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  1. #61
    Cetnico99
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da ServoDellaGleba Visualizza Messaggio
    E' andata male, pazienza. Adesso ci si goda le conseguenze
    Deleterie conseguenze.
    Per cui sarebbe bene non ripetere i medesimi errori.

  2. #62
    Cetnico99
    Ospite

    Predefinito 7 luglio 2006 Al popolo americano

    Lettera manoscritta del Presidente Saddam Hussein al popolo americano. 7 Luglio 2006.

    In nome di Dio pietoso e misericordioso.

    “E fra i credenti vi sono uomini che sono fedeli al patto che avevano fatto con Dio. Alcuni di loro lo hanno osservato con la morte, altri aspettano ancora, ma il loro atteggiamento non e’ minimamente cambiato. Dio potra’ ricompensare i fedeli per la loro fedelta’ e punire gli ipocriti, se Egli vorra’, oppure sara’ indulgente con loro, perche’ Dio e’ clemente e misericordioso. E Dio ha respinto da se’ gli infedeli a causa del loro astio, ed essi non hanno avuto alcun bene, e ha stornato dai credenti il loro attacco. Dio e’ forte e potente”. [Corano, 33:23-25].

    Al popolo americano.

    La pace sia con coloro che credono nella pace e la desiderano, e insieme ad essa abbiano anche la misericordia di Dio e le Sue benedizioni.

    Mi rivolgo a voi con questa lettera dal luogo ove mi trovo prigioniero, in un tentativo dettato dalla mia responsabilita’ morale, umana e costituzionale, affinche’ non possiate dire che nessuno si e’ rivolto a voi con un messaggio di pace dopo l’inizio della guerra, e non ne ha confutato le cause e desiderato la pace tanto per voi che per il nostro popolo, retto, fedele ed eroico.

    E dico cio’ ignorando se i miei fratelli e camerati che fuori da questo carcere guidano la Resistenza si siano messi in contatto con voi, perche’ dal mio arresto fino a questo momento i vostri capi hanno “democraticamente” impedito che alcuna notizia mi raggiungesse attraverso la stampa, la radio e la televisione, isolandomi completamente dal mondo e isolando il mondo da me, affinche’ nulla potessi udire o vedere di cio’ che avviene fuori dalla mia prigione.

    E’ questa il vero aspetto della democrazia e dei diritti umani tanto sbandierati fuori dell’America? Oppure chi vi comanda vi ha mentito su di essi? Mi riferisco alle persone ammazzate nelle carceri, alcune di esse dalle pistole degli stessi investigatori americani. Oppure tutto questo - o altri dettagli che farebbero rizzare i capelli - vi e’ stato nascosto dai vostri capi per non farvi conoscere la verita’?

    Mi rivolgo comunque a voi con questa mia lettera sperando che essa vi raggiunga e che la ascoltiate o la leggiate. E cio’ perche’ sento il dovere di portare i fatti a conoscenza della gente, quale che sia il suo colore o la sua nazionalita’, perche’ questo e’ il nostro dovere verso di essa, cosi’ come essa ha il dovere verso di noi di non accettare il male.

    Vi scrivo perche’ mi ha suggerito di farlo il mio legale, l’eminente giurista e professore Ramsey Clark. Tanto lui che il suo collega professor Curtis Dobler sono un esempio di grande umanitarismo e ho avuto di loro un’impressione personale molto positiva. Voglio anzi cogliere questa occasione per rendere omaggio al loro coraggio, perche’ si sono offerti a difendermi spontaneamente pur conoscendo i rischi che corrono nello svolgimento del loro compito, in particolare dopo che dei criminali hanno gia’ assassinato quattro legali che mi difendevano.

    Popolo americano: ho tuttora l’impressione che i vostri governanti vi stiano ancora mentendo e non vi abbiano detto le vere ragioni che li hanno indotti ad aggredire l’Irak. Fin dall’inizio essi hanno ingannato non solo la comunita’ internazionale, e in particolare quella europea, ma anche gli stessi popoli dell’America, sapendo in anticipo che i fatti erano tutto il contrario di cio’ che essi dichiaravano. Falso e’ anche quanto essi hanno affermato dopo che le loro menzogne sono venute alla luce, e cioe’ che li avevano tratti in inganno i loro servizi segreti e i tirapiedi che si erano portati in Irak come loro marionette, esattamente come hanno sempre fatto il vecchio imperialismo e i vecchi imperi del diciannovesimo e del ventesimo secolo. Cio’ che sto affermando si basa su molti fatti. Ecco i principali:

    1 - Le commissioni di inchiesta. Esse sono venute in Irak in nome delle Nazioni Unite e hanno perquisito persino case private, oltre ad uffici governativi, palazzi presidenziali, e ad ispezionare documenti governativi. Quelle commissioni sapevano bene che l’Irak non aveva armi di distruzione di massa, perche’ molti dei loro principali componenti erano americani e inglesi, oltre ad avere spie e agenti volontari di altre nazionalita’. Tutte queste persone hanno setacciato tutto l’Irak da un capo all’altro e non hanno trovato nulla di diverso da quanto i rappresentanti del governo iracheno avevano detto loro.

    Queste ispezioni sono durate piu’ di sette anni, e sono state effettuate oltre che a mezzo di commissioni che hanno girato in macchina e a piedi, anche con aerei-spia, elicotteri, e satelliti spaziali. I funzionari americani e inglesi consideravano questa come la loro occasione storica per colpire l’Irak e distruggere le sue legittime aspirazioni e le preziose conquiste culturali e scientifiche cui esso era pervenuto in 35 anni. A questo scopo essi hanno usato le informazioni raccolte dalle spie che avevano inserito nelle commissioni di inchiesta e hanno utilizzato la cosiddetta lotta al terrorismo cominciata dopo l’undici Settembre che scosse l’America. Hanno imbrogliato le carte per raggiungere le mete che gia’ si erano prefisse, e queste mete non sono quelle che essi avevano annunciato pubblicamente all’inizio.

    Essi avevano accertato che l’ingiusto embargo non aveva distrutto la libera volonta’ dell’Irak ne’ arrestato le sue legittime aspirazioni a svilupparsi da un punto di vista economico, culturale e scientifico, e come civilta’ in una situazione di nuova indipendenza. Pensavano che a quell’epoca l’Irak fosse stato vicino ad eludere l’embargo economico grazie all’aiuto di coloro che cooperavano con l’Irak sulla base di vantaggi reciproci e dei sentimenti di fratellanza nazionale che gli arabi hanno. I governanti del vostro paese hanno allora pensato che fosse giunto il momento di imporre la loro volonta’ al mondo attraverso il controllo del petrolio del medio oriente e della sua produzione e commercio secondo vedute nuove e con scopi nuovi (quelli dei quali abbiamo parlato nel 2003 e prima) oltre a raggiungere una delle loro mete sioniste e a guadagnar voti nelle elezioni. L’Iran e i suoi lacche’ hanno poi svolto una sporca parte nel dipingere l’aggressione come seducente e nel facilitare la sua realizzazione.

