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Discussione: Gherra!!!!

  1. #21
    Sardista po s'Indipendentzia
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    Predefinito L’Altravoce cartaceo, 03/07/2008

    Una centrale a Oristano e le scorie nel Sulcis: il Governo punta a creare il fatto compiuto
    Nucleare, avanti in segreto

    La Sardegna nel mirino, serve una mobilitazione preventiva

    di Cinzia Isola

    L'ufficiosità della questione non rende il nucleare meno pericoloso: la sola idea che ancora una volta la Sardegna sia stata individuata come appetibile terra di conquista da suggellare con una bella centrale atomica basta a far scattare l'allarme.
    Che poi si (ri)pensi di utilizzarla anche come pattumiera per le scorie prodotte, rende la vicenda ancora più inquietante e preoccupante. Manca l'ufficialità, ma le indiscrezioni ormai, quelle si, ufficiali, bastano e avanzano a promuovere una legittima e sacrosanta opposizione preventiva. Tanto più che sul misfatto potrebbe calare il segreto di Stato: il rischio è quello di ritrovarsi, a cose fatte, delle pericolose ciminiere radioattive a fumare nell'Isola. Al momento, sono queste le uniche cose certe: poco prima delle elezioni politiche l'ex ministro dell’ambiente Alfonso Pecoraio Scanio aveva dato notizia dei potenziali siti promossi per accogliere le centrali: Trino (Vercelli), Fossano (Cuneo), Chioggia, Monfalcone, Ravenna, Caorso (Piacenza), Scarlino (Grosseto), San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno), Latina, Garigliano (Caserta), Mola (Bari), Scanzano Jonico (Matera), Palma (Ragusa) e Termoli (Campobasso). Tra questi è spuntata pure Oristano: piana di Cirras, per l'esattezza, tra Santa Giusta e Arborea.
    All'epoca, in pieno clima preelettorale, il Popolo delle libertà nego tutto: del resto si tratta di un tema particolarmente caldo per l'Italia. Tanto da alterare il risultato elettorale. Non dimentichiamolo: nel novembre del 1987 gli italiani bocciarono il nucleare con il referendum abrogativo. Con percentuali poco opinabili, intorno all'80%. In quell'anno, dunque, di fatto è stato sancito l'abbandono, da parte dell'Italia, del ricorso al nucleare come forma di approvvigionamento energetico. Quando si dice, la memoria corta.

    Il ritorno in sella al governo del Cavaliere ha rimesso la volontà popolare nel cassetto: il nucleare serve a garantire l'indipendenza energetica, sostiene il centrodestra. Ma garantire a chi?
    La Sardegna produce energia d'esportazione: perché mai dovrebbe concedere allo Stato l'ennesima servitù? La Sardegna, terra del vento e del sole, ha un governo impegnato nella promozione delle energie alternative.

    Per quanto riguarda la produzione energetica, la regione può vantare un surplus da destinare all'esportazione.
    Lo confermano i dati fornite per il 2007 da Terna (trasmissione elettricità rete nazionale):la produzione destinata al consumo è pari a 13.559,1 gwh, la richiesta si attesta invece sui 12.735gwh.
    Ambientalisti sul piede di guerra, com'era prevedibile. Ma da un punto di vista strettamente politico la predisposizione “atomica” del governo Berlusconi spinge a riconsiderare la vocazione federalista di alcune sue componenti: se vale la logica del federalismo fiscale, dovrebbe valere pure quello nucleare.

    Ma intanto, per ora, non arrivano né conferme ne smentite ufficiali. A far sentire la propria voce in Parlamento, recentemente, l'ex presidente della regione e ora deputato dell’Italia dei valori Federico Palomba, che ha presentato un’interrogazione al ministero per le attività produttive Claudio Scajola.
    Per esprimere non solo «viva preoccupazione», ma per ricordare come la Sardegna in nome della ragion di Stato, abbia già tollerato l'80% delle basi militari esistenti in Italia. «Ha sopportato per questa situazione un carico assai pesante costituito anche da malattie collegabili con la loro presenza di uranio impoverito». Poi tutti gli elementi che di fatto sconsigliano l'Isola come candidata naturale per ospitare centrali nucleari: l'insularità, la distanza, i costi per il trasporto. Insomma: «È vero che il governo intenderebbe installare centrali nucleari in Sardegna?». In attesa di risposte certe, c'è solo da augurarsi che per il governo Berlusconi non si tratti di silenzio assenso.

    http://www.altravoce.net/pdf/altravoce_20080703.pdf

  2. #22
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    Predefinito LA NUOVA (Nuova Sardegna), 9 luglio 2008

    Nell’isola diminuisce il consumo di elettricità
    Scajola: regioni insulari
    interessate al nucleare

