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Discussione: In memoriam

  1. #11
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    "Bisogna fare Comunità cristiane come la Sacra Famiglia di Nazareth che vivano nell'Umiltà , nella Semplicità e nella Lode , dove l'altro è CRISTO"
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    VENERDI 22 agosto 2008 - ore 02.33



    CIAO NONNO EVARISTO




    In questo momento mi giunge la triste notizia della salita alla Casa del Padre, di un nostro amato fratello della nostra comunità, caro soprattutto a me perchè è grazie a lui e alle sue parole in un momento difficile della mia vita sono rientrato nella Chiesa.
    Malato da tempo, quasi novantenne, è stato uno dei 196 superstiti della divisione Modena ad El Alamein, In cumunità tutti lo chiamavamo il beato Evaristo, mite e umile di cuore, di fede semplice, ma dura come la roccia. Egli è stato testimone verace di una fede semplice ma autentica anche per i giovani e meno giovani delle altre comunità; Tutti lo chiamavano "il beato nonno Evaristo". Tutti noi siamo sicuri che pregherà e intercederà il Padre Santo per noi tutti.

    Ciao nonno Evaristo



    Dio degli spiriti e di ogni carne, che calpestasti la morte e annientasti il diavolo e la vita al tuo mondo donasti; tu stesso o Signore, dona all'anima del tuo servo Evaristo defunto il riposo in un luogo luminoso, in un luogo verdeggiante, in un luogo di freschezza, donde sono lontani sofferenza, dolore e gemito.

    Quale Dio buono e benigno perdona ogni colpa da lui commessa con parola, con opera o con la mente; poiché non v'è uomo che viva e non pecchi; giacché tu solo sei senza peccato, e la tua giustizia è giustizia nei secoli e la tua parola è verità.Poiché tu sei la risurrezione, la vita e il riposo del tuo servo Evaristo defunto, o Cristo nostro Dio, noi ti rendiamo gloria, assieme al Padre tuo unigenito, con il santissimo buono e vivificante tuo Spirito, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Riposino in pace. Amen.


    L'Eterno riposo
    L'eterno riposo dona loro, o Signore,
    e splenda ad essi la luce perpetua
    Riposino in pace. Amen.




    Maurizio

  2. #12
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    - L'Eterno Riposo dona a Lui, o Signore, e risplenda a Lui la Luce Perpetua. Riposi nella Pace. Amen
    - Dio degli spiriti e di ogni carne, che calpestasti la morte e annientasti il diavolo e la Vita al Tuo mondo donasti; Tu stesso o Signore, dona all'anima del Tuo Servo Evaristo defunto il riposo in un luogo luminoso, in un luogo verdeggiante, in un luogo di freschezza, donde sono lontani sofferenza, dolore e gemito.
    Quale Dio buono e benigno perdona ogni colpa da lui commessa con parola, con opera o con la mente; poichè non v'è uomo che viva e non pecchi; giacchè Tu solo sei senza peccato, e la Tua giustizia è giustizia nei secoli e la Tua parola è verità.
    Amen

  3. #13
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    Marco Soranzio

    GORIZIA 24 - IV - 1977
    MILANO 23 - XI - 2006

    Direttore della Residenza Universitaria Torrescalla di Milano
    Numerario dell'Opus Dei



    Aveva conosciuto l’Opus Dei nel 1997 a Milano e ben presto era entrato a far parte della Prelatura come Numerario. Ingegnere biomedico, dal 2002 si era dedicato all’attività formativa della Residenza Universitaria Torrescalla, della quale nel 2004 era di-ventato direttore. È stato esemplare nello studio e nell’impegno per incarnare fedelmente lo spirito dell’Opus Dei e formare le persone che gli stavano attorno. È morto in un incidente di traffico, mentre si recava a incontrare un amico.


    Il Funerale, celebrato da Mons. Nobredo, Vicario Generale dell'Opus Dei in Italia, è stato participato da più di mille persone, accorse per salutare il loro caro amico. Altrettanto emozionante e affollata da più di 500 persone - amici di famiglia, compagni di liceo, di nuoto e di scoutismo - è stata la Messa funebre concelebrata il giorno dopo nella sua città di Monfalcone, dall'Arcivescovo di Gorizia, mons. Dino De Antoni, e da altri quindici sacerdoti. In memoria di Marco, che ha lasciato un ricordo indelebile in tutti coloro che lo hanno conosciuto, riportiamo di seguito l'omelia dell' Arcivescovo.

