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Discussione: In memoriam

  1. #1
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    Predefinito In memoriam

    Credo sia doveroso aprire una discussione da dedicare a tutte le illustri figure che ci hanno lasciato negli ultimi tempi per consentire un ricordo ma soprattuto una preghiera.
    Il ricordo sarà così composto:foto, nome e cognome, data di nascita e di morte e una breve commemorazione.
    Si pregano i forumisti che volessero utilizzare questo spazio di avvisare prima entrambi i moderatori a mezzo pvt per consentire uno sviluppo sereno ed ordinato della presente discussione.
    Grazie






    Fidelium animae per misericordiam Dei requiescant in pace

  2. #2
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    Predefinito Paolo Giuntella


    Paolo Giuntella

    A- Roma, 5 ottobre 1946
    Ω- Roma, 22 maggio 2008


    Paolo te ne sei andato ieri stremato dal tumore - del quale ci tenevi informati con humor - eppure abbiamo l’impressione che tu sia partito come all’improvviso, avendoti visto con trepidazione al Tg1 che tenevi ancora la postazione del Quirinale nei giorni di avvio del terzo governo Berlusconi. Oltre che della politica eri un dilettante della musica e della narrativa, dello scoutismo e di ogni impegno di pace e di carità che ti capitasse a tiro e lo eri nel senso originario della parola: trovavi diletto in quello che facevi. Tutto ti interessava, amavi le persone che in contravi per caso. Da inviato in Kosovo non distinguevi tra salvare le persone e raccontare gli atti di salvataggio. Sia da ragazzi quando eravamo nella FUCI sia negli anni della professione, quando non potevo accettare un invito per conferenze dicevo: cercate Giuntella, è simile a me e in più vi divertite. I tuoi cappelli, la barba e la pipa, l’amore per la buona tavola, tutto era segno della tua vocazione a fare in modo che la vita ti piacesse. I colleghi del Tg1 ieri sera ti hanno fatto un bel ritratto, ma hanno anche detto che eri un cattolico “intransigente” e ho immaginato come ti saresti divertito a sentire quell’aggettivo. Avranno voluto dire “tenace”, o “appassionato” perchè proprio non avevi nulla di intransigente. Eri ammiratore dell’arcivescovo Romero e di Aldo Moro ma senza predisposizione al martirio. Il tuo modo di essere cristiano era quello della gratitudine per la bellezza della vita. E la tua vita è stata bella, solo pungolata dal rammarico di non riuscire a fare abbastanza perchè ogni vita possa essere bella. Lo dico abbracciando Laura e i tuoi tre bellissimi figli.

    Luigi Accattoli
    (fonte:
    http://www.luigiaccattoli.it/blog/?p=695 )

  3. #3
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    Predefinito



    Alfons Maria Cardinale Stickler, S.D.B.

    Archivista emerito dell'Archivio Segreto Vaticano

    Cardinale Prete di San Giorgio in Velabro

    A - Nenrkirchen (Austria), 23 agosto 1910

    Ω - Città del Vaticano, 12 dicembre 2007


    Forse il modo migliore per ricordare il cardinale Alfons Maria Stickler è di riportare le parole con le quali Benedetto XVI solo qualche mese fa (era il 28 marzo 2007), nella lettera inviatagli in occasione del settantesimo anniversario di ordinazione sacerdotale, ne sottolineava le doti, caratterizzate «dall'affabilità umana, dalla carità sacerdotale e dalla pietà».

    E’ il tratto distintivo di un servizio reso alla Santa Sede per lunghi anni e ancor prima alla cultura, affermandosi come illustre studioso nel campo giuridico in particolare, ma anche nelle diverse espressioni delle scienze ecclesiastiche più in generale. Di lui rimangono moltissime e apprezzate opere che gli valsero riconoscimenti in diverse accademie e la nomina a membro di vari comitati scientifici, pontifici e non. Fu anche assiduo collaboratore dell’Osservatore Romano, offrendo ai lettori note di carattere storico, riletture della vita e della testimonianza dei Padri della Chiesa così come di alcune grandi figure ecclesiali più vicine nel tempo, illustrazioni molto documentate di norme del diritto canonico, sottolineandone in particolare l'evoluzione nella storia.

    Alfons Maria Stickler è nato a Neunkirchen (Austria Inferiore), il 23 agosto 1910, secondo di dodici figli, di cui vivono ancora Alois, Margareta, Elisabeth e Gertrud, religiosa delle Figlie di Maria Ausiliatrice, docente emerita di psicologia dell'educazione all'Auxilium di Roma. Ha frequentato le scuole elementari nella città natale e il ginnasio-liceo classico a Vienna, alunno, all'inizio, del locale collegio salesiano, quando il futuro cardinale Hlond stava per lasciare il governo della provincia tedesco-austriaca dei salesiani.