    2 – Dopo che la pressione su di loro era salita, i funzionari americani non se ne andarono; dichiararono pero’ che i fatti erano tutto il contrario di quanto essi avevano sostenuto prima dell’invasione del Marzo-Aprile 2003. Se essi avessero onestamente dichiarato di essere stati ingannati sulle informazioni ricevute e che avevano usato come copertura dell’invasione, e che, secondo quanto avevano detto, la giustificavano a sufficienza (dichiarando, all’epoca, che cio’ comportava rischi per la sicurezza degli Stati Uniti), se avessero avuto questa onesta’ - dico - dopo che essi ebbero scoperto che quelle informazioni erano menzognere avrebbero dovuto andarsene, con tante scuse per cio’ che avevano fatto nei confronti dell’eroico popolo iracheno, del popolo americano, e dei popoli di tutto il mondo.

    Nessun americano ha mai chiesto al suo governo, prima della guerra, come un paese ancora arretrato come l’Irak potesse minacciare dall’altro lato dell’Atlantico la sicurezza dell’America, ne’ perche’ mai la volesse minacciare, giacche’ l’America non aveva ancora violato il territorio iracheno. Se i governanti americani volevano far valere la pretesa che le minacce irachene riguardavano l’opposto atteggiamento dell’Irak e dell’America sull’occupazione sionista della Palestina e di altri territori arabi, si potrebbe rispondere che l’Irak non e’ il solo fra gli stati arabi e del mondo intero ad avere su questo punto un atteggiamento opposto a quello dell’America. Inoltre, chi ha autorizzato l’America ad obbligare gli altri paesi del mondo ad adottare una politica su misura di quella dell’America, e se non le obbediscono guai a loro, perche’ essa fara’ loro guerra? Chi puo’ dar credito agli appelli americani sulla democrazia se l’America non accetta opinioni diverse da quelle sue persino su punti a carattere regionale, per non parlare di quelli internazionali?

    Altra menzogna del governo americano sono stati i pretesi legami dell’Irak con cio’ che esso chiama terrorismo, anche se Blair disse ben chiaro che l’Irak non aveva nessun legame col cosiddetto terrorismo e che non possedeva armi internazionalmente vietate, obbligando cosi’ Bush a dichiarare la stessa cosa. Nonostante tuttocio’ nessuna delle personalita’ americane in vista ha chiesto a Bush su che genere di analisi razionale o su quali concrete informazioni tali pretese fossero basate.

    Gentili signore ed egregi signori, sapete perche’ non l’hanno chiesto? Perche’ alcune delle vostre personalita’ in vista sono condizionate nelle loro azioni dalle forze nascoste che hanno distorto l’immagine dell’Irak che avete ricevuto. Queste forze hanno preparato per anni le basi atte a facilitare l’aggressione all’Irak sin dall’inizio. Percio’ nessuno ha domandato ai governanti americani per esempio questo: come mai nessun iracheno aveva partecipato ai fatti dell’undici Settembre? E se la partecipazione di individui ad attacchi ad obiettivi americani non viene considerata prova del coinvolgimento di stati con tali fatti, perche’ allora accusate dei cosiddetti rapporti col terrorismo uno stato come l’Irak, il cui sistema politico e’ noto? Come potete accettare questa accusa come una delle sole due, sulla base delle quali e’ stata lanciata un’aggressione contro il popolo dell’Irak che ha distrutto i suoi averi e le sue conquiste ed ha assoggettato le vite dei suoi cittadini a quotidiane e dirette minacce?

    Sapete, gentili signore ed egregi signori, che un paio di settimane dopo il mio arresto chiesi a uno dei funzionari americani con cui stavo parlando su cosa fossero basate tali false accuse? Quanto alle armi di distruzione di massa, la sua risposta fu questa: “non avevamo niente che confermasse quanto dicevate”. E quanto ai legami col terrorismo, mi disse che le accuse erano basate “sul fatto che voi, Saddam Hussein, non avete mandato a Bush un telegramma di condoglianze per l’undici Settembre”.

    A cio’ sorrisi amaramente e gli dissi: “Circa la vostra affermazione che non avevate conferma di cio’ che dicevamo, sembra che i vostri funzionari mentano, e immaginano che anche quelli del resto del mondo non dicano la verita’, o che non ve la dicano molti di quelli che hanno rapporti con voi ne’ quando sono contro la vostra politica ne’ quando sono a favore di essa. E il fatto che nessuno al mondo dica all’America ‘questo e’ un errore’ oppure ‘questo e’ inaccettaile’ e’ molto pericoloso non solo per i popoli del mondo, ma per la stessa America”.

    “E proprio nel momento in cui gli aerei americani bombardavano l’Irak e lo distruggevano, uccidendo i suoi cittadini - donne e bambini compresi - senza alcuna ragione, e il vostro embargo vietava persino l’importazione delle matite per le scuole elementari, perche’ mai Saddam Hussein avrebbe dovuto mandare un telegramma di condoglianze al presidente di uno stato i cui emissarii commettevano tali crimini, ammenoche’ non fosse per ipocrisia e per debolezza? Se non l’ho mandato e’ perche’ non sono un ipocrita ne’ un debole. Ma ne ho fatto mandare uno, a nome del governo, dal camerata Tariq Aziz vice primo ministro al nostro amico Ramsay Clark e per suo tramite alle famiglie in lutto”.

    Sono le grandi nazioni cosi’ in errore da immaginare che se uno non manda una lettera di condoglianze merita che si faccia la guerra a lui, al suo paese e al suo popolo? Da questo potete vedere come i governanti americani hanno usato financo il vostro sangue per la loro politica temeraria e aggressiva. Sarebbe questa la moralita’ che un uomo o un funzionario devono avere? Nulla e’ piu’ grave dei disastri che devastano i popoli a causa di inganni, torti e arbitrarieta’. E questa e’ proprio la malattia peggiore dei governanti americani che hanno coinvolto gli americani in una guerra contro l’Irak.

    3 - Dopo il mio arresto essi fecero vani tentativi di minacciarmi e intimidirmi. Uno dei loro generali dirigeva queste minacce e intimidazioni, e cerco’ di mercanteggiare con me promettendo di lasciarmi in vita se accettavo di firmare e leggere [alla televisione] una dichiarazione gia’ preparata che mi mostro’. Con questa stupida dichiarazione io dovevo invitare il popolo dell’Irak e la coraggiosa Resistenza a deporre le armi. Il mio interlocutore mi disse che se rifiutavo il mio destino era quello di finire sparato proprio come Mussolini. Ma come sapete, e per come mi conoscete, rifiutai con sdegno e non volli toccare quel lurido documento neppure con un dito. E dissi loro che se avessi potuto rivolgermi al mio popolo gli avrei detto anzi di resistere ancora di piu’.

