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  1. #31
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    Ah e ovviamente quell'uno "discutibile" era Berto Ricci

    Berto Ricci è difficile definirlo.
    Fu sicuramente uno completamente fuori dagli schemi.
    Proveniva dal filone politico dell'anarchismo, ma di un anarchismo condizionato dal pensiero mazziniano.
    Anticlericale convinto ma al tempo stesso fervente cattolico, ammirava sinceramente l'ascetismo dei francescani.
    Lui ha incarnato a mio avviso quel tipo d'uomo che Mussolini aveva immaginato che dovesse sostituire l'homo economicus della (in)civiltà borghese.
    Berto Ricci fu un guerriero, animato da uno spirito nobile e aristocratico nel senso alto della parola, coraggioso e severo prima di tutto con se stesso e poi con gli altri.
    Riteneva inconcepibile parlare di "meno peggio" fra comunismo e liberalismo democratico: per lui entrambi erano allo stesso modo dei nemici del Fascismo. Secondo Berto Ricci non bastava un generico anti-comunismo, ma era necessario un anti-comunismo dettato da ben percise motivazioni ideologiche.
    Berto Ricci capì che il nazionalismo ottocentesco sarebbe stato una palla al piede per il Fascismo e che la vera vocazione dell'Italia fascista sarebbe stata una vocazione imperiale e universale.
    Non condivise mai le fascinazioni per il razzismo biologico nazionalsocialista, preferendo una visione spirituale che non si fermasse al solo lato "materiale" della questione.

    Berto Ricci sosteneva che sarebbe stata possibile un'alleanza fra comunismo e fascismo per spazzare via la liberaldemocrazia capitalista anglo-americana, per provocazione verso quegli ambienti "moderati" del Fascismo filo-inglesi, come l'ex socialista Dino Grandi, che poi si rivelò quello che era veramente il 25 Luglio 1943.

    Sbaglia chi lo considera un "fascista eretico" o un "socialista nazionale": lui fu un Fascista integrale, un Fascista tutto d'un pezzo, che, al di là delle posizioni politiche, dimostrò il suo essere Fascista con l'esempio e il suo stile di vita sobrio, austero, rigido e severo.
    Sapeva guardare al popolo e lo amava, ma non ebbe mai alcun cedimento di tipo plebeo verso la massa.
    Anti-comunista e anti-liberale, non fu disposto però a compromessi ideologici di alcun tipo per distruggere nè l'uno nè l'altro: per lui o s'era anti-liberali e/o anti-comunisti da Fascisti o niente.

    Non era un gentiliano e polemizzò spesso con l'attualismo gentiliano: sprezzantemente lo definì un "umanesimo rancido", a conferma che la critica "fascista" a Gentile non arrivava solo da Evola.

    Fu certamente un ammiratore del pensiero mazziniano, rigorosamente reinterpretato in chiave imperiale e "romana" no di certo "umanitaria" per come lo intendiamo noi oggi questo concetto, ma al tempo stesso un simpatizzante del pensiero politico dantesco, che pensava potesse essere realizzato pienamente dalla Rivoluzione Fascista, che avrebbe dovuto avere, a suo avviso, due fasi: la fase di "destra", imperiale e gerarchica, e la fase di "sinistra", corporativista e contro il liberalcapitalismo.
    Ammirava molto l'ascetismo cristiano della Guardia di Ferro di Codreanu, che vedeva come un movimento fratello del Fascismo italiano.

  2. #32
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    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    Certo, lo spiego molto volentieri.
    Nel caso di Farinacci, è vero il suo passato di socialista, ma ricordo che Farinacci era vicino all'ambiente culturale nel quale si muoveva anche Julius Evola, tant'è che il Barone scriveva sul suo giornale.
    Farinacci si definiva "superfascista" (chi ha letto Evola sa perfettamente cosa significa ) e fu sin dal principio aperto sostenitore del Terzo Reich e ammiratore delle SS.
    Voleva una seconda "ondata rivoluzionaria" fascista non perchè avanzassero le istanze più "socialisteggianti" ma perchè il regime fascista diventasse totalitario quanto il Terzo Reich e fosse razzista in modo più determinato.

    Giuseppe Bottai era corporativista convinto e gentiliano, non "socialista nazionale".

    Farinacci era comunque ostile a Arnaldo Mussolini e alla Scuola di Mistica Fascista.
    Durante la RSI, il suo peso fu ininfluente rispetto a Colombo e Pavolini.
    Si comportò molto male anche il 25 luglio, astenendosi e non votando per il Duce.
    Mori' cmq con onore.

