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  1. #21
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    Citazione Originariamente Scritto da waglione Visualizza Messaggio
    Beh per non essere scoperti fingevano di essere zingari muti ?
    Questo non lo so, magari esistono zingari che non parlano il romanès, e la persona di cui parlavo ha finto di essere in tale condizione. Il romanès, inoltre, non è usato sempre. In Abruzzo, gli zingari tra di loro parlano sia il dialetto abruzzese (con un accento particolarissimo), sia il romanès.
    Comunque l'episodio del "travestimento" pare provenire da una fonte attendibile, una studiosa che avrebbe addirittura scoperto una poetessa rom, ultranovantenne, depositaria di una tradizione letteraria esclusivamente orale.

    E comunque, che il romanès sia una lingua "segreta", o almeno difficile da imparare, mi è stato confermato anche da un amico, professore di linguistica generale, e se non ricordo male, anche da un amico che, quando eravamo più giovincelli, "intrallazzava" con certe graziose fanciulle zingare del paese.

  2. #22
    שמע ישראל
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    Citazione Originariamente Scritto da waglione Visualizza Messaggio
    Sai bene che ciò non vale per i ROM che godono dei diritti dati loro da una convenzione (di Strasburgo se non erro) in quanto senza patria. Non è che li puoi rispedire a casa...
    Uagliò sempre a vanvera spari. Certo che è di Strasburgo, il Parlamento è a Strasburgo miva a Valona....E' la Direttiva 2004/38/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio Europeo sul diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri.


    ROMA - Mentre l’Italia langue e affronta il problema con proclami razzisti e demagogici, nei principali stati europei le soluzioni adottate risultano di gran lunga migliori rispetto alle nostre.
    In base al diritto alla libera circolazione i Rom possono stabilirsi in un paese Ue per tre mesi. Così in Francia se vogliono prolungare il loro soggiorno dopo quella data devono trovare un posto di lavoro. Ma naturalmente non è facile. La Francia si muove su due fronti opposti, l’accoglienza e la tolleranza zero. La legge Besson del 2000 dice che ogni comune con più di 5000 abitanti deve essere dotato di un’area di accoglienza mentre il provvedimento del 2003, dell’allora ministro dell’Interno Nicolas Sarkozy, applica sanzioni pesanti per chi infrange le regole dello stazionamento nei campi. Chi non le rispetta è cacciato definitivamente e chi occupa abusivamente un’area incorre nell’arresto e nel sequestro del mezzo. In tutto il territorio francese ci sono circa 10mila campi, un terzo di quelli necessari, perché per la legge Besson, i campi sono solo una soluzione temporanea, in quanto la stessa legge prevede un programma di case da concedere in affitto ai manouche, oltre a terreni familiari su cui poter costruire abitazioni da destinare a famiglie semistanziali in condizioni precarie. Molti nomadi vivono in case popolari pagando l’affitto e le spese ordinarie.

    “Siamo responsabilizzati-racconta Arif, rom kosovaro-viviamo nei centri abitati, non siamo emarginati, lavoriamo e abbiamo firmato un Patto di stabilità per cui i ragazzi sono obbligati ad andare a scuola ed è vietato chiedere l’elemosina. Se siamo disoccupati per sei mesi abbiamo il sussidio fino a 950 euro al mese e percepiamo anche gli assegni familiari.
    Chi sbaglia, chi delinque, chi ruba, chi non manda i figli a scuola, viene cacciato dalla Francia. E su questo punto siamo noi i primi ad essere d’accordo”.
    Anche la Germania ha adottato un modello severo che si sposa con la politica dell’integrazione. I circa 130mila Rom e Camminanti sono considerati per legge “minoranza nazionale”. Hanno diritti e doveri. Dopo la disgregazione dell’ex Jugoslavia, la Germania ha accolto queste migliaia di persone con un progetto di welfare. Sono state assegnate case, singole o in palazzine popolari, hanno ricevuto un sussidio per il vitto e sono stati messi in condizione di lavorare. A patto di rispettare la legge o fuori per sempre.
    La Spagna, che ha un europarlamentare gitano, Juan de Dios Ramirez Heredia, rappresentante dell’Osservatorio europeo contro il razzismo e la xenofobia, dalla fine degli anni ‘80 ha messo a punto un programma di sviluppo per la popolazione rom con un budget annuale di 3,3milioni di euro a cui si aggiungono i finanziamenti delle singole regioni e delle ong.
    Nel Paese ogni regione ha un Ufficio centrale che coordina gli interventi e le politiche per i gitani, in cui lavorano funzionari del governo e rom che ricoprono la funzione di mediatori culturali.
    Il risultato di questi anni è positivo, i campi nomadi sono quasi scomparsi e moltissimi vivono in affitto nei condomini popolari o in case di proprietà, nelle periferie ma anche nelle città. Chi non lavora ha un sussidio di circa 700 euro al mese per sei mesi, ma rimane alto il tasso di criminalità. Sono zingare il venti per cento delle donne detenute nelle carceri spagnole.
    Negli ultimi mesi, però, a causa dell’ enorme afflusso di rom dalla Romania stanno rispuntando baraccopoli nelle periferie di Barcellona, Madrid, Siviglia e Granata.


    http://skapegoat.wordpress.com/2008/05/17/socialeintegrazione-dei-rom-l%E2%80%99esempio-di-francia-germania-e-spagna/


  3. #23
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    Non sono molto d'accordo con Maroni stavolta.