    Dopo sette giorni, per darsi piu’ coraggio, mandarono a parlarmi un gruppo di persone. Queste dissero che erano di una universita’ americana e volevano avere con me un franco scambio di idee. Accettai, e confermai loro che l’Irak non aveva nulla di cio’ che i governanti americani dicevano, aggiungendo che consigliavo agli americani di andarsene dall’Irak alla svelta dopo aver fatto al popolo le loro scuse, avvertendo che in caso contrario sarebbero andati incontro a quello che stanno affrontando ora e in cui sono impantanati, e che le due meta’ dell’Irak li avrebbero sommersi e non avrebbero mai potuto lasciarlo con armi e bagagli. E li sommergeranno, se Dio vuole, perche’ il nostro popolo ha solide basi e sa il fatto suo. E il popolo sa pure che la nostra liberazione puo’ avvenire in modo pulito e completo soltanto con l’unita’, che la tolleranza deve essere la base dei suoi orientamenti, e che le ferite vanno fasciate, e non gia’ riaperte.

    Insomma, allora dissi loro tutto questo, ma non hanno cambiato i loro metodi, non hanno cambiato i tasti della loro falsita’, e bussano ancora alle porte dell’errore vece di tentare quelle della legittimita’, anche se ormai sanno come stanno le cose. A proposito: allego a questa lettera alcuni versi di una lunga ode… [omissis].

    4 - Non e’ ne’ ragionevole ne’ convincente che una nazione come l’America, alla quale sono state aperte tutte le porte dei servizi segreti dell’est e molte di quelli dell’occidente, non conoscesse la verita’ e non fosse in grado di conoscerla. Anche se sono convinto e ritengo che molti paesi del mondo hanno interesse nella guerra o nelle guerre in generale, gli Stati Uniti non sono fra questi, anche se possono credere di avere questo interesse. Le cose, infatti, stanno proprio al contrario.

    L’America e’ un grosso paese al dila’ dell’Atlantico che ha raggiunto una potenza senza paragone, e io ritengo che ci siano li’ delle persone che immaginano di essere sulla strada di diventare i padroni del mondo e fare del mondo un impero tutto loro. Non hanno imparato la lezione dalla loro guerra in Vietnam? L’occidente era solito sostenere l’idea che il comunismo mondiale e il blocco sovietico minacciassero i suoi interessi e anche la sicurezza di tutto l’occidente, ma nonostante tale tesi si trattava solo di una copertura sottile. E nondimeno gli americani l’hanno usata e se ne sono avviluppati finche’ l’eroico popolo vietnamese non li ha espulsi con la forza.

    Quanto alla loro invasione dell’Irak, capito’ in una situazione che rese facile il primo paso dal punto di vista della reazione della comunita’ internazionale grazie all’equilibrio internazionale delle forze. Ma e’ anche una situazione che potrebbe rendere questa invasione piu’ costosa della guerra del Vietnam, e questo perche’ quando l’America fu cacciata dal Vietnam non perse la stima della gente, o possiamo dire che la perse solo in piccola parte. Ma una volta espulsa e sconfitta in Irak avra’ perso la base fondamentale della stima generale.

    L’America, infatti, ha gia’ perso i fondamenti di questa stima, e la sua reputazione ha cominciato a declinare. Essa non e’ piu’ in grado di brandire il grosso bastone che prima minacciava di usare, e si trattava piu’ di minacce di usare la forza che di usarla effettivamente. E voglio aggiungere che dopo la guerra in Irak questo bastone non spaventa piu’ tanto i popoli, e l’America e’ arrivata al punto di aver bisogno del silenzio anche dei paesi piu’ piccoli e semplici, e cerca di ingraziarseli per farli stare buoni nonostante i suoi crimini e le sue politiche devianti e temerarie.

    Prima, parecchi paesi del mondo facevano la corte agli Stati Uniti e il piu’ di loro, tranne pochi, temevano le loro minacce o le eludevano con discussioni difensive. Ma ormai Mao Tze Tung (di santa memoria) ride nella sua tomba, perche’ la sua predizione sull’America - una tigre di carta - si e’ avverata. E questo grazie ai voleri dell’Onnipotente e di quelli dei suoi agenti in terra, come gli eroici Mujahiddin del glorioso, virtuoso, militante Irak della guerra santa. Dio benedica l’eroico popolo iracheno, e Dio benedica la guerra santa e i Mujahiddin!

    Gentili signore ed egregi signori dei popoli d’America, sono finiti i tempi in cui i piu’ grossi e i meglio equipaggiati eserciti potevano scompigliare le formazioni degli eserciti avversari e affrettare la fine della guerra. Vedete ora il coraggioso esercito nostro, il nostro popolo eroico, e i nostri Mujahiddin sostituire il sistema delle formazioni organizzate con un nuovo tipo di guerra. E quando gli americani diventano sul terreno bersagli dei rivoluzionari, che li attaccano sotto forma di bombe umane senza nient’altro che i loro corpi ripieni della fede in Dio, la superiorita’ americana si logora prima del previsto, e quanto prima questa superiorita’ diventera’ un peso al quale sara’ difficile sottrarsi.

    E allora, ascoltera’ l’America la voce della razionalita’ e della logica che le suggerisce di conservare cio’ che ancora le resta, oppure Satana l’ingannatore e i partigiani del sionismo colmi d’odio continueranno a spingere avanti gli americani fino a farli ingoiare dalle onde e sprofondare in fondo al mare? Chi mai, dopo tutto, ha incaricato il governo americano di fare il poliziotto del mondo, di modellare il mondo secondo i suoi gusti, e di impartire ordini alle nazioni della terra?

    Saddam Hussein, signore e signori, e’ un onorato patriota e un uomo onesto, un uomo di stato deciso a far osservare la legge; giusto, ma benevolo, che ama il suo popolo e la sua nazione. Egli e’ schietto e leale, non fa il doppio gioco e non inganna. Dice la verita’ anche contro se’ stesso. Piacciono queste caratteristiche ai tiranni come Bush? Se egli fosse una persona come de Gaulle, o anche come Reagan, forse le capirebbe, o almeno non le aborrirebbe. Ma voglio dirvi, stimatissimi signore e signori, che il vostro paese scoprira’ di piu’: scoprira’ che ha perso la sua reputazione e la stima della gente. E l’americano che girava il mondo rispettato, sicuro e bene accolto dovunque, ora non puo’ fare un passo fuori dall’America senza portarsi appresso un cercamine, e il Dipartimento di Stato emette continui avvisi sulle zone del mondo pericolose per la vita degli americani.

    Questa atmosfera di odio antiamericano nel mondo l’hanno creata i governanti americani col loro comportamento arrogante, il loro atteggiamento altezzoso e aggressivo, il loro disprezzo per le leggi internazionali e per la sicurezza del mondo (compresa quella della mia nazione araba, con l’appoggio che danno ai sionisti nella Palestina), oltre ad altri problemi umani e mondiali.