  3. #33
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    "Sicuro, ho fatto la guerra perché c’era da spendere tutto e riscuotere tutto, ma non per me, ma per gli altri; e ho fatto il fascista perché lo spirito ne trasse gli stessi vantaggi che dalla guerra son derivati, e son rimasto fascista perché è necessaria la vigilanza disinteressata e diretta, ma mi guarderei bene dal far la rota a un posto qualunque o dall’accettare di esservi nominato. Ho da servire una fede e so che soltanto col purificarmi la mente e col denudare la mia anima posso servirla e non col diventare accademico o deputato, dalla poltrona dei quali è possibile impartire del bene. Sto a casa mia, sto con la mia miseria, col mio destino e servo fino in fondo; e, se a un tratto, dipendentemente da questo, occorra la vita, sia pure, per il bene degli altri".

    Berto Ricci

  4. #34
    .
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    Occorre precisare che il corporativismo, la cosiddetta "terza via", doveva essere quella "rivoluzione permanente" tanto agognata dal Duce; tentativo miseramente fallito per i ben noti problemi di organizzazione e di ostruzione da parte di banchieri ed industriali (ma non solo) durante il ventennio; tentativo che venne successivamente riproposto nei 600 giorni della RSI dove, con la legge sulla socializzazione, dopo un brusco crollo dei titoli azionari, la borsa di Milano fece registrare punteggi da record, nonostante si fosse ancora in tempo di guerra, nonostante i comunisti si vedessero scavalcati a sinistra dalla politica sociale del fascismo, nonostante i tedeschi temessero che le nuove misure del governo Mussolini potessero andare a scapito della produzione industriale bellica.

    Io sono molto critico riguardo tutto ciò: non riesco infatti a capire come si possa affermare che il fascismo conferì una dimensione "spirituale" alla prassi della filosofia socialista; l'incomprensione arrivò al punto tale che il Gentile, se non erro, potè affermare nel '43: "Chi parla oggi di comunismo in Italia è un corporativista impaziente".

    Questa è forse una delle tante incomprensioni del Fascismo nei confronti dell'Ordine Tradizionale. Bisogna diffidare dalle filosofie che praticano con termini quali "sociale", "classe", "lotta di classe", in quanto queste non sono condizioni naturali dello status propriamente umano, bensì il prodotto di una visione degenerata del mondo, inteso da un punto di vista esclusivamente materiale, secondo una direzione progressista, storicista, collettivista e quanto di più aberrante vi possa essere.

  5. #35
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    Citazione Originariamente Scritto da impresentabile Visualizza Messaggio
    Farinacci era comunque ostile a Arnaldo Mussolini e alla Scuola di Mistica Fascista.
    Durante la RSI, il suo peso fu ininfluente rispetto a Colombo e Pavolini.
    Si comportò molto male anche il 25 luglio, astenendosi e non votando per il Duce.
    Mori' cmq con onore.
    Farinacci fu ostile ad Arnaldo Mussolini quando lo accusò di aver ottenuto finanziamenti sospetti per il "Popolo d'Italia", ma quella fu la reazione di un uomo che si senteva assediato e perseguitato dai suoi nemici che avevano addirittura commissionato di ucciderlo, tant'è che Mussolini dovette fare un giro di vite per via di tale episodio.
    E dopo la guerra in Etiopia venne riabilitato anche dal punto di vista politico dallo stesso Mussolini.
    Ebbe un peso meno influente rispetto a Pavolini, ma d'altra parte fu fedele al Duce e alla causa fascista fino alla fine.

  6. #36
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    Comunque, su Berto Ricci, vorrei precisare che non sosteneva l'alleanza fra comunismo e fascismo in modo insistente e per via di presunte affinità ideologiche (tant'è che definì una volta il marxismo "contrario alla natura umana"): il suo modello non era il socialismo collettivista.
    Il suo modello era un'Italia imperiale, autarchica e corporativa.
    Non il classismo, che persisteva come residuo nelle correnti "fasciste di sinistra", ma la collaborazione fra le classi sociali che avrebbe dovuto portare ad un sistema corporativo, comprendente la cogestione e la partecipazione dei lavoratori agli utili dell'azienda.

