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Discussione: La Casta Legaiola

  1. #1
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    da www.asca.it

    UE: GARDINI E ROBUSTI NUOVI PARLAMENTARI AL POSTO DI BOSSI E BRUNETTA (ASCA-AFP) - Strasburgo, 4 giu - Si rinnova ancora la pattuglia italiana al Parlamento europeo. Con la scelta di Renato Brunetta e Umberto Bossi di restare in Italia (l'uno come neoministro della Pubblica istruzione, l'altro da titolare del dicastero delle Riforme), entrano nell'Aula di Strasburgo Elisabetta Gardini e Giovanni Robusti.

    La decisione e' stata ufficializzata oggi, in apertura della seduta europarlamentare, dal presidente Hans Pottering vista l'incompatibilita' di una carica nazionale con il mandato di deputato europeo.

    Sui 19 eurodeputati italiani che si sono candidati alle elezioni politiche e amministrative del 13 e 14 aprile scorsi, ben 13 sono stati eletti alla Camera o al Senato, oppure hanno ottenuto un mandato a livello locale (comunale, provinciale o regionale). La decisione ha effetto a partire dal 30 maggio 2008. Manca all'appello quella di Adriana Poli Bortone, eletta al Senato; Francesco Musotto, eletto all'Assemblea regionale siciliana; Nicola Zingaretti, eletto Presidente della Provincia di Roma; Gian Paolo Gobbo, eletto sindaco del Comune di Treviso.