    Oggi siete in una brutta situazione col mondo, e nessuno puo’ tirarvene fuori tranne voi stessi. Se vi correggerete, si aprira’ per il mondo e per voi stessi una nuova opportunita’. Ma se non fate attenzione… sono fatti vostri. Cio’ di cui voi avete bisogno per la vostra sicurezza e’ una competizione mondiale libera e franca, e la pace.

    Gli anni dopo il diciottesimo secolo erano gia’ trascorsi da tempo quando gli invasori sono tornati in Medio Oriente a risvegliare memorie di cose cui esso aveva dato vita e che aveva suscitato. Il Medio Oriente, e la terra araba in particolare, e’ stata la culla dei profeti e dei messaggeri di Dio. La terra dove i profeti sono sepolti nelle loro tombe e’ forse ora anche la casa dei diavoli e dei loro miraggi, ossia dei maligni invasori?

    Abbiamo creduto, e la nostra fede era fatta apposta per noi.
    Poi vennero i sionisti, guidati da un demonio.
    Ci hanno assalito come invasori, ingiustamente.
    Non hanno fermato la loro avanzata ne’ si sono arrestati.
    Il loro diabolico protettore ha preparato il loro piano.
    Ma noi abbiamo per protettore Dio misericordioso.

    Popolo dell’America: nonostante i crimini che il vostro governo ha commesso contro di noi, contro la nostra nazione araba e contro l’umanita’, il popolo dell’Irak (e intendo dire gli iracheni veri, non quelli a doppia faccia che preferiscono servire gli stranieri invece della loro gente), il libero popolo dell’Irak, anche nelle circostanze presenti non ha a cuore solo il destino suo, ma anche quello altrui, quando e’ possibile trovare una soluzione per un problema doloroso.

    Su questa base dissi gia’ ad alcuni americani, nella mia prigione: perche’ non vi accordate con la Resistenza per designare un paese che abbia veste legale e autorita’ cui la Resistenza possa consegnare i prigionieri americani catturati invece di giustiziarli, come si dice che avvenga? Infatti, fino a che punto la Resistenza faccia questo non e’ noto, ma la gente obiettiva sa bene che l’America non si attiene nelle sue attivita’ in Irak alle leggi internazionali, comprese le Convenzioni di Ginevra riguardanti i prigionieri di guerra e i carcerati. La Resistenza non ha in Irak alcun posto sicuro ove tenere i suoi prigionieri, cosicche’, sia che l’unica responsabile di cio’ sia la Resistenza, o che lo siano terzi che con essa non hanno rapporti, resta il fatto che essa non ha un posto sicuro ove tenere i prigionieri.

    Pertanto, onde assolvere le esigenze umanitarie ed eliminare giustificazioni per l’uccisione di prigionieri, faccio questa proposta - e con la migliore delle intenzioni - tanto a voi che alla Resistenza e a chiunque possa riguardare. Se l’accetterete e rispetterete le Convenzioni di Ginevra, non vi saranno piu’ giustificazioni per chi uccide i prigionieri. Se invece il vostro governo non l’accettera’, esso sara’ responsabile di tale rifiuto e delle conseguenze che esso avra’ per il nostro popolo e per la nostra eroica Resistenza derivanti dalla violazione da parte del vostro governo delle leggi internazionali. E questo sara’ particolarmente importante se in futuro vi sara’ un aumento di prigionieri americani, e credo proprio che aumenteranno. O forse il vostro governo apre gli occhi sulle cose solo quando le tocca con mano?

    Egregi signore e signori: e’ ora che il vostro governo cominci a considerare tutti i popoli come uguali di fronte alle leggi internazionali indipendentemente dalle dimensioni delle nazioni di cui fanno parte. Chiunque viola le leggi internazionali con la sua politica e col comportamento del suo esercito deve sopportarne le conseguenze lui solo. E se la sua politica non segue i dettati delle leggi internazionali, non ha diritto di chiedere ad altri di rispettare i diritti suoi a norma di tali leggi.

    Egregi signore e signori: chi si e’ lasciato sfuggire l’occasione di agire per cercare di evitare la guerra, ha ancora una possibilita’ di cercare di farla cessare e di restituire all’Irak la pace e la liberta’ secondo le scelte che il suo popolo fara’ e senza interferenze straniere di chicchessia.

    Popolo americano: non mi rivolgo a te per debolezza o come un supplicante. Io, la mia gente, i miei fratelli e camerati, e la mia nazione, ci rivolgiamo a te sulla base della nostra responsabilita’ morale e umana. Vi ripeto che i vostri governanti, e in primo luogo il vostro presidente, vi hanno mentito e vi hanno ingannato e imbrogliato servendosi dei mezzi di informazione che dipingevano l’Irak come incorreggibile e Saddam Hussein come un odioso dittatore, odiato dal suo popolo e del quale esso non vedeva l’ora di liberarsi. Alcuni di questi mezzi di informazione hanno spinto le loro menzogne fino a dichiarare che gli iracheni avrebbero accolto gli eserciti invasori con festeggiamenti e con le rose.

    So bene che molta gente non si ferma a sottilizzare, e che non ha ne’ il tempo ne’ la possibilita’ ne’ la voglia, quando le ammanniscono notizie false, di fare indagini per scoprire la verita’. Tanto per fare un esempio, gli americani non hanno avuto modo di accertare questo: come mai, se gli iracheni odiavano tanto Saddam Hussein, costui era riuscito a sconfiggere l’Iran di Khomeini dopo otto anni di una guerra di aggressione da lui impostaci con lo slogan di esportare la rivoluzione cominciando dall’Irak? Americani: la vittoria sull’Iran di Khomeini non e’ stata una faccenda breve, ma e’ venuta solo dopo otto anni di dure operazioni militari in cui sono cadute migliaia di iracheni e centinaia di migliaia di iraniani.

    E poi: se Saddam Hussein era un dittatore, come mai nel 1980, in piena guerra, stabili’ un parlamento con regolari elezioni quando in Irak non ce n’era uno dal 1958? Se lui e il suo governo erano dittatoriali, come faceva a visitare scuole, universita’, citta’ e villaggi, e passare le notti con la sua gente dopo il calar del sole? Come poteva viaggiare e andare al fronte di notte e di giorno e anche nelle trincee in zona di guerra fra i soldati musulmani?

    Si, gentili signore e signori, il vostro governo vi ha proprio ingannati, e voi, o piuttosto molti di voi, non avete avuto modo di scoprire la verita’, o da voi o attraverso altri, perche’ la lobby sionista che ha patrocinato la guerra insieme ad alcuni dei centri di potere vi ingannavano e vi imbrogliavano, nascondendo ai vostri occhi la verita’ vera e sostituendo ai fatti informazioni falsificate e tendenziose. E una cosa ancora: se Saddam Hussein era un dittatore odiato e disprezzato dal suo popolo, come mai questo lo ha sopportato e perche’ lo ha scelto come Presidente con un referendum?