    “Il giusto, anche se muore prematuramente, troverà riposo (…). Divenuto caro a Dio, fu amato da Lui” (Sap. 4, 7 e 10).

    Chi può permettersi di fronte a uno strappo così radicale, come la scomparsa di un volto tanto amato, non solo dai suoi genitori, dalla sorella, dai familiari, ma così amato da centinaia di persone, come voi qui testimoniate e documentate, chi può permettersi di dire una parola simile: “Divenuto caro a Dio, fu amato da Lui”?.

    Eppure, carissimi, la Chiesa, la Chiesa nostra Madre, che qui sensibilmente documentiamo e tangibilmente sentiamo, applica a Marco e alla sua dipartita, questa grande affermazione al nostro cuore addolorato.

    E come è letterale, nel caso di Marco, ciò che la prima lettura aggiunge: “Giunto in breve alla perfezione, ha compiuto una lunga carriera. La sua anima fu gradita al Signore, perciò egli lo tolse in fretta da un ambiente malvagio” (Sap. 4, 13-14).

    Certo abbiamo bisogno in questo momento di essere sorretti, soprattutto hanno bisogno di essere sorretti i genitori, la sorella, i familiari, gli amici; sorretti dalla dolcissima esperienza di compagnia che la pagina del Vangelo ci ha riproposto: per lui e per noi Gesù è tornato. Per lui per portarlo alla soglia del Mistero, per noi per illuminare il nostro cammino alla luce delle Scritture.

    È venuto Gesù per dare un senso a una esperienza così inaudita, del tutto inaccessibile, per non lasciarci turbati di fronte a una morte così apparentemente terribile e ingiusta.

    2. Un carissimo amico di Marco, Giovanni Crostarosa Guicciardi, presidente dell’Associazione dei residenti di Torrescalla, ha commentato la sua figura dicendo:

    “ Marco (…) è sempre stato un ragazzo veloce. In acqua, dove è stato una promessa del nuoto giuliano. Negli studi dove è sempre stato fra gli allievi più brillanti. Sulla neve, dove le code dei suoi sci filavano eleganti. Nella dedizione agli altri, dov’è stato in prima fila dal tempo degli scout fino all’ultimo giorno della sua vita”.

    “Intelligente, generoso, pieno di fede, saggio”, così lo ha tratteggiato chi lo conosceva; “familiare, delicato, appassionato di futuro, educatore”, è stato definito.

    Ma nel contempo determinato nel suo lavoro formativo, ispirato all’insegnamento di san Josemaría Escrivá, nella cui Opera egli ha scoperto ben presto la sua vocazione, appoggiata, con intelligenza e affetto, dai suoi genitori nel modo che solo una papà e una mamma sanno apprezzare, non senza la fatica di condividere una scelta che ti spiazza, perché, quando Dio incontra, sconvolge e turba come ci insegna l’incontro di Maria con l’Angelo.

    Marco di ciò era stato cosciente come si evince da alcune frasi, che voglio leggere da una sua lettera a mamma e papà il 9 aprile 2001:

    “Potrei continuare a scrivere ancora molte cose, ma preferisco fermarmi qui. Se vi sentite tristi, fate ciò che ci dice San Giacomo: ‘Se qualcuno fra voi è triste, preghi’. Pregate molto per me, per la mia vocazione e invocate lo Spirito Santo, perché vi doni la luce necessaria per accettare, capire e comprendere e condividere la mia scelta. So perfettamente di farvi soffrire e vi chiedo perdono di ciò; offrite tutto a Dio Padre e uniamoci alla Croce di Cristo per essere in Paradiso per l’eternità. So per esperienza che costa accettare le prove che il Signore ci manda, ma questa è la strada per il Paradiso. Vi scongiuro di continuare a pregare per me, io lo faccio per voi. Solo così non ci ritroveremo ancora in situazioni difficili, tese per tutti, che ci fanno soffrire. Vi voglio un bene incredibile. Marco”

    Non vi pare di notare in queste affermazioni di Marco tutta la saggezza ardente di chi mette al primo posto l’incontro con Cristo che ora vive ed esperimenta in maniera compiuta?