    red-val





    da L'Espresso
    Latte nero per la Lega
    Nuova inchiesta a Milano sulla Credieuronord. Per riciclaggio
    di Vittorio Malagutti
    Nel mirino i rapporti tra la banca e una serie di società tra cui quelle di Robusti, ex senatore leghista e leader dei Cobas Giù le mani dalle vacche padane, scandivano in coro i leghisti ai tempi eroici (per loro) della guerra sulle quote latte. E poi: «Nessuno tocchi gli allevatori del Nord», intimavano al mondo, con il leader Umberto Bossi che minacciava di guidare 50 mila manifestanti sotto le finestre degli eurocrati di Bruxelles. L'esercito è rimasto a casa. I Cobas del latte hanno rinunciato al viaggio. Perché muoversi? A Milano, nel bel mezzo della Padania, c'era già una banca che lavorava per loro. Una banca di sicuro affidamento, leghista al 100 per cento: la Credieuronord, pronta a mettersi al servizio degli allevatori più irriducibili, quelli che proprio non ne volevano sapere di rispettare le norme imposte dall'Europa all'Italia sulla produzione di latte. Un grande affare. Un giro da decine di milioni di euro. Ed è proprio seguendo le tracce di questi movimenti di denaro che la procura di Milano è arrivata a ipotizzare il reato di riciclaggio.
    I soldi neri del latte, quelli incassati dribblando la legge sulle quote, venivano incassati dai produttori grazie anche all'attiva collaborazione del piccolo istituto sponsorizzato da Bossi e dai suoi. Questa, in estrema sintesi, la pista seguita dai magistrati milanesi, che si sono mossi anche in seguito a un voluminoso rapporto dell'Ufficio italiano cambi, l'ente a cui spetta la sorveglianza su società finanziarie e affini.
    È un'altra brutta storia che tira in ballo la Credieuronord. Un'altra tegola per i vertici della Lega che cinque anni fa avevano lanciato l'idea di una banca popolare tagliata su misura per il popolo padano. E che da mesi tentano di limi tare le conseguenze politiche, ma anche le possibili ricadute giudiziarie, di quella fallimentare avventura nel mondo della finanza. Si spiega anche così il clamoroso voltafaccia su Antonio Fazio. Le critiche intransigenti del recente passato si sono trasformate in un appoggio incondizionato del governatore di Bankitalia, l'uomo che poteva decidere il destino del piccolo istituto leghista.
    Nel consiglio di amministrazione di Credieuronord trovarono posto alcuni colonnelli del partito di Bossi, come Maurizio Balocchi, Stefano Stefani e Giancarlo Giorgetti, ma nell'autunno del 2004 solo una complicata operazione gestita dalla Popolare di Lodi allora guidata da Gianpiero Fiorani, ha evitato il crack. Scampato pericolo? Pare di no, perché il salvataggio, gestito con la supervisione di Fazio, si è fermato a metà del guado. Tutta colpa dei guai che hanno costretto alle dimissioni il cavaliere bianco Fiorani. Risultato: centinaia di militanti leghisti attendono ancora, come gli era stato promesso un anno fa, di cambiare le loro azioni della vecchia Credieuronord con quelle del gruppo di Lodi, nel frattempo, ribattezzato Popolare italiana.
    Insomma, la brutta storia della banca padana non è ancora arrivata all'ultimo capitolo. E la nuova indagine per riciclaggio riapre vecchie ferite ai vertici della Lega.
    Anche perché molte operazioni finite nel mirino dei magistrati riconducono a una galassia di società gestite o controllate da Giovanni Robusti, leader storico dei Cobas del latte, già senatore leghista, candidato del partito di Bossi alle ultime elezioni europee. Dopo una breve apparizione nella primavera del 2003 (amministratore per soli due mesi). Robusti siede dall'aprile dell'anno scorso nel consiglio di amministrazione della Credieuronord, che da poco ha cambiato nome in Euronord holding. Il suo nome spunta anche dalle carte dell'ispezione di Bankitalia alla banca leghista (marzo-maggio 2003). I funzionari della Vigilanza avevano segnalato «gravi carenze nell'erogazione del credito» dovute anche alle facilitazioni accordate a soggetti definiti già «in sofferenza presso il sistema». In altre parole, i vertici dell'istituto avrebbero concesso finanziamenti ad alto rischio. E gli ispettori indicavano anche Robusti tra i beneficiari di questi prestiti.
    Del resto va segnalata anche un'altra coincidenza che non appare proprio casuale. Dopo la sede di Milano e uno sportello di tesoreria comunale a Erbusco (Brescia), nel marzo del 2003 la Credieuronord ha aperto la sua seconda filiale a Treviso.
    Da quelle parti non mancano certo i militanti leghisti, ma c'è anche il quartier generale della Finanziaria Giovanni Robusti (in sigla FGR spa). Anzi, di più: la società di famiglia dell'uomo simbolo dei Cobas del latte ha cominciato a lavorare giusto un paio di mesi dopo l'inaugurazione della nuova agenzia bancaria, con tanto di cerimonia alla presenza di Bossi.
    L'indagine si collega a quella aperta dalla procura di Saluzzo sulle truffe all'Unione europea.