    Popolo d’America: le disgrazie che vi hanno colpito (compreso il crollo della stima e reputazione dell’America) e hanno colpito la nostra nazione araba e il nostro popolo eroico, sono stati unicamente causati dal temerario comportamento del vostro governo e dalla pressione del sionismo e dei centri di potere, che lo hanno influenzato spingendolo a commettere quei crimini e quelle azioni scandalose per precisi motivi che nulla hanno a che vedere con l’interesse del popolo americano. Dei massacri, e del sangue che sta scorrendo a torrenti nelle strade e nelle campagne irachene, la responsabile prima di chiunque altro e’ l’America.

    Voi sapete, o forse avete adesso cominciato a capire, che ne’ i tirapiedi che le forze armate americane si sono portati appresso sui loro aerei o sui loro carri armati come vergognoso regalo, ne’ l’Iran, che ha spinto e continua a spingere avanti quelli che li appoggiano e chi essi appoggiano, avrebbero potuto condurre allo spargimento di sangue e alla distruzione dell’onore e delle proprieta’ del nostro popolo e del nostro stato se l’America non avesse intrapreso l’aggressione e l’invasione e dato gli ordini relativi; e nella cosiddetta Zona Verde essa li da’ tuttora. Percio’, chi porta il peso di tutti questi crimini e di queste violenze e’ l’America. Allora: volete voi far cessare quello che sta succedendo usando i metodi della verita’ diretta senza digressioni ed evasioni, o volete che la macchina della morte continui a mietere iracheni e americani senza fare nulla per risolvere il problema?

    Questa e’ la vostra responsabilita’ di fronte alla Storia, gentili signore e signori. Se vi ravvederete, potrete salvare quel che resta della stima e della reputazione dell’America e dei suoi interessi; se non farete nulla, vorra’ dire che sarete restati in silenzio al cospetto del male: “Oh Signore, concedici la perseveranza e fa’ che moriamo da musulmani”. [Corano, 7:126].

    Popolo americano: le guerre che il vostro governo promuove nel mondo, fra le quali quella dell’Irak, sotto la spinta di certi centri di potere che conoscete meglio di me, non fanno l’interesse del popolo americano. Voi sapete meglio di chiunque altro quanto sangue avere pagato per liberarvi dal colonialismo inglese, e dopo di cio’ come gli Stati Uniti si sono unificati e quanto altro sangue cio’ sia costato. E dunque, signore e signori, come potete accettare questa stonatura che degrada piu’ l’America di quanto non degradi l’Irak? Come potete accettare, non solo l’invasione, ma di infangarvi nelle faccende interne dell’Irak? Una terra di profeti, di messaggeri e di figure rette; Baghdad, la quarta citta’ santa della terra araba (dopo la Mecca, Medina e Gerusalemme), sotto gli occhi di tutto il mondo islamico e di tutta la nazione araba. Come potete pensare che l’Irak possa accettare di nuovo un governo coloniale, anche se questo arriva ora sotto altro nome e con altri slogans? Salvate il vostro paese, e lasciate l’Irak!

    Pace.
    “Dio e’ grande”.

    firmato:
    Saddam Hussein,
    Presidente della Repubblica dell’Irak e Comandante in Capo delle Forze Armate Mujahid.
    7 di Luglio 2006.

    N.B.: allegata alla lettera era una scelta di liriche di Saddam Hussein riguardante la patria, l’invasione, e la lotta di liberazione. http://www.albasrah.net/pages/mod.php?mod=art&lapage=../en_articles_2006/0706/president-saddam_190706.htm

    http://www.albasrah.net/moqawama/iraqiresistancereport_italian.htmhttp://www.albasrah.net/moqawama/english/iraqi_resistance.htm</SPAN>

  3. #63
    Cetnico99
    Ospite

    Predefinito 27 dicembre: Moriro' come un martire

    Iraq, Saddam Hussein: morirò "come un martire"

    Baghdad, 27 dicembre 2006 - l'ex presidente iracheno Saddam Hussein ha detto che morirà "come un martire" e ha chiesto al popolo iracheno di restare unito "di fronte ai suoi nemici". Il messaggio è contenuto in una lettera "al popolo iracheno", trasmessa oggi all'agenzia di stampa francese Agence Fracen Presse e autenticata dai suoi avvocati.

    "Mi sacrifico. Se Dio vuole, ordinerà di pormi accanto ai martiri e ai veri uomini", prosegue Saddam nel messaggio che porta la data di ieri. "I nemici del vostro paese, gli invasori e i persiani hanno trovato una barriera nell'unità tra voi e quelli che vi dirigono. è questo il motivo per il quale essi tentano di seminare l'odio tra di voi", continua, riferendosi all'esercito americano e ai vicini iraniani.

    Il messaggio è stato certificato dal collegio di difesa di Saddam Hussein che ha base in Giordania.

