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  1. #1
    Dalla parte del torto!
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    Predefinito Intervista A Moni Ovadia

    Che ne pensate?

    Una piacevole discussione ed animata conversazione con Moni Ovadia, uomo di teatro e di immensa cultura, ricercatore ed abile, poliedrico interprete di una tradizione antica proveniente dai tempi più remoti dei primordi dell’umanità: l’identità culturale Yddish. Ovadia uomo d’estro e d’ingegno, politicamente impegnato sul fronte del mondo in fermento dei sindacati per le tutele dei lavoratori e delle rivendicazioni per diritti dei “più deboli”, nell’impegno culturale militante delle pari dignità sociali, per la fratellanza universale tra uomini…nella militanza “senza armi”, disarmante degli strapoteri, finalizzata ad un’utopia realizzabile, sociale comunista e socialista con risvolti comunitari e democratici de facto…

    Il Suo parere circa “Il Calendario del Popolo”, rivista che compie 57 anni, che nasce dal movimento della Resistenza antifascista e si è sempre proposta come uno strumento culturale di avvicinamento tra una divaricazione popolare, sorta nel dopoguerra, più accentuata rispetto agli schemi attuali, tra una “cultura alta”, “d’elite” e “bassa”; Rivista che veniva letta sia dal bracciante, operaio, contadino, che dal docente universitario;
    Rivista pensata e fondata da un intellettuale, l’avvocato Trevisani, e via via da altri importanti esponenti della cultura italiana…
    A Suo parere quale atteggiamento dovrebbero impostare oggi gli intellettuali nei confronti della Nostra Rivista?Cosa ne pensa di questa attiva funzione divulgativa di area e cultura marxista o comunque di Sinistra, attualmente? Oggi che viviamo direttamente, ossessivamente in modo impellente il “revanchismo” delle Destre?


