





Direi che conosco il relativismo relativamente...


Allora, alla base della nostra civiltà vi è un ordinamento gerarchico strutturato sulle tre funzioni sociali, sacerdotale, guerriera, produttiva, e sulla conseguente divisione dei membri della comunità in tre ordini. Altre civiltà, come ad esempio quella cinese, sono strutturate diversamente, e postulano l'uguaglianza sostanziale tra gli individui. Siamo noi forse in possesso del criterio per stabilire chi abbia ragione tra le due civiltà?


Non nego le differenze fra la civiltà europea e quella cinese.
Però permettimi di rilevare due cose:
1)non è vero che nella società cinese antica si ritenessero tutti gli individui uguali, anzi, al contrario, vi erano delle precise gerarchie;
2)Confucio lo consideri un sapiente? Se sì, perchè? Evidentemente utilizzi dei criteri di giudizio che fanno si che sia tu, europeo ariano, che un cinese abbiate il medesimo giudizio su Confucio.






In Cina non esisteva un sistema paragonabile a quella delle caste indoeuropee. Uno dei tratti caratteristici della civiltà cinese è proprio l'uguaglianza sostanziale tra gli individui, che sfocia nel collettivismo caratteristico di quella civiltà. Questi sono elementi che furono notati anche da De Gobineau.
Studiando il pensiero cinese ti accorgerai che ci sono delle profonde differenze con quello europeo, al punto tale che non credo che un europeo possa riconoscervisi pienamente, pur apprezzandolo in parte. Ti rimando sempre a De Gobineau e a "storia del pensiero cinese" di Pio Filippani Ronconi, dove analizza i caratteri peculiari della filosofia cinese e le sue differenze con il pensiero europeo classico.


Se parliamo poi del relativismo delle culture , vedremo che questo esiste riguardo gli scopi che le varie nazioni hanno deciso di seguire.
Per esempio una razza per suo carattere può desiderare la stabilità, l'eliminazione delle fonti d'ansia, la simbiosi con l'ecosistema in cui vive ( esempio: razze negre ).
Da questo scopo deriverà un certo tipo di organizzazione sociale.
Altri possono invece desiderare la grandezza ed essere disposti a soffrire, faticare, provare ansia pur di ottenerla ( esempio: NOI, Achille è l'archetipo di questo carattere ).
Da quest'altro scopo deriva una società completamente diversa.
Ci sono quelli disposti a rinunciare alla libertà individuale per lavorare tutti assieme, come i cinesi, e quelli che volutamente mantengono uno stato continuo di guerra tribale per impedire la nascita di un potere centrale che metta dei limiti alla loro individualità, come i pellerossa.
Dalla diversità degli scopi deriva la diversità di soluzioni adottate, e il fatto ovvio che la soluzione di una razza non va bene per un'altra. Ma una volta che lo scopo sia stato deciso, la soluzione non è relativa, può funzionare, cioè ottenere per davvero lo scopo di partenza, solo se è compatibile con le leggi naturali, con la realtà oggettiva.
Realtà oggettiva che ha un nome, e il nome è Gesù Cristo.


Non vi era la tipica tripartizione indoeuropea, ma ciò non significa che si ritenessero tutti gli uomini uguali. Infatti un mandarino non era considerato pari ad un contadino, così come l'Imperatore veniva ritenuto un sovrano assoluto, designato direttamente dalle schiere celesti.
Ti ripeto, non nego affatto delle differenze fra il sistema di pensiero cinese e quello europeo, ma il fatto che anche un europeo possa apprezzare Confucio è segno che vi è anche una comunanza di principi, oltre a delle differenze.Studiando il pensiero cinese ti accorgerai che ci sono delle profonde differenze con quello europeo, al punto tale che non credo che un europeo possa riconoscervisi pienamente, pur apprezzandolo in parte. Ti rimando sempre a De Gobineau e a "storia del pensiero cinese" di Pio Filippani Ronconi, dove analizza i caratteri peculiari della filosofia cinese e le sue differenze con il pensiero europeo classico.