Sull’UNIONE SARDA del 23 giugno 2008 c’era un ottimo articolo di fondo di Salvatore Cubeddu che va rilanciato.
Viene esaminato il “ruolo di servizio” (leggi colonia dello stato italiano) svolto dalla Sardegna con gli impianti petrolchimici, compresa la produzione di carburante; le conseguenze negative provocate da tali industrie sul territorio, e richiamate le agevolazioni sul prezzo dei carburanti di cui gode la popolazione della Val d’Aosta.
L’argomento non è nuovo per i Sardisti, poiché rientra nella rivendicazione della Sardegna “zona franca”, battaglia storica del PSd’Az come strumento economico “virtuoso”, da annotare nella prossima piattaforma programmatica elettorale (“alleanze” a parte).



L’UNIONE SARDA, 23 giugno 2008

I miliardi della Saras

I sardi hanno diritto al bonus benzina

DI SALVATORE CUBEDDU

La carestia fa scendere in piazza. Per mancanza di pane, per il costo del petrolio. Si bloccano le strade e ci si scontra con la polizia, al Cairo come a Bruxelles.
Dopo i camionisti e i pescatori, a chi toccherà?

La Sardegna è il paese di Bengodi dei carburanti.
Da qui si rifornisce l’Italia e parte dell’Europa. I costi per noi sono però uguali, persino superiori, a quelli della Penisola. I ricavi arricchiscono la buona borghesia milanese, a Sarroch restano salari e inquinamento.
Con quei miliardi si acquistano allenatori e campioni di calcio, mentre nel Golfo degli Angeli dobbiamo vigilare sul petrolio in mare, i fumi in aria e le malattie in terra.
È chiaro che, se tutto questo deve ancora essere accettato, debbono finalmente contrattarsi le convenienze del territorio e dei cittadini di quest’Isola del petrolio. Dei pescatori che chiedono prezzi speciali e depositi costieri, ma anche dei contadini per i loro trattori e dei cittadini per le auto.

A quasi cinquant’anni dall’inizio della vicenda petrolchimica alcune lezioni i sardi le hanno apprese. A iniziare dalla principale: la prospettiva di durata del petrolio nel mondo si accorcia vistosamente, non si misura nell’arco di secoli, ma dei prossimi decenni.
Non si sa quando inizierà la precarietà delle produzioni.
Alla presente altissima redditività, potrebbe succedere tra non molto un’incertezza che prepara l’esaurirsi dei profitti attesi.
Potremmo trovarci peggio che nei cimiteri inquinati delle zone minerarie, o negli impianti abbandonati di Macchiareddu, di Isili e di Ottana: la fuga dei responsabili, pericolosissimi rottami d’acciaio e chilometri quadrati di terra rovinata per milioni di anni.

Ci si dirà che siamo eccessivamente pessimisti. Forse anche che si sta facendo del terrorismo informativo. Allora: le aziende smentiscano e rassicurino. Attraverso parole e fatti.
Offrano la disponibilità a risolvere alla radice i problemi assumendosi la responsabilità finanziaria di riparare i guasti all’uomo e all’ambiente.

La concertazione delle parti sociali è più che mai necessaria. Una timidezza sulle tematiche ambientali sarebbe deleteria per il ruolo "politico" del sindacato.
Nel peggiore dei casi il giusto interesse di chi in quelle imprese ci lavora potrà essere garantito tramite il loro impegno per il ripristino dei siti. E da parte delle istituzioni: occorre decidere e passare all’azione.
Non si confermino autorizzazioni senza precise garanzie. L’esempio di Porto Marghera è istruttivo, da imitare le sollecitazioni ultimative del sindaco di Venezia.

Frequenti incidenti sul lavoro parlano di insufficienti investimenti sugli impianti, di spietata concorrenza tra imprese, forse di non adeguato controllo e formazione antinfortunistica.
Tra la popolazione di Sarroch l’inquinamento fa crescere le malattie respiratorie e neoplastiche e apporta danni epigenetici che modificano l’espressione del Dna.

Infine, poiché non si riesce a capire perché dobbiamo accettare tutti i danni senza averne un qualche vantaggio, è tempo che il tema del costo del carburante in Sardegna venga trattato in tutte le sedi come un riconoscimento per il ruolo di servizio, che finora è stato solo di servitù.
La popolazione della Val d’Aosta gode di agevolazioni sul prezzo dei carburanti.
È accettabile che proprio da noi costino di più? Se ne parla da tempo, è bene che si arrivi a dei risultati. È un problema che non riguarda solo il nostro portafoglio.
Ma pure la nostra intelligenza, la dignità e la salute.