    Il linguaggio e le modalità d’approccio della Sinistra al problema della memoria storica ed alla tematica relativa ad una cultura da poter diffondere e mantenere viva, fervida, militante, una relazione culturale tra la Sinistra ed i suoi interlocutori, anche intellettuali, risulta molto difficile perché implica una questione di codici interpretativi, canoni, schemi e linguaggi comunicativi, che parte da una constatazione la quale occorre sia radicale per trovare uno sviluppo, una funzione effettiva, attuale, militante. Noi siamo stati sconfitti. Una sconfitta epocale. Abbiamo perso la guerra, non una battaglia.
    Se non si acquisisce una radicalità di tale consapevolezza, risulterà difficile assumere un ruolo.Mentre quando “Il Calendario del Popolo” nasce, si assiste ad un enorme, immane coinvolgimento delle masse nella cultura anticapitalista, il Partito Comunista era fortissimo, profondamente radicato nel substrato popolare. Attualmente i partiti della Sinistra stanno sempre più perdendo il rapporto, il radicamento con le masse, la relazione schietta, genuina con il popolo, con le classi sociali che dovrebbero ancora riconoscerlo, rivalutarlo, essergli riconoscenti, recuperarne i valori civili, sociali, culturali… Oggi le masse si sono profondamente trasformate.
    Assistiamo ad una progressiva diminuzione delle classi lavoratrici operaie e contadine, a favore di impiegati del terziario. Si assiste ad una falsa, finta, ipocrita imprenditorializzazione del ceto basso, perché tutti aspirano a diventare piccoli imprenditori e poi ingrandirsi e poi arricchirsi voracemente. Naturalmente a loro insaputa verranno sfruttati, però in forme nuove. Questa diversa, mutata condizione produrrà un ulteriore tipo di risposta culturale allo sfruttamento. Se non sapremo anticiparla ed esserne interpreti innovativi, ci troveremo arretrati, sorpassati, obsoleti, con vecchie categorie inette, non inserite. La classe operaia è ancora consistente, ma è in via di progressiva diminuzione (è un fenomeno inarrestabile), sostituita dalla manodopera extracomunitaria, che però utilizza altri linguaggi e mezzi, perché non sono i discendenti della classe operaia italiana ed europea che ha avuto rapporti diretti con la cultura comunista e marxista. La cultura marxista, comunista o comunque di sinistra non è stata strutturata dalla classe operaia, perché si è optato molto più per gli slogan e le ideologie che per la profondità dei concetti e dei valori: significa automaticamente democratizzazione.Quando si deve strutturare il partito, con una democrazia ed una consapevolezza, si acquisiscono maggiori spinte critiche.Probabilmente il Partito Comunista è stato democratico, ma anche con forti rigidità dirigenziali al suo interno. I risultati li ritroviamo oggi nei DS, un partito che stenta a trovare un’identità. D’altro lato la Sinistra radicale (Rifondazione Comunista) rappresenta il 5% dell’elettorato e non sa risolvere, non sa crescere a seconda delle spinte di protesta. [U]Siamo diventati solo nostalgici. Occorre essere duri con noi stessi. Perché siamo stati impreparati di fronte al fenomeno Berlusconi? Perché non abbiamo saputo interpretare fenomeni e mutamenti così impellenti ed impetuosi. La prima reazione della sinistra radicale con le innovazioni tecnologiche è quella di demonizzarle, perché sono gli sviluppi delle forze produttive capitalistiche e di trasformazioni sovrastrutturali. La sinistra marxista sta guardando indietro e non avanti….sempre in termini provocatori. La socialdemocrazia europea corre dietro allo sviluppo capitalista, non lo anticipa, anche se forse si tratta di un capitalismo meno agglomerato, agglutinato, più portato verso una distribuzione equa tra le masse: questa è la grande novità!Baudrillard, critico di Marx, sostiene che il grande filosofo costruisce la sua teoria su un fondamento: il rapporto tra valore d’uso e di scambio. Tale rapporto nelle società avanzate risulta completamente saltato, non ha più senso.
    Attualmente viviamo una totale ipertrofia dei meccanismi economici che sono entrati in una specie di iperspazio autoreferenziale, avendo una loro realtà che si muove su fatti, su eventi.
    Naturalmente questi meccanismi di contenimento sociale non raggiungono un controllo totale e completo…pensare ad un cambiamento radicale delle relazioni produttive o a una forma di associazione umana differente viene considerato sorpassato. Su queste macerie è sorta la società più o meno inventata del Villaggio Globale…” della “società ad una dimensione”, dell’omologazione globalizzante, della new economy.
    Il capitalismo ha esteso se stesso come una metastasi a vasti strati della popolazione, per cui tutti viaggiano con i listini di borsa, perché tutti vogliono il bene materiale immediato su questa terra. In Cina: “Ipercapitalismo Comunista”! chi poteva prevedere tali fenomeni?Il capitalismo è ancora rigoglioso. Forse è proprio la natura umana che Marx voleva risolvere: il grande limite/ostacolo di Marx. Marx era figlio dello spirito della Rivoluzione francese e dell’ideale rousseauniano: vale a dire l’uomo è buono e la società lo corrompe. Nei “Manoscritti economico filosofici” del 1844 si esprime la genialità del filosofo. Stabilì nell’alienazione del lavoro la contraddizione centrale del sistema capitalistico. I capisaldi della sua teoria: la lotta all’alienazione, la vera liberazione dell’uomo, l’eguaglianza dei diritti.
