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Discussione: Schedati!!

  1. #1
    COSTRUIRE IL COMUNISMO!!
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    Predefinito Schedati!!

    Fulvio Fania
    Religione: ortodossa
    Reuters/Cheryl Ravelo
    Fulvio Fania
    Religione: ortodossa. Etnia: rom di Serbia. Lo zingaro è schedato, marchiato per razza. Nulla di simile si era mai visto dall'epoca delle leggi razziali. La Comunità di Sant'Egidio mostra alla stampa la copia di quel documento di una settimana fa. Proviene da Napoli, campo rom della Centrale del latte. L'intestazione è ufficialissima: "Commissario delegato per l'emergenza insediamenti nomadi nella Campania". C'è tutto: la foto, le impronte digitali, il numero di passaporto, i dati anagrafici e due caselle che sovvertono i principi costituzionali con l'indicazione dell'etnia e del credo religioso. Non la cittadinanza, sia chiaro, ma precisamente la razza. Quelli di Sant'Egidio hanno reperito negli archivi storici un documento analogo: risale al regime fascista di Vichy in Francia.
    Il governo ha il coraggio di definire una tale schedatura "censimento", come se si trattasse di un'innocua e anonima rilevazione Istat. Qualche rom si è illuso che quella registrazione potesse valergli un permesso di soggiorno. E invece si è candidato all'espulsione.
    Così avanza minacciosa l'epoca Maroni. Nella comunità cattolica trasteverina, che da anni svolge attività sociale tra gli zingari, non escludono denunce legali contro questa pratica di polizia. Hanno deciso però di non contrapporsi pregiudizialmente a tutte le iniziative del governo confutandole piuttosto nel merito. Vorrebbero confrontarsi su una «piattaforma di buonsenso» e per questo si sforzano di prendere in parola il ministro degli Interni il quale, mentre impone le impronte digitali ai bimbi rom, sostiene di farlo nel loro interesse. La Comunità di Sant'Egidio cerca almeno di mitigare gli effetti dell'operazione anti-rom. Di questi tempi gli interlocutori "sociali" sono quelli che sono e dunque anche un buon rapporto a Roma con il prefetto Mosca pare abbia evitato - così spiegano - che nella Capitale si verificassero schedature come quella di Napoli. «La sintonia con Mosca - ci dice il portavoce Mario Marazziti - è su basi giuridiche», «non sulla simpatia personale».
    La decisione del governo di schedare i rom di tre città italiane «non è un censimento», attaccano Marazziti e Marco Impagliazzo, presidente della Comunità. Che censimento è una rilevazione limitata ad una porzione del territorio e solo a coloro che vivono nei campi mentre metà dei rom e sinti in Italia abita negli alloggi? Le dimensioni sono note da tempo: complessivamente i "nomadi" sono 130-150 mila, lo 0,25% della popolazione italiana. Per metà sono nostri connazionali di antico insediamento; i balcanici sono circa 70mila tra cui i romeni, ultimi arrivati e cittadini comunitari.
    «La prescrizione di rilievi segnaletici obbligatori su base etnica - attaccano a Sant'Egidio - è chiaramente discriminatoria». Non parliamo poi delle impronte digitali per i bambini. Chi può credere che servano ad accertare l'identità dei genitori? I casi drammatici di sfruttamento esistono, ma vanno trattati dal Tribunale dei minori, come avviene per tutti. Per l'identificazione anagrafica nei campi non c'è bisogno di pratiche umilianti e inefficaci. Invece si corre dietro alle paure irrazionali. «La questione rom non è un'emergenza nazionale», insiste Marazziti, se non sul versante opposto: la speranza di vita per un neonato zingaro è di 20-25 anni più corta rispetto ad un italiano medio. «Una condanna a morte», la definiscono i cattolici di Sant'Egidio.
    Domandiamo: vi risulta che il Papa abbia parlato di immigrati e rom durante i suoi incontri con Berlusconi e col sindaco di Roma Alemanno? Ovviamente non si può sapere. Si conoscono invece le dure condanne dei provvedimenti del governo espresse dalla fondazione Migrantes, dalla Caritas e dal Pontificio consiglio per i migranti. Intanto anche il presidente delle Acli Andrea Olivero denuncia la schedatura razziale dei nomadi. Ma proprio ieri il quotidiano dei vescovi Avvenire ha fatto masticare amaro questa parte del mondo cattolico. Ha pubblicato infatti una lunga intervista al ministro Maroni, ancora furioso per l'attacco al governo sferrato da Famiglia cristiana . «Non sono un Erode», ribatte il leghista generosamente evidenziato nel titolo. Il giornale, benevolo, lo descrive seduto nel suo studio «sobrio» tra statuette di elefantino - poco padane - e accanto ad un cesto di frutta fresca. Natura morta e intervista comoda in cui Maroni spiega che vuole togliere i bimbi rom dai campi-lager.
    Nelle gerarchie evidentemente c'è chi non sopporta certi impeti sociali contro il governo. Il vescovo di Crotone Domenico Graziani ha scelto il sito web della Milizia di San Michele Arcangelo per regolare i conti con Famiglia cristiana : «Ma che ne sanno loro?», sbotta il prelato, quello è «buonismo cattolico», dimenticano che «la sinistra cavalca la tigre dell'immigrazione clandestina» mentre le impronte ai bimbi rom «servono a dare loro un'identità chiara». Bravo Maroni.
    La Comunità di Sant'Egidio si preoccupa invece per quei rom nati in Italia figli o nipoti di cittadini della Jugoslavia, un paese che non esiste più. Vengono espulsi e poi rispediti indietro perché non si sa dove mandarli, non hanno cittadinanza italiana visto che la nostra normativa è ferma ancora alla discendenza di sangue. Andrebbe cambiata o si potrebbe addirittura riconoscerli come cittadini dell'Europa unita. Nel frattempo - chiede la Comunità - si conceda loro almeno lo status di apolide.