    E’ entrato nel noviziato della Congregazione salesiana in Germania, ha emesso 1ª professione religiosa il 15 agosto 1928. Compiuti gli studi filosofici in Germania e in Austria, dopo la pratica pedagogica in vigore presso i Salesiani ha completato gli studi teologici in Germania, a Benediktbeuern, e successivamente a Torino e a Roma dove, nell'arcibasilica lateranense, è stato ordinato sacerdote il 27 marzo 1937.

    Dopo aver seguito i corsi di diritto canonico e civile all'Institutum utriusque iuris dell'Apollinare, Università Lateranense, dal 1936, ha conseguito la laurea nel 1940, ottenendo subito la nomina di docente all'Ateneo salesiano presso la Facoltà di diritto canonico. Sfollato con l'Ateneo salesiano di Torino nel Cuneese durante la seconda guerra mondiale, ha salvato diverse vite umane mediando la liberazione di prigionieri presso le autorità occupanti tedesche, ed ancora oggi è ricordato in quei luoghi con riconoscenza.

    Finita la guerra ha insegnato Storia del diritto canonico e del Codice prima a Torino e poi a Roma dove, nel 1957, si trasferì l'ateneo.

    Decano della Facoltà di Diritto Cano*nico dal 1953 al 1958, è stato Rettore Magnifico della medesima università dal 1958 al 1966 e Preside del nuovo Institutum Altioris Latinitatis dal 1965 al 1968.

    Di questi anni romani ci sarebbero tanti eventi e aspetti da rievocare. Ne ricordo solo due. Il primo è l’insegnamento del docente Stickler. Noi ex-allievi romani lo ricordiamo soprattutto come Professore di storia della scienza e degli istituti di diritto canonico. Per la prima materia seguiva il suo famoso testo in latino commentandolo con una memoria ed una maestria impareggiabili. Per la seconda materia veniva in aula con brevi schemi stenografati sui quali costruiva architettonicamente il suo insegnamento. Naturalmente ciò ci costringeva (o meglio mi costringeva) a prendere appunti precisi ed a ricostruire volta per volta le lezioni. E di fronte a tale Maestro era logico che quasi tutti scegliessero per la tesi di laurea temi storici indicati da Don Stickler. Io stesso scelsi con lui come tema “Il governo della Chiesa nel pensiero di Benedetto XIV”. Ricordo benissimo la difesa di fronte ai Professori Alfons Stickler, Gustave Leclerc ed Emilio Fogliasso. Per prevenire le critiche del terribile relatore tedesco io esordii con la lettura di una lettera di Benedetto XIV contenente una sua rigorosa valutazione delle opere degli autori tedeschi, francesi e italiani, con preferenza agli italiani.

    Il secondo evento è ben più importante. Nel clima di riconciliazione tra Oriente e Occidente cristiano furono proprio incaricati da Paolo VI il Prof. Alfons Maria Stickler e il Prof. Mons. Michele Maccarrone a preparare l’atto di cancellazione delle scomuniche del 1054 e la “Dichiarazione comune di Papa Paolo VI e del Patriarca Athenagoras”, che vorrei leggere per la precisione dei contenuti e l’esemplarità delle formule adottate (cfr allegato).

    Il 25 marzo 1971 è stato nominato dal Papa prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana. In questa veste ha promosso la costruzione del grande deposito sotterraneo per la conservazione dei manoscritti della Biblioteca ed altre iniziative per rendere più agevole il lavoro di consultazione degli studiosi.

    Frutto della sua intensa attività di studioso sono vari volumi e saggi di Storia del Diritto Canonico. È stato curatore ed editore di «Studia Gratiana» e coeditore di «Studi Gregoriani». Perito di tre commissioni del Concilio Vaticano II, consultore di Congregazioni romane e membro della Commissione per il nuovo Codice sin dall'inizio, membro del Pontificio Comitato di Scienze storiche, del direttivo dell'Istituto per la storia medievale del diritto canonico di Berkeley in California, è stato inoltre uno dei tre vicepresidenti del Bureau dell'Associazione internazionale di Storia del Diritto e delle istituzioni.