    L’uomo è un progetto aperto, né buono, né cattivo, ma fragile, debole, disorientato, spaventato, perché è la paura che porta ad aumentare i beni materiali che proteggono l’individuo. Quindi il capitalismo fordiano ha trovato un meccanismo geniale: l’uomo di sinistra crede nella giustizia sociale, ma nel frattempo cerca di ottenere il massimo benessere possibile. Il capitalismo fordista sostiene “tu operaio lavori per me capitalista ed il ricavato ritorna su tutti” e non vi è dubbio che il benessere materiale si sia esteso a ceti della popolazione molto più vasti, anche se limitatamente alle società avanzate. Però anche Paesi come la Cina e l’India stanno entrando in questo ambito, pur con ampie sacche di povertà, con cui il capitalismo si garantisce un presupposto inespugnabile: l’importante è che il numero di quelli che “stanno bene” o che hanno di tali aspettative nel sistema vigente sia sufficientemente esiguo da non creare elementi di destabilizzazione del sistema.Attualmente una Rivista come “Il Calendario del popolo” che voglia stare e sopravvivere entro una determinata linea di demarcazione politica deve avere una continuità nella sua discendenza marxista che si esplichi in studi, ricerche e relazioni con la storia e la memoria passata del popolo , delle genti, ma soprattutto deve capire anche che i fenomeni sociali e di conseguenza politici, sono di natura nuova ed imprevedibile. Il Capitalismo ha letto Marx ed è cinico per questo; ha funzionato magnificamente perché conosce a fondo la natura umana, partorito dalla stessa: l’uomo ideale non esiste; la coscienza di classe ha funzionato in un’epoca precisa sulla base di coordinate socio esistenziali di un certo tipo. “Avere le idee giuste” non significa che siano praticabili se non si raccoglie un vasto consenso, perché questa democrazia è marcia, artefatta, prevalentemente formale e non sostanziale, concede a poche persone mezzi spaventosi di alto potere mediatico, comunicativo per ottenere un senso comune, a scapito della reminescenza storica collettiva, un ampio consenso, per cancellare le memorie di vita, della Storia... e milioni di individui risultano esclusi dalla possibilità di esprimersi con le loro idee, di perpetuare la memoria popolare. Ma non solo, tale sistema è basato su un risicato margine di consenso o su leggi che servono alla governabilità, ma non sono addirittura democratiche, come il metodo maggioritario., che ha permesso al liberismo economico, in odore di fascismo, tipicamente berlusconiano, di governare. Tuttavia non abbiamo trovato di meglio a questo simulacro di democrazia, anche se ci abbiamo provato noi marxisti con la Russia Leninista. Lo stalinismo è stato un sistema dittatoriale efferato proteso all’epurazione dei dissidenti, dagli alti gerarchi ai contadini nullatenenti: non ha funzionato è stata la catastrofe distorta dell’applicazione aberrante delle tesi e teorie marxiste, in un miserrimo tentativo di collettivizzazione agricola e della forza lavoro che si concluse con l’eccidio dei Gulag. Lo stalinismo è stata l’ultima forma di zarismo delle grandi Russie come sosteneva Trockij. Una provocazione: Stalin, il dio imbalsamato nel mausoleo di Lenin…file di chilometri di comunisti in pellegrinaggio verso l’uomo imbalsamato, una bambola di cera. L’iconografia idolatrica è semplicemente una perversione del cristianesimo. Occorre sempre un Dio e naturalmente Stalin è il suo profeta, cioè il Papa, sempre in chiave perversa e provocatoria. Chi non è d’accordo con il sistema: a morte! Perché non è un avversario con cui discutere in termini dialettici di raziocinio, bandito dalla dittatura, ma un nemico ontologico, un antagonista del dio in terra. Il “Cesarismo Bizantino” si è manifestato nell’iconoclastia, così lo ”Zarismo Staliniano” ha cancellato tutti gli avversari di Stalin, l’uomo di ferro, dalle fotografie, in un segno dei tempi impressionante, compeso Trockij, capo dell’Armata Rossa, il numero due della Rivoluzione d’ottobre, cancellato, eliminato dalle fotografie come altri alti burocrati, gerarchi, tra cui Kamenev e Zimon’ev. Stalin ha ammazzato i comunisti, ha epurato tutto il partito della rivoluzione con le deportazioni di massa, il lavoro schiavistico delle grandi opere. Lisenko ha distrutto la genetica sovietica, inventando la teoria marxista leninista della natura sulla base di un cattivo libro di Engels. Allora tutti i genetisti mendelliani sono finiti nei Gulag e Lisenko per venti anni ha bloccato la genetica sovietica. Occorreva e volevano una verità unica, inoppugnabile, inconfutabile. Ma perché non lasciare le diversità, le differenze di pensiero a misurarne i risultati a confronto reciproco? Invece tutto ciò che era sospetto di borghese fu combattuto, manu militari! Questo sistema cosa ha a che vedere con la teoria marxista dello stato? Che è una scienza critica, postulata, appunto da Marx come stato possibile. Naturalmente Stalin era un uomo del suo tempo, quindi la forma di zarismo da lui scelta fu anche geniale per molti aspetti, ma di fatto, tutta l’idolatria di partito, in un’ipotesi provocatoria, indica comunque che il sistema non era prettamente zarista, ma le sue radici innegabili, vizio intrinseco di una mente perversa protesa alla bramosia smaniosa, nel delirio perverso della sete di potere. “Cesarismo Bizantino” è l’occidente d’oriente… e l’occidente