    04/07/2008

  2. #2
    COSTRUIRE IL COMUNISMO!!
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    Predefinito Schedature Naziste!

    Anche i nazisti schedavano i nomadi
    La storia di Khaled Hussein
    Vogliamo esser liber* di vivere da gay
    Lettera aperta
    agli amici Rom
    che vivono in Italia
    Cari amici, è importante che vi rendiate conto del significato della schedatura cui vi sottopone l'attuale governo, con segnalazione fotografica e rilievo delle impronte digitali. Innanzitutto, come il nostro Gruppo ha dimostrato, è in corso una campagna mirata a instillare nel popolo italiano odio razziale contro i Rom, una campagna che presenta sulla stampa e dal piccolo schermo le famiglie Rom come se fossero associazioni per delinquere, dedite al furto, alla truffa, alla prostituzione, alla violenza, allo sfruttamento dei bambini. Inoltre, molte violenze sono state perpetrate sui Rom, anche da parte delle forze dell'ordine e i colpevoli sono rimasti sempre impuniti. E' un'evidente persecuzione e fornire alle Istituzioni razziste dati così precisi e personali riguardanti ogni persona Rom che si trovi sul suolo italiano significa esporre le stesse a gravissimi attacchi mediatici, a minacce e intimidazioni, a violenze, ad accuse costruite ad arte (come nei casi di Ponticelli, di Catania, di Roma e nel recente caso di Verona). Un altro rischio è la sottrazione illegittima di minori Rom da parte dele autorità e dei servizi sociali, come denunciato dall'eurodeputato Viktoria Mohacsi, dal Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, dal Gruppo EveryOne. Nessuno può obbligare i Rom a sottoporsi alla schedatura, che non è legittima secondo le nome dell'Unione europea. Qualsiasi persona Rom fosse obbligata con la forza o con intimidazioni a subire tale pratica, potrà denunciare il fatto alla Corte europea dei Diritti Umani, direttamente o tramite il Gruppo EveryOne. Il professor Saimir Mile, uno dei più importanti esperti di Storia e cultura del popolo Rom, lancia un avvertimento riguardo al pericolo insito nella schedatura: «Esiste un precedente in Francia: la schedatura antropometrica attuata dal governo transalpino nel 1912, in cui il censimento dei "nomadi" era accompagnato da foto segnaletiche di faccia e di profilo, oltre che dal rilievo delle impronte digitali. Tutti gli storici che si sono occupati di questo evento, sanno che la schedatura permise l'internamento e la deportazione degli "zingari", da parte della Francia e della Germania nazista. Nei campi di morte, i "residenti" erano invitati a fare una doccia e la morte li raggiungeva poco dopo, causata dalle esalazioni venefiche dello Zyklon B, il gas che i nazisti avevano testato, in previsione degli stermini di massa, sui bambini Rom della Cechia».
    Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau
    Gruppo EveryOne

