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  1. #21
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    http://www.corriere.it/vivimilano/cr..._governo.shtml


    Il governo ha «blindato» la maggioranza nel Cipem
    Expo, svolta Berlusconi: più potere a Roma
    La Moratti resta commissario. Ma nel comitato, presieduto dal premier, arrivano nove ministri. Penati: un pasticcio politico







    MILANO - Dieci tra ministri e sottosegretari compreso il presidente del Consiglio o un suo delegato. Il governo «blinda» l'Expo 2015 e si porta a casa la maggioranza del Comitato di indirizzo e di programmazione (il Cipem): 10 per il governo, 6 per gli enti locali. È una delle novità del decreto Expo, firmato l'altra sera da Silvio Berlusconi. Tra le due posizioni fortemente contrapposte di Roberto Formigoni e Letizia Moratti, la spunta il Cavaliere. Alla pattuglia dei ministri contenuta nella bozza precedente si aggiungono il ministro degli Esteri Franco Frattini e il ministro della Difesa Ignazio La Russa. Non solo il voto del governo (vero socio di maggioranza) sarà decisivo per ogni deliberazione, ma visto che il Cipem si potrà riunire solo se saranno presenti la metà dei componenti, l'esecutivo potrà dettare l'agenda dei vertici. Altro aspetto. Nelle versioni precedenti a presiedere il Cipem era il presidente del Consiglio o il Commissario straordinario (la Moratti).
    Nell'ultima, tra Berlusconi e la Moratti si inserisce una nuova casella: un delegato del presidente del Consiglio. Sembra uno spazio ritagliato apposta per il sottosegretario leghista, Roberto Castelli. Veniamo alla Moratti e a Formigoni. La prima sarà commissario straordinario fino al 31 dicembre 2016. Avrà poteri «sostitutivi » ma solo per quanto riguarda le opere del sito Expo, non per il resto delle opere previste a Milano. Quindi, ad esempio, solo per il metrò 6, non per le altre linee. Tra i suoi compiti c'è quello di proporre al Cipem il nome dell'amministratore unico della Società di gestione dell'Expo 2015 (la Soge), già individuato dalla Moratti in Paolo Glisenti. La nomina vera e propria spetta al Cipem.
    Questa dell'amministratore unico è stata una vittoria del sindaco. Fino all'altro giorno sembrava che la parola «unico» fosse sparita sotto la pressione di Formigoni. Il governatore porta a casa un simil-cda. Ma con delle limitazioni. «Socio unico della Soge è il Cipem — si legge nel decreto — il quale esercita anche i diritti spettanti al cda, fatto salvo quanto previsto dal comma 3». E che dice il comma 3? «La società è gestita da un amministratore unico, nominato dal Cipem su proposta del Commissario». Formigoni presiederà il Tavolo istituzionale che si occuperà delle grandi opere regionali e sovraregionali «connesse» a Expo, un business da 10,4 miliardi di euro. Ma a differenza della Moratti, la sua carica si esaurirà con la fine del mandato di governatore (salvo rielezione). E non avrà quei poteri speciali o sostitutivi che pur aveva chiesto. I primi commenti sono di soddisfazione.
    L'unica voce fuori dal coro è quella di Filippo Penati. «Con questo decreto — attacca il sindaco — si risponde alle esigenze di garantire una partecipazione ampia dei diversi livelli istituzionali, e di assicurare efficienza e snellezza dei processi decisionali». Il sindaco, a parole, ha sempre sostenuto la forte presenza del governo. «Potremo iniziare a lavorare all'attuazione del progetto Expo 2015 con lo stesso spirito di grande collaborazione istituzionale con il quale abbiamo operato con successo durante la fase di candidatura». «Sono soddisfatto, è un buon testo — dice Formigoni —, che permette ora l'avvio rapido della fase operativa. Viene istituito ex novo un Tavolo presieduto da me per tutte le opere che coinvolgono la regione intera e anche il territorio extraregionale e viene dato un ruolo di cda al Cipem e c'è poi, ovviamente, il riconoscimento del ruolo del sindaco come commissario». Soddisfatto anche Carlo Sangalli: «Positivo. Ora dobbiamo metterci subito al lavoro».
    Ma chi non ci sta è Penati: «Più che l'Expo di Milano questo è l'Expo di Roma. È un pasticcio politico. Non si capisce cosa ci sta a fare il ministro della Difesa. Chi governerà l'Expo non saranno le istituzioni territoriali che hanno vinto l'Expo, ma sara eterodiretta da Roma. Anche i poteri della Moratti sono stati ridotti ». Dietro a Penati si schiera tutto il Pd. Da Marilena Adamo, a Pierfrancesco Majorino, al segretario Ezio Casati a Lele Fiano e a Franco Mirabelli. Un solo commento: «È un commissariamento ». E Mirabelli lancia un sospetto: «Si tratta ora di capire quale sia il senso di questo eccessivo ruolo che il governo si attribuisce e non vorremmo scoprirlo tra pochi giorni scorrendo l'elenco degli imprenditori che daranno la disponibilità per il salvataggio di Alitalia».