  7. #37
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    “Per gli scrittori fascisti non ha senso una negazione del comunismo che non sia insieme una altrettanto chiara ed esplicita negazione della civiltà borghese in tutte le due eccezioni sinistre e destre. Non si obietti che a negare le civiltà del feudo e del denaro basta l’esistenza e l’operato dello Stato corporativo: perché allo stesso modo sarebbe facile rispondere che per combattere il comunismo basta l’esistenza dell’Italia imperiale e bastano in Spagna le truppe del generale Franco, senza bisogno di agire su un piano ideologico antibolscevico.”

    Berto Ricci

  8. #38
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    Citazione Originariamente Scritto da amerigodumini Visualizza Messaggio
    Bisogna dire una cosa a difesa dei Fascisti Rossi della vecchia guardia.
    Non vivevano in una società multirazzialista e non assistettero mai all'emergenza dell'invasione allogena e islamista.
    Di certo non furono mai anti-imperialisti o anti-colonialisti.
    Davano un valore diverso all'Impero ma non erano degli egualitaristi pretenziosi e banali come i loro epigoni attuali.
    Ai loro tempi la rivendicazione socialisteggiante poteva ancora avere un senso per lo meno considerato che molti di loro avevano vissuto il clima della guerra fascista agli anglo-americani.
    Cmq erano dei confusionari anche allora.
    Generosi ma velleitari e contraddittori.
    E gonfiavano ad arte-quando conveniva- la portata in senso ideologico di certe istituzioni del Regime o della RSI.
    quoto.

  9. #39
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    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    Farinacci fu ostile ad Arnaldo Mussolini quando lo accusò di aver ottenuto finanziamenti sospetti per il "Popolo d'Italia", ma quella fu la reazione di un uomo che si senteva assediato e perseguitato dai suoi nemici che avevano addirittura commissionato di ucciderlo, tant'è che Mussolini dovette fare un giro di vite per via di tale episodio.
    E dopo la guerra in Etiopia venne riabilitato anche dal punto di vista politico dallo stesso Mussolini.
    Ebbe un peso meno influente rispetto a Pavolini, ma d'altra parte fu fedele al Duce e alla causa fascista fino alla fine.

    E chi l'ha negato?
    Ho scritto sopra "morì con onore".
    Con A. Mussolini, come mostra Staglieno, aveva torto marcio. Erano sotto accusa, da parte del purissimo Arnaldo, i suoi (di Farinacci) rapporti con consorterie ex massoniche....
    I suoi nemici erano gli squadristi milanesi (tra i quali Colombo e tutta la Randaccio), che continuavano la tradizione rivoluzionaria del Fascismo e non tolleravano i maneggi politici e affaristici degli ambienti farinacciani.

  10. #40
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    Citazione Originariamente Scritto da impresentabile Visualizza Messaggio
    E chi non l'ha negato?
    Ho scritto sopra "morì con onore".
    Con A. Mussolini, come mostra Staglieno, aveva torto marcio. Erano sotto accusa, da parte del purissimo Arnaldo, i suoi (di Farinacci) rapporti con consorterie ex massoniche....
    I suoi nemici erano gli squadristi milanesi (tra i quali Colombo e tutta la Randaccio), che continuavano la tradizione rivoluzionaria del Fascismo e non tolleravano i maneggi politici e affaristici degli ambienti farinacciani.
    Infatti su Arnaldo Mussolini si sbagliò e di grosso, ma, ti ripeto, questo fu l'eccesso di una persona che aveva subito dei torti non indifferenti da chi in realtà avrebbe dovuto essere suo "camerata".
    Quindi, un po' di manie di persecuzione vi furono da parte sua.
    Questi errori però li purificò in pieno con il suo contributo di soldato nella guerra d'Etiopia, che gli costò la mano destra.
    Andò anche in Spagna.
    A mio avviso è ingeneroso parlare di "maneggi politici e affaristici degli ambienti farinacciani": vi fu il famoso scandalo Belloni, ma effettivamente Farinacci c'entrava ben poco.

    Farinacci poi pagò il suo attaccamento al "metodo squadrista" proprio con un temporaneo isolamento dalla "politica che conta" durante il regime.
    Se vi furono dei contenziosi con altri squadristi, allora è il caso di parlare di "beghe interne" al Fascismo, non di avversione per lo squadrismo di Farinacci.

    Quanto all'appartenenza "massonica" di Farinacci, ricordo che fu temporanea ed è da contestualizzare col progetto di infiltrazione di fascisti nei quadri di alcune frange conservatrici della massoneria, in modo da poterla utilizzare per favorire la presa del potere, per poi liquidarla.
    Cosa che poi puntualmente avvenne.

 

 
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