    Il sogno
    di Khaled Hussein:
    tornare a casa
    Caro direttore, ho letto l'articolo "Date asilo politico a Ibrahim" di domenica scorsa, mi fa piacere che anche "Liberazione" presti attenzione a questa ingiustizia, ed i motivi li avete spiegati bene nell'articolo. Permettimi di porre l'accento su un altro caso, quello di Khaled Hussein. Khaled ha oltre 70 anni ed è rinchiuso nel carcere speciale di Benevento a scontare l'ergastolo per la vicenda dell'Achille Lauro. La vicenda di Khaled è ancora più un'ingiustizia perché accusato di un reato che neanche ha commesso. Accusato di essere il responsabile operativo del commando, aveva accompagnato il gruppo sulla nave da Genova fino ad Alessandria, dove era sceso. L'obiettivo del commando non era il sequestro della nave, ma questa era solo il mezzo di trasporto per arrivare sino al porto israeliano di Ashdud. Quindi di questo Khaled è responsabile, di aver lottato per la liberazione della sua terra. Khaled Hussein ha sempre rigettato un'accusa da cui non ha mai avuto la reale possibilità di difendersi e di essere difeso, e che lo ha condannato all'isolamento totale. Insieme ad un gruppo di compagni e realtà sparse per l'Italia ci stiamo interessando affinché venga rivisto il processo (Khaled è stato condannato all'ergastolo in contumacia), e che nel frattempo possa usufruire di tutti i benefici che la legge prevede. Siamo soddisfatti che "Liberazione" abbia iniziato a farsi carico di questa vicenda e ci auguriamo che ci accompagni in questa battaglia di giustizia. Quando siamo stati a trovarlo con un sorriso ci ha detto che la sua mente è fuori, in Palestina, che vorrebbe tornare in Cisgiordania, dove nel '48, prima della Nakba, di cui quest'anno ricorre il 60° anniversario, c'era la sua casa. Aiutarlo alla realizzazione di questo sogno è un dovere per ogni persona libera che ama la giustizia.
    Francesco Giordano via e-mail

    Infrante
    le soglie
    di decenza
    Cara "Liberazione", in questo paese le soglie di decenza si infrangono ogni giorno, ogni giorno il limite del sopportabile si sposta più lontano. Sarebbe forse il caso che ci faceste sapere con quali marchi vendono il loro olio quei signori che sono riusciti a farsi venire una faccia talmente di tolla da chiedere i danni agli operai morti per loro, così che noi possiamo decidere se continuare a dar loro anche i nostri soldi. Devono smettere di passarla liscia. Devono smettere di pensare che tutti siano disposti a sopportare cose del genere.
    Fabio Gatto via e-mail