  4. #24
    ooooWAGLIONEoooo
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    Citazione Originariamente Scritto da Rollingstone Visualizza Messaggio
    Uagliò sempre a vanvera spari. Certo che è di Strasburgo, il Parlamento è a Strasburgo miva a Valona....E' la Direttiva 2004/38/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio Europeo sul diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri.


    ROMA - Mentre l’Italia langue e affronta il problema con proclami razzisti e demagogici, nei principali stati europei le soluzioni adottate risultano di gran lunga migliori rispetto alle nostre.
    In base al diritto alla libera circolazione i Rom possono stabilirsi in un paese Ue per tre mesi. Così in Francia se vogliono prolungare il loro soggiorno dopo quella data devono trovare un posto di lavoro. Ma naturalmente non è facile. La Francia si muove su due fronti opposti, l’accoglienza e la tolleranza zero. La legge Besson del 2000 dice che ogni comune con più di 5000 abitanti deve essere dotato di un’area di accoglienza mentre il provvedimento del 2003, dell’allora ministro dell’Interno Nicolas Sarkozy, applica sanzioni pesanti per chi infrange le regole dello stazionamento nei campi. Chi non le rispetta è cacciato definitivamente e chi occupa abusivamente un’area incorre nell’arresto e nel sequestro del mezzo. In tutto il territorio francese ci sono circa 10mila campi, un terzo di quelli necessari, perché per la legge Besson, i campi sono solo una soluzione temporanea, in quanto la stessa legge prevede un programma di case da concedere in affitto ai manouche, oltre a terreni familiari su cui poter costruire abitazioni da destinare a famiglie semistanziali in condizioni precarie. Molti nomadi vivono in case popolari pagando l’affitto e le spese ordinarie.

    “Siamo responsabilizzati-racconta Arif, rom kosovaro-viviamo nei centri abitati, non siamo emarginati, lavoriamo e abbiamo firmato un Patto di stabilità per cui i ragazzi sono obbligati ad andare a scuola ed è vietato chiedere l’elemosina. Se siamo disoccupati per sei mesi abbiamo il sussidio fino a 950 euro al mese e percepiamo anche gli assegni familiari.
    Chi sbaglia, chi delinque, chi ruba, chi non manda i figli a scuola, viene cacciato dalla Francia. E su questo punto siamo noi i primi ad essere d’accordo”.
    Anche la Germania ha adottato un modello severo che si sposa con la politica dell’integrazione. I circa 130mila Rom e Camminanti sono considerati per legge “minoranza nazionale”. Hanno diritti e doveri. Dopo la disgregazione dell’ex Jugoslavia, la Germania ha accolto queste migliaia di persone con un progetto di welfare. Sono state assegnate case, singole o in palazzine popolari, hanno ricevuto un sussidio per il vitto e sono stati messi in condizione di lavorare. A patto di rispettare la legge o fuori per sempre.
    La Spagna, che ha un europarlamentare gitano, Juan de Dios Ramirez Heredia, rappresentante dell’Osservatorio europeo contro il razzismo e la xenofobia, dalla fine degli anni ‘80 ha messo a punto un programma di sviluppo per la popolazione rom con un budget annuale di 3,3milioni di euro a cui si aggiungono i finanziamenti delle singole regioni e delle ong.
    Nel Paese ogni regione ha un Ufficio centrale che coordina gli interventi e le politiche per i gitani, in cui lavorano funzionari del governo e rom che ricoprono la funzione di mediatori culturali.
    Il risultato di questi anni è positivo, i campi nomadi sono quasi scomparsi e moltissimi vivono in affitto nei condomini popolari o in case di proprietà, nelle periferie ma anche nelle città. Chi non lavora ha un sussidio di circa 700 euro al mese per sei mesi, ma rimane alto il tasso di criminalità. Sono zingare il venti per cento delle donne detenute nelle carceri spagnole.
    Negli ultimi mesi, però, a causa dell’ enorme afflusso di rom dalla Romania stanno rispuntando baraccopoli nelle periferie di Barcellona, Madrid, Siviglia e Granata.


    http://skapegoat.wordpress.com/2008/05/17/socialeintegrazione-dei-rom-l%E2%80%99esempio-di-francia-germania-e-spagna/

    Grazie per la precisazione. Non ero sicuro che si trattasse di Strasburgo (nè ero sicuro che la direttiva fosse recente) considerata la vicenda dei rom durante la seconda guerra. Certo se rubano e rapiscono ci mancherebbe altro, vanno cacciati fuori. Diverso il discorso sull'integrazione e sui 'requisiti minimi' cui faceva riferimento Mappo.

 

 
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