    Maurizio Giannattasio



    25 luglio 2008

  2. #22
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    http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=77741


    Expò, perchè la Moratti vuol decidere da sola

    Oreste Pivetta



    La vicenda dell’Expo che era nata e cresciuta sotto la stella dell’unità nazionale sta già invecchiando con le rughe della politica, cioè dei pasticci di potere per il potere e per i soldi. Film di quart’ordine con la Moratti che recita sempre la stessa parte: che faccia il ministro o che faccia il sindaco si sente sempre il commissario straordinario che non deve rendere conto a nessuno. Per accontentarla Gianni Letta aveva messo in piedi una piramide sbilenca, per metà Comitato di indirizzo e di programmazione (Cipem), inzeppato di ministeri con l’aggiunta delle rappresentanze locali, per l’altra metà un consiglio di gestione capitanato da un amministratore unico che avrebbe dovuto rispondere solo a lei. Insomma un padrone (il Cipem) che non può alzare un dito: tutto nella mani dell’accoppiata commissario straordinario - amministratore unico. Tremonti, dopo averci riflettuto una notte, aveva mandato all’aria il progetto di Letta ( progetto giudicato dai più, anche da Berlusconi un mostro giuridico) e aveva fatto piangere un’altra volta la Moratti, che non gli è mai stata simpatica. Così che si torna da capo, con una riunione programmata per mercoledì a Roma e non ancora convocata e il ritardo lascia intendere che si possa rinviare tutto a settembre.

    Per quale soluzione? Tutto dipende da quanti passi indietro sarà a disposta a compiere la Moratti e in primo luogo se saprà accettare l’accantonamento di Paolo Glisenti, l’uomo che si porta appresso dai tempi della Rai e di Murdoch, al ministero e a Palazzo Marino (il co.co.co, come denunciò l’Unità, più ricco d’Italia, a 180 euro l’ora). Perchè proprio Paolo Glisenti sarebbe dovuto diventare l’amministratore unico della Soge, cioè della società di gestione dell’Expo, che secondo il sindaco-commissario avrebbe dovuto governare tutto, proprio tutto: dalle infrastrutture fino all’ultimo degli eventi... Paolo Glisenti vanta una bella tradizione di famiglia (il padre Giuseppe, morto tre anni fa, fu tra i manager democristiani più influenti dagli anni cinquanta agli anni ottanta, tra l’altro direttore generale dell’Iri, direttore della Rai ai tempi di Paolo Grassi, presidente di Finmeccanica, consigliere dell’amministrazione nell’Iri di Prodi), ma non altrettanto bei risultati quando si è messo in proprio. Si potrebbero ricordare la sua avventura alla guida di Rcs Video, dopo Luca di Montezemolo, e il disastro della Carolco, casa cinematografica americana, di cui la Rcs Video con Montezemolo aveva acquistato un 3,7% poi salito fino al 12% e svalutato più volte. La partecipazione si rivelò fallimentare e alla fine, nel 1995, fu ceduta alla 20th Century Fox di Murdoch, evitando ulteriori danni, danni che il bilancio di Rcs valutò in quasi 44 miliardi di lire (ma Mediobanca, sui conti di Rcs Video tra il 1992 e il 1998, con Montezemolo prima e con Glisenti poi, arrivò a sommare 350 miliardi perdite). Naturalmente Glisenti continuò tra alti e bassi imprenditoriali e consulenze, fino ad arrivare alla corte della Moratti, ai tempi in cui il sindaco di Milano stava alla Rai. Amore a prima vista. Glisenti seguirà la Moratti prima al ministero e poi a Milano.