    I guai di Robusti però non nascono a Treviso. A Saluzzo, provincia di Cuneo, un'altra cittadina del profondo Nord, il procuratore Maurizio Ascione lavora da mesi all'inchiesta "Black milk", latte nero, un titolo che è già un programma. Gli investigatori piemontesi sospettano che decine e decine di allevatori siano riusciti ad aggirare le norme sulle quote latte grazie a un ingegnoso artificio finanziario messo in pratica da numerose società, quasi tutte cooperative. In pratica, queste ultime compravano per intero la produzione delle stalle clienti, compresa la quantità in eccesso rispetto ai tetti fissati dalla legge, per poi girarla ai trasformatori, cioè le imprese casearie. A questo punto, per aggirare i controlli, il latte extra quota veniva comunque pagato dalle cooperative prime acquirenti ai produttori sotto forma di corrispettivo per altri servizi, ovviamente fittizi.
    Nel 2003 con il cosiddetto decreto Alemanno sulle quote latte, duramente contestato in Parlamento dalla Lega che arrivò a minacciare la crisi di governo, le norme in materia vengono in parte modificate. Gli artifici contabili utilizzati fino ad allora diventano più difficili da applicare. Niente paura. Si cambia strada. Le cooperative acquirenti vengono in parte sostituite da alcune finanziarie che, con il meccanismo della cessione dei crediti, riescono comunque, secondo la ricostruzione degli investigatori, ad aggirare le multe per la produzione in eccesso.
    Il sistema funzionava. Alla grande. Tanto che in base alle stime della Guardia di Finanza gli allevatori coinvolti nell'affare avrebbero guadagnato in totale oltre 150 milioni di euro. Tra il 2001 e il 2004 la moda del Black milk si era diffusa da un capo all'altro della Padania. Dal Monferrato alla Marca trevigiana, da Mantova, Crema e Cremona fino alle campagne torinesi. Le aziende sotto inchiesta sono molte decine e tra le carte dell'indagine spunta più volte il nome di Robusti che negli ultimi anni aveva promosso un gran numero di aziende, in buona parte cooperative, con lo scopo dichiarato di commerciare latte all'ingrosso fornendo anche servizi di consulenza agli allevatori. Per esempio le Coop Latte Savoia Uno, Savoia Due e Savoia Tre, tutte con sede a Saluzzo. E poi le cugine Savoia Quattro e Savoia Cinque, con base poco distante, a Carmagnola in provincia di Torino. Della stessa galassia fanno parte anche una mezza dozzina di cooperative (Coop produttori latte della Pianura Padana) attive a Crema e dintorni, un territorio ad altissima densità di allevamenti dove ha messo radici il movimento di Robusti, nativo proprio di quella zona.
    A Treviso, invece, la società controllata dall'ex senatore leghista si era specializzata in quella che, nella relazione di bilancio, veniva definita «anticipazione di crediti sul latte». Somme importanti. Nei conti della Finanziaria Giovanni Robusti, alla voce "crediti ceduti da terzi" viene indicata la cifra di 60 milioni di euro. Poche pagine più avanti l'amministratore unico, cioè Robusti, segnala che la Guardia di Finanza ha richiesto l'esibizione di scritture contabili e rapporti bancari, «nell'ambito di indagini in corso per un procedimento penale circa la gestione del latte fuori quota a carico di un cliente» della società. A quanto pare, insomma, l'inchiesta Black milk ha finito per colpire anche la finanziaria personale di Robusti. A questo punto, però, è l'indagine milanese che potrebbe riservare novità clamorose. Tutto ruota intorno alla Credieuronord. Gli investigatori hanno individuato flussi di denaro in entrata e in uscita riconducibili a società coinvolte nell'inchiesta nata a Saluzzo. Da qui l'ipotesi di riciclaggio. Le operazioni sospette sono state tutte registrate come movimenti in contanti. Un fatto piuttosto singolare, visto che riguarda milioni e milioni di euro.
    C'è un elemento in più che ha finito per attirare l'attenzione dei magistrati. Le modalità di queste transazioni bancarie appaiono molto simili a quelle che pochi mesi hanno portato alla richiesta di rinvio a giudizio di Giancarlo Conti, ex direttore generale di Credieuronord, e del funzionario Alfredo Molteni. Secondo i pm Giulia Ferretti, Margherita Taddei e Riccardo Targhetti, la banca promossa dalla Lega si era prestata a riciclare il denaro sottratto a una lunga serie di procedure fallimentari dalla commercialista Carmen Gocini, per anni braccio destro del professionista milanese Giancamillo Naggi, indagato per falso e peculato.
    Parte dei soldi rubati era andata ai fratelli Angelo e Caterino Borra, ex proprietari di Radio 101, e questi avevano poi provveduto a versare oltre 13 milioni di euro su conti della Credieuronord. Le operazioni, tutte interne alla banca, venivano fatte passare come prelevamenti in contanti da un conto e versamenti su altri, sempre cash. Lo scopo? «Ostacolare», si legge nelle carte giudiziarie, «l'individuazione della provenienza illecita del denaro». Lo stesso schema torna d'attualità adesso. Questa volta però è di scena il latte. Latte nero.
    tratto da L’Espresso, 20 ottobre 2005