    CAGLIARI. Ci sarebbero anche «regioni insulari» tra quelle interessate ad ospitare centrali nucleari. Lo ha detto il ministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola, senza però specificare di quali regioni si tratti. Il ministro ha parlato del futuro nucleare dell’Italia nella sede genovese di Ansaldo Energia che proprio su suo invito nel 2005 creò la società Ansaldo Nucleare dalla divisione esistente che progettava impianti da realizzare all’estero. «Mi auguro che in Italia avvenga come negli Usa e in Francia dove sono le comunità locali a chiedere le installazioni delle centrali per ottenere agevolazioni di vario genere.
    Ci impegneremo per sfatare il tabù che le centrali nucleari fanno paura - ha aggiunto il ministro - ma la maggioranza degli italiani ha capito che non bisogna temere il nucleare e che questa energia è necessaria. Nel mondo sono in funzione più di 300 centrali e di queste 45 sono ai confini dell’Italia e producono energia che paghiamo fino al 30% in più».

    Intanto però il 2007 conferma la Sardegna tra le nove regioni italiane in surplus di produzione (+5,3%) rispetto al fabbisogno elettrico. La domanda è scesa dell’1,1% pari a 12,6 miliardi di kilowattora (3,7% del totale nazionale), con un consumo di 7.099 kWh per abitante. E’ quanto rileva Terna, la società responsabile della trasmissione dell’energia elettrica. Consumi in calo in tutti i settori: -4,7% l’industria, -2,7% l’agricoltura, -1,9% il domestico, -1% il terziario. Segnali probabilmente di una crisi che investe dalle famiglie alle aziende.
    Cagliari (4,3 mld kWh), Carbonia- Iglesias (3,4 mld) e Sassari (1,6 mld) le province con il più alto fabbisogno. Quanto alle centrali elettriche, sale a circa 3.900 MW la potenza installata, con un +15,2% dell’eolico. Complessivamente, la produzione nell’isola è stata di 13,3 miliardi di kWh, in calo del 2,1% rispetto al 2006. In dettaglio, la produzione idroelettrica (0,6 mld) è scesa dell’11,6%, quella termoelettrica (12,5 mld) è diminuita del 2,5%. In crescita, invece, la produzione eolica (0,6 mld), che ha chiuso il 2007 con un +2,8%. Buona la performance del fotovoltaico: nulla nel 2006, si è attestata lo scorso anno a 1,5 milioni di kwh. Il surplus, in_ne, come energia fornita all’estero e alle altre regioni, è stato circa 0,7 miliardi di kWh (5,3% del fabbisogno), registrando un calo del 18,7%.

    http://www.regione.sardegna.it/docum...0709085920.pdf

  3. #23
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    Predefinito L’Altravoce, 9 luglio

    mercoledì 9 luglio 2008

    Conferma di Scajola: il nucleare anche
    “in regioni insulari”. Allarme-Sardegna
    ma esporta energia: si produca dove serve


    Come prevedibile e previsto, anzi annunciato dal nostro giornale da un mese e mezzo, anche la Sardegna è compresa nel programma di centrali nucleari che il governo intende realizzare in Italia. La conferma ufficiale viene dal ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola, secondo il quale anche «regioni insulari» figurano tra quelle interessate ad ospitare centrali nucleari. Secondo l'agenzia Ansa, non ha precisato a quali regioni facesse riferimento. Ma è fin troppo noto che la Sicilia è fortemente sisimica e dunque a rischio massimo. Altre regioni insulari non ci sono: a parte la Sardegna, a meno che non si voglia installarle all'Elba o Capri . Si conferma dunque l'allarme più inquietante. Rintuzzabile tuttavia con i dati forniti dallo stesso Scajola. Ha confermato che per il 2007 la Sardegna è tra le nove regioni italiane in surplus di produzione (+5,3%) rispetto al fabbisogno elettrico. La domanda è scesa dell'1,1% pari a 12,6 miliardi di kilowattora (3,7% del totale nazionale), con un consumo di 7.099 kWh per abitante.
    Sono i dati della Terna, la società responsabile della trasmissione dell'energia elettrica. Consumi in calo in tutti i settori: -4,7% l'industria, -2,7% l'agricoltura, -1,9% il domestico, -1% il terziario. Segnali probabilmente di una crisi che investe dalle famiglie alle aziende. Cagliari (4,3 mld kWh), Carbonia-Iglesias (3,4 mld) e Sassari (1,6 mld) le province con il più alto fabbisogno. Quanto alle centrali elettriche, sale a circa 3.900 MW la potenza installata, con un +15,2% dell'eolico. Complessivamente, la produzione nell'isola è stata di 13,3 miliardi di kWh, in calo del 2,1% rispetto al 2006. In dettaglio, la produzione idroelettrica (0,6 mld) è scesa dell'11,6%, quella termoelettrica (12,5 mld) è diminuita del 2,5%. In crescita, invece, la produzione eolica (0,6 mld), che ha chiuso il 2007 con un +2,8%. Buona la performance del fotovoltaico: nulla nel 2006, si è attestata lo scorso anno a 1,5 milioni di kwh. Il surplus, infine, come energia fornita all'estero e alle altre regioni, è stato circa 0,7 miliardi di kWh (5,3% del fabbisogno), registrando un calo del 18,7%.
    Si tratta dei dati pubblicati due volte, con le tabelle ufficiali, da l'Altravoce. Contengono, ora con il timbro del ministro, la decisiva motivazione perché la Sardegna possa e debba dire no preventivamente e radicalmente. Ha un surplus di energia elettrica, produce più di quel che consuma e questo trend è destinato a salire. Non abbiamo bisogno di altra energia. Dunque: nucleare no, senza grazie: e ancor più per le scorie. Le centrali si facciano dove serve più energie: onori e oneri. Rivendichiamo anche noi il federalismo: nucleare come quello fiscale voluto dal Nord.
    (gm)
    http://www.altravoce.net/2008/07/09/allarme.html