    La Moratti non gli ha negato ruoli di primo piano (ad esempio nella costituzione della utility bresciano-milanese A2A) e non ha temuto di spendere una parola di incoraggiamento a favore di Eliana Miglio, attrice e seconda moglie di Glisenti, per un provino presso Agostino Saccà (come da intercettazioni). Ma nel grande affare Expo Paolo Glisenti diventa non solo «l’uomo dei pieni poteri» sotto l’ala del sindaco, ma anche l’uomo della famiglia Moratti, cioè dei poteri petrolieri che hanno da riaffermare una sorta di supremazia cittadina (anche di fronte agli arabi degli emirati che paiono disposti a investire ben più di dieci miliardi). Così nel gioco delle cordate, non è un caso che salti fuori il nome di BRUNO FERRANTE, ex questore, candidato sindaco del centrosinistra proprio contro la Moratti, in ottimi rapporti con tante e diverse aree della maggioranza di centrodestra (vedi le belle parole di La Russa) e ASSAI VICINO A SALVATORE LIGRESTI, che tanto ha avuto dalla Moratti, ma soprattutto dal suo predecessore, Gabriele Albertini, e che tanto s’attende dall’Expo. E visto che proprio Ligresti sì è fatto colonna dell’impresa salva Alitalia promessa da Berlusconi, tante attese non possono andare deluse. Certo Ferrante di consensi potrebbe ottenerne molti, anche se per capire se la sua sia una candidatura reale o se si tratti semplicemente di un colpo per affondare quella di Glisenti bisognerà attendere il famoso decreto della presidenza del consiglio, a questo punto più probabile in settembre, e quindi una soluzione meno infernale di quella ideata da Letta.

    La strada più semplice sarebbe quella indicata dal presidente della provincia di Milano, Filippo Penati: un consiglio d’amministrazione rappresentativo e un amministratore delegato, una cultura della collegialità che sappia coinvolgere tante voci a partire da quelle degli enti locali. E cita gli esempi positivo del Giubileo e delle Olimpiadi di Torino. L’augurio di Penati: «Che si chiuda definitivamente questa fase di dibattito, che definerei lunare».

  3. #23
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    La ragnatela ciellina......



    http://milano.repubblica.it/dettagli...-pelle/1497985


    Da fustigatore a uomo del dialogo così il governatore ha cambiato pelle

    È stato Formigoni, dopo ore al telefono con l´ex rivale Moratti, a portare alla compattezza per poi scrivere al premier. Il presidente della Regione ha creato un asse con Palazzo Isimbardi, Sangalli e Roth. Tensione con Palazzo Chigi sulla scelta di Glisenti i cui poteri saranno comunque ridotti
    di Andrea Montanari
    Roberto Formigoni
    Una soluzione onorevole anche per il sindaco, che dopo il passo falso della riunione d'insediamento del Comitato di indirizzo e programmazione venerdì scorso a Palazzo Chigi aveva minacciato di rimettere il suo mandato di commissario straordinario. Perché "il dialogo e il confronto in politica vengono prima di tutto". Questa la metamorfosi di Roberto Formigoni, che forte dell'asse già consolidato con il presidente della Provincia Filippo Penati, il presidente della Camera di Commercio Carlo Sangalli e quello della Fondazione Fiera Luigi Roth gli ha consentito di raggiungere già ieri un primo risultato. Una proposta comune per uscire dall'impasse spedita ieri per lettera al premier Silvio Berlusconi. Firmata solo dal governatore, ma a nome di tutti, "per sottolineare che dalla Lombardia partiva finalmente un messaggio unitario con una proposta al governo condivisa della governance dell'Expo".

