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Discussione: I sei mesi decisivi

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    Predefinito I sei mesi decisivi

    http://www.effedieffe.com/content/view/3735/179/

    Interessante articolo di Blondet, sicuramente piu' di qualcosa di vero di quello che c'e' scritto e' effettivamente cosi', ma vorrei sentire il vostro parere,soprattutto quello di Ronnie che sembra il piu' esperto in materia ... anche se odia Blondet. :P

    Il semestre da luglio a dicembre 2008 sarà, per il pianeta, il tuffo nella fase d’impatto della crisi sistemica globale. E’ «l’alerte» lanciata dal Gruppo francese di analisi Europe 20/20 (1).

    Apparentemente, la previsione si sta già avverando in USA - dove manca ogni genere di ammortizzatore sociale o economico - con il crollo del Dow Jones di oltre 30 punti, il petrolio a 140, Lehman Brothers vicina al tracollo; Goldman Sachs che dà valutazioni in discesa di Merrill Lynch e Citigroup (e Merrill Lynch che svaluta Goldman Sachs); American Express che denuncia l’accumulo di arretrati dei loro clienti nel pagare i debiti, mentre Federal Express segnala un netto rallentamento di ogni tipo di trasporto; United Airlines che licenzia 950 piloti (il 15% del totale), General Motors che ha visto un calo delle vendite del 28%, e non può più fare offerte speciali per attrarre compratori a rate, perchè la sua finanziaria, la GMAC, è schiacciata da insolvenze dei clienti che l’auto l’hanno già comprata, e non riescono a pagarla.

    E sì che l’auto sta diventando la casa in cui dormono sempre più famiglie della classe media, che hanno avuto l’immobile pignorato non potendo pagare il mutuo. Nella ricca e chic Santa Barbara, California, sono già 800 i pignoramenti delle belle ville, e 800 famiglie hanno raggiunto i senza tetto nei parcheggi a loro riservati. Questa è l’America, già oggi (2).

    E quando toccherà al resto del mondo? Europe 20/20 risponde: «E’ nel corso del semestre prossimo che convergeranno con il massimo d’intensità tutte le componenti della crisi - finanziaria, monetaria, economica, strategica, sociale, politica». E descrive i «sei fenomeni maggiori che segneranno i sei mesi futuri in modo decisivo, e orienteranno gli anni 2009-2010».

    Primo: «Il dollaro a perdere (per fine 2008, 1 euro sarà eguale a 1,75 dollari). Il panico del collasso della divisa USA assilla la psicologia collettiva americana».

    Secondo:
    «Rottura del sistema finanziario mondiale a causa dell’impossibile tutela di Washington».

    Ben Bernanke, capo della Federal Reserve, ha parlato di una volontà di «rafforzare» il dollaro. Le sue parole risibili sono tutto quel che resta per ritardare la presa di coscienza collettiva, da parte di tutti i detentori di valuta USA, che Washington non ha più i mezzi per sostenere la sua moneta. Nel 2006 ancora la caduta del dollaro era una politica deliberata con lo scopo di ridurre il deficit commerciale americano e il valore reale del debito USA verso il mondo, che è ovviamente denominato in dollari. Ma ora questa tattica «si rivolta contro i suoi inizatori, e si trasforma in una fuga generalizzata verso l’uscita dagli USA».

    Fra poche settimane, quando si vedrà che è impossibile organizzare a livello mondiale un’azione qualunque per stabilizzare il dollaro, in quanto l’economia USA affonderà sempre più in basso nella recessione, mentre il mondo è già ingorgato di dollari di cui nessuno sa come liberarsi, «allora il sistema finanziario globale esploderà in diversi sotto-sistemi che tenteranno di sopravvivere alla meglio, in attesa che compaia un nuovo equilibrio finanziario mondiale».

    La teoria indicherebbe a Washington la via per stabilizzare il dollaro: dovrebbe rialzare nettamente i tassi d’interesse (oggi al 2%) e ridurre drasticamente la creazione di moneta dal nulla. Ma in pratica, ciò produrrebbe l’arresto immediato, in poche settimane, dell’economia americana, quella finanziaria e quella reale.

