Per favore fate girare:
Per aderire all'appello che segue (in basso le prime adesioni) inviate
una mail a antoniabasura@gmail.com
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APPELLO DI SOLIDARIETA’: Chiaiano è sola!?
Sono trascorsi alcuni giorni dalle cariche di polizia, dalla tregua
stipulata con il sottosegretario Bertolaso e dall’entrata dei tecnici
nelle cave per verificarne l’idoneità a ospitare una discarica da
700mila tonnellate. Nell’attesa, gli abitanti di Chiaiano, Marano e
Mugnano continuano a presidiare pacificamente i luoghi della contesa.
Nei capannelli che si formano tra i gazebo all’ingresso delle cave, le
persone ripercorrono a mente fredda gli ultimi avvenimenti, analizzando
il resoconto fatto dai media degli eventi di cui sono state
protagoniste. E in quei racconti, nessuno si riconosce.
Nei giorni di fuoco della protesta i cronisti di radio, giornali e
televisioni hanno descritto chi si opponeva alla discarica come una
folla di strani e sconsiderati personaggi, inventando storie di armi,
droga e camorra per screditare i più giovani e attivi; insinuando come
gli uomini sacrificassero senza scrupoli madri, mogli e figli sulla
prima linea delle barricate; diffondendo notizie palesemente false come
quella delle bombole del gas legate a un petardo, non confermata neanche
dalle forze dell’ordine.
Gli editorialisti “democratici” (inutile soffermarsi sugli altri) hanno
sostenuto, come fanno ormai puntualmente quando una comunità si oppone
alla devastazione del territorio in cui vive, come sia giusto chiedere
questo sacrificio alla gente di Chiaiano, quanto sia dolorosa ma
inevitabile la decisione di scaricare i rifiuti nelle cave; con le
solite acrobazie verbali, hanno giustificato la violenza sui
manifestanti con la presenza di infiltrati o lanciatori di pietre,
compatendo le persone “perbene” che protestavano come se fossero in
balia di imprecisati manovratori o diabolici facinorosi di strada.
Era accaduto lo stesso a gennaio, a Pianura, nei giorni in cui
l’opposizione dura e determinata degli abitanti della zona flegrea aveva
impedito la riapertura di una discarica chiusa da tredici anni, un
provvedimento che a posteriori è stato unanimemente giudicato deleterio
dalle stesse istituzioni. Come a Pianura, anche a Chiaiano il sindaco di
Napoli e i componenti del consiglio comunale si sono tenuti a distanza,
mostrandosi colpevolmente incerti e confusi sulle decisioni da prendere;
la stessa linea ha adottato il governatore della Regione, che ormai da
mesi ha abdicato alle sue funzioni per chiudersi in un bunker da cui
uscirà solo tra un anno per occupare la sua poltrona nel parlamento
europeo. Entrambi si sono limitati ad approvare, e anzi a sollecitare,
le misure anticostituzionali adottate dal governo centrale.
Come a Pianura, gli abitanti di Chiaiano, Marano e Mugnano chiedono di
non fare una discarica in un terreno palesemente non idoneo, già
destinato a parco naturale. In cambio ricevono dalle elite intellettuali
e istituzionali della città, nel migliore dei casi silenzio e
indifferenza, se non esplicito scherno e rimprovero. È questo –
l’isolamento, la demonizzazione, il pregiudizio – quello che si merita
Chiaiano e con Chiaiano tutta la città?
L’emergenza come tecnica di governo dura in Campania dai mesi successivi
al terremoto del 1980. Un dispositivo che consente di espropriare la
democrazia ai cittadini per comporre interessi non sempre trasparenti,
come emerge da numerose inchieste giudiziarie. Ma se questo è il
meccanismo, perché non provare a uscirne con un radicale cambiamento,
cercando di restituire democrazia e responsabilità, ma anche le scelte
ai cittadini. Oggi la loro protesta non è solo localismo. È anche una
reazione a questo esproprio di democrazia.
Nella concezione della stampa, degli intellettuali, della classe
dirigente, la parte giovanile e sottoproletaria di questa città appare
sempre passiva rispetto alla cosa pubblica, oppure se si mobilita lo fa
perché prezzolata da loschi interessi. Al contrario, con i suoi codici e
le sue contraddizioni, questa composizione sociale (tutta o in parte)
cerca una collocazione nel sentimento civico della comunità, riuscendo
finalmente a interagire con altre tipologie di cittadini che si
riconoscono in questa lotta.