    Membro corrispondente delle Accademie di Scienze di Vienna, di Bologna, di Siena, dell'Accademia medievale d'America, della direzione centrale dei «Monumenta Germaniae Historica», del Consiglio della Società Goerresiana, Membro perdurante munere della Pontificia Accademia delle Scienze, è stato anche membro onorario della Pontificia Accademia teologica Romana, dei Virtuosi al Pantheon, e di quella di Archeologia. Per la sua intensa attività di studioso ha ricevuto la laurea honoris causa in Diritto nelle Università statali di Monaco di Baviera, di Innsbruck e di Salisburgo.

    L'8 settembre 1983 è stato nominato Pro-Bibliotecario di Santa Romana Chiesa e, contemporaneamente, arcivescovo titolare di Bolsena. Giovanni Paolo II gli ha conferito personalmente l'ordinazione episcopale il 1° novembre successivo. Il luglio 1984 è stato nominato anche Pro-Archivista di Santa Romana Chiesa. E’ stato creato cardinale da Giovanni Paolo II nel con*cistoro del 25 maggio 1985, del titolo di San Giorgio al Velabro, diaconia elevata pro hac vice a titolo Presbiterale, divenendo automaticamente Archivista e Bibliotecario di S.R.C., e membro della Commissione Cardinalizia per l'Interpretazione autentica del Codice di Diritto Canonico.

    Il 2 luglio del 1988 ha lasciato il suo incarico ed è stato nominato Bibliotecario e Archivista di Santa Romana Chiesa emerito.

    L'impegno del cardinale non si è concluso però con la cessazione del suo servizio attivo. Anzi le sue attività di studioso e di scrittore divennero più intense e proficue, come dimostra anche il fatto che il suo parere è stato continuamente richiesto in numerosissime occasioni da parte dei diversi organi della Santa Sede. Il porporato si è spento serenamente nella sua abitazione il 12 dicembre 2007.

    Quale eredità ci lascia il Card. Stickler?

    Al di là delle opere (anche murarie) e delle sue pubblicazioni ragguardevoli, ci lascia l’esempio di una eccezionale personalità di Chiesa, con due specifiche caratteristiche: spiritualità e professionalità.

    Il Card. Stickler si è distinto per una robusta spiritualità nutrita di solida conoscenza storico-teologica, di liturgia e di sacramenti, con un timbro tipicamente salesiano (le tre devozioni: Eucaristia, la Madonna, il Papa). Nel suo testamento spirituale ha una espressione molto tenera di filiale pietà mariana: «Questa mia vita è stata sin dall’inizio protetta e guidata dall’amore materno di Maria Santissima, corredentrice e mediatrice di tutte le grazie. La Madonna sarà anche nel momento della mia morte la vera mamma che dona il suo amore e la sua misericordia anche ai figli meno fedeli».

    Dal punto di vista della scienza del diritto ci invita a coltivare una solida competenza ed un’alta professionalità nella missione che ci è affidata, sia di insegnamento sia di azione pastorale. Egli aborriva la superficialità e il pressapochismo. Era saldamente ancorato alla tradizione, ben consapevole che la tradizione non è mai solo un passato: nel tempo della Chiesa continua un messaggio ed un’esperienza (un evento, si direbbe oggi) mai interrotto e mai spezzato, e tutto ciò che è stato affrontato nel passato può tornare a vivere nella lettura continua della verità che illumina e nella carità che incorpora e unisce.

    Card. Tarcisio Bertone S.D.B.
    Segretario di Stato


    fonte: http://www.vatican.va/roman_curia/se...ickler_it.html


  4. #4
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    riposi in pace


    Oriana Fallaci (Firenze, 29 giugno 1929 – Firenze, 15 settembre 2006) è stata una scrittrice e giornalista italiana. Fu la prima donna in Italia ad andare al fronte in qualità di inviata speciale. Come scrittrice, con i suoi dodici libri ha venduto venti milioni di copie in tutto il mondo.



    Questa è la lettera che scrisse la mia ragazza e che mi incaricò, visto che andavo al cimitero, di portarla sulla tomba della defunta scrittrice fiorentina.