    Un traguardo arrivato per il momento solo sulla carta e dopo ore di contatti telefonici prima con il sindaco Moratti (che nel frattempo si era rifugiata delusa nel suo buen ritiro all'isola d'Elba) per convincerla ad accettare un compromesso e poi con il presidente della Provincia Filippo Penati e il presidente della Camera di Commercio Carlo Sangalli e infine con il ministro dell'Economia Giulio Tremonti e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta per tessere la tela del nuovo decreto, che potrebbe consentire al premier Berlusconi di fissare i nuovi paletti dell'Expo. Del resto era stato lo stesso Formigoni a mettere in guardia la Moratti alla vigilia della riunione del Cipem rivelatasi poi fallimentare. Quando le aveva consigliato di "andare alla velocità giusta. Sapendo che bisogna andare rapidamente, ma che se si va troppo in fretta si può sbandare e uscire di strada. Come sa ogni buon pilota di Formula 1".


    Bisognava trovare una soluzione che rassicurasse il sindaco sulla nomina del suo braccio destro Paolo Glisenti alla guida della Soge, la società che gestirà l'Expo Milano 2015 e nello stesso tempo ne ridimensionasse i poteri con uno statuto che assegnasse a tutti gli enti pubblici lo stesso peso nell'assemblea dei soci. Senza un vero consiglio di amministrazione, per non urtare la sensibilità del sindaco, ma con la possibilità della maggioranza dei soci di condizionare e controllare in ogni momento tutte le scelte dell'amministratore unico. Che in fondo erano stati gli stessi rilievi mossi al decreto precedente dal governo oltre che dal Regione, Provincia e Camera di Commercio. Una sorta di pari dignità per rassicurare tutti.

    Dal Pirellone trapela che il vero giorno della svolta sarebbe stato, in realtà, lunedì. Mentre ieri sarebbe stato inizialmente riservato solo ai piccoli dettagli. Prima, però, che i due burrascosi incontri a Palazzo Chigi tra il sindaco Letizia Moratti, il premier Silvio Berlusconi, il sottosegretario Letta e i ministri Tremonti, Bossi e La Russa rischiassero di rimandare tutto in alto mare. Sembra per un veto del premier proprio sulla nomina di Paolo Glisenti al vertice della Soge.

    Dal lodo Formigoni resterebbe esclusa la Fiera, per l'evidente "conflitto d'interessi" che potrebbe avere nella partita dell'Expo come unico socio privato. Non è stato difficile per Formigoni convincere il presidente della Fondazione Luigi Roth, che è un suo fedelissimo.

    Solo oggi si saprà se il governo sarà in condizioni di convocare effettivamente la riunione del Cipem a Palazzo Chigi. Berlusconi sa di non potersi permettere un secondo fallimento. Formigoni ha già fissato una riunione di giunta alle 17. Prima dovrebbe visitare il set della fiction Rai "Terapia d'urgenza" negli studi di via Mecenate. Che non a caso sono vicini all'aeroporto di Linate. Sempre in tempo per salire sul primo aereo per Roma.(06 agosto 2008)

  4. #24
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    Da "IL SOLE 24 ORE" di mercoledì 6 agosto 2008

    Vertice neLLa notte a Palazzo Chigi: trattativa a oltranza per definire la governante
    Expo, Tremonti boccia il piano lombardo
    Marco Alfieri

    Trattativa a oltranza. Anzi muro contro muro, in mezzo ai veti incrociati, con un finale ancora tutto da scrivere. Non poteva avere peggior esito il fotofinish sulla governance Expo 2015, con una concitatissima riunione post Consiglio dei ministri nell`ufficio del premier tra Berlusconi, l`uomo forte Tremonti, Bossi, La Russa, Letta e Letizia Moratti molto più simile ad una lunga resa dei conti, con Tremonti deciso a tenersi in mano le leve della partita, che a una semplice verifica tra alleati.

    Eppure la giornata era cominciata bene, con i due litiganti perenni Formigoni e Moratti che avevano siglato un armistizio in extremis. Lo spettro di un commissariamento del super ministro dell`Economia, che ormai ha in mano il dossier al posto del più ecumenico Letta, aveva indotto i due fratelli/col- telli a più miti consigli, obbligandoli ad una mediazione.