    Il mercato immobiliare si ridurrebbe a zero, dato l’aumento rovinoso dei mutui a tasso variabile (altri pignoramenti a migliaia) e per mancanza di credito a basso costo; il consumo americano diventerebbe negativo, ritraendosi mese per mese; i fallimenti di imprese sarebbero esponenziali, Wall Street crollerebbe sotto il peso dei suoi debiti e sotto l’esplosione del mercato del CDS (collateralized default swaps), i derivati sempre presentati come «un’assicurazione» contro i rischi borsistici, ma che non assicureranno nessuna visto che le controparti (che dovrebbero rifondere) saranno già vaporizzate dalla crisi.

    In breve, applicare la ricetta che la teoria consiglia in questi casi è, politicamente, inaccettabile per qualunque presidente USA, per i suoi effetti sociali. D’altra parte il vecchio trucco americano, farsi prestare i soldi dai suoi fornitori per poter restare il grande consumatore globale, non è più praticabile. Solo dopo un rafforzamento del dollaro, con la cura da cavallo imposta dalla teoria, la Cina e gli altri creditori tornerebbero a comprare i Buoni del Tesoro USA; siccome questo non avverrà, ciascuno farà per sè. Ecco la «rottura» del sistema globale.

    Europe 20/20 ricorda, a questo proposito, che Pechino, massimo detentore di riserve in dollari (su cui ha perso, da gennaio, 75 miliardi di dollari per il calo della valuta USA), ha agito con moderazione fino ad ora, perchè vuole garantire il successo delle sue Olimpiadi. Da metà agosto, questo freno non ci sarà più: e la Cina può ricorrere ad «opzioni brutali».

    Terzo fenomeno: il crollo dell’economia reale USA si manifesterà in tutta la sua evidenza.

    Quarto: «Unione Europea: la periferia cade in recessione mentre il nucleo della zona euro rallenta solamente». L’Italia, è inutile dirlo, fa parte della «periferia», con Spagna, Grecia, Portogalllo, Irlanda e Francia. La disparità con i risultati della Germania sottoporrà l’euro a una tensione forse insopportabile: come si è già notato, i BOT italiani, benchè in euro, devono pagare un interesse più alto che i BOT tedeschi pure in euro.

    Quinto:
    «L’Asia sotto il doppio colpo di bambù». Il primo colpo è l’inflazione, il secondo è il calo decisivo delle esportazioni nel principale mercato che assorbe le merci cinesi, coreane e giapponesi - gli USA - e un forte rallentamento del secondo mercato, l’Europa. Una doppietta che farà molto male a Paesi che hanno puntato tutto sulla riduzione dei costi del lavoro e sulla competitività nell’export, e che oggi vedono aumentare i costi produttivi per il rincaro delle materie prime (petrolio anzitutto) e dei salari (da inflazione, in Cina sul 10%). Si aggiunga che nei giorni scorsi il Congresso degli Stati Uniti - questi predicatori dell’apertura liberista - ha posto un dazio del 700% sull’import di acciaio cinese.

    Sesto: «America latina: difficoltà crescenti, ma crescita mantenuta per gran parte della regione». Due le eccezioni: la crisi colpirà duramente il Messico, direttamente legato all’economia USA che sarà in depressione, e l’Argentina (di nuovo).

    Settimo:
    «Mondo arabo - regimi filo-occidentali alla deriva». Europe 20/20 prevede «un miscuglio di disordini da fame (rincaro del cibo), di esplosione dell’integralismo (il prestigio di Hezbollah, di Hamas e dell’Iran), cui va aggiunta l’incapacitò di Washington e dei suoi alleati europei di una politica che non sia militare». Previsione: «60% di rischi di esplosione politico-sociale sull’asse Egitto-Marocco». Quanto alla probabilità di un attacco USA o israeliano ad ottobre, il gruppo francese la pone al 70%.