    Ciao Oriana,
    ti sembrerà strano ricevere questa lettera da una persona di cui tu ignori l’esistenza.
    Ti sembrerà strano, dicevo, o forse no.
    Forse ne avrai ricevute a migliaia, a milioni di lettere come questa, e credimi, ne sono felice.
    Felice come un bambino davanti, non ad una, ma a dieci coppe di gelato.
    Felice che ci siano altre anime, altri cuori ed altri polmoni che scandiscono le sillabe del tuo nome con la stessa attenzione, la stessa ammirazione e con lo stesso affetto che si riserva alla più adorata delle sorelle, più caro degli amici, al più amato degli amanti.
    Felice! Come quando a New York, nella tua New York, mi sono ritrovata circondata da una miriade giochi e tutti a mia disposizione, tutti per me, almeno per quel giorno.
    Era il 1983 ed io non ti conoscevo ancora, ma è stato un giorno che nella sua semplicità è rimasto con me sino ad ora, e spero che questa lettera, nella sua non originalità, rimanga con te da ora e per sempre.
    Potrei dirti che queste parole sono un atto dovuto ma in verità sono solo un pensiero sincero.
    Tu stessa hai detto:<< Ci sono momenti nella Vita in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo>>
    Ma non è questo il caso. Non è questo il momento. Non il mio.
    Non è un imperativo categorico al quale non mi posso sottrarre ma è un’esigenza corporea dalla quale non riuscirei a fuggire, seppure lo volessi.
    Sapessi cara Oriana, cosa dicono di te ora! Ora che non puoi rispondere, ora che non puoi graffiare, ora che non puoi fare male.
    Ora che non ci sei più.
    Li sentissi! Sentissi le loro parole aggraziare oggi il mostro Fallaci con la stessa delicatezza con cui ti hanno chiamata “terrorista” e “visionaria”.
    Li vedessi! Li vedessi mentre accarezzano delicatamente con una mano il tuo viso, mentre nascondono nell’altra un macete cercando di resistere al desiderio di tagliarsi tutte e 5 quelle dita che ti hanno toccata.
    Non li ascoltare per favore, non farti ingannare dalle piazze e dalle strade che ora prendono il tuo nome. Perché le voci di chi oggi festeggia rumorosamente il suo tributo che ricorda al mondo che sei morta, nascondono il vero dolore di chi piange la sua solitudine in silenzio perché non la vuole accettare.
    Il dolore di chi, come me e l’altra parte di me (il mio uomo), spinge a sfogliare di nuovo le tue pagine per ritrovare le tue parole, e con esse, la compagnia di un pensiero, di una Donna -no ma che dico- di quella Donna e di un’amica per non sentirsi più soli.
    Non ascoltare chi elogia la tua carriera di scrittrice volendo mal celatamente strappare a quella penna, merito dei loro ossequi, il braccio che la cingeva in pugno, e con esso, quella Donna mostro artefice dei loro incubi.
    Non ascoltare le voci dei seguaci di Maometto che non parlano della tua morte perché secondo loro Allah ti sta già rendendo “merito” della tua vita.
    Sei davanti Allah, Oriana? Allora fagli vedere chi sei!
    Ti chiedo invece, di ascoltare le voci di coloro che esultano della tua perdita, della nostra perdita, perché in esse è celata la forza della tua grandezza.
    Nel loro odio e disprezzo sincero, si legge il tuo vigore più vero.
    Una volta tu hai detto:<< Un giornalista è uno storico. E’ uno storico perché scrive la storia nel momento in cui essa avviane e senza che sia viziata ed inquinata dalle mani di chi, a grazia del suo titolo, la interpreta a proprio piacimento>>
    Niente di più vero, Oriana, e tu la Storia l’hai scritta, e forse, proprio nel momento in cui hai lasciato il passo all’Alieno.
    Ma non ti preoccupare, la sua non è una vittoria, no. Illuso chi pensa sia così.
    Si sarà mangiato il tuo corpo, ma non la tua anima.
    Avrà corrotto i tuo fisico, ma non il tuo pensiero.
    E a cosa gli è servito? A farti morire per morire anche lui con te?
    Ma a quell’ illuso che ancora si gloria e si alimenta delle sue illusioni io voglio dire: <<Magra vittoria la sua! E perdonami se infrango le tue speranze>>
    Ma mentre parlo del tuo Alieno, tu raccontami com’è il suono delle campane di Santa Maria del Fiore.
    Raccontamelo, ti prego, io non credo di conoscerlo.
    Descrivimi ancora una volta la tua Toscana, parlami ancora una volta della Terra di Giotto, di Dante, di quel Carducci che scalda ogni volta e ogni giorno i respiri dell’altra parte di me.
    Insegnami ad amarla come l’ amavi tu ed insegnami a proteggerla con cercavi di fare tu.
    Oh Oriana, tu che hai vissuto la resistenza, perché non hai resistito ancora un po’?
    Tu che hai conosciuto la guerra, perché non hai continuato a combattere?
    Tu che non hai conosciuto la paura e che hai avuto il coraggio di guardare negli occhi il tuo nemico spagliandolo della sua anima, tu che non ti sei fatta piegare, dimmi, perché ti sei fatta spezzare?
    Vedi Oriana? E’ qui che mi manchi di più: quando penso che non puoi tornare a parlare.
    E’ qui che la rabbia diventa ancora più collerica e l’orgoglio sempre più urente.
    Brucia e fa quasi male.
    Nel 1983 non ti conoscevo e ho continuato a non conoscerti fino a quando non ti ho scoperta.
    E così, di scoperta in scoperta, ho viaggiato nei tuoi libri, e ho assaporato dalle tue pagine il succo dell’esistenza, il valore per la Vita.
    Hai capito bene, non ho detto il valore della Vita, ma il valore per la Vita.
    Quel valore e quel coraggio che pochi conoscono, che pochi sanno ascoltare e che pochi sanno difendere.
    Quel valore che oggi chiamano intolleranza mentre mettono come a vessillo delle sue colpe un qualcosa che definiscono integrazione e che altro non vuole essere che una lenta perdita di se stessi.
    Ti ho scoperta, dicevo, e ti ho conosciuta di libro in libro, aggiungendo ad ogni pagina una nuova scoperta e sottraendo ad ogni parola un po’ del nostro tempo insieme.
    E alla fine restavi tu, il senso e il peso delle tue parole ed infine silenzio, quel silenzio che ti era tanto caro.
    Quel silenzio che era per te come un guscio per proteggerti da quel mondo che non era più capace di proteggere se stesso; quel silenzio che rompevi solo per intraprendere un’altra battaglia.
    Ma ora che per te son finite le battaglie, chi colmerà quel silenzio per te?
    Tu, fedele come sempre ai tuoi ideali, te ne sei voluta andare in silenzio e da sola, accettando ed accogliendo la compagnia di pochi.
    Ma lascia che ti accompagni questa mia lettera come a testimonianza ti tutto quello che avrei sempre voluto dirti e che, forse per pigrizia, non ho mai messo nero su bianco.
    Lascia che un pezzo di me venga con te per avere l’illusione di non averti mai persa.
    Lascia che ti seguano queste mie parole perché pochi giorni son passati e già mi manchi.