  2. #2
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    Oh, bene....quindi dopo il condannato ONOREVOLE MESSINESE-PADAGNO Matteo Brigandì ora abbiamo un credo (ancora) indagato.
    Posto un articolo, non mi ricordo di quale giornale, dell'anno scorso.


    SALUZZO (Cn) - Gennaio 2007
    Per i 56 imputati dell’inchiesta sulle "Cooperative Savoia" condotta dalla Procura di Saluzzo, in collaborazione con la Guardia di finanza, è arrivato il momento della verità. Mercoledì 7 alle 9 si apre l’udienza preliminare. Il Gup, dott. Alberto Boetti, dovrà decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio presentata dalla Procura e sostenuta dal dott. Maurizio Ascione in qualità di pubblico ministero. Cinque di loro sono accusati di essere stati, dalla fine del 1997 fino ad almeno tutto il 2004, «capi, promotori, costitutori, organizzatori dell'associazione per delinquere» finalizzata alla truffa ai danni dello Stato e dell’Unione europea e al falso in bilancio: si tratta di Giovanni Robusti, ex parlamentare leghista, di Cristina Maestri, del saluzzese Denis Maero, di Francesco Robasto di Moretta e di Antonino Bedino di Scarnafigi, leader dei Cobas del latte cuneesi.
    Accanto a loro sfileranno altri 51 imputati, accusati di "Partecipazione nella associazione per delinquere" in quanto nel periodo oggetto dell’indagine sono stati amministratori o sindaci delle società cooperative Savoia 1-6 e della Fgr Spa, dirigendole secondo modalità definite «criminose» o omettendo «i dovuti controlli e la necessaria vigilanza sull’operato degli amministratori». La maggior parte è residente nella provincia di Cuneo, una quindicina nell’area di pianura tra Saluzzo e Pinerolo.
    Lo specifico dell’imputazione è molto duro: scopo dell’associazione sarebbe stato quello di «lucrare (e far lucrare numerosi produttori aderenti, e non aderenti, alle cooperative Savoia, e verso i quali si procede separatamente) il corrispettivo della produzione del latte eccedente le quote fissate dagli organismi pubblici». Come avrebbero fatto? Anziché trattenere il prelievo supplementare relativo al prodotto consegnato in esubero rispetto alla quota posseduta e versarne l’importo alla Agea (nel periodo in cui era in vigore la legge 468/92), le cooperative Savoia avrebbero stornato a favore dei produttori l’importo del prelievo a titolo di finanziamenti concessi dalla cooperativa, registrando tale uscita contabile come "anticipo su compensazione". Con l’entrata in vigore del decreto Allemano, la Savoia 6 avrebbe ceduto alla Fgr Spa, la finanziaria di Robusti, i crediti vantati dalla cooperativa nei confronti dei caseifici, che sarebbero stati girati a favore dei produttori sotto forma di prestito o sovvenzione, ricevendone in cambio la cessione del credito (vantato nei confronti della Savoia 6 per il latte ad essa venduto) a titolo di pegno. Inoltre, gli imputati sono tutti accusati di aver propagandato all’interno degli ambienti della produzione lattiera l’inosservanza della normativa sulle quote latte: azione che avrebbe portato all’attuazione del sistema dello "splafonamento sistematico".
    Su questo piano la questione si complica e scivola a livello "politico", trasformandosi nella contrapposizione tra Cobas del latte da un lato e Coldiretti e Associazione produttori latte dall’altro. Quest’ultima, che insieme con Confagricoltura, Cia, Confcooperative, Codacons e Coldiretti si è costituita parte civile, ribadisce «la necessità, oltre che per una doverosa questione di giustizia, ma anche e soprattutto per una questione di mercato, di riallineare la produzione alla quota latte».
    I Cobas difendono al contrario la produzione ad oltranza. Sembra trattarsi di posizioni inconciliabili. Tornando però al merito dei capi di imputazione del procedimento saluzzese, i legali della difesa sostengono che, anche qualora si ritenessero fondati i fatti contestati, si tratterebbe in ultima analisi di violazioni amministrative, già contestate in questi anni da Provincia di Cuneo e Torino con verbali di accertamento e l’applicazione di sanzioni amministrative, impugnati ed ora pendenti in Cassazione. Gli avvocati Paolo Botasso di Saluzzo e Alessandra Piano di Torino, legali di parte della maggioranza degli imputati, ricordano infatti che «i Tribunali che hanno dato torto ai produttori sono solo quelli civili. I provvedimenti dei Tar hanno sempre dato loro ragione, con sospensive o sentenze di merito».
    Non ultimo quello del 24 gennaio del Tar di Torino, la cui sentenza sembrerebbe addirittura mettere in luce il contrasto tra la legge 119 del 2003 e i regolamenti europei. Sottolineano poi come, «nel corso delle indagini, il pm Maurizio Ascione aveva chiesto per alcuni imputati la misura cautelare sotto forma di arresto. Il gip dott.ssa Pasquali ha respinto tale richiesta ritenendo che i fatti per cui si procedeva non costituivano reato bensì violazioni amministrative».
    La parola spetta ora al Gup, che dovrà pronunciarsi sulla richiesta del pubblico ministero, mentre la difesa chiede il proscioglimento degli imputati. La prossima udienza è fissata per il 1º marzo.