    La nomination di Barak Obama non fa che aumentare il rischio: l’uscente Bush, repubblicano, potrebbe dare il via libera all’attacco fra l’eventuale vittoria di Obama su McCain, e il suo insediamento effettivo.

    Ottavo:
    «Le banche nella collisione delle bolle». Soprattutto le banche mondiali americane e britanniche sono minacciate dall’esplosione di quattro bolle speculative convergenti.

    E’ dello stesso parere emesso dalla Barclay’s Bank, per voce del suo capo della strategia azionaria, Tim Bond (3): ha avvisato i clienti a prepararsi a «una tempesta finanziaria mondiale», dato che la credibilità di Bernanke è crollata «sotto zero». «Siamo in un brutto ambiente; è entrato lo shock inflazionistico, che sarà molto negativo per gli attivi finanziari. Facciamo come le tartarughe, ritiramoci nella nostra corazza. Gli investitori si dovranno considerare fortunati se riusciranno a preservare i loro beni».

    Intanto, di cosa discutiamo furiosamente in Italia? Se prendere o no le impronte digitali ai piccoli ladri zingari, che danno false generalità e non sono punibili per età, e per questo sono mandati dai cari genitori a rubare al posto loro. Oppure, ci dividiamo sulle scemenze che si dicono al telefono i ka... ni che stanno ai posti di comando, pensando a veline e TV.

    Con questo dato curioso: coloro che sono contro le impronte degli zingari perchè «violano la privacy», sono gli stessi che si dichiarano a favore delle intercettazioni a tappeto, che violano molto più la privacy. Senza contare che anche gli zingari bambini e senza nome che mettono le mani nelle borsette, violano alquanto la privacy. Fortuna che in Italia abbiamo il garante della privacy.

    Occorrerebbe un «garante della logica»: ma sarebbe solo una nuova poltrona a spese del contribuente e a beneficio di qualche politico trombato.




    1)
    «Alerte LEAP/E2020: Juillet-Décembre 2008, le monde plonge au coeur de la phase d’impact de la crise sistémique gloable», 15 giugno 2008.
    2) Steven Pearlstein, «This recession, it’s just beginning», Washington Post, 27 giugno 2008.
    3) Ambrose Evans Pritchard, «Barclays warns of a financial storm as Federal Reserve’s credibility crumbles», Telegraph, 27 giugno 2008.

  2. #2
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    Mi sorprende che nessuno abbia commentato l'articolo...ma sono fiducioso che qualcuno arriverà...

    PS: ai soliti perdigiorno, risparmiateci il solito l'ha detto Blondet, perchè NON l'ha detto Blondet. Lo hanno detto qui: http://www.europe2020.org/spip.php?article552&lang=fr

  3. #3
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    --Penso che nessun autore di Economia Internazionale abbia mai preso in considerazione un panorama quale qui è stato rappresentato.
    Nella mia esperienza di vita non ho mai visto una crisi come quella del 29 che potrebbe essere ricordata come una burletta rispetto a quella in itinere per quanto per ora sminuita per non ingenerare il panico.
    Se il panorama ipotizzato dovesse manifestarsi le conseguenze non sarebbero però quelle specificate.Penso che con grandi dolori( leggi tentativi di eversione e sommosse ma non rivoluzioni) i grandi Paesi più simili fra loro si aggregheranno per affrontare la crisi sicchè vedo un'area russo-europea antonoma ricca di risorse energetiche e di tecnologia che si sottrarrà a quella americana che si rassegnerà a dominare a sud semmai vi riuscirà ed infine un'area asiatica cino-indo-giapponese che cercherà di assoggettare a sè tutto il mondo asiatico fino all'iran-iraq compresi.
    Il residuo mondo islamico-arabo verrà con il cappello in mano in europa e russia a cercare protezione per il loro proprio petrolio che però verrà acquistato sempre meno perchè si passerà sempre più allo Stato atomico con tutte le sue varianti passanti per l'idrogeno.