    Micol

  5. #5
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    MONS. MARIO LANTINI
    GIA' VICARIO PER L'ITALIA DELLA PRELATURA DELL'OPUS DEI
    1928-2008
    La sera di lunedì 30 giugno a Genova, dove ha trascorso gli ultimi anni della sua lunga e intensissima vita di giovane innamorato delle cose belle, di ingegnere appassionato delle costruzioni solide e durature e di sacerdote appassionato di Cristo, a ottant'anni di età mons. Mario Lantini ha concluso la sua esistenza terrena affidando a Dio Padre la sua anima. Era nato nel 1928, aveva dunque gli stessi anni dell'Opus Dei, e aveva chiesto l'ammissione a Roma nel 1948, tra i primissimi in Italia, dunque nella sua vita ha percorso e ha fortemente contribuito a tutto lo sviluppo dell'Opus Dei in Italia. Tantissime sono le persone che lo ricordano con grande affetto, che hanno ricevuto da lui orientamento, forza, slancio, incoraggiamento, affetto, buon umore e profondo senso di fedeltà alla chiamata di Dio. L'amore per il Signore vibrava nella sua predicazione e nella sua Messa come nei momenti di vita familiare, allietati spesso dalle canzoni belle che lo stesso san Josemarìa amava ascoltare e gli chiedeva di cantare.

    Alla notizia della sua morte, mons. Javier Echevarría, Prelato dell’Opus Dei, ha espresso con una lettera il suo dolore e la sua vicinanza nella preghiera per l’anima di don Mario. Il Prelato ha ricordato l’espressione sentita spesso da san Josemaría alla notizia della morte di un suo figlio nell’Opera: “Dio ne sa di più! Accetto la Sua Volontà, che esige fortezza e abbandono della testa e del cuore”.

    Rimane la gioia di guardare alla vita di don Mario come ad un’esistenza spesa pienamente al servizio del Signore, attraverso un costante servizio all’Opus Dei. Il Prelato ha concluso la lettera esprimendo la certezza di avere ora in Cielo un efficace intercessore per il lavoro apostolico di tante persone in Italia e nel mondo.