    Sentiamo altre sue parole scritte a Mons. Armando Zorzin nel 2002, suo parroco negli anni della giovinezza, dopo aver descritto l’esperienza fatta a un Convegno per universitari:

    “Le assicuro (…) di come sia emozionante parlare agli altri della propria vocazione, farli partecipi dell’Amore che Dio riversa nei nostri cuori, raccontare ansie, dubbi, vittorie, luci, propositi… E sicuramente tutto ciò ha un prezzo: papà e mamma avrebbero voluto vedermi, come del resto anch’io, però il Signore viene prima, c’è poco da fare.”

    Marco non è andato verso il niente, ma verso il Padre, cioè verso un rapporto di compimento che recupera e definisce tutto ciò che è stato nella sua vita.

    Realmente di fronte all’autocoscienza che egli aveva del dono di sé, fatta – e sono ancora parole sue – attraverso “il poter vedere e ascoltare varie persone dell’Opera, con alle spalle varie decine di anni di vocazione, che raccontavano quando avevano conosciuto san Josemaría … tutto con una semplicità e umiltà, tanto da portare alla commozione nonché a rinnovare i propositi di lotta per la santità”, di fronte a questa autocoscienza di sé, si capisce l’intensità della prima lettura: “Vecchiaia veneranda non è la longevità, né si calcola dal numero degli anni, ma dalla sapienza del cuore”.

    Per questo possiamo capire che Dio i suoi cari li porta con sé nel luogo definitivo e da lì essi continuano incessanti la loro azione.

    3. Ora però noi restiamo nella prova e nel dolore di questo gravoso distacco.

    Sappiamo che Marco, strappato nel pieno dell’età, non è perduto e non perde nulla della sua vita, a patto però che nel nostro cammino, sia pure con volto triste, ci lasciamo accostare da Cristo e lo facciamo camminare con noi.

    Perché solo la Sua presenza e la compagnia e la fraternità e l’amicizia, che possiamo trovare nella Chiesa, possono farci vivere l’attesa che ci lega con serietà gli uni agli altri.

    Con tutto il cuore vogliamo ripetere le parole di Emmaus: “Resta con noi, perché si fa sera e il giorno già volge al declino”, le vogliamo ripetere perché siano di consolazione ai genitori, alla sorella, ai familiari , agli amici, a tutti i membri dell’Opus Dei, e per quanti lavorano con loro.

    La sua vita e la sua esperienza di dedizione totale a Dio siano germe di vocazioni, di cui è così ricca, in maniera molto discreta, questa nostra Chiesa goriziana.

    E pur nel dolore, diciamo che crediamo che Cristo, cantore della vita, ci ha preceduti nella strettoia della morte, per farci esplodere nella pienezza del compimento.

    Marco ora, dal Cielo, lo sappiamo e lo crediamo, può intercedere per noi presso il Padre.

    Amen.


    Lettera di un caro amico a Italians di Beppe Servegnini


    Un saluto a Marco, un italiano che aiutava altri italiani a crescere
    Ciao Beppe,
    Italians non è forse rubrica di annunci funebri. Ma desidero spendere le mie parole per un trafiletto di ViviMilano.
    «24 novembre 9,30 Milano: incidente stradale, morto motociclista. Un motociclista è morto ieri sera a Milano, poco dopo le 22, in un incidente avvenuto in via Gustavo Modena [...] La dinamica è ancora da chiarire. (Agr)». Togliamo l'anonimato: era il mio amico Marco Soranzio. Tu lo hai conosciuto, forse non di nome: hai tenuto un incontro anni fa nella Residenza universitaria Torrescalla, a Milano. Marco era rimasto molto divertito e interessato dalle tue parole (presentavi «Italiani si diventa»). Mi disse che avrebbe voluto vedere Crema. C'è di più: Marco Soranzio non si è poi dedicato a fare l'italian all'estero (come il sottoscritto e altri compagni di collegio). Ha deciso di dedicarsi, per sempre, alla formazione e al sostegno educativo di giovani Italians. Pensa, non ancora trentenne è stato scelto come direttore di quella stessa residenza dove tu hai parlato. Ne sono passati di studenti che da lui hanno ricevuto molto, era un tipo energetico, generoso e terribilmente schietto. Sono tornato a vivere in Italia da pochi mesi, dopo cinque anni in Svezia. Marco mi aveva invitato a Torrescalla per parlare con i giovani residenti e per rivederci. Tutto era in funzione dei ragazzi per lui: questa l'unica dinamica da chiarire. Ho perso l'occasione di rivederlo, almeno per ora. Tutto qua, Beppe: ci sono italiani, tra cui Marco Soranzio, che aiutano altri italiani a crescere, certo con tutti i limiti del caso, ma con molta generosità. Ecco, forse su questa rubrica vale la pena di spendere parole per chi si spende.