Si cita spesso la camorra. Come una spiegazione che non spiega molto,
perchè non si prova mai davvero a ricostruirne gli interessi. Se
analizziamo il passato recente, la camorra sembrerebbe più incline
all’apertura che non alla chiusura delle discariche, avendo dimostrato
di saper entrare nel loro funzionamento (compravendita dei terreni,
trasporto dei rifiuti, sversamenti abusivi, ecc.). E se la camorra può
far pesare i suoi interessi in queste vicende, le responsabilità non
sono certo dei cittadini che protestano ma dei gruppi dirigenti che gli
hanno più volte aperto la porta.
Il decreto Berlusconi infine. Si inserisce perfettamente in questa
filosofia emergenziale. E lo fa in più punti: nella costituzione di una
superprocura che controlli le inchieste accettabili e quelle
“inadeguate”, col rischio che queste ultime siano sempre quelle che
colpiscono chi ha maggiori poteri e responsabilità nello sfascio; nella
possibilità di agire in deroga alle norme igienico-sanitarie e
ambientali; nella possibilità di stoccare in discarica diverse tipologie
di rifiuti speciali e tossici; nello stanziamento senza controllo di
altri 150 milioni di euro che permetterà di assegnare le infrastrutture
senza gara d’appalto; nello stabilire uno stato d’eccezione con norme
penali ad hoc per colpire chi protesta. Allo stesso tempo non si
aggiunge niente per il problema dello sversamento abusivo di rifiuti
tossici, che sembra del tutto rimosso.
Ma esistono altre vie d’uscita dall’emergenza! Un piano con dieci
discariche e quattro inceneritori è un piano di trent’anni fa... Si è
cominciato chiudendo le discariche (come chiedevano le direttive
europee) e si finisce col tentativo di aprirne dieci.
Ma se davvero il commissario aveva poteri speciali, negli ultimi mesi
avrebbe dovuto ridurre drasticamente gli imballaggi, separare almeno il
secco dall’umido per togliere la parte putrescente, provvedere ad
allestire impianti per la trasformazione dei rifiuti differenziati, in
grado di ricavare compost (utile per bonifiche e agricoltura), nuovi
polimeri dalla plastica, nuovo vetro. La Sassonia (Ansa, 21 maggio) ci
ha appena detto che differenzia “a valle” la nostra immondizia.
Percentuali altissime con impianti che potrebbero essere costruiti in
breve tempo e con tecnologie molto più semplici degli inceneritori.
Perchè non si può virare il piano in questa direzione, visto che questo
chiedono le legittime paure delle comunità? E perchè si continuano a
fare scelte così bizzarre: aree vulcaniche come Terzigno; l’unico
polmone verde di Napoli, come la Selva di Chiaiano ed altre ancora.
Insomma, si chiede ai cittadini di sacrificarsi al buio, senza nessun
segnale di inversione reale di rotta, di emancipazione dalla sudditanza
agli interessi forti, di affermazione del principio di responsabilità
per cui chi ha sbagliato (e sono tanti, anche nell’imprenditoria, non
solo Bassolino) deve andare a casa.
Con questo appello intendiamo esprimere la nostra solidarietà alle
persone che abitano nella zona delle cave, che animano i presidi e
partecipano alle manifestazioni contro la discarica; intendiamo non
rimanere in silenzio come i nostri politici e rivolgiamo ai mass media
l’esigenza di un racconto dei fatti il più possibile oggettivo,
approfondito e non pregiudiziale. Il territorio di Chiaiano non
appartiene solo a chi lo abita, ma è un patrimonio di tutta la città e
da tutta la città va difeso.
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Primi firmatari: Maurizio Braucci (scrittore); Guido Piccoli
(Giornalista); Valerio Evangelisti (scrittore), Wu Ming (collettivo di
scrittori non inceneriti); Giuseppe Palumbo (autore di fumetti); Marco
Salvia (giornalista e scrittore); Canio Loguercio (musicista); Antonio
Marfella (medico istituto dei tumori 'pascale'); Riccardo Orioles
(giornalista); Benedetto Franceschi (biblioteca 'mazzacurati' di
bagnoli); Laura Lieto (urbanista); Maria Federica Palestino (urbanista);
Enrico Rebeggiani (facoltà di sociologia, università Federico II)…
antoniabasura@gmail.com




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