    Giovedì 3 luglio è stato celebrato il funerale a Milano, alla presenza di tante persone che si sono riunite per salutare don Mario un’ultima volta e per ringraziarlo affidandolo all’abbraccio di Dio Padre. Durante l’omelia, mons. Lucio Norbedo, vicario dell’Opus Dei per l’Italia, ha letto un appunto dello stesso don Mario: “Sul finire dell’estate del 1949, una delle volte che il Padre arrivò a Castel Gandolfo come faceva praticamente tutti i giorni in quel periodo, dopo aver lavorato giù a Roma malgrado il caldo estivo, mi venne vicino e mi prese sottobraccio, appartandosi dagli altri per dirmi qualcosa. Notai che faceva forza sul mio braccio, appoggiandovisi proprio molto. Mi disse: “Posso appoggiarmi su di te?”. Gli risposi: “Sì, Padre!”. Mi disse allora: “Se ci sarà bisogno, tu vorrai essere sacerdote?”. In quel giorno che mi pare fosse di metà settembre del 1949 stesso, alla domanda del Padre non ebbi la minima esitazione. Dissi subito di sì. Allora il Padre ricordo che mi disse che prima avrei dovuto sbattere la testa con le difficoltà della vita; prima e per un po’ di anni e che nel frattempo pregassi molto, facessi molto apostolato e studiassi tutto ciò che bisognava studiare”.

    Mons. Norbedo ha preso spunto dalle parole di San Paolo: “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede”, per ripercorrere la vita di don Mario da quel 29 febbraio 1948, quando donò la sua vita a Dio nell’Opus Dei, attraverso gli anni di intenso apostolato a Roma, Bologna, Milano e poi di nuovo Roma, fino a quando san Josemaría volle nuovamente appoggiarsi su di lui, dandogli nel 1972 la responsabilità del governo dell’Opera in Italia, che ha tenuto fino al 1998. Adesso, dopo questi anni di abnegato servizio nell’affetto e nell’esempio alle persone che gli stavano vicino, per don Mario è arrivato, come scriveva ancora San Paolo poco prima di morire martire: “… il momento di sciogliere le vele”. Tante persone dell’Opus Dei e non, sentono il bisogno e il dovere di salutarlo per tutto ciò che il suo ricordo ci lascia, pregando per lui, ma anche chiedendo da subito per la sua intercessione dal Cielo.

    PERSONALE. Ho avuto la fortuna di incontrarlo per la prima volta nel febbraio scorso, per un torneo di calcetto a Genova. Già stava malissimo e viveva quasi tutta la giornata a letto. Però mi colpì che volle andare - dopo pranzo - a fare la Visita al Santissimo Sacramento in Cappella. Non poteva camminare e l'hanno dovuto accompagnare in due. Si inginocchiò e stette cinque minuti in ginocchio, con il viso fisso sul Tabernacolo. A volte noi stessi ci stanchiamo a stare troppo in ginocchio o addirittura non ci inginocchiamo proprio. Lui l'ha fatto anche in queste condizioni.

    Grazie Don Mario.


  6. #6
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    Frère Roger di Taizé, monaco

    A - Provence (Vaud, Suisse), 12 maggio 1915
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    Taizè (Saône-et-Loire, France), 16 agosto 2005

    Il 16 agosto 2005, durante la preghiera della sera che raduna la Comunità di
    Taizé e migliaia di giovani, frère Roger viene ucciso nella chiesa della Riconciliazione. Il 12 maggio precedente, circondato dai suoi fratelli, aveva festeggiato i suoi 90 anni nella semplicità e nella letizia.
    Nel 1940, dopo aver concluso gli studi di teologia a Losanna e a Strasburgo, Roger Schutz, figlio di un pastore riformato svizzero, si stabilisce a Taizé, piccolo paese della Borgogna dove intende iniziare una comunità monastica dedicata alla riconciliazione dei cristiani e tesa ad alleviare la miseria umana. Nel 1949, i primi sette fratelli si impegnano nella vita comune. Convinto della necessità di fare di questa comunità un segno visibile di unità, frère Roger vi accoglie in un primo tempo fratelli appartenenti a diverse confessioni evangeliche, e successivamente, dal 1969, anche cattolici. Da allora Taizé costituisce un riferimento spirituale ed ecumenico di primo piano non solo per il mondo ecclesiale, ma anche per le decine di migliaia di giovani che la comunità accoglie anno dopo anno.
    Vicino a papa Giovanni XXIII e al patriarca Athenagoras di Costantinopoli, frère Roger ha partecipato al Concilio Vaticano II in qualità di osservatore. Il suo desiderio profondo di unità lo ha sempre condotto a cercare gesti e simboli capaci di evocare, al di là delle difficoltà, l'avvento di una primavera della chiesa, chiamata ad essere una «terra di riconciliazione, di condivisione, di semplicità» al cuore della famiglia umana.

    fonte: http://www.monasterodibose.it/index2...ge=0&Itemid=52



  7. #7
    Amore vince la morte
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    In ricordo di Frère Roger.