    mercoledì 9 luglio 2008


    Incidente nucleare con black out di 12 ore
    l'uranio contamina due fiumi francesi
    a 160 chilometri dal confine con l'Italia


    di Domenico Quirico*

    Tutti negano che ci siano rischi e ricordano, per confermare, che nella terribile graduatoria del pericolo nucleare che va da 0 a 7 l’allarme lanciato ieri si ferma all’1. Non c’è possibilità, almeno pare, di contaminazione dell’aria. Ma il consumo di acqua potabile, pesca e irrigazione in tre comuni della turistica Vaucluse sono stati vietati. La paura non si è dissolta nonostante le rassicurazioni delle autorità. E le associazioni ecologiste non si fidano, vogliono più informazioni. E subito. Preoccupa che l’incidente al sito di Tricastin (160 chilometri in linea d’aria dal confine italiano), dove si lavora il materiale nucleare per la centrale, la più grande di Francia, sia avvenuto alle 6.30 del mattino e che le informazioni, tranquillizzanti, siano state diffuse 12 ore dopo.
    Pratica che ricorda tristi precedenti di incidenti nucleari anche gravi. Si nota poi che neppure ieri sera i responsabili della «Socatri», un’associata di Areva, azienda numero uno nel mondo per il nucleare, erano ancora in grado di spiegarnee le cause tecniche dell’incidente, il primo di questo tipo nel mondo. Secondo la versione ufficiale l’incidente è avvenuto durante le normali operazioni di pulizia di una vasca di custodia. Una quantità di 30 metri cubi di soluzione radioattiva si è sparsa al suolo. Una parte ha raggiunto i corsi d’acqua de La Gaffière e dell’Auzon. Le ragioni dell’incidente sarebbero «cedimenti tecnici», dizione vaga che innesca altri sospetti. I liquidi contenevano, per ammissione delle stesse autorità della centrale , dodici grammi di uranio per litro, ovvero 360 chilogrammi, una parte dei quali, non si sa esattamente quanta, è finita nei corsi d'acqua.
    Sono, come si vede, cifre impressionanti; e secondo le associazioni ecologiste superano di cento volte il massimo che l’impresa Socatri è autorizzata a disperdere in un anno intero. Senza contare che questi calcoli non tengono conto dell’eventuale presenza di uranio di rilavorazione la cui dispersione è totalmente vietata. Sono scattate le operazioni di emergenza mentre l’autorità di sicurezza nucleare spediva esperti in tv ad assicurare che «non c’è assolutamente alcun rischio per la sanità pubblica». Anche dalla prefettura venivano sfornati comunicati intrisi di sollievo: «Non ci sono segnali che siano state inquinate le falde freatiche, quanto alle acque superficiali le misurazioni dimostrano che l’inquinamento sta diminuendo di ora in ora».
    Il consumo di acqua potabile infatti non è stato vietato: nei bacini di Trop Long, Baltarces e Girardes il tasso di 2 microgrammi di uranio per litro è conforme al normale. Ma i risultati delle ultime analisi le più dettagliate, saranno note solo stamani. Anche il sindaco di Bollène, il comune dove sorge l’impresa, Marie Claude Bompard, ha dichiarato che «per il momento tutto va bene». Per il momento. Non certo per la commissione di ricerca e di informazione indipendente sulla radioattività (Cirad) che ha denunciato la mancanza di affidabilità di Tricastin. Catastrofici quelli di «Sortir du nucleaire»: «360 chili di uranio dispersi nell’ambiente. E’ impossibile che quanto è successo non abbia conseguenze sulla salute della popolazione». L’incidente coincide con la tambureggiante campagna di Sarkozy per propagandare il nucleare francese nel mondo. Il presidente vuole sfruttare uno di settori in cui la Francia è all’avanguardia e fare incetta di contratti per nuove centrali e forniture di uranio nel. E’ il grande affare dei prossimi anni. Purché non ritorni la sindrome di Chernobyl.