    Luigi Alzati
    Mi dispiace molto. Hai fatto bene a scrivere, Luigi, e a salutare Marco così.
    Beppe-


  4. #14
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    - L'Eterno Riposo dona a Lui, o Signore, e risplenda a Lui la Luce Perpetua. Riposi nella Pace. Amen
    - Dio degli spiriti e di ogni carne, che calpestasti la morte e annientasti il diavolo e la Vita al Tuo mondo donasti; Tu stesso o Signore, dona all'anima del Tuo Servo Marco defunto il riposo in un luogo luminoso, in un luogo verdeggiante, in un luogo di freschezza, donde sono lontani sofferenza, dolore e gemito.
    Quale Dio buono e benigno perdona ogni colpa da lui commessa con parola, con opera o con la mente; poichè non v'è uomo che viva e non pecchi; giacchè Tu solo sei senza peccato, e la Tua giustizia è giustizia nei secoli e la Tua parola è verità.
    Amen

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    LEOPOLDO ELIA

    A - Fano, 4 novembre 1925
    Ω - Roma
    , 5 ottobre 2008


    Con Leopoldo Elia scompare un altro esponente - da ultimo ci ha lasciati Pietro Scoppola - di quel cattolicesimo democratico che ha giocato un ruolo di grande rilevanza nella vita del Paese. Eminente studioso, giudice e presidente della Corte Costituzionale, ministro della Repubblica, parlamentare ascoltatissimo, egli è stato un punto di riferimento per tutti, e per tanti anni, due generazioni; lo è stato, soprattutto, per quanti si riconoscono in quel patriottismo costituzionale che costituisce la cultura che è alla base della legge fondamentale della Repubblica. Ci siamo conosciuti nell' immediato dopoguerra alla Fuci e da lì è cominciata una amicizia che non è mai venuta meno anche per una comune collocazione nell' impegno civile e politico. Leopoldo è stato molto vicino ad Aldo Moro, ne ha condiviso la prospettiva politica, insieme a tanti, tanti amici ha sofferto quei tremendi 55 giorni che hanno visto il Presidente ostaggio delle Br. Cessato il suo mandato alla Corte, Elia continua nel suo lavoro di studioso, informatissimo di ogni cosa che accadesse nel mondo della cultura, della politica e non solo (conosceva le formazioni della Nazionale di calcio di tutte le epoche o quasi). Ministro della Repubblica nel governo Ciampi, successivamente parlamentare e presidente del gruppo dei senatori popolari e, poi, sempre uomo attento e combattente sui diversi fronti: contro la sciatteria nei comportamenti pubblici, contro il gesto inutile, mediocre ed arrogante; assertore di quelle virtù repubblicane di cui la democrazia italiana ha uno straordinario bisogno. Soprattutto lo interessava - lui uomo di fede - la riflessione sulla doverosa convivenza laica della comunità italiana così segnata, nella sua storia, dal cattolicesimo e dalla Chiesa. E, poi, e sempre, la riflessione sulla Costituzione, da preservare nei suoi valori di fondo e nei suoi indiscutibili ancoraggi storici; più in generale sul mondo della giustizia e dei suoi ordinamenti, sui meccanismi della democrazia e delle sue regole. Mancherà Elia alla comunità degli studiosi e al Paese, mancherà la sua voce libera, in un momento in cui sembra prevalere il calcolo della prudenza, se non addirittura del silenzio. Mancherà, Leopoldo, agli amici, mancherà questo uomo forte, mite e gentile.