  4. #4
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    La cosa che mi fa sorridere è che quando gente come Benetazzo, Blondet ecc. dicevano in tempi non sospetti che una crisi economica mondiale avrebbe sferzato il globo molti se ne uscivano con battute. Adesso che è arrivato Draghi a dire che nell'ultima settimana e mezza (10 giorni!!!) la situazione economica è peggiorata cosa mi dicono i battutari?

    Vorrei far notare che se Draghi se ne esce con affermazioni di questo tipo significa che siamo veramente alla frutta, la situazione in autunno sarà tremendamente difficile.

  5. #5
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    Benchè di solito siamo su posizioni differenti, condivido la tua analisi. Dalla quale però si possono fare delle considerazioni, ed è importante il fatto che anche quelli come te la pensino in questo modo, significa che la frittata è fatta e indietro non si torna.

    Citazione Originariamente Scritto da tucidide Visualizza Messaggio
    --Penso che nessun autore di Economia Internazionale abbia mai preso in considerazione un panorama quale qui è stato rappresentato.
    Nella mia esperienza di vita non ho mai visto una crisi come quella del 29 che potrebbe essere ricordata come una burletta rispetto a quella in itinere per quanto per ora sminuita per non ingenerare il panico.
    Infatti, un po perchè bisogna calmare la gente, un po perchè non bisogna "spaventare i mercati". Ma secondo me nelle loro stanze segrete sanno tutto e hanno già studiato tutto, possibili sviluppi, ripercussioni ecc. Il che non significa che abbiano trovato una soluzione...

    Citazione Originariamente Scritto da tucidide Visualizza Messaggio
    Se il panorama ipotizzato dovesse manifestarsi le conseguenze non sarebbero però quelle specificate.Penso che con grandi dolori( leggi tentativi di eversione e sommosse ma non rivoluzioni) i grandi Paesi più simili fra loro si aggregheranno per affrontare la crisi
    Si, ma tali aggregazioni non sono così immediate. CI sono molte variabili in gioco tra cui, ad esempio, la sopravvivenza dell'attuale classe politica europea, sostanzialmente filo-Usa e anti-Russa. Ossia, PER ORA, è improbabile un'unione UE-Russia (anche se perfino un sasso si rende conto che la loro energia e la nostra industria/capitali ecc sono perfettamente complementari...)

    Citazione Originariamente Scritto da tucidide Visualizza Messaggio
    sicchè vedo un'area russo-europea antonoma ricca di risorse energetiche e di tecnologia
    E' la mia speranza. A quel punto però si deve tener in conto di diventare il bersaglio principale per tutti. Gli Usa per aver perso una costola, potrebbero dare l'ultimo colpo di coda (anzi, sicuramente lo faranno) con l'enorme apparato militare. La Cina potrebbe pensare, data la ricchezza della SIberia e la scarsa popolosità, di accaparrarsi un po di terra, anche perchè Europa e Siberia assieme sono un gigante fenomenale.
    E' da tempo che penso che lo sbocco naturale per l'Europa sia un'alleanza strategica con la Russia e il Caucaso, e con il Sud America dall'altra parte (che ha fenomenali legami culturali e sociali con l'Europa, basterebbe coltivarli bene senza volergli depredare le risorse...).

    Citazione Originariamente Scritto da tucidide Visualizza Messaggio
    che si sottrarrà a quella americana che si rassegnerà a dominare a sud semmai vi riuscirà
    Questo è un punto cruciale. Per me gli Usa rimarranno si e no padroni di casa loro, ammesso di non venire "colonizzati". Le loro basi militari in giro per il mondo verrano chiuse, sia per impossibilità a sostentarle, sia perchè ad es. in Europa non le vorranno più. Da lì, crolla metà del loro potere, e se crolla anche l'economia come prospettato, crolla anche l'altra metà del loro potere.
    Insomma, gli Usa si stanno rivelando un colossale gigante dai piedi d'argilla, e ancora una volta ciò dimostra che gli scarti dell'Europa (i coloni europei spostati in America) non sono in grado di competere con i loro maestri: un impero enorme che dura non più di 70 anni e crolla in meno di 10 significa che era basato sul nulla, a differenza di imperi plurisecolari europei che invece avevano basi ben più solide.

