Non vorrei criticare Poletti. Recita la sua parte per dare un tono alla trasmissione. Anche perché, per fare spettacolo, deve permettere certi scontri verbali, che richiedono un certo comportamento da duro o pseudo duro per gestirli.
Nella trasmissione di ieri sera pareva aleggiasse una messinscena.
Il rappresentante della lega è andato via, sarà sicuramente per impegni, ma sembrava che si trovasse a disagio di fronte alla estremizzazione che veniva gestita in modo leggermente goliardico da Bernardelli e amici.
Forse si aspettava un più profondo discorso continuativo contro la lega. A tratti si aveva la impressione che non fossero totalmente battitori liberi.
Nessuno di tutti questi autonomisti del Nord e del Sud è stato convincente. In quanto all’ascoltatore si ripeteva che i soldi delle tasse devono rimanere dove vengono pagate.
Non è piaciuta la battuta che i soldi devono rimanere in zona, e poi se eventualmente si sciupano, è meglio che questo accada in casa propria.
Per il cittadino comune questo discorso non fa presa.
Ai cittadini, che i loro soldi finiscano al Nord o a roma, importa solamente fino ad un certo punto. Quello che importa è che i soldi rimangano in maggior quantità nel proprio portafoglio e non vadano ad ingrossare il volume delle tasse riscosse dallo stato.
Ma di questo mai si accenna, era egemone di questo discorso il rappresentante della sinistra.
Lasciare che questo discorso sia appannaggio della sinistra e riguardi solamente le entrate salariali lascia desiderare.
Ma nessuno dei leghisti ed altri toccano mai a fondo questo discorso.
Perché si dovrebbe parlare della distruzione del castello predatorio partitocratrico, ed allora casca il sistema.
Quando si parla di federalismo, autonomia, indipendentismo bisogna fare attenzione, se è solo una discussione per chi deve amministrare i soldi delle tasse si fornisce l’impressione che è una lotta tra coloro che desiderano amministrare il malloppo.
Così non si vuole intaccare il sistema.
Se si desidera fare breccia occorre avere un altro progetto.
Tuttavia in questo momento la differenza del consenso è rappresentata dalla paura dei clandestini.
Ecco perché si fanno tante parole ma all’atto pratico non si manda via alcuno. L’extracomunitario, il rom sono produttori inesauribili di voti della paura.




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