    Virginio Rognoni

    http://archiviostorico.corriere.it/2...81007093.shtml


  6. #16
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    - L'Eterno Riposo dona a Lui, o Signore, e risplenda a Lui la Luce Perpetua. Riposi nella Pace. Amen
    - Dio degli spiriti e di ogni carne, che calpestasti la morte e annientasti il diavolo e la Vita al Tuo mondo donasti; Tu stesso o Signore, dona all'anima del Tuo Servo Leopoldo defunto il riposo in un luogo luminoso, in un luogo verdeggiante, in un luogo di freschezza, donde sono lontani sofferenza, dolore e gemito.
    Quale Dio buono e benigno perdona ogni colpa da lui commessa con parola, con opera o con la mente; poichè non v'è uomo che viva e non pecchi; giacchè Tu solo sei senza peccato, e la Tua giustizia è giustizia nei secoli e la Tua parola è verità.
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    MONS. SALVATORE BOCCACCIO
    Vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino

    A - Roma, 18 giugno 1938
    Ω - Frosinone
    , 18 ottobre 2008


    Se ne è andato Salvatore Boccaccio, amico e vescovo cristianissimo, che tanto ha patito e gioito e del quale più volte abbiamo parlato in queto blog (vedi alla pagina “Cerco fatti di Vangelo”, capitolo “Testimoni”, due testi sulle sue traversie e la sua felicità). Oltre un decennio di incidenti di salute e due anni di progressiva invalidità, ma lo spiritaccio romanesco non l’ha mai abbandonato, neanche nelle ultime settimane. “Sento che la vita si sta allontanando” diceva a chi gli faceva visita. E ancora: “Vi darò buone notizie dal Paradiso”. Le attendo, Salvatore. Fatti sentire.

    Luigi Accattoli

    fonte: http://www.luigiaccattoli.it/blog/

  8. #18
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    - Dio degli spiriti e di ogni carne, che calpestasti la morte e annientasti il diavolo e la Vita al Tuo mondo donasti; Tu stesso o Signore, dona all'anima del Tuo Servo Salvatore defunto il riposo in un luogo luminoso, in un luogo verdeggiante, in un luogo di freschezza, donde sono lontani sofferenza, dolore e gemito.
    Quale Dio buono e benigno perdona ogni colpa da lui commessa con parola, con opera o con la mente; poichè non v'è uomo che viva e non pecchi; giacchè Tu solo sei senza peccato, e la Tua giustizia è giustizia nei secoli e la Tua parola è verità.
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  9. #19
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    MONS. ALESSANDRO MAGGIOLINI

    Vescovo emerito di Como

    A - Bareggio, 15 luglio 1931
    Ω - Como, 11 novembre 2008


    Testamento spirituale




    del Vescovo Mons. Alessandro Maggiolini

    Signore Gesù, Tu conosci i sentimenti contrastanti che ho sempre avuto nei riguardi del mio morire. La paura della sofferenza che accompagna la fine/inizio della vita: il non possedere più nulla da offrire se non me stesso; e, a un tempo l’espormi al tuo giudizio di verità. Ho cercato di essere sincero con Te. Mi affido a Te, Giudice Crocifisso e Risorto per amore. Confido nella Tua misericordia e, di contro, esprimo il desiderio di guardarti negli occhi, lasciandomi amare senza resistenze; e la nostalgia di incontrarmi con i miei cari e di sentirmi perdonato anche da loro: fino, talvolta, a invocare di morire. Mi consegno nelle Tue mani; affondo nel mistero del Tuo cuore. Si compia ciò che hai deciso per il mio bene. Aiutami.