    Citazione Originariamente Scritto da tucidide Visualizza Messaggio
    ed infine un'area asiatica cino-indo-giapponese che cercherà di assoggettare a sè tutto il mondo asiatico fino all'iran-iraq compresi.
    Qui si gioca un pezzo della partita. La produzione di petrolio ha raggiunto il picco nel 2007, o lo raggiungerà a brevissimo, sicchè gli avvoltoi, che vogliono mantenere il loro stile di vita consumistico senza rallentare, sono obbligati a rimpiazzare il calo della produzione con nuove "scoperte": nuovi giacimenti, più pozzi, acquisizione di società minori...e FURTO di giacimenti.
    La guerra in Iraq aveva, tra i motivi, la conquista di grosse riserve petrolifere, da strappare a Francesi e Russi e dare a Inglesi e Americani (e qualcosa all'Eni). Ora il prossimo obiettivo è l'Iran, ma il gioco è difficile, molto difficile. Logoramento degli eserciti, crisi economico-politica e opinione pubblica avversa stanno frenando la decisione, ma rimane il fatto che la maggior parte del petrolio iraniano va verso l'Asia, e quindi gli asiatici non staranno in nessun modo a guardare.
    Pertanto, la guerra vera e propria potrebbe nascere proprio qui, e se scoppiasse nel 2008 (come si ipotizza), gli Usa impedirebbero di fatto uno spostamento dell'UE verso la Russia (siamo ancora culo e braga con gli Usa), cosa deleteria per noi dato che se la Russia chiude i rubinetti siamo spacciati.

    Citazione Originariamente Scritto da tucidide Visualizza Messaggio
    Il residuo mondo islamico-arabo verrà con il cappello in mano in europa e russia a cercare protezione per il loro proprio petrolio che però verrà acquistato sempre meno perchè si passerà sempre più allo Stato atomico con tutte le sue varianti passanti per l'idrogeno.
    Comunque vada la guerra, i paesi arabi saranno sconfitti.
    Come ben fai notare, il mondo ne ha piene le tasche dei combustibili fossili e si muoverà entro breve verso nuove tecnologie, tra cui potremmo identificare sicuramente fonti rinnovabili di vario genere, politiche di risparmio (sono tecnologie anche queste), energie nucleari di vario tipo (reattori veloci, trasmutazione, reattori a gas con produzione di idrogeno su vasta scala da dissociazione termochimica dell'acqua, eventualmente fusione calda e fredda), nuovi sistemi di autotrazione (tra cui quelli elettrici, una rivoluzione in piena regola ma che non è impossibile) ecc.ecc.
    Insomma, i beduini hanno fatto i bulli, ci hanno smutandato per decenni ma non hanno in nessun modo reinvestito i loro introiti per creare uno straccio di stato funzionante (ad eccezione dell'Iraq...che però è stato fracassato), e quando noi ci interesseremo ad altro loro non sapranno che pesci pigliare per tener buone le masse. Ah, i Saud secondo me faranno una brutta fine .

    Comuqnue, finito lo scontro, sperando che l'Europa vinca, la prima cosa che farei sarebbe un colossale '68 in salsa islamica: rivoluzione sessuale, rivolta anti-religiosa e un bello scrollone alla rigidità bacchettona di quelle aride lande. Per fare tutto ciò, si assoldano agitatori e propagandisti tramite finanziamenti segreti provenienti dall'Europa...insomma una pratica vecchia e collaudata. Si buttano per aria i regimi inutili (Arabia e Libia soprattutto) e si riporta un po di laicità. A quel punto, sbaragliate le frange fondamentaliste, si può ipotizzare un piano Marshall e fare quel che hanno fatto gli Usa con noi dopo la guerra.