    Oggi più che mai
    è importante
    il Pride Catania
    Cara "Liberazione", come prima cosa, a nome mio e a nome del Comitato Pride Catania 2008, ringrazio il sindaco di Catania Raffaele Stancanelli, il capo gabinetto Nicotra, il geom. Pennisi per aver rispettato i diritti di tutt*. Il Pride è legato ai fatti di Stonewall del 29 giugno 1969. Da allora ad oggi molte cose sono cambiate nel mondo. Quello fu il giorno in cui a New York le persone transessuali e omosessuali si ribellarono alle vessazioni e ai soprusi della polizia locale. Quel momento segnò lo spartiacque tra discriminazione e lotta per l'emancipazione e il diritto di resistenza di ciò che sarebbe stato il movimento Lgbt in tutto il mondo. La disattenzione del governo attuale, la sua ignavia riguardo alla questione delle unioni civili, le recenti vicende politiche e il successo delle destre omofobiche, transfobiche e xenofobe ci proiettano in una situazione preoccupante e grave per il nostro destino e il nostro diritto all'autodeterminazione da cui dipende la nostra felicità. Le aggressioni transomofobiche sono considerevolmente aumentate negli ultimi tempi, certi partiti si sentono autorizzati ad offenderci ed attaccarci richiamandosi a questioni di opportunità politica, ideologica e religiosa. Il nostro Pride non solo è necessario, ma pure doveroso, in quanto elemento di crescita civile per la città e per la società tutta. Portatore di libertà e conoscenza. Che cosa si è fatto per salvaguardare i nostri diritti, le nostre proposte di legge? In che modo lo Stato ha risposto alle insensate accuse e all'atteggiamento ostile delle gerarchie vaticane, alle quali tutte le forze politiche sembrano sottomettersi? Ho sempre avuto la convinzione che i diritti delle persone Lgbt siano stati strumentalizzati nelle campagne elettorali per adescare consensi, serviti su un piatto d'argento, conditi di altisonanti valori morali, ma puntualmente negati e vilipesi. Su quel piatto non c'è proprio nulla! Sinistra e destra hanno dimostrato ampiamente di privilegiare vecchi e obsoleti statuti morali, legati a un concetto di famiglia ormai in evidente crisi. Il mondo Lgbt di Catania anche quest'anno è sempre più saldamente unito nella lotta, in un Pride che vede realizzato un progetto comune di Arcigay, Open Mind e Pegaso. La "Città del Sole" avrà, ancora un evento rappresentativo delle grandi forze reali Lgbt presenti nel territorio a cui si unirà la Sicilia tutta e le varie rappresentanze della penisola. Nulla ci fa paura, uniti vinceremo. L'unione ci dà forza. Veri e autentici, pronti a sfidare chi ci calpesta e umilia, chi vorrebbe arrotarci o impedire di amarci. Vogliamo vivere da gay. Morire da gay. Guai a chi ci nega la felicità: essa deve essere prerogativa di tutt* gli esseri umani.
    Riccardo Di Salvo
    presidente Arcigay Catania

    Domande
    sull'inchiesta
    Cisl in Molise
    Cara "Liberazione", ho letto la rettifica della Cisl ieri comparsa in alcuni articoli di stampa relativa all'inchiesta sullo Ial/Cisl in Molise nella quale la Cisl si costituisce parte civile nei riguardi dei presunti truffatori che si sarebbero appropriati di alcuni milioni di euro di finanziamento della Ue per dei corsi ai disoccupati della regione. Mi chiedo, da iscritta Cisl che vorrebbe il sindacato avesse a cuore soprattutto la salvaguardia dei diritti dei lavoratori e null'altro, se quei presunti truffatori fossero o meno iscritti a quel sindacato e/o comunque persone di fiducia del medesimo. E perché, nonostante alcuni che dovevano essere beneficiari di quei corsi, benché rivoltisi anche al programma "Mi manda RaiTre" non abbiano ricevuto risposte da quel sindacato e pare che questo si sia accorto di un ammanco di queste strabilianti proporzioni solo dopo l'inchiesta della magistratura senza aver posto in essere, pare, sistemi di controllo e verifica adeguati e periodici visto che il mutato tenore di vita di chi dello Ial si occupava doveva pur rendersi visibile in una piccola provincia! Ora, poiché da iscritta sindacale prima Cgil poi Cisl so perfettamente che abitudine del sindacato è quella di non rispondere mai a nulla e di nulla (tanto che pur di ricevere un riscontro dopo anni circa una vertenza presentata all'Enel tramite Fnle/Cgil in merito ad un passaggio di categoria, ho dovuto ricorrere al garante per la privacy ricevendone in risposta dallo stesso sindacato una espulsione per aver osato tanto) anche rispetto alle segnalazioni che vengono loro avanzate circa comportamenti illegittimi e/o chiaramente illegali che violano i loro stessi statuti (laddove non violino il codice penale), pare almeno discutibile la costituzione di parte civile di un sindacato che in questa, come in altre vicende, pare pienamente coinvolto almeno nel ruolo di quello che, nella migliore delle ipotesi, pur sapendo, voltava la faccia da un'altra parte.
    Bruna Gazzelloni via e-mail