    (*da “La Stampa.it”)

    http://www.altravoce.net/2008/07/09/nucleare.html

  4. #24
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    Predefinito l’Altravoce cartaceo, Venerdì 11 luglio

    La dichiarazione del ministro Scajola conferma l’allarme lanciato sul nostro giornale da due mesi

    Si stringe il cappio nucleare
    dalla Sardegna ancora no, senza grazie


    Rischio massimo anche per le scorie: l’isola “culla atomica” del Mediterraneo

    di Cinzia Isola

    Sul nucleare si stringe il cerchio. Un cappio che potrebbe chiudere la bocca dei sardi, strozzati dietro il segreto di Stato.Dopo le “voci”, ora ci sono le parole del ministro Claudio Scajola. Parole che pesano come un macigno sul futuro dell'Isola: tra le candidate ad ospitare centrali atomiche ci sarebbero anche «regioni insulari». Senza sbilanciarsi su quali, il ministro per lo sviluppo economico del governo Berlusconi, affida comunque la sua sortita alla logica dei numeri. Le regioni italiane e insulari sono solo due: la Sardegna e la Sicilia.Ma per chi non lo sapesse, la Sicilia è la terza regione italiana a rischio sismico dopo Calabria e Campania. Quanto basta per sconsigliare l'ipotesi di realizzarci sopra una centrale atomica. E la Sardegna? Rischio sismico tendente allo zero, densità abitativa perfetta a soddisfare i parametri di appetibilità nucleare.

    Così quelle che sembravano solo voci, incominciano a delineare un piano ben preciso. Del resto proprio su queste pagine, e non per generare inutili allarmismi, lo avevamo anticipato: tra i siti preferiti per impiantare una bella ciminiera radioattiva era stata individuata la piana di Cirras, tra Santa Giusta e Arborea.

    A spifferare i piani atomici del Popolo delle libertà, era stato l'ex ministro all'ambiente Pecoraro Scanio: a pochi giorni dal voto, fu tacciato di essere un falsario, di voler condizionare l'esito delle elezioni. Con scarso successo, comunque: il Cavaliere ha vinto e nonostante la conferma del ritorno al nucleare in Italia, resta saldamente in sella. Resta da vedere cosa accadrà quando si smetterà di giocare con le mappe virtuali e si passerà ai fatti: l'energia nucleare nelle case degli italiani è una cosa, la centrale nucleare in casa propria è un'altra.

    Tanto più in casa nostra: la Sardegna è autosufficiente dal punto di vista energetico e produce un surplus da esportazione. Lo ha confermato lo stesso Scajola: la Sardegna, per il 2007, è tra le nove regioni italiane che produce più del suo fabbisogno elettrico (+5,3%). Ma è anche una regione, lo dice Terna (società responsabile della trasmissione dell'energia elettrica), dove i consumi sono in calo: la domanda è scesa dell'1,1% pari a 12,6 miliardi di kilowattora (3,7% del totale nazionale), con un consumo di 7.099 kWh per abitante.
    Consumi che confermano un calo in tutti i settori: -4,7% l'industria, - 2,7% l'agricoltura, -1,9% il domestico, -1% il terziario. Complessivamente, la produzione nell'isola è stata di 13,3 miliardi di kWh, in calo del 2,1% rispetto al 2006. In dettaglio, la produzione idroelettrica (0,6 mld) è scesa dell'11,6%, quella termoelettrica (12,5 mld) è diminuita del 2,5%. In crescita, invece, la produzione eolica (0,6 mld), che ha chiuso il 2007 con un +2,8%. E buona risulta la performance del fotovoltaico: nulla nel 2006, si è attestata lo scorso anno a 1,5 milioni di kwh. Il surplus, come energia fornita all'estero e alle altre regioni, risulta pari a circa 0,7 miliardi di kWh (5,3% del fabbisogno) e rispetto all'anno precedente registra un calo del 18,7%. Un calo che, tuttavia, non intacca minimamente l'autosufficienza energetica dell'Isola. Che non cambia di una virgola, l'opposizione preventiva ai piani del Governo Berlusconi:
    eleggere la Sardegna a culla atomica del Mediterraneo stride fortemente con la marcata vocazione della regione sarda fortemente orientata allo sfruttamento delle energie rinnovabili.

