di esso; forse è possibile smantellare l'egemonia che Berlusconi e il suo progetto hanno costruito dalla caduta della Prima Repubblica.

  5. #15
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    Citazione Originariamente Scritto da Palvesario Visualizza Messaggio
    Cosa vuol dire questo? Significa che è una comunità fortemente instabile, tenuta in piedi da un intreccio di clientelismi, favoritismi, nepotismi e interessi incrociati. Una volta innescato un processo di "sfoltimento" di questa siepe di vettori di potere, tutti i pezzi del puzzle rischiano di cascare uno dietro l'altro perché privati del legante minimo. Detto in parole povere, è necessario andare a colpire questa rete di potere cercando di sganciare pezzi di blocco sociale per portarli in un aggregato differente, comunitario, basato sull'apertura al diverso (che non significa ovviamente sopraffazione al contrario) che collabora all'interesse comune, e la solidarietà tra pari.
    Non sarei così sicura della "facilità" di questo passaggio, sai?

  6. #16
    Kether è Malkuth del NM
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    Citazione Originariamente Scritto da catartica Visualizza Messaggio
    Non sarei così sicura della "facilità" di questo passaggio, sai?
    infatti non lo è. Non è detto che ce la si faccia, ma mi sa che è l'unica.
    Anche perché il blocco storico costruito sull'esclusione e la rapina, quando va in crisi, crolla in maniera rovinosa come l'8 settembre 1943.

  7. #17
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    preve molto interessante. forse un'eccessiva fiducia in tremonti, non tanto sul piano del punto di partenza quanto su quello delle capacità effettive del personaggio di gestire la crisi imminente e in parte in atto.

    concordo nuovamente con palvesario sul punto della coesione "esclusiva" e "odiante" del blocco de quo a cui contrapporre una coesione "inclusiva" e "solidale".

    su questo punto mi permetto di introdurre un elemento che in certo kual modo "smentisce" o comunque depotenzia un mio precedente assunto: il fatto che esista in effetti una funzione sedante e di supporto alla soluzione dominante da parte dei mezzi di informazione di massa. non vorrei essere frainteso, non voglio ridurre il tutto al discorsetto "berlusconi vince con le tv".

    il punto è che le soluzioni proposte dal blocco che sta dietro berlusconi sono comunicate e impresse tramite l'utilizzo dello stesso codice di linguaggio e dello stesso sistema valoriale propugnato ed imposto dal moloch massmediatico-consumistico negli ultimi trenta anni. e il problema di parlare un'altra lingua rispetto a quella corrente è un problema con cui una forza alternativa deve fare i conti.

    per questo sono convinto che nel momento in cui i nodi evidenziati da pelvesario verranno al pettine e il supporto mediatico non sarà più sufficiente sarà necessario che una nuova sinistra sia già pronta alla sfida, con un nuovo lingguaggio e una nuova modalità di azione.

    per quanto mi riguarda vorrei che questa sinistra fosse in effetti in rapporto di identità con la classe di riferimento (classe intesa in senso non storico). ossia contrapporre la presenza reale alla presenza fittizia delle soluzioni facili comunicate con il megafono.

  8. #18
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    Citazione Originariamente Scritto da Palvesario Visualizza Messaggio
    infatti non lo è. Non è detto che ce la si faccia, ma mi sa che è l'unica.
    Anche perché il blocco storico costruito sull'esclusione e la rapina, quando va in crisi, crolla in maniera rovinosa come l'8 settembre 1943.
    Ma mi sembra che quel blocco là abbia resistito a ben altro che allo "sfoltimento", ovviamente essendo sorretto da ben altro. Insomma, non mi sembra un paragone troppo calzante.
    Sì, probabilmente è l'unica, ma mi sembri sin troppo ottimista.

  9. #19
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    Citazione Originariamente Scritto da catartica Visualizza Messaggio
    Ma mi sembra che quel blocco là abbia resistito a ben altro che allo "sfoltimento", ovviamente essendo sorretto da ben altro. Insomma, non mi sembra un paragone troppo calzante.
    Sì, probabilmente è l'unica, ma mi sembri sin troppo ottimista.
    Esplica bene, perché questo è un nodo importante.
    Non sono ottimista, è la disperazione.
    Comunque penso che il progetto del Partito Sociale sia la strada da percorrere per ricomporre un blocco in crisi.

  10. #20
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    Citazione Originariamente Scritto da ferru Visualizza Messaggio
    il punto è che le soluzioni proposte dal blocco che sta dietro berlusconi sono comunicate e impresse tramite l'utilizzo dello stesso codice di linguaggio e dello stesso sistema valoriale propugnato ed imposto dal moloch massmediatico-consumistico negli ultimi trenta anni. e il problema di parlare un'altra lingua rispetto a quella corrente è un problema con cui una forza alternativa deve fare i conti.

    per questo sono convinto che nel momento in cui i nodi evidenziati da pelvesario verranno al pettine e il supporto mediatico non sarà più sufficiente sarà necessario che una nuova sinistra sia già pronta alla sfida, con un nuovo lingguaggio e una nuova modalità di azione.
    In pratica, dobbiamo prepararci per il tracollo ed attendere?
    E se riuscissero a limitare i danni? E se il moloch massmediatico-consumismo riuscisse a trovare nuovi linguaggi del tutto organici al blocco filoberlusconiano? Grillo ne è un esempio lampante, al di là delle apparenze.

 

 
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