    04/07/2008

  3. #3
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    A Monte Mario, nel campo dei Khorakhanè, la scoperta di un mondo violatoRoma, quella danza dei Rom
    contro gli eterni pregiudizi
    Storie di ingiustizia e dignità
    Luisa Morgantini
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  4. #4
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    Reperire la copia copia del documento e renderla di dominio pubblico sarebbe certamente di forte impatto per stimolare chi ancora non ha venduto la coscienza al totem mass-mediatico.

  5. #5
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    Reperire la copia copia del documento e renderla di dominio pubblico sarebbe certamente di forte impatto per stimolare chi ancora non ha venduto la coscienza al totem mass-mediatico.
    Benrivisto!

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Outis Visualizza Messaggio
    Benrivisto!
    A volte ritornano

  7. #7
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    non mi riesce di postare l"articolo...mah!!

  8. #8
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  10. #10
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    A Monte Mario, nel campo dei Khorakhanè, la scoperta di un mondo violato
    Roma, quella danza dei Rom
    contro gli eterni pregiudizi
    Storie di ingiustizia e dignità
    Luisa Morgantini


    Sono andata al campo di Monte Mario, a Roma Nord, abitato dal 1983 dalla Comunità Rom Khorakhanè proveniente dalla Bosnia-Erzegovina anzi da Mostar, per presentare "Treni strettamente riservati", un film scritto e diretto da Emanuele Scaringi, premiato dal Parlamento Europeo, che parla dell'integrazione dal punto di vista del contatto quotidiano delle migliaia di pendolari che ogni mattina raggiungono Roma in treno e che spesso dividono lo stesso scompartimento con i rom e tra questi, come protagonisti vi erano anche alcuni degli abitanti del campo di Monte Mario.
    E' stata per me una festa ed un emozione profonda: accanto a me una donna possente, Umiza, e una giovane donna determinata, Vania Mancini, coordinatrice Arci del Progetto di scolarizzazione dei minori rom per l'XI Dipartimento del Comune di Roma. Insieme a noi altri operatori sociali, della Caritas, dell'Arci, e il regista del film. Davanti i bimbi del campo, vivaci, violenti, dolcissimi, e poi la ragazze, belle, sospettose, fiere. Eccole le zingare, le ho sempre sentite sorelle fin da quando mia madre mi chiamava la "mia zingara" e al mio paese arrivavano le giostre ed io volevo fuggire con loro.
    Mentre discutevamo dei diritti violati dei rom, si diffondeva nel campo il profumo intenso che sentivo in Serbia e in Bosnia quando si preparava la carne arrosto o gli involtini di verza ripieni. Sì perchè dopo il "dibattito" le famiglie rom del campo hanno preparato la cena per noi "gagè". Il campo rom non era come me l'aspettavo, roulotte, terreno incolto; invece no, un campo attrezzato con casette e piante e verde. E mi raccontava Vania, le donne lavorano per il riciclo, vanno in giro per i cassonetti dell'immondizia raccolgono oggetti o vestiti buttati, li lavano e poi rivendono al mercatino del quartiere. No non tutto perfetto, liti furibonde, mariti ubriachi, donne picchiate, vite difficili insomma. Ma non il degrado e da un punto di vista economico, è bastato poco al Municipio per attrezzare con acqua, luce, bagni e case di legno un campo che ospita circa 200 persone, più della metà minorenni. Presenti in Italia dagli anni '60, la maggior parte di loro non ha documenti, inclusi i bambini che sono nati in Italia e che il Ministro Maroni vorrebbe "proteggere" schedandoli e prendendo loro le impronte digitali invece di offrire istruzione, case, lavoro, unico modo per vincere l'accattonaggio e la piccola criminalità. L'Arci da molti anni porta avanti un progetto di scolarizzazione, che nelle mille difficoltà continua però a dare frutti positivi. Al parlamento Europeo come parlamentari del gruppo del Prc su questa follia del Ministro Maroni, che viola la dignità della persona e dei minori, abbiamo presentato un'interrogazione alla Commissione Ue.
    Ma vorrei condividere alcune storie di vita, storie di ingiustizia, di esclusione e ghettizzazione, ma anche storie positive che mostrano l'impegno, il valore e la dignità dei rom sul nostro territorio, storie che mi ha fatto conoscere e le sono molto riconoscente, Vania Mancini che, abitante di quel quartiere, curiosa di quelle persone dietro quel muro si dedica a loro con amore e rispetto.