    Il silenzio dei colpevoli
    nel Pd, atomo in bocca



    L'Italia va verso il nucleare: e la Sardegna? Ora non si tratta più di indiscrezioni pre elettorali del sempre verde Pecoraro Scanio. Stavolta è il ministro Scajola a parlare di “regioni insulari” nel pacchetto nucleare del Governo. Anche il silenzio può essere radioattivo.Unica voce ribelle Federico Palomba, deputato dell'Italia dei valori.
    Ha presentato un interrogazione: è vero che il Governo intenderebbe installare centrali nucleari in Sardegna?. Silenzio e mezze verità. Come un segreto, di Stato.Ma fa scandalo il silenzio, l’assenza di reazioni – non per voci generiche ma davanti a una prospettiva concreta - del centrosinistra.
    Tutto preso dai suoi convulsi, miseri problemi interni. D’altro canto, come sorprendersi?
    Il Pd non ha detto una parola davanti allo scippo dei voti dei sardi e di cinque deputati paracadutati nell’Isola, di obbedienza esclusivamente berlusconiana, non al servizio non della Sardegna. Già, era il tempo della campagna elettorale buonista, neanche una parola che non fosse soft verso la destra. Che ora ripaga con gli interessi: a schiaffoni.



    Appena eliminato il rischio dei sottomarini americani, inaccettabile una nuova imposizione da Roma

    No alla “servitù atomica”, all’energia per il Nord
    in piazza come nel 2003 contro le scorie di Berlusconi


    In soli vent'anni l'Italia cambia volto. E poco importa se, alla fine, si tratta solo di un voltafaccia dei suoi governanti: nel novembre del 1987 gli italiani bocciarono il nucleare con il referendum abrogativo. Con percentuali poco opinabili, intorno all'80%. In quell'anno, dunque, di fatto è stato sancito l'abbandono, da parte dell'Italia, del ricorso al nucleare come forma di approvvigionamento energetico.

    Quando si dice, la memoria corta.
    Il ritorno in sella al governo del Cavaliere ha rimesso la volontà popolare nel cassetto: il nucleare serve a garantire l'indipendenza energetica, sostiene il centrodestra. Ma garantire a chi? La Sardegna produce energia d'esportazione: perché mai dovrebbe concedere allo Stato l'ennesima servitù?In tempi più recenti, correva l'anno 2003 (sempre Berlusconi al timone dello Stivale), l'Isola fu protagonista di una mobilitazione popolare senza precedenti contro il nucleare. Allora si trattava “solo” di scorie: vista la rivolta di Scanzano Jonico (Basilicata), qualcuno penso bene di rifilare in Sardegna i residui radioattivi.
    Con questo risultato: manifestazioni di piazza, un referendum abrogativo contro la legge regionale 8/2001 e una legge regionale che vieta la presenza anche provvisoria di materiali nucleari non prodotti nel proprio territorio.
    Il Governo, poi, impugnò quella legge: le scorie nucleari sarebbero “merci” e la Regione non può impedire la libera circolazione. Palazzo Chigi chiamò in causa la Consulta, ottenendone, anche con altre argomentazioni, la cancellazione.
    La proposta di legge per denuclearizzare la Sardegna fu avanzata dai 35 consiglieri dell'opposizione di centrosinistra (Ulivo più Rifondazione Comunista e Partito Sardo d'azione), e firmata anche dai colleghi di centrodestra.

    Ma intanto per salvare il suo delfino Mauro Pili, allora alla guida della Regione, Silvio Berlusconi fece, come spesso nella sua storia politica, una bella retromarcia ufficiale: «In Sardegna non si farà mai:le scorie non arriveranno qui». Ha detto: “mai”. Questione d'onore: la sua parola, contro la sua.

    Con una conclusione che tutti dovremo brandire con forza: siamo usciti dalla servitù atomica dei sottomarini americani, subita dal 1972 e rimossa neanche un anno fa. Non si può accettarne un’altra, doppia, per produrre energia che anzi non serve. Lo sviluppo del Nord federalista passa per il bisogno di energia: se la produca. Noi dobbiamo battere altre strade.

    C.I.

    http://www.altravoce.net/pdf/altravoce_20080711.pdf

  5. #25
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    Predefinito Il Sardegna, 12 luglio 2008

    Tricastin. Alcune acque radioattive hanno contaminato due fiumi

    Francia, fuga d'uranio
    nella centrale nucleare


    L'autorità per la sicurezza francese ha chiesto lo stop immediato dell'impianto d'Oltralpe