    Grato al Signore.

  8. #8
    Piccolo insipiente
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    - L'Eterno Riposo dona a Lui, o Signore, e risplenda a Lui la Luce Perpetua. Riposi nella Pace. Amen
    - Dio degli spiriti e di ogni carne, che calpestasti la morte e annientasti il diavolo e la Vita al Tuo mondo donasti; Tu stesso o Signore, dona all'anima del Tuo Servo Roger defunto il riposo in un luogo luminoso, in un luogo verdeggiante, in un luogo di freschezza, donde sono lontani sofferenza, dolore e gemito.
    Quale Dio buono e benigno perdona ogni colpa da lui commessa con parola, con opera o con la mente; poichè non v'è uomo che viva e non pecchi; giacchè Tu solo sei senza peccato, e la Tua giustizia è giustizia nei secoli e la Tua parola è verità.
    Amen

  9. #9
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    P. Joseph Gelineau, sj


    A - Champ-sur-Layon (Maine-et-Loire, France), 31 ottobre 1920
    Ω - Sallanches
    (Hte Savoie, France), 8 agosto 2008



    Le Père Joseph Gelineau, sj, est décédé vendredi 8 août à Sallanches (Hte Savoie). La messe des funérailles aura lieu mardi 12 août à 10h.30 à Vallorcine (Hte Savoie).


    Né le 31 octobre 1920 à Champ-sur-Layon dans le Maine-et-Loire, entré dans la Compagnie de Jésus en 1941, il a consacré sa vie au chant liturgique, notamment en composant de nombreux cantiques.

    Ses psaumes chantés en français ont participé dans l'aire francophone à la réception de la réforme liturgique du Concile Vatican II.

    Il a étudié la théologie au grand séminaire de Lyon Fourvière, puis l'écriture musicale et l'orgue à l'École César-Franck de Paris. Il fut conseiller liturgique lors du concile Vatican II.

    Diplômé en théologie au travers de son Traité de Psalmodie de l'Église syrienne des IVe et Ve siècles, il était, en outre, fortement inspiré par la tradition des chants grégoriens.

    Joseph Gelineau a composé de nombreux chants d'église pour la communauté de Taizé et nombre de ses œuvres sont jouées et chantées lors de messes et de liturgies monastiques.