  4. #64
    Cetnico99
    Ospite

    Predefinito 12.06.2003 Dal Presidente Saddam Hussein al popolo iracheno

    Da Saddam Hussein Al Glorioso popolo iracheno Ai figli della nazione arabo-islamica e alle persone di nobile cuore ovunque essi si trovino abbiamo giurato ad Allah di non fare complimenti con le forze anglo-americane e di non permettere loro di rubare i beni del glorioso Iraq. Per questo i figli del popolo tra gli uomini dell'esercito, della guardia repubblicana, delle brigate Farouq, dei gruppi per la liberazione, i membri del Partito Baath ed i gruppi Hussein combattono davvero, e la battaglia e' arrivata al livello piu' alto per cacciare le forze di invasione miscredenti dall'Iraq.
    Il nemico miscredente gia' ebbe modo di uccidere i civili, coloro i quali non avevano nessun rapporto e non sapevano usare armi. Questo sara' uno dei requisiti essenziali per la rinascita dei figli del popolo che attraverso le loro diversita', sono uniti in un unico obiettivo, la liberazione dell'Iraq dall'occupazione. Tutti risorgeranno, e saranno giorni di fuoco per il nemico. Fate delle moschee, delle scuole, dei cimiteri dove si trovano Ali, Hussein, Abbas (che Allah si compiaccia di loro) Abu Hanifa e Sheikh Abdul Qader Al-Jilani, dei punti di riferimento della resistenza contro l'occupazione, al fine di cacciare via il nemico. La resistenza ha gia' deciso di continuare nelle sue operazioni contro il nemico.
    Per questo avvisiamo tutti i cittadini stranieri che vengono dai paesi che ci occupano, sia i soldati sia i semplici impiegati, li avvisiamo con un comunicato della direzione della resistenza di lasciare il Paese prima del 17 di giugno, dopo di che non saremo responsabili di cio' che potra' accadere. Oh figli del nostro glorioso popolo oh figli della nazione arabo-islamica e nobile ovunque voi siate notate bene il diffondersi dei crimini americani in Iraq, vedete i crimini di Sharon, entrambi accadono nello stesso periodo e l 'obiettivo e' solo l'Islam, l'Iraq, la Patria e l'uomo.
    Non permetteremo agli occupanti di impossessarsi dei nostri beni, del nostro petrolio, e non si rallegrera' chi vedra' in che modo guadagneranno da questa occupazione, sia gli arabi, che i musulmani e anche gli occidentali che si astengono dal commettere questi crimini. Percio' diciamo a tutti i paesi del mondo, fate rientrare i vostri cittadini, questa sara' una lotta di liberazione, sara' colpa vostra e ne sarete responsabili voi delle loro vite. Inoltre non inviate nessun aereo ne convoglio ne altro perche' sara' un nostro obiettivo. Non permetteremo al nemico di utilizzare nulla per potenziare la sua occupazione. Si sta avvicinando l'ora della liberazione, l'ora in cui saranno colpiti e soffriranno. Non gli concederemo altro che la fuga, li uccideremo fino all' ultimo uomo, il quale rimarra' in vita per vedere in che modo l'America, criminale e miscredente, e la Gran Bretagna avra' ucciso i suoi ultimi soldati occupanti che violano i prigionieri, violentano le donne e i bambini. Coloro che non conoscono l'onore ed il bene.
    Si pentira' Bush, il criminale, il miscredente, il ladro, il lurido, e con lui il suo piccolo e depravato seguace Blair, del loro male. Si pentiranno anche tutti i governi che hanno inviato le loro forze affinche' gli occupanti possano rimanere a lungo, e se ne pentiranno anche i governi arabi che hanno permesso questa occupazione. Cosa vuol dire che le forze di occupazione hanno ucciso 200 prigionieri e piu' di 150 civili nelle ultime 72 ore, cosa vuol dire tutto cio' oh liberatori dell'Iraq, degli arabi, dell'Islam e del mondo? In verita' questo e' solo il primo livello della resistenza che colpira' le forze della Danimarca, della Polonia e degli altri paesi miscredenti. E dopo questo primo livello per il nemico potrebbe accadere qualsiasi cosa.
    In verita' non finira' questa fase senza che se ne vadano, la verita' e' dalla parte nostra e porteremo la nostra difesa fino ai loro paesi ed ai loro aerei. Faremo come fanno loro che uccidono i figli dell'Iraq, li risponderemo, e questo lo abbiamo giurato ad Allah e al nostro popolo. Viva il glorioso Iraq. Viva la Palestina libera ed araba, dal fiume al mare. Allah e' il piu' grande. Allah e' il piu' grande. Allah e' il piu' grande. Cacceremo i vili.
    Saddam Hussein, mattina del 12 Rabi' Al-Awal 1424 (12/6/2003) (Quinta lettera scritta a amano)"