    E così nel primo pomeriggio, via lettera firmata Roberto Formigoni, destinazione palazzo Chigi, il fronte lombardo batteva un colpo unitario. Recapitando a Roma una bozza di modifica di Dpcm in realtà non richiesta dal ministro Tremonti, ma probabilmente suggerita dalla colomba Letta, sperando di ricomporre il quadro.

    Si racconta nel frattempo di un clima confuso, di aperture di Letta e di impuntature di Tremonti, intenzionato a far bollire un po` la presunzione morattian/glisentiana, in attesa di capire se la proposta milanese fosse recepibile o no, perché ritenuta troppo penalizzante per chi ci mette i soldi, cioè l`Economia, come poi è successo.

    Ma vediamola questa bozza poi di fatto cestinata. Lo schema prevedeva un Cipem di indirizzo politico a 21 membri (oltre ai i6 stabiliti nel vecchio Decreto si ag- giungono altri cinque ministeri:

    Welfare, Politiche comunitarie, Ambiente, Istruzione e Riforme, cioè Bossi) distinto però da un`assemblea dei soci con forti poteri di indirizzo e controllo da Codice civile composta dal governo più i 4 enti pubblici (Comune, Regione, Provincia e CdC), mentre Fondazione fiera, che è un ente di diritto privato resterebbe fuori perché, fungendo da stazione appaltante, la sua inclusione causerebbe potenziali conflitti d`interesse.

    Sarebbero dunque i cinque soci pubblici a capitalizzare pro quota (20% a testa) la SoGe. Guidata a sua volta da un amministratore unico (Paolo Glisenti).

    Il punto però è che il tandem ritrovato Moratti-Formigoni non aveva fatto i conti con Tremonti e la Lega. Perché fin dal primo pomeriggio si era capito come il titolare dell`Economia fosse contrario a lasciare spazio gratuito agli enti territoriali, dopo essere stato chiamato in funzione supplente.

    E lo stesso vale per l`identikit dell`amministratore unico, cioè Paolo Glisenti, un nome da sempre poco gradito nei paraggi di Tremonti e Berlusconi. E poi: che fine fa nella bozza milanese il Cipem, svuotato di tutti ipoteri di assemblea? Per Tremonti e i partiti è troppo. Così fino a tarda sera si è andati avanti su questa falsariga, con un braccio di ferro tesissimo Moratti-Tremonti e un ruolo ibrido della Lega, un po` mediatore un po` guastatore, intenzionata ad andare all`incasso su una partita decisiva come l`Expo padano (rivendica un ruolo forte per Roberto Castelli). Di qui la contro proposta fatta alla Moratti, una specie di pistola puntata alle tempie:

    la società di gestione dev`essere controllata dal Tesoro, dunque sarà il Cipe partecipato dai variministeri economici sotto stretto controllo tremontiano afungere da cda operativo. In questo modo si esautorerebbe il territorio dalla gestione, ridimensionando anche il ruolo di Paolo Glisenti.


    http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=31749285

  5. #25
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    Da "LA REPUBBLICA" di mercoledì 6 agosto 2008

    Vertice infuocato a Palazzo Chigi con il sindaco Moratti sulla società di gestione. E Penati scrive aNapolitano

    Le mani del Tesoro suil`Expo 2015 ministro frena la governance lombarda


    ALESSIA GALLIONE ANDREA MONTANARI MILANO ---- Doveva essere il giorno della svolta sulla governance dell`Expo Milano 2015, dopo il fallimento di venerdì all`insediamento del Cipem, il comitato di organizzazione. Si è trasformato, invece, in quello dei veti del ministro dell`Economia Giulio Tremonti sui pieni poteri di Paolo Glisenti, braccio destro del sindaco Letizia Moratti, che lo vorrebbe alla guida della Soge, la società che gestirà l`Expo e del premier Silvio Berlusconi, che avrebbe addirittura messo in discussione il suo nome. Come conferma il presidente della Provincia di Milano Filippo Penati del Pd, che ieri ha scritto al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e denuncia:

    «Il nodo è la questione dell`amministratore unico, con l`indicazione di Paolo Glisenti. È inammissibile che una vicenda di questo genere tenga bloccato tutto, e che si rinvii l`approvazione del decreto e l`avvio della macchina operativa a settembre».

