



Biondini ci conferma che il MRE è entrato nel PD senza rispettare il proprio statuto.
E se da un lato, come sottolinea Lucrezio, per tale violazione è responsabile totalmente la struttura MRE, dall'altro lato aderire individualmente al PD è ormai divenuto impossibile per un emmerista serio, perché significherebbe avallare la violazione statutaria.


E no! Caro *******!!!
Biondini non gradisce che gli si mettano in bocca delle cose altrui!
So di certo che si è attivato il rinnovo del tesseramanto perchè in autunno ci sarà un nuovo congresso. Così mi è stato assicurato!
Le norme Statutarie (un pò confuse!) io non le conosco e lascio ai Dottori come te e voi l'intepretazioni più o meno consoni!!!
All'autunno!!! E PREPARATE LE LAME!!!!![]()
Ciceruacchio


Perché dunque Luciana Sbarbati non ha atteso il Congresso, prima di iscriversi al PD? Quale deliberato degli organi nazionali lo consente?
Nel mese di aprile scorso Manfredo Boni è stato eletto tesoriere del PD bresciano. Si è dimesso immediatamente da tutte le cariche all'interno del MRE. Perché Luciana Sbarbati non fa altrettanto?![]()


Cosa centra il Tesoriere Bresciano con la Segretaria?
Preparatevi al Congresso ed è li che "FAREMO I CONTI!!!"
Ciceruacchio




Credo di aver più volte espresso il mio dissenso da quanto avvenuto e di aver, inoltre, sottolineato come se l'MRE non è da considerarsi un partito politico ciò dovrebbe valere anche per eventuali adesioni dei suoi iscritti a partiti diversi dal PD. ritengo però che nulla impedisca ad un militante al MRE di iscriversi al PD, una volta chiarito quale sia il ruolo dello stesso MRE. Ciò non significherebbe , ritengo, avallare la strana posizione della segretaria, ma semmai indicare come ad un partito politico non si aderisce per disciplina di gruppo e che eventuali adesioni di iscritti al MRE al PD non significano, automaticamente, un rinforzare la posizione all'interno dello stesso della on. Sbarbati. Credo che ognuno di noi sia in grado di camminare con le sue gambe. Discorso teorico il mio, visto che non ho al momento alcuna intenzione di aderire al PD.; aspetto prima di sapere cos'è il MRE ( anche se qualsiasi cosa possa essere l'ingresso della sua segretaria nel direttivo del PD è fatto comunque anomalo, anche se preannunciato dalle candidature di iscritti del MRE alla costituente dello stesso PD, e su questo ebbi già modo di intervenire) ed, a dire la verità, anche di capire cos'è il PD stesso. Finchè asinistra vi sarà una fogliolina d'edera sarò da quella parte; quando non vi sarà più un piccolo segno di tale autonomia , penserò, ripenserò, e probabilmente la politica preferirò tenermela in casa.


Per capire dove va il MRE è necessario ripercorrere la sua breve storia.
Il MRE nasce come risposta organizzativa di una parte della dissidenza di sinistra del PRI: quella parte che né aveva scelto di sgranarsi fra PDS e/o Margherita né scelse di restare in un partito alleato di Berlusconi. L'ingresso nella Federazione dell'Ulivo esalta il ruolo del MRE, anche per le capacità comunicative-comiziali di Luciana Sbarbati, che sono ben più grandi delle sue capacità organizzative. Lungo tutto il 2005 e fino alle elezioni del 2006 prende quota la possibilità che il MRE divenga il polo d'attrazione di tutto il repubblicanesimo di sinistra: in questa prospettiva il MRE cresce, pur fra tante difficoltà.
Dopo la vittoria dell'Unione, il meccanismo dell'Ulivo si inceppa. L'evoluzione verso il "partito democratico" si riduce all'unificazione veltronista, che condurrà all'emarginazione di Prodi prima e di Rutelli poi. Nel congresso di ottobre 2006 il MRE decide di proseguire nel percorso evolutivo verso il "partito democratico", ma a precise condizioni, che vengono disattese, in parte per il precipitare della situazione in parte per la limitatezza dei vertici.
A fine luglio 2007 vi è uno scatto di orgoglio: il MRE non entrerà nel PD. La deliberazione del Consiglio Nazionale non piace a chi vedeva nel MRE un vettore verso il nuovo soggetto politico, e tanta gente se ne va. A settembre 2007 il MRE rivede la posizione: diventa una corrente veltronista esterna ai DS. Questo non piace a tanti altri, fra cui i membri della direzione nazionale Garrafa e Mazzocchin; e a coloro che sottoscrivono la mozione "Autonomia repubblicana", unico documento pubblico di dissenso interno. Si deve rilevare che tutto il postrepubblicanesimo diessino e margarito ha nel frattempo optato per il biodegradamento nel PD.
Fra ottobre 2007 e le elezioni di aprile 2008 il MRE continua a sostenere Veltroni, pur non essendo confluito nel PD. La dissidenza, da "Autonomia repubblicana" a tutti gli altri, prende le distanze da questa linea, se non già dal partito. Le elezioni aiutano il MRE, grazie all'atteggiamento di Veltroni, che impone un aut aut: tutti in un'unica lista o fuori. Boselli non ci sta, e va al suicidio. Pannella accetta, e la posizione radicale finisce per ridare dignità a quella emmerista. La débacle elettorale della sinistra arcobaleno e il modesto risultato dell'UDC consentono poi al PR di avere effettivamente nove parlamentari (invece di sei) e al MRE di averne due (invece di uno). Ed è un risultato lusinghiero per il MRE, perché il reale rapporto di forze non è 6 a 1 (e tanto meno 9 a 2), ma forse 10 a 1. Alla Sbarbati e a Musi è andata più che bene.
A questo punto, il MRE potrebbe continuare il proprio percorso semiautonomo in analogia con quanto fanno i radicali. L'ultima riunione della sua direzione nazionale, a fine maggio, sembra confermarlo. Tuttavia i due senatori restano nel gruppo piddino, e il 21 giugno la Sbarbati entra nel vertice del PD come componente elettivo. Il percorso è ornai un altro: un segmento dell'ala veltroniana all'interno del PD.
Certamente il quadro della sinistra è cambiato. L'Unione non esiste più. Ma i repubblicani conservano nel loro DNA il rispetto delle regole, quale fondamento dello stato di diritto. Nel MRE questo rispetto non si vede più; nel PD non si vede ancora.