  3. #3
    Briza strazzèr i maròn!
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    altro aggiornamento su Robusti....

    La Stampa 13-12-2007

    56 ALLA SBARRA

    Latte: il processo resta a Saluzzo

    SALUZZO (Cn) - Rimarranno in città le carte dell'inchiesta e il processo - il primo in Italia - ai Cobas del latte. Dopo quindici giorni (e quasi tre ore di camera di Consiglio), ieri mattina i giudici saluzzesi hanno respinto l'istanza con la quale i legali degli imputati avevano sollevato l'eccezione di competenza territoriale. Non cambia quindi la posizione del leader degli "splafonatori" cuneesi Antonino Bedino, di Scarnafigi, dell'ex parlamentare leghista GIOVANNI ROBUSTI, di Cristina Maestri, Denis Maero di Saluzzo, Francesco Robasto, di Moretta e degli altri 51 produttori di Saluzzo, della provincia di Cuneo, veneti, lombardi e del Torinese, nei guai per "partecipazione" ai reati contestati: associazione a delinquere finalizzata alle truffe ai danni dello Stato e dell'Unione europea, esercizio abusivo del credito, falso in bilancio e in scritture contabili. Se l'istanza della difesa fosse stata accolta, le udienze sarebbero ripartite da zero in un nuovo palazzo di Giustizia, a Cuneo o Roma. Invece, il processo proseguirà a Saluzzo, dove mercoledì prossimo è in programma una nuova udienza e a gennaio dovrebbero sfilare i primi testimoni (nell'elenco figura anche l'assessore all'Agricoltura della Regione Piemonte Mino Taricco). Ieri, in aula altre schermaglie tra difesa e il pm Maurizio Ascione sull'accusa di falso in bilancio, reato fiscale del quale risponderanno solo i responsabili delle cooperative Savoia (sollevata l'eccezione per "difetto di querela"). Secondo la Procura e i finanzieri che hanno condotto l'indagine, il latte sarebbe finito direttamente ai caseifici mentre le coop coinvolte svolgevano un ruolo fittizio. Le carte del pm avrebbero pure rilevato un fiume di denaro transitato sui conti personali di Robusti o della società finanziaria Fgr, prima alla Credieuronord, poi alla Banca Popolare di Lodi (l'attuale Popolare Italiana). Dal conto "Milk and money" sarebbero stati documentati finanziamenti anche alla campagna elettorale di Robusti. I Cobas avevano già chiesto di trasferire i fascicoli dell'inchiesta mesi fa. Il 7 febbraio scorso, si appellarono al legittimo sospetto sull'imparzialità del giudice dopo la fiaccolata "per la legalità" organizzata dalla Coldiretti (ammessa parte civile con altri dieci enti e istituzioni) alla vigilia dell'udienza preliminare. Secondo l'avvocato Paolo Botasso, di Saluzzo, uno dei legali degli irriducibili, insieme ai colleghi Catia Salvataggio, Alessandra Piano, Carlo Binelli, Giuseppe Caprioli, dopo quella manifestazione in città si sarebbe creato un clima sfavorevole nei confronti di una delle parti in causa. La sfilata sotto il Palazzo di giustizia e la partecipazione a quella serata dell'assessore Taricco - secondo gli indagati - configuravano due fatti in grado di influenzare la Corte giudicante.
    Massimo Mathis