    Umiza e il mercatino dell'usato
    Umiza, 40 anni, nata a Mostar, prima donna eletta portavoce del campo, dice di essere una rom un po' atipica: "la gente tende a considerarmi come uomo, forse perché sono la capofamiglia, ho dovuto crescere da sola i miei due figli, mio marito non c'era mai e mi sono dovuta rimboccare le maniche".
    La famiglia di Umiza, così come i tanti e le tante Rom sono venuti in Italia a causa della povertà; non bastavano al loro sostentamento le carovane estive dei gitani, con carrozze e cavalli in giro per i villaggi dove offrivano manodopera come maniscalchi, fabbri, o lavori di ogni genere in cambio di cibo, lana e qualche soldo: "Ci spostavamo perché ci piaceva proprio girare, andavamo ovunque. Oggi, da quando si è persa la nostra antica arte di artigiani, non siamo più utili a nessuno, non siamo più nomadi, siamo chiusi in ghetti, siamo come cani che si sentono al sicuro solo dentro la loro cuccia, fuori ci sentiamo prede, bersagli".
    Umiza, ha due figli e un marito detenuto in carcere da 15 anni: si sveglia tutte le mattine alle cinque, si prepara e va con una carrozzina in giro per il quartiere, gira tutti i cassonetti, tanti italiani le portano direttamente le buste con cose usate da mettere o rivendere. Verso le 13 torna a casa, si lava, prepara il pranzo per i figli, poi nel pomeriggio, sistema tutte le cose che ha trovato, le pulisce, le ripara e le sistema per rivenderle la domenica.
    "L'idea mi e' venuta tanto tempo fa -spiega- ero senza soldi e con quelli che riuscivo a prendere con l'elemosina non ce la facevo più a vivere. Mi vergognavo, ma presi coraggio e andai al mercato di Monte Mario con le mie cose, improvvisai un banchetto e con mio grande stupore riuscii a rimediare 40 mila lire di allora. Piano piano coinvolsi la mia famiglia e successivamente tutto il campo. Sono ormai anni che l'esperimento è riuscito e ogni domenica facciamo il nostro mercatino, riciclando quello che troviamo, sia ripulendo cantine per conto di italiani, sia cercando nei cassonetti".
    Il mercatino meriterebbe di essere regolarizzato da parte del comune, riconoscendo al contempo una pratica utile che andrebbe diffusa e sostenuta da tutte e tutti noi e valorizzando un esempio positivo che aiuta l'integrazione nel quartiere.