    Professo la fede cattolica insegnata, ricevuta e vissuta nella Chiesa: ogni affermazione e ogni esperienza, senza sgarri e senza attenuazione. Ho anche sofferto per la componente umana della Tua Chiesa. Ma Ella, nel suo essere sacramento del Tuo mistero, è mia Madre. L’accolgo trepidante perché mi si porga come lo spazio della Tua Presenza, la Santa mediazione della salvezza che mi offri, la comunione dei tuoi discepoli miei fratelli: a cominciare dal Papa per il quale ho offerto e offro la mia vita; coloro che mi hanno preceduto presso di Te; coloro che hanno percorso un tratto del cammino della vita con me. Quanta gratitudine per la paternità che Cardinal Colombo e lo zio Mons. Carlo Maggiolini hanno sempre avuto nei miei confronti.

    Lo Spirito mi animi e mi trasformi in Te a gloria del Padre.

    Ti ringrazio, Signore, dei doni che mi hai elargito. Immisurabili. A cominciare dalla mia famiglia povera e attraversata spesso dal dolore, ma sempre in comunione con Te. Particolarmente il papà che quasi non ho conosciuto e il fratello morto ventitreenne, invocando la tua visita. Per giungere al Seminario, dove sono stato educato e dove ho prestato – volentieri – la mia opera di insegnamento. E poi all’Università Cattolica e al Collegio Marianum, dove sono stato accolto e ho trovato un entusiasmo immeritato e generoso.

    Signore, quanta gratitudine devo esprimerti per le persone che mi hai messo accanto. Riconoscenza devo a Te per il sacerdozio. Meno per l’Episcopato, che però, ho accettato con disponibilità per servire la tua Chiesa, e che mi ha gettato in una sofferenza talvolta straziante: l’Episcopato con il quale mi sono riconciliato, con il passare del tempo, e che ho vissuto con amore. Grazie anche di questa paternità. Ho amato incessantemente, a volte con fatica, ma con affetto sincero e sempre più grande la Chiesa di Carpi e Como.

    Ti ringrazio perché mi hai chiesto di esercitare il ministero della tua riconciliazione: ivi ho incontrato fratelli e sorelle, peccatori come me, eppur protesi a chiedere il perdono e a promettere la vita nuova in te. Per me il confessionale si è rivelato momento di grazia e di gioia: anche quando perdonavo e consolavo a nome tuo e del tuo Spirito.

    Vengo a Te recando il ricordo dei miei cari, dei miei maestri, dei miei studenti, dei sacerdoti, dei seminaristi, delle persone consacrate e dei fedeli laici della Diocesi di Carpi e della Diocesi di Como ( di Sondrio e di Varese ).

    Ti raccomando particolarmente mia cugina Marcellina, Bettina e Tina Franchi; poi Franca, Carlina, Don Aurelio e Bruno. Ho voluto loro un bene grande; tra i preti che mi sono stati più vicini, ti raccomando Mons. Bedetti, don Enrico Malinverno, Don Carlo Calori, Mons. Ruffini, Don Bataloni, Don Isidoro Malinverno e altri che tu conosci.

    Non riesco a immaginarmi solo a presiedere i credenti che mi hai affidato. E che porto in cuore davanti a Te. Salvali tutti. Portali alla santità.

    Mi affido a coloro che mi sono stati e mi sono vicini perché mi aiutino con il suffragio ad arrivare a Te nella beatitudine senza limiti e senza fine. Soprattutto alla gente fedele e semplice che ho amato, amato, amato.

    Chiedo perdono a chi ho offeso e procurato dolore. Da parte mia non vedo chi devo perdonare.

    Ringrazio il dott. Angelo Beretta, i medici, gli infermieri e tutto il personale dell’Ospedale Valduce, insieme alle care suore per l’affetto e la professionalità con cui mi hanno sempre curato e accompagnato in questi anni.



    Se sarà possibile, domando di essere sepolto in Cattedrale, accanto all’altare dell’ Assunta, Virgo Potens, ( tomba terranea e sarcofago semplice), a mie spese, se necessario.



    Iscrizione sul sarcofago:

    Alexander Maggiolini Ep.

    15-07-1931 - 11-11-2008

    Ne mors dissociet

    quos sociavit amor.



    + Alessandro Maggiolini, Vescovo

  10. #20
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    E' deceduto il Patriarca di tutte le Russie Alessio II.
    Ho dentro sensazioni contrastanti. Dio lo accolga nella Sua pace.

    Barsanufio

 

 
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