    Giovanni Caretti

    ■ Allarme nucleare nel sud della Francia. Lunedì scorso nella centrale di Socatri, a Tricastin, si è verificata una fuoriuscita di acque contenenti uranio e una parte di queste si sarebbe riversata in due fiumi.
    L'incidente avrebbe allarmato l' Autorità per la sicurezza nucleare francese che ha chiesto alla Socatri, la società satellite del colosso energetico Areva, di sospendere l'attività dell'impianto e di prendere «misure immediate di messa in sicurezza». La centrale di Tricastin si trova a nord di Avignone, a circa 300 chilometri dal confine con l’Italia. In un’ispezione svolta giovedì negli impianti di Tricastin, l'Asn ha rilevato che una delle cisterne della struttura colava ancora in un bacino di ritenzione non stagno e che nel canale, ormai secco, in cui si era riversata parte della fuoriuscita accidentale, in caso di pioggia si sarebbe potuta accumulare acqua sufficiente per trascinare di nuovo all’esterno detriti contaminati.
    Per quanto riguarda le circostanze dell’incidente, in cui durante un trasferimento d’acqua tra due cisterne una paratoia difettosa aveva consentito il passaggio dell’acqua contenente uranio in un bacino di ritenzione crepato da cui la perdita si è diffusa, l’Asn ha parlato di «una serie di disfunzioni e di negligenze umane che non è accettabile». Criticati in particolare i tempi di reazione dei responsabili della centrale, che pur avendo constatato già alle 23 di lunedì 7 luglio la presenza di fuoriuscite nelle zone vicine, non ha messo in atto un piano di emergenza fino alle 5 e 30 del giorno dopo. Inoltre, ha denunciato il responsabile Asn di Lione Charles-Antoine Louet, «il bacino di ritenzione era già rotto e non è stato riparato, anche se l’azienda sapeva». Non è la prima volta che l’Asn critica la gestione della stazione di Tricastin da parte di Socatri. Già nel rapporto 2007 sullo stato della sicurezza nucleare nella regione si parlava di «perdite ripetute». Gli ambientalisti protesteranno oggi a Parigi per la mancata allerta. ■

  6. #26
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    Predefinito Repubblica — 14 luglio 2008 pagina 1 sezione: AFFARI FINANZA