    I bambini rom, prigionieri invisibili
    Invisibili prigionieri all'interno delle nostre città, non avendo documenti i rom sono costretti ad utilizzare prestanome per qualsiasi attività, per una tessera di un telefonino come per pagare l'assicurazione di un furgone. In alcuni casi finiscono per essere schiavi degli italiani (brava gente) che i documenti li hanno e ne abusano. Ma purtroppo spesso a pagare il prezzo più alto sono come sempre i minori.
    In tutta Roma almeno 2000 bambini sono seguiti e coinvolti in progetti di scolarizzazione sostenuti e voluti dall'amministrazione comunale in collaborazione con l'Arci Solidarietà del Lazio: i minori frequentano i corsi in 250 istituti della capitale, tra scuole dell'infanzia, elementari e medie e qualcuno va anche alle superiori. Nel Campo di Monte Mario negli ultimi anni si è registrato un incremento delle iscrizioni ed un aumento della frequenza in tutti e tre gradi d'istruzione.
    Ma anche qui sono insormontabili i prevedibili problemi burocratici quando non si ha un'identità certificata: senza documento non si può sostenere la maturità, che è un esame di stato; non ci si può diplomare negli Istituti tecnici, che molti ragazzi rom frequentano, perché il periodo obbligatorio di pratica sul posto di lavoro richiede il libretto di lavoro, impossibile da ottenere senza un riconoscimento dell'identità. Lo stesso vale per chi frequenta le scuole alberghiere, come Indiana, figlia di Umiza: "Mi piaceva andare a scuola ma dopo la terza media, ho frequentato la scuola alberghiera e ho avuto molti problemi: non mi volevano fare la tessera sanitaria che era obbligatoria per partecipare alle lezioni, perché non avevo un documento. Poi nel campo avevo difficoltà a studiare, spesso c'erano le retate dei carabinieri o della polizia o dei vigili anche alle 4 del mattino. Per 'accertamenti', dicevano, portavano via con i pullman i nostri genitori: io e mio fratello da piccoli avevamo sempre paura, lui per un periodo non ha più parlato dopo aver visto che prendevano mio padre, che lo trattavano male. Ora ho paura che si spaventi la mia bambina che ha solo due anni, ho paura che qualcuno me la porti via o ci divida perché non abbiamo i documenti".

    Ivan, Corona, Veronica, Tyson e Gevada
    Sono cinque bambine e bambini rom che vivono nel campo di Monte Mario di età compresa tra i 6 e gli 11 anni affetti da deficit acustico. Tutte e tutti - chi più chi meno- vanno a scuola, ma per loro non avere documenti è ancora più drammatico: per quattro di essi la patologia è stata certificata con diagnosi funzionale dalla Asl territoriale che ha attivato una terapia specifica. Tuttavia rimangono enormi le difficoltà - denunciate dall'Arci Solidarietà Lazio- dovute al disagio in cui versano le famiglie e alla mancanza di documenti. Veronica ad esempio è iscritta alla prima media, presenta difficoltà di inserimento e di apprendimento. Questa situazione si complica a causa della mancanza delle protesi acustiche e alla frequenza saltuaria per problemi legati alla situazione familiare: Veronica è la maggiore di cinque figli e spesso si occupa dei fratelli, due dei quali sono molto piccoli. La famiglia non mostra particolare attenzione alla cura del deficit acustico della figlia che invece avrebbe bisogno di maggiori cure e protezione e soprattutto delle protesi. Questi bambini avrebbero tutti bisogno di un sostegno diretto dalle Istituzioni di cui indirettamente poi beneficerebbero anche le famiglie d'appartenenza: senza documenti, però, l'iter per l'assistenza e il sostegno risulta più lungo e difficile, se non impossibile.

    Senza documento non si balla...
    Stella ha nove anni e le sue materie preferite sono Italiano e Matematica. A scuola però non parla molto e non ha legato tanto con i compagni perché si vergogna, la prendono in giro e allora "Me ne sto in disparte ma continuo ad andare", dice. Solo i laboratori di musiche e danze rom condotti dentro le scuole con le altre bambine del campo la fanno sentire importante: "abbiamo anche insegnato alle compagne di classe italiane i nostri movimenti della danza del ventre…è bellissimo, tutti vogliono imparare, per noi è un movimento naturale. Quando ballo sono felice perché posso far vedere ai gage' qualche altra cosa di noi Rom, mi aiuta a farmi accettare di più e sono fiera".
    Stella è solo una delle 'ragazze che ballano' del gruppo "Chejà Celen", costituito dalle bambine del Campo Nomadi di Monte Mario nel 2000 grazie a Vania Mancini e al Progetto ARCI di scolarizzazione dei minori rom. All'interno dei laboratori scolastici di integrazione le bambine hanno avuto la possibilità di esprimersi e di far conoscere un aspetto importante della loro cultura, la loro danza, simile alla danza del ventre che le donne rom si tramandano di madre in figlia. Così esprimono la loro vitalità, emotività e la loro vocazione artistica. Le "Ragazze che ballano" sono state invitate a molti festival di danza in Italia, in Francia, in Germania e addirittura in India. Non andranno però perché è impossibile attraversare la frontiera senza i documenti ed è sempre più difficile partecipare anche ai festival nel nostro paese senza correre il rischio di esporre troppo le ragazze, in caso di controlli, e anche gli operatori all'accusa di ricettazione.