    Il ministro Tremonti avrebbe preteso un peso maggiore del Tesoro sullagovernance dell`Expo,la nomina di un cda vero con la presenza di diversiministri per garantire un maggiore controllo sull`operato dell`amministratore unico della Soge, oltre a uno statuto più stringente sui suoi poteri. La posizione di Berlusconi, ma soprattutto la durezza di Tremonti ha man- dato su tutte le furie la Moratti, che sembra abbia addirittura minacciato nuovamente di dimettersi da commissario straordinario dell`Expo nel corso di un incontro, a tratti burrascoso, ieri sera a Palazzo Chigi. Prima con il premier, poi in una riunione fiume allargata ai ministri Tremanti, Bossi, La Russa e Maroni. Resta aquesto punto appesa a un filo sottilissimo la convocazione oggi di una nuova seduta del Comitato organizzatore.

    E dire che fino al pomeriggio la soluzione era sembrata vicina.

    Grazie al lavoro di mediazione del governatore lombardo Roberto Formigoni. Che dopo una trattativa telefonica con da una parte il governo e dall`altra il sindaco Mo- ratti, il presidente della Provincia Penati, quello della Camera di Commercio di Milano Carlo Sangalli, aveva inviato al premierBerlusconi una «proposta lombarda unitaria e condivisa». Che prevedeva non un vero cda, per non urtare la sensibilitàdellaMoratti, ma un`assemblea nella quale tutti i soci pubblici avrebbero avuto pari peso. In grado così di condizionare e controllare le decisioni del numero uno Soge. Dall`accordo lombardo sulla governancesarebbe stata escluso solo l`unico socio privato, la fondazione Fiera, per il suo evidente "conflitto di interessi".

    Dato che con ogni probabilità potrebbe essere lei ad affidare alcuni lavori per realizzare le strutture che ospiteranno l`Expo Milano 2015.

    http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=31750360

  6. #26
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    LA STAMPA del 15/09/08 Estratto da pagina 18

    P.07,11,
    La rete I boss a caccia di relazioni Le imprese Tentativi di infiltrarsi
    con alcuni amministratori locali nel tessuto economico della città
    per controllare gli affari futuri per condizionarne il business
    L'Expo che fa gola alla spa del crimine
    La `ndrangheta sugli appalti