prende la sua strada, compie bancarotta fraudolenta con il nazismo evoluto dalla cultura occidentale a cui tutte le borghesie plaudono…all’”imbianchino austriaco”, finchè l’opposizione capisce la sua follia omicida contro l’umanità intera nelle sue diversità intrinseche. Per questo Von Tussen, capo delle Acciaierie Riunite, grande industriale tedesco, fugge e scrive nel ’39 un opuscolo (che bisognerebbe regalare a tutti i revisionisti), che si intitola “Ho pagato Hitler” con la nomenklatura dell’alta borghesia tedesca e di grandi industriali, comprese le gerarchie ecclesiastiche ecc… sostenendo poi che non si peritavano di sfruttare lavoro schiavistico. Questo è l’occidente la cui bancarotta è totale in versione Est ed Ovest.Allora, tornando a Noi, il nostro compito è capire che abbiamo perso la guerra e di tenere fermi alcuni punti capisaldi che sono le idealità, perché le ideologie sono morte ed è bene, sono un’idolatria, mortifere, non si fanno criticare, confutare, mettere in discussione…questa è la convinzione più spaventosa della deriva stalinista. Non esiste più spazio per la discussione, per il confronto, per le diversità, le differenti categorie, come in ogni dittatura militare. Il crimine principale di Stalin è l’unanimismo. Cosa impollina una scienza, una idealità? La continua discussione, il confronto, il fermento delle idee,l’accrescimento delle facoltà cognitive, del processo mentale, di pensiero dell’ideazione, della progettualità.Occorre tenere ferme le direttrici etiche della propria posizione e riprendere fino alle estreme conseguenze la natura critica del marxismo. Quindi se apparati concettuali o paradigmi di indagine economica sono superati, occorre superare, elaborare il “lutto”, la rielaborazione, il superamento storico che rientra nella natura dell’uomo, delle dinamiche epocali, storiche dell’evoluzione umana. Quindi i valori rimangono inalterati, ma le modalità per metterli in pratica, per raggiungerli, cambiano, sono sottoposte alle trasformazioni storico/strutturali. Se non ritroviamo il piano delle emozioni, delle passioni, del coinvolgimento forte anche del sentimento, che si prova, si costruisce con la consapevolezza che le “radici” non sono un feticcio, ma un valore. Il patrimonio emozionale delle proprie “radici” culturali, storiche, etico-civili, non va interrotto, perché la grande lotta per le libertà dell’uomo è cominciata con Mosè nel deserto ed Abramo che spezza gli idoli. Allora LA RADICE, la matrice, va tenuta ferma, salda, non bisogna farsi spaventare dagli impellenti revisionismi di sorta. Il revisionismo è un’ideologia politica che mira a riabilitare una classe di potere efferata e senza scrupoli come la borghesia contemporanea, la classe alta del ‘900, italiana e di altri Paesi che non deve insegnare ai comunisti, alle persone di sinistra: borghesia senza scrupoli, colonialista, imperialista, sciovinista, efferata, che non ha avuto paura di servirsi dei fascismi, delle dittature di qualsiasi colorazione, che ha alimentato e mantenuto e continua ad alimentare e mantenere regimi totalitari, autoritari, dittatoriali, che hanno sfruttato lavoro schiavistico a livelli di aberrazione umana brutale, hanno sostenuto Hitler, fino al colonialismo americano che ha mantenuto tutti i regimi totalitari del mondo intero.Dunque abbiamo bisogno di rimemorare, recuperare il passato, ricordare la storia, di ritrovare le radici profonde dell’uomo, il vero senso del suo esistere: la santità, l’integrità morale, il diritto alla libertà, alla sua pari dignità, perché uguaglianza significa “pari dignità ed equità di diritti” di tutti gli esseri umani davanti al diritto, alla legge, di fronte alla vita, alle proprie esigenze vitali.La funzione di un a Rivista come “Il Calendario del Popolo”, che deve fare da ponte tra una immensa tradizione portatrice di retaggi valoriali da non disperdere, non svendere, ma anche una sfida enorme: ritornare a far “sognare” , continuare ad “animare” gli esseri umani, tramite il linguaggio delle emozioni, perché capaci di realizzazioni sublimi. La gente non vive solo di “cose concrete”, ma anche di emozioni, del sogno che si riflette nell’utopia di un mondo migliore, attuabile con la relazione tra le persone capaci di amare, vivere, emozionarsi, sognare, desiderare…andare oltre. Oggi il linguaggio della sinistra da un lato è quello della governabilità e del risanamento del bilancio pubblico: argomenti ineccepibili, ma che non fanno sognare gli uomini. Infatti, così, la gente ha bevuto le panzane del liberismo populista e sottilmente demagogico berlusconiano. Perché da un lato esiste un radicalismo inattuale, magari anche giusto, ma non comunicativo, privo di mediaticità diretta, interattiva, dall’altro lato una battaglia culturale persa, con l’avvento delle televisioni, e la pervasività del pensiero comune e ipertrofico di consumistico evanescente, mezzi spietati, apparentemente innocui che attuano “buildung” primaria, semplicistica, “formazione” elementare ma spietata, sottile velata di demagogia populista che influenza direttamente le masse impreparate, sprovviste, indifese, deboli... E noi di Sinistra non abbiamo saputo veicolare sapientemente, saggiamente tale sistema mediatico pervasivo onnipresente ed onnicomprensivo, avendo reso Marx un feticcio irrigidito, rendendo, nostro malgrado, una “chiesa” la sua scienza critica.
    Sinistra Nazionale!