    E non ci si sposa
    Rambo Halilovic è nato a Roma e ha 23 anni. La famiglia vive da oltre trent'anni nel campo di Monte Mario: nel quartiere ormai lo conoscono e lo salutano tutti tanto che alcuni alimentari e bar gli fanno credito. "Dopo quattro anni di attesa mi è stato rilasciato un permesso di soggiorno e credo di essere l'unico in campo ad averlo", racconta. "Vivo con la mia ragazza che si chiama Elisabetta ma non posso sposarla perché non ha i documenti: a lei dispiace tantissimo anche perché abbiamo due figli e ci amiamo molto. Ad Elisabetta dispiace che i nostri figli non risultano anche suoi: ha paura che un giorno qualcuno possa portarglieli via, perché non c'è scritto da nessuna parte che sono i figli suoi e ogni volta che viene un controllo al campo ha una crisi isterica e vorrebbe scappare, perché ci chiedono i documenti e noi non li abbiamo".
    Per vivere Rambo raccoglie il ferro e lo rivende al mercatino della domenica: "ho un camioncino, mi alzo alle sette, ci facciamo il caffé alla turca. Elisabetta prepara i bambini e andiamo in giro tutta la giornata per Roma a caccia di ferro, spesso ci mettiamo direttamente davanti alle discariche: per noi la spazzatura è oro, i nostri genitori ci hanno insegnato a fare il riciclaggio, a dividere i materiali dalle cose che gli altri buttano, così in una padella, in una lavatrice o in un frigorifero, si possono recuperare piombo, ferro, zinco, rame".
    Rambo racconta che da quando ha comprato il suo camion si sente un signore: "E' regolare, certificato dai continui controlli di vigili e carabinieri che vengono nel campo a qualsiasi ora di giorno e di notte. Ora vogliono prendere anche le impronte digitali ai nostri bambini, come se noi non fossimo gia tutti schedati continuamente dai controlli che ci fanno da quando sono nato. I miei bambini non hanno neanche tre anni, non hanno mai commesso nessun reato e neanche io e la mia ragazza abbiamo precedenti penali! Ho un bellissimo rapporto con i miei figli se non li volevo non li facevo, ne ho due e mi bastano, se sono troppi non li seguo bene ma se Dio ci aiuta di più, magari vinco al superenalotto e faccio più figli… Con Elisabetta sono felice: anche se mi strilla vorrei tanto sposarla e renderla felice, perché io l'amo e pure lei a me!"
    Secondo le ultime stime, a Roma i rom non supererebbero le 15,000 unità di cui oltre la metà sono minori. Di questi tra le 5000 e le 6000 persone non hanno nessuno status, non esistono né per gli archivi italiani né per le anagrafi dei paesi d'origine. Perché invece di pensare alle schedature non si fa un piano per assicurare documenti e la possibilità di una vita dignitosa? Perché invece di ricorrere a misure repressive e discriminatorie, non proteggere quei bambini garantendo il diritto alla cittadinanza, all'istruzione, alla salute e anche il diritto all'infanzia, al gioco e alla danza?


    05/07/2008

    http://www.liberazione.it/giornale_a...rticolo=382202

    (Questo è l'articolo che voleva mettere Danko. Prego i moderatori di cancellare tutti gli altri tentativi del compagno)

 

 

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