Per capire dove va il MRE è necessario ripercorrere la sua breve storia.
Il MRE nasce come risposta organizzativa di una parte della dissidenza di sinistra del PRI: quella parte che né aveva scelto di sgranarsi fra PDS e/o Margherita né scelse di restare in un partito alleato di Berlusconi. L'ingresso nella Federazione dell'Ulivo esalta il ruolo del MRE, anche per le capacità comunicative-comiziali di Luciana Sbarbati, che sono ben più grandi delle sue capacità organizzative. Lungo tutto il 2005 e fino alle elezioni del 2006 prende quota la possibilità che il MRE divenga il polo d'attrazione di tutto il repubblicanesimo di sinistra: in questa prospettiva il MRE cresce, pur fra tante difficoltà.
Dopo la vittoria dell'Unione, il meccanismo dell'Ulivo si inceppa. L'evoluzione verso il "partito democratico" si riduce all'unificazione veltronista, che condurrà all'emarginazione di Prodi prima e di Rutelli poi. Nel congresso di ottobre 2006 il MRE decide di proseguire nel percorso evolutivo verso il "partito democratico", ma a precise condizioni, che vengono disattese, in parte per il precipitare della situazione in parte per la limitatezza dei vertici.
A fine luglio 2007 vi è uno scatto di orgoglio: il MRE non entrerà nel PD. La deliberazione del Consiglio Nazionale non piace a chi vedeva nel MRE un vettore verso il nuovo soggetto politico, e tanta gente se ne va. A settembre 2007 il MRE rivede la posizione: diventa una corrente veltronista esterna ai DS. Questo non piace a tanti altri, fra cui i membri della direzione nazionale Garrafa e Mazzocchin; e a coloro che sottoscrivono la mozione "Autonomia repubblicana", unico documento pubblico di dissenso interno. Si deve rilevare che tutto il postrepubblicanesimo diessino e margarito ha nel frattempo optato per il biodegradamento nel PD.
Fra ottobre 2007 e le elezioni di aprile 2008 il MRE continua a sostenere Veltroni, pur non essendo confluito nel PD. La dissidenza, da "Autonomia repubblicana" a tutti gli altri, prende le distanze da questa linea, se non già dal partito. Le elezioni aiutano il MRE, grazie all'atteggiamento di Veltroni, che impone un aut aut: tutti in un'unica lista o fuori. Boselli non ci sta, e va al suicidio. Pannella accetta, e la posizione radicale finisce per ridare dignità a quella emmerista. La débacle elettorale della sinistra arcobaleno e il modesto risultato dell'UDC consentono poi al PR di avere effettivamente nove parlamentari (invece di sei) e al MRE di averne due (invece di uno). Ed è un risultato lusinghiero per il MRE, perché il reale rapporto di forze non è 6 a 1 (e tanto meno 9 a 2), ma forse 10 a 1. Alla Sbarbati e a Musi è andata più che bene.
A questo punto, il MRE potrebbe continuare il proprio percorso semiautonomo in analogia con quanto fanno i radicali. L'ultima riunione della sua direzione nazionale, a fine maggio, sembra confermarlo. Tuttavia i due senatori restano nel gruppo piddino, e il 21 giugno la Sbarbati entra nel vertice del PD come componente elettivo. Il percorso è ornai un altro: un segmento dell'ala veltroniana all'interno del PD.
Certamente il quadro della sinistra è cambiato. L'Unione non esiste più. Ma i repubblicani conservano nel loro DNA il rispetto delle regole, quale fondamento dello stato di diritto. Nel MRE questo rispetto non si vede più; nel PD non si vede ancora.


Concordo con la tua analisi, anche se non so se sarà un segmento dell'ala veltroniana o del sottogruppo rutelliano; ma poco cambia, come ho detto in altra occasione credo che la nostra storia sia, almeno in parte, già patrimonio di tanta parte della sinistra italiana, possiamo ancora portare in dono ad una sinistra che sappia riscoprire regole e dignità le potenzialità ancora non compiutamente utilizzate della nostra cultura politica; possiamo e dobbiamo regalare, non svendere.