    Nucleare, ecco i rischi del nuovo sogno italiano



    Il problema dei siti nucleari? E' già risolto. Sarà ripristinata l' originaria vocazione di Montalto, Caorso e probabilmente Trino Vercellese. Ci sono poi altri 34 comuni di cui il ministro Scajola giura di avere in tasca l' adesione, di cui uno in Sicilia e uno in Sardegna. Persino per lo stoccaggio delle scorie il posto ci sarebbe, fra i calanchi della provincia di Matera. Il governo va avanti con i suoi proclami, ma intanto cresce la perplessità non solo presso i parlamentari dell' opposizione, ma fra economisti e scienziati: «Avete pensato al problema delle forniture di uranio?», attacca Carlo Rubbia, Nobel per la fisica, al convegno organizzato dai radicali venerdì scorso. «Ce n' è pochissimo in tutto il mondo, e il prezzo si sta impennando peggio del petrolio».Il Partito democratico, e tutta l' opposizione, non sono pregiudizialmente contrari. Solo che insistono sui tanti punti ancora irrisolti, sicurezza e soprattutto costi. «E' vero che la tecnologia si è evoluta, ma non vogliamo che all' ideologia dell' antinucleare si sostituisca l' entusiasmo fanatico del nucleare che porta ad uguali delusioni», dice Emma Bonino. «In tutti questi anni la politica si è disinteressata all' energia». Il problema è solo di sicurezza? «Su questo punto risponde la Bonino parlano le notizie inquietanti degli incidenti in Svezia e Francia (dove la centrale di Tricastin è stata chiusa per la fuoriuscita di acqua radioattiva, ndr). Ma poi manca un quadro corretto dei costi e della loro copertura. C' è l' esempio della Finlandia, dove stanno costruendo una centrale e sono in ritardo di due anni sui tempi previsti e del 50% sul budget. Da noi, il governo ha detto che entra dicembre renderà noti i criteri per i siti, e poi farà la conferenza programmatica: non sarebbe più logico invertire i tempi?». La partita dei costi è controversa. L' Enel sostiene che servono cinque centrali al costo di 3,54 miliardi di euro l' una, quindi una ventina di miliardi, e si dice in grado di autofinanziare l' investimento. Francesco Troiani, responsabile per l' Enea del nucleare, è più ottimista: «Siamo intorno ai 3 miliardi, per i tempi parliamo di 7/8 anni, ma soprattutto teniamo presente che grazie ai miglioramenti tecnologici la durata di vita di una centrale si sta allungando oltre i 30 anni». Giuseppe Zampini, amministratore delegato di Ansaldo Energia, puntualizza: «Servirebbero, per poter arrivare al 2025% del fabbisogno elettrico, come indicato dal governo, una decina di reattori di terza generazione per un costo complessivo di 2040 miliardi di euro. Quanto ai tempi, a noi cinque anni basterebbero compresa la progettazione, sempre che il governo semplifichi l' iter autorizzativo, che oggi prevede ben 24 diversi permessi tutti ugualmente difficili da ottenere». Quanto al combustibile, c' è l' avvertimento di Rubbia: «Se la dinamica sarà la stessa che l' uranio ha seguito dal 2000 ad oggi, aumentando di venti volte da 7 a 130 dollari per libbra, potrebbe arrivare a 500, e il costo dell' elettricità nucleare schizzerebbe da 40 a 65 euro per Megawatt, un livello insostenibile». Si aggiunge il problema della disponibilità: «Le riserve conosciute valgono non più di una trentina d' anni, per due terzi il mercato dipende dalle forniture militari, e il più grande impianto di estrazione, quello di Cigar Lake in Canada, tarda ad entrare in esercizio». Contro l' entusiasmo del governo, e le affermazioni avventate come quella di Berlusconi che al G8 ha proclamato che «saranno costruite mille centrali nucleari», frenano anche economisti che non possono certo essere accusati di antinuclearismo ideologico, come Alberto Clò, docente di Economia industriale all' Università di Bologna: «In tutto il mondo, la costruzione di centrali nucleari si è praticamente fermata da vent' anni a questa parte. Perché? Perché, principalmente per il costo elevato degli impianti, l' era nucleare è finita. Le liberalizzazioni concorrenziali l' hanno messo fuori mercato, e descrivere un' industria nucleare sana significa solo metterla in politica. Se si vuole riaprire il discorso, va eliminata la faziosità». Viste le premesse, si allontana più l' ipotesi che alla costruzione delle centrali possano partecipare i privati. «Sono in ballo investimenti giganteschi, che lo stato prima di affrontare intanto deve intraprendere un dibattito democratico ben diverso da quello avviato in Italia spiega la Bonino e poi deve chiedersi: ma siamo proprio sicuri che una tale massa di risorse non potrebbe essere più convenientemente canalizzata verso investimenti nelle fonti alternative, davvero pulite e meno pericolose, per non parlare di seri programmi di sviluppo sostenibile e risparmio energetico? Noi vogliamo aprire un dibattito che parta da un' analisi obiettiva, mentre gli annunci del governo prescindono da una strategia trasparente e consapevole. Abbiamo l' impressione che il governo parli di centrali nucleari come se fossero edifici qualsiasi». Spettatore interessato all' esito delle polemiche in corso, è l' Ansaldo Energia, azienda pubblica di riferimento per l' eventuale rinascita del nucleare italiano. Zampini, Ceo del gruppo, conferma: «Alcuni dei siti che hanno ospitato centrali nucleari potrebbero essere rianalizzati a fronte delle nuove norme che il governo varerà. Caorso e Montalto potrebbero essere riconsiderati. Escluderei Latina e Garigliano perché intorno ad essi sono nate case, fabbriche, coltivazioni». Per Trino il discorso è più complesso, e prima di ripristinarlo servirebbero lavori di riassetto territoriale. E il sito di stoccaggio di Scanzano, in Basilicata? «Quando fu identificato, 25 anni fa, furono fatte accurate analisi fisicogeologiche che ne accertarono l' affidabilità. Non credo che le condizioni geologiche siano cambiate. Però per prima cosa vanno tenuti presenti gli avanzamenti nel ciclo del combustibile, che viene oggi trattato e ritrattato all' interno dell' impianto in sicurezza, e la parte di rifiuti è minima. La sostanza più pericolosa è il plutonio, ma ne escono alla fine solo 9 chili per ogni tonnellata di combustibile impiegato, una quantità che ritengo gestibile». Zampini, 62 anni, era nel gruppo dirigente della Nira (Nucleare italiana reattori avanzati) negli anni '70 e ' 80: «Dopo il referendum del 1987, in una settimana perdemmo ordini per tremila miliardi di lire», ricorda. Ora, come segnale di goodwill ha annunciato la quotazione in Borsa dell' Ansaldo Energia entro i primi mesi del 2009, e vuole portare il fatturato dal miliardo del 2007 a 1,7 del 2010. «E' urgente rilanciare la scuola italiana. Avevamo 1.500 ingegneri fra i più preparati del mondo, ora siamo in 200. Abbiamo cercato di mantenere le competenze lavorando all' estero: al Superphoenix in Francia, all' impianto di Cernavoda in Romania, alla centrale di Sanmen in Cina, nei programmi sperimentali internazionali». Oggi, il 75% di un impianto può essere realizzato dall' industria italiana contro il 90% del passato: per riqualificare i tecnici nazionali, l' Ansaldo ha varato con l' Istituto di fisica nucleare del Cnr, un master in ingegneria specializzata che partirà in autunno a Genova. «L' obiettivo è reinserirsi in un gruppo di paesi all' avanguardia, realizzando i reattori di terza generazione avanzata per essere pronti a intraprendere la quarta generazione, che però non potrà partire prima del 2040: non possiamo aspettare fino ad allora». - EUGENIO OCCORSIO
    http://ricerca.repubblica.it/repubbl...-italiano.html

  7. #27
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    Nel forum “politica nazionale” di POL ci sono diverse discussioni sul tema del nucleare, con riferimento ad interessanti documenti; riporto uno degli ultimi link.
    Propongo anche il link del recente Convegno promosso dai Radicali italiani.