  5. #65
    Cetnico99
    Ospite

    Predefinito Un vecchio ma importante articolo del settembre 2004

    IL PARTITO BAATH DI SADDAM TORNA IN GIOCO
    di Hannah Allam, Knight Ridder Newspapers
    Baghdad, 6 settembre 2004 - (KRT) - Di giorno, gli iracheni del temuto Partito Baath fedeli a Saddam Hussein recitano a memoria il loro giuramento in riunioni clandestine, sollecitano donazioni dai vecchi membri e fanno riunioni politiche davanti ad un tè in un cafè di Baghdad noto semplicemente come “Il Partito”.
    Di notte, le cellule di questi stessi uomini organizzano attacchi contro le forze americane e della polizia irachena, organizzano serate in onore del compleanno di Saddam e delle altre feste del precedente regime, ed inoltre interrogano i loro informatori ancora vestiti con abiti e cravatte del loro lavoro nel nuovo governo iracheno filo-USA.
    Anche con Saddam sotto chiave, il Partito Baath è tornato in gioco.
    Il movimento socialista pan-arabo si sta rafforzando con una sofisticata tecnologia informatica, un’infiltrazione ad alto livello nel nuovo governo e con il reclutamento di migliaia di iracheni musulmani Sunniti disincantati e impoveriti, questo secondo le interviste con gli attuali ed i precedenti membri (del Partito), con gli ufficiali di governo iracheno e con i gruppi che tentano di stanare i vecchi Baathisti.
    Il partito politico si è trasformato in un temibile movimento di resistenza che ha lanciato una seria sfida al Primo Ministro provvisorio iracheno Iyad Allawi, un vecchio leader Baathista diventato poi oppositore.
    Allawi ha ammesso di stare dialogando con membri del vecchio regime nella speranza di ottenere un aiuto per far fronte alla violenza ed alla confusione politica. Ma si sta scontrando con una forza con radici profonde, con alleati nei paesi vicini e contro la volontà di lottare finché i 135.000 soldati americani rimarranno sul suolo dell’Iraq.
    “Ci sono due governi in Iraq”, ha detto Mithal al Alusi, direttore generale della Commissione Nazionale Suprema per la De-Baathificazione (sic!), un gruppo supervisionato dal politico iracheno, ed ex-favorito del Pentagono, Ahmad Chalabi. “(I Baathisti) sono come dei ladri che rubano il potere al nuovo governo. Il loro lavoro è forte e organizzato.”
    Apparentemente bandito fin dal rovesciamento di Saddam, il Partito Baath si è ricostituito spedendo membri importanti del vecchio regime in luoghi sicuri della Giordania e della Siria, secondo le dichiarazioni di funzionari del governo iracheno. I soldati – principalmente provenienti dalle enormi fila dei membri di livello intermedio – sono rimasti in Iraq, dove hanno creato siti web e formato cellule indipendenti e livelli di comunicazione fuori dalla portata dei radar delle forze USA, attraverso una rete di passaparola conosciuta nel linguaggio dei Baathisti come “il filo”.
    Nessuno può dire con certezza quanto è grande l’ultima reincarnazione Baathista. La segretezza dell’organizzazione è evidente anche in uno dei suoi principali siti web, dove un pop-up spiega agli utenti come cancellare l’indirizzo web dalla memoria del computer.
    Nelle roccaforti di Saddam a nord e ad ovest della capitale, una vasta area nota come Triangolo Sunnita, i Baathisti distribuiscono liberamente listini di prezzi a giovani uomini disoccupati. Bruciare una jeep Humvee americana o farla esplodere con una bomba fatta in casa può far guadagnare alcune centinaia di dollari. Uccidere un soldato americano porta almeno $1,000.
    Un professore di scienze politiche dell’Università di Baghdad, un ex-Baathista che è stato coinvolto nei negoziati tra il Partito e la coalizione guidata dagli Stati Uniti, ha dichiarato: “Gli americani sono venuti in Iraq con un quadro nebuloso su ciò che sarebbe accaduto, comprese le loro idee sui Baathisti”.
    L’esercito USA ed il Dipartimento di Stato americano si sono rifiutati di fare commenti sulla rinascita Baathista.
    Il professore cinquantaduenne, che non ha voluto che fosse pubblicato il suo nome, ha detto che i suoi colleghi americani hanno erroneamente creduto che la cattura di Saddam a dicembre rappresentasse la fine del movimento Baathista in Iraq. Invece, ha proseguito, quello è stato solo il momento in cui i membri del Partito in Iraq hanno cominciato a riconciliarsi con i potenti Baathisti di Damasco, Siria, e di Amman, Giordania.
    Il risultato è stato il ritorno in Iraq di una manciata di importanti membri iracheni esiliati che hanno creato una organizzazione clandestina di neo-Baathisti chiamata “Al Islah”, in arabo “La Riforma”. Il gruppo ha tenuto un incontro segreto a Londra all’inizio della scorsa primavera, secondo alcune notizie riservate e fonti dei familiari dei partecipanti. “Questa riunione... ha sottolineato una cosa: che non c’è differenza tra il Partito Baath e la resistenza”, ha detto il professore. “Sono la stessa cosa”.
    Dopo un anno dalla caduta del vecchio regime, il Partito Baath è stato ristrutturato come un’organizzazione ombrello per i gruppi dell’opposizione che vanno dalla vasta gamma di nazionalisti anti-occupazione agli estremisti islamici, secondo Sabah Kadhim portavoce del Ministero dell’Interno iracheno.
    Kadhim afferma che non c’è alcun dubbio che i Baathisti siano ancora attivi in Iraq, nel numero di diverse “migliaia”. Il governo iracheno si sta adoperando con ogni mezzo per localizzare le loro attività, ha detto, cosa resa difficile dalla decisione degli Stati Uniti di smantellare il vecchio apparato di intelligence e per il fatto che gli ex-Baathisti sono molto meglio addestrati ed organizzati degli agenti novellini del governo di Allawi.
    “(I Baathisti) posseggono le loro armi, hanno i loro soldi e sono ancora in Iraq”, ha continuato Kadhim. “Alcuni di loro sono estremamente capaci e sono molto arrabbiati per il fatto di non essere più al potere”.
    L’annuncio più clamoroso della rinascita Baathista arrivò il 7 aprile, nel 57° anniversario del Partito. Un comunicato pubblicato su internet annunciò che la festa sarebbe stata celebrata anche sotto occupazione. Il comunicato annunciava anche chiaramente i piani dei suoi membri di riprendersi la provincia dell’Iraq occidentale di Anbar, sede delle infuocate città sunnite di Fallujah e Ramadi.
    “Il Partito Baath e la resistenza sono sul punto di perfezionare una serie di operazioni militari contro i Marines degli Stati Uniti insediati nell’Iraq occidentale”, si legge sul proclama.
    La settimana stessa, le ostilità tra i combattenti di Fallujah e le forze guidate dagli Stati Uniti sono sfociate in una insurrezione su larga scala ed in un sanguinoso assedio di un mese sulla città da parte dei Marines. Quando tutto era finito, i Marines avevano effettivamente ceduto il controllo di Fallujah ad una coalizione di estremisti islamici e di ex- Baathisti. L’intera provincia è ora una zona off-limits per gli stranieri, in particolare per gli americani.
    I neo-Baathisti descrivono la fine dell’assedio di Fallujah come una vittoria, e stanno usando quel modello per arruolare nuovi membri o per convincere ex-Baathisti a tornare in campo. Molti ex-membri, che ora si sono distaccati dal Partito, hanno dichiarato al Knight Ridder di aver ricevuto visite a notte fonda dai loro ex-compagni, che gli chiedevano donazioni o che gli ricordavano dei diritti di cui godevano sotto Saddam.
    Qusai, un ex-Baathista di mezza età che non ha voluto che il suo nome fosse pubblicato per intero, ci ha detto di essere stato avvicinato da un suo ex compagno ad un mercato ad Ameriyah, un quartiere filo-Saddam di Baghdad. L’uomo gli ha chiesto di unirsi nuovamente al Partito, Qusai venne richiamato successivamente e gli venne detto che alcuni membri “avevano già ricominciato ad organizzarsi”.
    “Gli chiesi: stai scherzando?” Disse Qusai, ricordando mentre glielo chiedeva che “ansimava con terrore”. L’uomo non stava scherzando, ovviamente. Quell’incontro avvenne a febbraio, e l’incidente turbò talmente tanto Qusai che istruì la sua famiglia di dire agli altri ex-Baathisti che vennero a cercarlo che lui era fuori città per affari. Ancora insicuro di essere fuori dalla portata del Partito, Qusai abbandonò la sua casa ed ora vive in un altro distretto della capitale. “Questo per me vuol solo una cosa: futuri problemi”, disse Qusai. “Ma dovevo prendere una decisione difficile per evadere quella situazione”.
    Dei funzionari per la de-Baathificazione hanno organizzato un incontro la settimana scorsa tra il Knight Ridder ed un giovane che era ancora attivo nel Partito Baath. L’uomo, più probabilmente un informatore della commissione per la de-Baathificazione, aveva ancora con sé la sua carta di identità che lo indicava come un membro dei servizi di intelligence di Saddam, il Mukhabarat.
    Ci ha confermato che il governo e gli ufficiali militari gli hanno detto: i Baathisti sono una forza di resistenza politica ed armata estremamente strutturata. Ma ci ha tenuto a sottolineare che il ritorno nel Partito è una via senza ritorno. Ci ha raccontato la storia di un uomo appartenente ad una potente cellula di combattenti nel nord della capitale che si pentì della sua decisione e tentò di lasciare il Partito. “Non poteva resistere alla pressione e fuggì”, ci ha detto il Baathista che non vuole rivelarci il suo nome. “Abbiamo trovammo il suo corpo nel Fiume Tigri”.