    Cercano contatti, annusano il terreno, mandano avanti i loro «emissari». L'occasione è troppo ghiotta per lasciarsela scappare. In gioco ci sono appalti e lavori. Stiamo parlando di «Expo Milano 2015» e dei diversi miliardi di euro che si spenderanno per realizzare l'evento. La `ndrangheta ha fiutato l'affare e si sta muovendo. I suoi «sherpa» hanno già agganciato politici locali e imprenditori.
    E' inquietante lo scenario che inizia ad emergere dalle prime indagini della Procura di Varese, e che gli uomini della polizia giudiziaria stanno documentando e approfondendo con le intercettazioni telefoniche e ambientali, i pedina- menti, le foto e i filmati. Chi manovra le fila dei contatti con politica e impresa è Giovanni Cinque, un rappresentante della potente cosca degli Arena di Isola di Capo Rizzuto
    (Crotone). E' lui il personaggio che all'inizio dell'anno viene messo sotto osservazione per un traffico di stupefacenti nella provincia di Varese. Sua spalla, un altro pregiudicato legato alle 'ndrine calabresi, Francesco Franconeri, precedenti per una sfilza di reati, dalla bancarotta fraudolenta alla ricettazione.
    Le indagini però hanno sviluppi imprevisti. Giovanni Cinque ha frequentazioni anche politiche. Nulla a che vedere con il traffico di cocaina, però il rappresentante dei calabresi ha relazioni con esponenti politici locali. Come con il candidato al Consiglio provinciale di Varese Massimiliano Cationi di Forza Italia, e poi coni' consigliere comunale di Milano, Vincenzo Giudice, eletto nella lista «Forza Italia Moratti Sindaco», presidente del Consiglio di amministrazione di «Zero Impatto Non Carbonio - Zin- car srI», società a capitale misto pubblico e privato.
    Per arrivare ad arraffare anche una sola fetta della tor-
    ta c'è bisogno anche dei grimaldello delle, imprese. Chissà se Cationi o Giudice hanno capito quale stinco di santo è Giovanni Cinque. Chissà se lo hanno capito il presidente del Cda dell'Aler (Aziende Lombarde dì Edilizia Residenziale) di Varese, Paolo Galli, o l'imprenditore campano Francesco Salvatore.
    Dunque, i politici. Come Massimilano Cationi, assessore azzurro al territorio, alla viabilità e al commercio a Somma Lombardo. Ha 34 anni e alla vigilia delle elezioni dei 13 e 14 aprile 2008, che non solo sono politiche nazionali ma anche locali, è candidato alle Provinciali, in un collegio (Somma Lombardo, Vizzola e Ferno) per nulla «sicuro». Si dà da fare, batte il tasto dei salvataggio di Alitalia, pensando forse a Malpensa, e annuncia di aver trovato «soci» per salvare la compagnia aerea nazionale: imprenditori locali, naturalmente, che danno lustro alle attività alberghiere e a quelle legate ai servizi aeroportuali. Ci prova, insomma, a vincere e, forse gra-zie anche all'onda lunga berlusconiana e leghista, ottiene una valanga di voti. Quattromila. Grazie anche a Giovanni Cin que, rappresentante di quei calabresi immigrati a Somma Lombardo che sono pur sempre elettori. Anche Cinque, dopo il successo, festeggerà l'elezione. di Massimiliano Cationi.
    Il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha intanto vinto la sua battaglia. Per «Expo2015» è fatta. Se ne parla negli incontri nei bar, nei locali pubblici. Giovanni Cinque intrattiene Paolo Galli, presidente del, Cda dell'Aler (edilizia residenziale) e Francesco Salvatore, imprenditore edile e nel campo dell'informatica, sulle opportunità che si aprono con l'evento che si realizzerà. Incontri che si moltiplicano, che allargano la platea dei partecipanti. Partecipa pure Vincenzo Giudice, consigliere comunale milanese. Un passato al Pio Albergo Trivulzio, Giudice è stato eletto nel Consiglio comunale milane se nella lista «Forza Italia Mo- ratti Sindaco», ed è presidente del Consiglio di amministrazione della società mista, pubblica
    (comune di Milano) e privata «Zero Impatto Non Carbonio Zincar srl».
    Discussioni e ancora discussioni.. Probabilmente nel rispetto della legalità, finora. Resta il fatto che questi contatti meritano ancora. approfondimenti. E l'inchiesta da Varese sta per passare alla Procura distrettuale antimafia di Milano.
    a cura dell' Ufficio Stampa e Comunicazione

    http://tweb.interno.it///news/2008/0...0809151005.PDF

  7. #27
    Mé rèste ü bergamàsch
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    È lì davanti agli occhi come la metastasi è arrivata da quelle latitudini e si sia infiltrata ovunque, ovunque. Qualcuno volterà ancora la faccia da un'altra parte e farà finta che tutta va ben, madama la marchesa.

    http://www.rai.tv/mpplaymedia/0,,Rai...123378,00.html

  8. #28
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    Citazione Originariamente Scritto da Bèrghem Visualizza Messaggio
    È lì davanti agli occhi come la metastasi è arrivata da quelle latitudini e si sia infiltrata ovunque, ovunque. Qualcuno volterà ancora la faccia da un'altra parte e farà finta che tutta va ben, madama la marchesa.

    http://www.rai.tv/mpplaymedia/0,,Rai...123378,00.html
    potranno far finta di niente ancora per poco, quando cominceranno a risparmiare per mangiare, si sveglieranno.

    ma sarà troppo tardi, il coltello dalla parte del manico lo hanno gli altri, e lo sanno usare molto bene.

 

 
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