    Nucleare? Ma anche no ...
    http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=445339


    Ritorno al nucleare. Conviene? Risolve?
    Roma, 11 luglio 2008
    http://www.radioradicale.it/scheda/258246

  8. #28
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    Predefinito Nel frattempo…

    In questi ultimi dieci giorni, abbiamo letto di altri “incidenti” avvenuti in centrali nucleari francesi.
    E’ una delle risposte a chi vorrebbe contrabbandare la “sicurezza” di tali impianti.
    Mi sembra utile aggiornare la rassegna stampa in proposito, fornendo i link con i rispettivi titoli degli articoli.


    REPUBBLICA, 18 luglio ‘08

    Francia, nuova fuga radioattiva
    Governo: ispezioni nei siti nucleari




    STAMPA, 23/7/2008 - ALLARME NUCLEARE
    Francia, 100 operai della centrale
    di Tricastin lievemente contaminati





    Link di discussioni in Politica OnLine

    (18 luglio)
    Nuova fuga radioattiva
    http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=449092

    Nucleare: Francia, 100 Operai Leggermente Contaminati

    http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=450267

  9. #29
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    Il Sardegna, 22 luglio ‘08


    FRANCIA
    Centrale nucleare:
    15 operai contaminati


    Quindici operai sono stati leggermente contaminati in modo non pericoloso per la salute in una centrale nucleare francese. Il fatto è avvenuto nell'impianto di Saint-Alban/Saint Maurice nella zona sud-orientale.
    L'incidente è stato svelato dalla stampa e non è stato riconosciuto dall'Agenzia nazionale per il nucleare. «I lavoratori di una ditta esterna - dice l'azienda - sono stati contaminati durante un intervento in un cantiere di manutenzione». ■



    Il Sardegna, 24 luglio ‘08

    Francia. Perdita di cobalto 58 a Tricastin, a 200 km dall'Italia. E’ il secondo incidente in 16 giorni
    Fuga radioattiva dalla centrale
    cento gli operai contaminati


    Ma il direttore dell'impianto assicura che la situazione non è grave: «Allarme di livello zero»

    Tommaso Miraglia

    Cento operai della centrale nucleare del Tricastin, in Francia, sono stati contaminati dalle radiazioni. L'incidente si è verificato intorno alle 9,30 in seguito alla fuoruscita di polvere radioattiva da una tubatura nel reattore numero 4, fermo perché erano in corso le operazioni di manutenzione. Si tratta della stessa centrale in cui alcuni giorni fa c'era già stata una fuga di materiale radioattivo. Gli operai irradiati nella centrale, che si trova poco più di 200 chilometri dall’Italia, sono stati contaminati dal cobalto 58. Secondo il direttore generale della centrale Alain Peckre l’incidente sarebbe «di nessuna gravità» e classificabile come '0' in una scala fino a livello '7'. «Cento persone - ha affermato Stephanie Biabaut, portavoce della centrale - sono state leggermente contaminate per radiazioni quaranta volte inferiori ai limiti regolamentari annuali».

    QUANDO L’ALLARME si è messo a suonare per la fuga nel reattore, i dipendenti sono stati evacuati d’urgenza dalla centrale. Quelli colpiti presentavano segni di contaminazione da cobalto 58, un “metallo bianco” che entra nella composizione di leghe speciali, pneumatici e coloranti ma che, attivato a livello radio, è presente nei reattori e da solo possiede il 39% di tutta l'attività irradiante. I dipendenti che hanno subito la contaminazione da cobalto 58 sono stati visitati e rimandati a casa.
    Per loro, secondo le autorità sanitarie, non esisterebbero infatti pericoli immediati. Quello di ieri è il terzo incidente nucleare che si verifica nella regione in meno di 16 giorni. Le prese di posizione per quanto accaduto oltralpe non hanno tardato ad arrivare anche in Italia.
    E a rinfocolare fatalmente le polemiche sul nucleare si-nucleare no. Anche perché il Governo Berlusconi ha annunciato la volontà di riprendere il programma nucleare per far fronte alla crisi energetica. «Sul gravissimo incidente alla centrale nucleare di Tricastin nel Sud Est della Francia, che vede coinvolti cento operai, le autorità italiane vigilino attentamente». Lo dichiara il senatore Roberto Della Seta del Pd, secondo il quale si tratta di «un fatto di una gravità inaudita che mette a rischio la vita di migliaia di persone e i cui effetti non siamo ancora in grado di determinare. Più che ad una centrale sembra di essere di fronte ad un colabrodo». A parere di Angelo Bonelli, esponente dei Verdi, «la catena d’incidenti alle centrali nucleari francesi dimostra quanto il ritorno all’atomo sia altamente pericoloso. Il nucleare radioattivo è, infatti, è insicuro e costoso e non è una soluzione né alla questione climatica che a quella energetica».

  10. #30

 

 
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