  6. #6
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    A mio avviso la crisi in corso si approfondirà in modo però più graduale dei 6 mesi pronosticati; la prova del nove sarà il dato sul PIl americano dei prossimi due trimestri, nonché il solito andamento del dollaro nel breve periodo. Un fenomeno che quasi certamente avverrà nei prossimi anni sarà il calo dei consumi energetici in Europa e soprattutto America che allenterebbe sensibilmente la pressione sul sistema estrattivo ormai al limite, dandoci qualche anno di tempo in più per diversificare le fonti (operazione che putroppo richiede molto tempo).
    Riguardo i capovolgimenti geopolitici in Europa e nel mondo islamico non mi sbilancio ma comunque anche il processo di avvicinamento tra UE e Russia richiederà anni e non può certo avvenire in 6 mesi, e francamente una guerra degli USA all'europa è pura fantascienza.

  7. #7
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    Usa contro Europa in Europa o in Usa è fantascienza. Ma la guerra, come noto, non si combatte necessariamente coi cannoni.

    PS: una diminuzione dei consumi Americani e Europei...è sufficiente a contenere l'impatto dell'aumento dei consumi asiatici e sudamericani? Non è facile da sapere...

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Imperium Visualizza Messaggio
    La cosa che mi fa sorridere è che quando gente come Benetazzo, Blondet ecc. dicevano in tempi non sospetti che una crisi economica mondiale avrebbe sferzato il globo molti se ne uscivano con battute. Adesso che è arrivato Draghi a dire che nell'ultima settimana e mezza (10 giorni!!!) la situazione economica è peggiorata cosa mi dicono i battutari?

    Vorrei far notare che se Draghi se ne esce con affermazioni di questo tipo significa che siamo veramente alla frutta, la situazione in autunno sarà tremendamente difficile.
    A proposito: AMATO 75 dove sei ?

  9. #9
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    =epiros;8122141]Benchè di solito siamo su posizioni differenti, condivido la tua analisi. Dalla quale però si possono fare delle considerazioni, ed è importante il fatto che anche quelli come te la pensino in questo modo, significa che la frittata è fatta e indietro non si torna.



    Si, ma tali aggregazioni non sono così immediate. CI sono molte variabili in gioco tra cui, ad esempio, la sopravvivenza dell'attuale classe politica europea, sostanzialmente filo-Usa e anti-Russa. Ossia, PER ORA, è improbabile un'unione UE-Russia (anche se perfino un sasso si rende conto che la loro energia e la nostra industria/capitali ecc sono perfettamente complementari...)

    Epiros,
    non immaginavo di produrre tante osservazioni.
    In ogni caso sono ben cosciente che quanto ho rappresentato in termini di aggregazioni geo-politiche non potrà essere fatto in sei mesi ovviamente e per ovvie ragioni, ma certamente in sei mesi si potranno evidenziare i primi seri contrasti planetari per interessi divergenti e non ci sarà più il denominatore comune della libertà di mercato a tenere unite le alleanze nate in periodi di abbondanza.
    Sarà tutto un conciliabolo per salvarsi con meno danni possibili ma sempre fra paesi e aree geografiche con una storia culturale e secolare comune.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da tucidide Visualizza Messaggio
    Epiros,
    non immaginavo di produrre tante osservazioni.
    In ogni caso sono ben cosciente che quanto ho rappresentato in termini di aggregazioni geo-politiche non potrà essere fatto in sei mesi ovviamente e per ovvie ragioni, ma certamente in sei mesi si potranno evidenziare i primi seri contrasti planetari per interessi divergenti e non ci sarà più il denominatore comune della libertà di mercato a tenere unite le alleanze nate in periodi di abbondanza.
    Sarà tutto un conciliabolo per salvarsi con meno danni possibili ma sempre fra paesi e aree geografiche con una storia culturale e secolare comune.
    CHiamiamole considerazioni, osservazioni sembra siamo in disaccordo.
    Comunque, si i prossimi mesi saranno fondamentali per capire "di che morte dovremo morire", e se si potrà finalmente demolire questa ridicola concezione "occidentalistica" che ci ha ingabbiato per 60 anni.

 

 
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