    © 2004, Knight Ridder/Tribune Information Services. http://www.kentucky.com/mld/kentucky/news/world/95
    /9599104.htm
    Traduzione: Lega Antiperialista

  6. #66
    Cetnico99
    Ospite

    Predefinito comandante


  7. #67
    Cetnico99
    Ospite

    Predefinito Tareq Aziz: eroe cristiano, grande patriota iracheno


  8. #68
    Cetnico99
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    Predefinito Eroi antimondialisti


  9. #69
    Cetnico99
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    Predefinito Eroe cristiano


  10. #70
    Cetnico99
    Ospite

    Predefinito L'eroica Falluja

    L’eroica Falluja
    Maurizio Blondet
    01/04/2007
    I combattenti di Falluja

    IRAQ - Nell'aprile del 2004, e poi di nuovo nell'autunno, gli invasori americani «pacificarono» Falluja, roccaforte dei sunniti fedeli a Saddam.
    Bombe al fosforo, napalm, volumi di fuoco superiori a quelli scatenati durante la seconda guerra mondiale.
    Questa città di 300 mila abitanti, di cui almeno 25 mila erano rimasti intrappolati nelle case, fu ridotta a un cumulo di rovine fumanti, dove, come a Stalingrado, i cani divoravano i cadaveri insepolti.
    Seguirono i rastrellamenti, casa per casa.
    Gli americani - lo provarono diversi video - finivano i combattenti feriti a mitragliate, per rabbia.
    Dopo un mese di diluvio di fuoco, i tikriti continuavano a combattere.
    «Sono pochissimi quelli che si arrendono», ammise un colonnello dei marine.
    Ma i marine spararono anche sui civili che, con la bandiera bianca, cercavano di uscire dalla città.
    Gli aggressori non permisero che aiuti medici e rifornimenti, organizzati dagli iracheni di Baghdad, entrassero nella città devastata.
    Lo vietarono perfino a delegazioni dell'ONU e dell'Organizzazione Mondiale della Sanità: prima, raschiarono il terreno completamente, per nascondere l'uso di fosforo e di tossici proibiti.
    I cecchini americani uccisero 17 fra medici e infermieri che cercavano di entrare nella città per curare i feriti.
    I feriti americani furono 417, i morti non sono stati comunicati.
    Nel marzo 2005, molti mesi dopo, un rapporto del Tribunale Russell definì il risultato delle operazioni a Falluja come «genocidio». (1)
    «Al momento di diffondere questo rapporto», si leggeva, «il recupero dei cadaveri provocati dall'attacco del novembre 2004 continua. Gli operatori specializzati hanno trovato circa 700 corpi. Gli americani dicono di averne uccisi 1.300, ma non si sa dove i corpi siano stati sepolti. Il fatto che continuino a negare l'accesso ai delegati dell'ONU conferma che hanno riempito delle fosse comuni. I dispersi sono centinaia, ma le famiglie esitano a riferire i nomi dei loro familiari presso l'ufficio di registrazione dei dispersi, per timore di arresti e intimidazioni delle forze americane. I cittadini di Falluja detenuti soffrono di trattamenti inumani».

    «Gli abitanti di Falluja subiscono ogni sorta di umiliazioni quando entrano o escono dalla città. Nella loro vita quotidiana soffrono vari tipi di angherie e di minacce da parte delle forze occupanti, che li considerano terroristi semplicemente perché rifiutano l'occupazione. Ci sono continue uccisioni casuali, che non escludono bambini e vecchi, uomini e donne. Molti bambini hanno dovuto guardare i loro genitori uccisi davanti ai loro occhi. Uomini hanno dovuto assistere all'uccisione dei loro figli e delle mogli. Quasi ogni famiglia di Falluja ha dovuto seppellire un familiare nel cortile.
    La forza d'occupazione americana ha assegnato speciali carte di identità ai cittadini di Falluja, per impedire a visitatori da altrove di entrarvi. Ciò isola Falluja dai suoi dintorni e dal resto del Paese, e l'ha trasformata in una grande prigione.
    Come misura di punizione collettiva, la forza occupante ha sequestrato le scuole della città che usa come sue caserme, privando gli studenti della possibilità di continuare a studiare, e senza offrire un'alternativa.
    Avvengono ritardi deliberati nella ricostruzione di Falluja, e nel ripristino dei servizi essenziali.
    Gli annunci in questo senso sono pure menzogne, rivelate dal fatto che le persone che stanno lavorando alla ricostruzione di Falluja, per numero, non sono adeguate alla misura delle distruzioni. Gli americani stessi ammettono che sono state demolite 90 mila case
    » […].
    Ma non c'è stato un vescovo, un pastore o un rabbino a protestare.
    Non uno dei grandi media ha più parlato di Falluja dopo quel rapporto: la città era, comunque, «pacificata».
    Invece no.
    Nel settembre 2006, gli americani hanno dovuto dare una ripassata brutale: stavano perdendo il controllo della città e della provincia di Anbar.
    La resistenza, irriducibile, li ha messi di nuovo alle strette: fra l'altro ha abbattuto un F-16 con un missile a spalla «Strela».
    La gente non ha mai cessato di resistere, di infliggere colpi.
    E ciò, nonostante gli americani abbiano affidato l'ordine a Falluja alle loro squadre della morte sciite.
    Altri mesi di silenzio.

    Arriviamo ad oggi: la settimana scorsa, due autocarri guidati da combattenti suicidi, uno carico di esplosivi e l'altro di gas tossici al cloro, sono riusciti a penetrare nell'accampamento fortificato americano facendolo saltare.
    I ribelli hanno intensificato gli attacchi mordi-e-fuggi di giorno, e di notte hanno il completo controllo della città.
    Così, gli americani stanno montando la terza pacificazione. (2)
    Bombardamenti dal cielo, massacri a terra: dalle poche notizie che ci giungono, le operazioni USA hanno intento palesemente genocida, perché ormai è impossibile distinguere fra combattenti e civili, ed è chiaro che la rovina, la fame, la sete, le ferite non curate hanno unito gli uni e gli altri allo stesso destino.
    Combattono ancora.
    Da soli, contro la superpotenza militare mondiale.
    Contro forze schiaccianti, contro una brutalità senza limiti.
    Senza alcuna speranza umana, senza alcun aiuto e appoggio da fuori.
    La cosiddetta «Al Qaeda», che si proclama la guardia armata sunnita, non ha mai combattuto a Falluja: e nei giorni scorsi ha ucciso 400 sciiti nel sud del Paese: ancora una volta, «Al Qaeda» fa il lavoro indicato dal Mossad.
    La gente di Falluja è sola.
    Possiamo solo immaginare le sue condizioni; ma resiste e contrattacca.
    Combattono ormai da tre anni.
    Questa è la verità atroce della guerra di popolo: mai darsi per vinti, resistere un giorno di più del nemico.
    Dopo tre anni, essi ancora lo fanno, difendono la loro città, la loro dignità come popolo, il loro sistema di vita.
    E il mondo li chiama «terroristi».
    Nessuno prende atto del loro eroismo e del loro valore, spinto oltre ogni limite di sacrificio.

    Lo facciamo qui noi, umilmente, anche se da soli.
    Ma ci obbliga a farlo il nostro stesso onore di occidentali.
    Anzitutto, è il minimo, li chiameremo con il loro vero nome: onore ai patrioti di Falluja.
    Onore agli eroi di Falluja, onore a Falluja.
    La El Alamein dei sunniti.
    La Stalingrado dei tikriti.

    Maurizio Blondet


    Note

    1) «Genocide in Falluja», Brussel Tribunal, 25 marzo 2005.
    2) «Falluja may slip out of US control», Uruknet, 27 marzo 2007

    http://www.effedieffe.com/interventi...rametro=esteri

 

 
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