OMNIA SUNT COMMUNIA
Cartello di 23 centri sociali romani lancia manifestazione contro sindaco e pacchetto sicurezza
«Non c'è sicurezza senza diritti»
Federico Raponi
Il percorso comune è avviato. Non accadeva dalla metà degli anni '90 che gran parte dei centri sociali romani - allora riuniti in coordinamento - si ritrovassero a discutere e progettare insieme. Dopo il "pacchetto sicurezza" del governo e le dichiarazioni del neo-sindaco su legalità e sgomberi, 23 strutture si sono viste all'Esc in via dei Reti il 15 Maggio scorso. Lì hanno stilato un documento in cui si respingono le divisioni tra buoni e cattivi, stretto un patto di mutuo soccorso e indetto una conferenza stampa allargata ad assemblea pubblica (svoltasi ieri in piazza dell'Immacolata) per lanciare una manifestazione il 14 Giugno con lo slogan "non c'è sicurezza senza diritti" - a partire da tre temi principali: migranti, casa, centri sociali - e una due giorni di politica e festa a Villa Gordiani il 4 e 5 Luglio. Si sono dati inoltre appuntamenti settimanali di confronto, oltre all'idea di iniziative preparatorie. Ad esempio, il Loa Acrobax ha redatto un dossier sul pacchetto sicurezza in più lingue, lo Strike un appello per il gay pride, il Coordinamento Cittadino di Lotta per la Casa ha organizzato una giornata di dibattito e cultura per domenica 8 all'Occupazione Porto Fluviale. Nell'incontro che ha anticipato l'assemblea di piazza, tutti hanno convenuto sulla necessità di un'apertura alla città, dando centralità alla questione migranti. «Va invertito - dice Andrea del Corto circuito - il concetto di sicurezza: se le città non sono sicure, è per l'assenza di diritti, non per la presenza di migranti. Per noi sicurezza significa conquista dei diritti per tutti, non repressione. L'Istat dà un quadro reale delle difficoltà economiche della gente, mentre le derive securitarie nascondono dinamiche di sfruttamento trovando capri espiatori». «La sicurezza poliziesca - gli fa eco Marco dell'Horus occupato - aumenta in proporzione alla diminuzione di quella sociale, non sono complementari ma in contrasto. La Lega è contro la costruzione di campi Rom e strutture che diano loro stabilità e integrazione, quindi li vuole segregati e delinquenti». Anche le risposte da dare sono di segno inverso. «La demagogia della sicurezza sui cantieri - continua Andrea - spinge a rafforzare i controlli polizieschi, prevedendo l'espulsione per i clandestini. Noi, al contrario, proponiamo per il lavoratore che denuncia chi lo costringe a lavorare al nero un permesso di soggiorno temporaneo che gli permetta di cercare una nuova attività. Anche i venditori ambulanti di dischi, rispetto alla sicurezza, sono l'ultimo dei problemi. Bisogna piuttosto colpire le mafie che controllano il mercato dei prodotti falsi. Noi siamo per l'abolizione del copyright e l'accesso gratuito alla cultura». Secondo Emiliano, dell'Horus occupato, «la controparte è il modello di governo autoritario del dividere e controllare applicato alle diversità, che viene tradotto nelle ronde e negli attacchi ai trans. Noi vediamo un parallelo, rispetto ai migranti: un tempo le borgate con le baracche degli immigrati dal Sud erano degradate e c'era illegalità, ma hanno anche rappresentato le lotte più avanzate in questa città». Aggiunge Dario, dell'ex-Snia: «la difesa dei migranti però va fatta con metodo, perché non sono tutti santi: attraverso autogoverno di pezzi di quartiere, bilanci partecipativi, dialogo interculturale. In tal senso, al Pigneto abbiamo messo con le spalle al muro l'amministrazione per ottenere i soldi per rivitalizzare il quartiere, permettere la partecipazione, arrivare ad una gestione dei cittadini con i migranti». Il rapporto con la città significa anche un collegamento con quanto è in movimento. «L'espulsione della sinistra dal Parlamento - sostiene Luca del Vittorio Occupato - apre un vuoto, non ci sono più cuscinetti, ora la contrapposizione è diretta. La rabbia aumenta in segmenti sociali crescenti e va interpretata, altrimenti diventa guerra tra poveri. Bisogna allora coinvolgere chi vive situazioni di precarietà, caro-vita, mutui bancari, quartieri degradati». «All'autorganizzazione dal basso - interviene Nunzio del Corto Circuito - va dato un senso solidale. Per esempio, mi ha fatto impressione sentire un signore dire: "prima stavo in una sezione di An e mi dicevano fascista, ora lotto contro le discariche e mi chiamano camorrista". Ecco, dobbiamo intercettare ogni lotta, che può essere elemento di sovversione. Per questo siamo pronti ad alleanze "assurde", anche con i preti».
Liberazione 06/06/2008
ARDITI NON GENDARMI
![]()





Rispondi Citando