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  2. #2
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    L'ho letto molto velocemente, ma mi pare un pezzo lucido e sincero. Buona l'autocritica. Mi sembra una riflessione che converge con le nostre ultime conversazioni sul forum.

  3. #3
    Evoliano di sinistra
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    Prossimo al nulla, laggiu' nell'abisso io conduco da solo la mia lotta.......In ogni caso nessun rimorso
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    se c'e' un personaggio che si erge a difensore di vetuste categorie, che soffia sul fuoco dell'ipocrisia buonista con l'intento di alimentare gli opposti estremismi ed il frazionamento del corpo sociale con intenti chiaramente anticomunitari, ecco questo si chiama Moni Ovadia......Con tutto il rispetto che nutro per voi tale elogio (o apprezzamento) mi lascia quantomeno perplesso, saluti

  4. #4
    Forumista esperto
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    Citazione Originariamente Scritto da fabiosko Visualizza Messaggio
    se c'e' un personaggio che si erge a difensore di vetuste categorie, che soffia sul fuoco dell'ipocrisia buonista con l'intento di alimentare gli opposti estremismi ed il frazionamento del corpo sociale con intenti chiaramente anticomunitari, ecco questo si chiama Moni Ovadia......Con tutto il rispetto che nutro per voi tale elogio (o apprezzamento) mi lascia quantomeno perplesso, saluti
    Ciao cameragno!

    Ma, guarda, in questo articolo-intervista non mi pare che tiri fuori queste cose. Dove l'hai letto?

  5. #5
    Dalla parte del torto!
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    Citazione Originariamente Scritto da Outis Visualizza Messaggio
    Ciao cameragno!

    Ma, guarda, in questo articolo-intervista non mi pare che tiri fuori queste cose. Dove l'hai letto?
    A parte il fatto che citare un'intervista non vuol dire elogiare a prescindere un pensiero...Si può citare un pensiero anche solo per "discuterne"...
    Sinistra Nazionale!

  6. #6
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    un saluto a tutti i compagni e non.sul pezzo condivido anche se l'ho letto in fretta e furia,sul personaggio Ovadia ...non mi piace,in quanto come organizzatore del FOLKEST i Friuli ha sfoggiato troppi richiami trionfalistici alle sue radici bulgare,balcaniche,ebreoisrtaeliane,zingare,...un polpettone universalista più consono a framassoni che al marxismo che dicew lui.perchè affermare di essere qualcosa di diverso a seconda del pubbblico di lettori.in ogni caso il Calendario del popolo della TETI,che ho diffuso da militante per anniè stata una leggenda che purtroppo ha trovato l'ostracismo della classe dirigente comunista.da questo non ha saputo reagire con scelte coraggiose.onore al calendario,comunque

 

 

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