    fonte: http://www.eglise.catholique.fr/actu...lineau-sj.html

    Joseph Gélineau tra gregoriano e minimalismo

    Coinvolgere pienamente l'assemblea nella celebrazione attraverso il canto. Questa l'antica esigenza della comunità cristiana, recentemente rivitalizzata dal concilio Vaticano ii, alla quale Joseph Gélineau è stato capace di rispondere mantenendo un elevato livello artistico. La difficoltà in questa impresa era infatti quella di perseguire la semplicità senza scadere nel banale, di garantire la fruibilità evitando ammiccamenti.
    Il gesuita, che ha dedicato tutta la vita al canto liturgico in particolare componendo numerosi salmi, è riuscito a evitare la deriva di un facile melodismo trovando una chiave linguistica moderna, evidenziando la stretta relazione che intercorre tra funzione rituale e forma musicale. Lo ha fatto utilizzando, filtrata e adattata, l'intuizione che i minimalisti americani negli anni Sessanta hanno sviluppato per emanciparsi dall'espressionismo astratto senza cadere nei tecnicismi dell'avanguardia europea: la ripetizione. Si tratta, certo, di due percorsi autonomi, mossi da esigenze diverse e incrociatisi forse inconsapevolmente, ma non è un caso se i minimalisti sono riusciti a coinvolgere un enorme pubblico nelle loro meditazioni sonore così come Gélineau ha favorito la partecipazione attiva dell'assemblea al mistero celebrato. La reiterazione, di chiara derivazione orientale, ha trovato nel gesuita un adattamento grazie al filtro del canto gregoriano. Già prima del concilio Vaticano ii, il compositore aveva lavorato a lungo al salterio della Bible de Jérusalem convinto - in linea con quanto nel 1956 sottolineava anche Thomas Merton nel breve saggio Praying the Psalms - che "nessuno può dubitare che la Chiesa consideri i salmi la preghiera ideale per i suoi chierici e religiosi. Essi formano la parte più considerevole dell'Ufficio divino", ma "il salterio è anche una perfetta forma di preghiera per il laico". La necessità di trovare una chiave di partecipazione maggiore per l'assemblea, era quindi sentita da tempo da Gélineau, che aveva anche sostenuto la sua posizione come esperto liturgico al Vaticano ii.
    Come compositore è riuscito prima ad affinare il concetto in chiave occidentale e poi a renderlo funzionale allo scopo che si prefiggeva. Il gesuita disegna nelle sue composizioni, largamente utilizzate dalla comunità di Taizé, idee musicali semplici, affidandone l'esposizione all'animatore della liturgia perché le porga all'assemblea che le riprenderà. La tecnica ha trovato immediatamente un buon riscontro, perché stimola in modo creativo la memoria musicale che ognuno possiede. Parallelo il percorso del minimalismo americano, che presenta frasi melodiche stilizzate e le ripete continuamente, per decine di volte, arricchendole di leggeri sfasamenti melodici o di timbri cangianti.
    Il processo è simile e porta in entrambi i casi a un dilatamento della concezione del tempo, a una costruzione circolare dei brani che richiama i mantra orientali. Sono questi elementi legati all'evocazione del trascendente in quasi tutte le tradizioni e che anche in ambito non religioso richiamano a un atteggiamento meditativo.
    Gélineau è riuscito quindi a trovare una soluzione estetica a un problema pratico, superando contestualmente il principio della durata prefissata, comune nell'arte occidentale. La reiterazione di una stessa idea musicale, infatti, da una parte consente a tutti di apprenderne i contorni e partecipare alla celebrazione, dall'altro di interrompere il canto in qualsiasi momento nel rispetto dei tempi del rito. La ripetizione, inoltre, produce un effetto ipnotico. "Il canto - spiegava lo stesso Gélineau - non impegna la mente con dei concetti" e permette di "liberare lo spirito".


    (L'Osservatore Romano - 14 agosto 2008)

    fonte: http://www.zammerumaskil.com/rassegn...nimalismo.html

  10. #10
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    +Wilhelm Emil Egger, O.F.M. Cap.

    Vescovo di Bolzano-Bressanone

    A - Innsbruk (Austria), 14 maggio 1940
    Ω - Bolzano
    (Italia), 16 agosto 2008



    Testamento spirituale
    Cari fratelli e sorelle della diocesi!
    Ringrazio voi tutti, sacerdoti, religiosi, laici, che vent´anni fa mi avete accolto con gioia, siete rimasti in comunione con la diocesi e con la mia persona e avete apprezzato il mio motto “Syn”.
    Nella mia vita ho sperimentato la guida straordinaria di Dio così come il sostegno e la vicinanza di persone care e amici. La vocazione alla sequela di San Francesco e al sacerdozio mi ha donato molto. Ho avuto la possibilità di essere al servizio della Sacra Scrittura prima come professore e poi come vescovo. Per questo ringrazio Dio.
    Ringrazio particolarmente mio fratello gemello Kurt, i confratelli dell´Ordine Cappuccino, la signora Erna Gogl, la signora Rosa Innerebner, Josef Innerhofer, i vicari generali, i segretari, la signora Martini, i collaboratori nella segreteria e tutti coloro che lavorano in
    Curia. Ricordo con gratitudine insieme ai miei genitori la signora Maria Gogl-Egger, che per me e mio fratello ha preso il posto dei genitori, e padre Benedikt Frei.
    Cari fratelli e sorelle, ciò che ho da dirvi è contenuto nelle mie brevi lettere pastorali e nelle tre lettere pastorali più lunghe. La “Bibbia della Domenica” possa aiutarvi, ad attingere dalla Parola di Dio sostegno per la vostra vita e per la celebrazione della domenica. Il libretto “Mistero della fede” possa rafforzarvi nell´amore per l´eucarestia. Se leggete questi testi ancora una volta e cercate di attuarli, pensando a me Vostro vescovo, questa è la memoria che mi fa particolarmente onore.
    Per me é stata importante in questi anni la Parola di Gesù: “Uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli e sorelle”. In ogni messa ho pregato affinché noi siamo una “fraternitas secundum sanctum Evangelium, “ una fraternità sacerdotale secondo il santo vangelo” Se ho offeso qualcuno, chiedo perdono, come anch´io perdono tutti coloro che mi hanno offeso.
    Chiede la vostra preghiera


    il vostro
    + Wilhelm, Vescovo

    29 giugno 2006


 

 
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