  4. #4
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    ma il bello e' che, stando all'articolo di oggi sul Corsera cartaceo a pag 13 dell'ed Lombadia, il Robusti esce dal processo grazie all'immunita' europea.
    alla faccia dei contribuenti e ovviamento degli ex soci CEN....

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Lancelot Visualizza Messaggio
    ma il bello e' che, stando all'articolo di oggi sul Corsera cartaceo a pag 13 dell'ed Lombadia, il Robusti esce dal processo grazie all'immunita' europea.
    alla faccia dei contribuenti e ovviamento degli ex soci CEN....

    appunto , qualcuno potrebbe postarlo?

    Corriere della Sera
    Robusti / seggio alla Ue e immunità

  6. #6
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    da Corsera


    Cronache

    06 giu 21:05
    Valtellina: appalti, indagati politici

    SONDRIO - Nel mirino della procura di Sondrio gli appalti pubblici per la ricostruzione dopo l'alluvione: indagati, tra gli altri, l'ex assessore provinciale alla Viabilita' e Protezione civile, Johnny Crosio, neodeputato della Lega Nord, e il coordinatore provinciale di Forza Italia, Silvano Passamonti, in passato a lungo sindaco di Bema. Nelle ultime ore gli investigatori della squadra mobile hanno perquisito numerose imprese edili della Valtellina. Fra le ipotesi di reato al vaglio degli inquirenti quelle di turbativa d'asta, corruzione, malversazione e abuso d'ufficio. (Agr)

  7. #7
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    Question

    Caro Lancelot, se sei d'accordo si potrebbe chiedere ai tuoi amici moderatori di cambiare il titolo del 3D in "La CASTA PADAGNA" o "La CASTA LEGAIOLA", in modo da mantenere viva nel tempo la discussione.
    Che ne dici?

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Felsineo Visualizza Messaggio
    Caro Lancelot, se sei d'accordo si potrebbe chiedere ai tuoi amici moderatori di cambiare il titolo del 3D in "La CASTA PADAGNA" o "La CASTA LEGAIOLA", in modo da mantenere viva nel tempo la discussione.
    Che ne dici?

    Sono perfettamente d'accordo, anche perche' mi sa che ne avremo parecchie da raccontare......

  9. #9
    Briza strazzèr i maròn!
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    Citazione Originariamente Scritto da Lancelot Visualizza Messaggio
    da Corsera


    Cronache

    06 giu 21:05
    Valtellina: appalti, indagati politici

    SONDRIO - Nel mirino della procura di Sondrio gli appalti pubblici per la ricostruzione dopo l'alluvione: indagati, tra gli altri, l'ex assessore provinciale alla Viabilita' e Protezione civile, Johnny Crosio, neodeputato della Lega Nord, e il coordinatore provinciale di Forza Italia, Silvano Passamonti, in passato a lungo sindaco di Bema. Nelle ultime ore gli investigatori della squadra mobile hanno perquisito numerose imprese edili della Valtellina. Fra le ipotesi di reato al vaglio degli inquirenti quelle di turbativa d'asta, corruzione, malversazione e abuso d'ufficio. (Agr)

    Per avere maggiori news sul caso valtellinese posto questo link. Ocio ai commenti dei lettori...
    http://www.vaol.it/home.jsp?idrub=71091

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Lancelot Visualizza Messaggio
    Sono perfettamente d'accordo, anche perche' mi sa che ne avremo parecchie da raccontare......
    Allora io e Lancelot inoltriamo ufficialmente ai moderatori la richiesta di cambio nome del 3D in "CASTA PADAGNA" o "CASTA LEGAIOLA".
    Grazie

 

 
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