Ah e ovviamente quell'uno "discutibile" era Berto Ricci
Berto Ricci è difficile definirlo.
Fu sicuramente uno completamente fuori dagli schemi.
Proveniva dal filone politico dell'anarchismo, ma di un anarchismo condizionato dal pensiero mazziniano.
Anticlericale convinto ma al tempo stesso fervente cattolico, ammirava sinceramente l'ascetismo dei francescani.
Lui ha incarnato a mio avviso quel tipo d'uomo che Mussolini aveva immaginato che dovesse sostituire l'homo economicus della (in)civiltà borghese.
Berto Ricci fu un guerriero, animato da uno spirito nobile e aristocratico nel senso alto della parola, coraggioso e severo prima di tutto con se stesso e poi con gli altri.
Riteneva inconcepibile parlare di "meno peggio" fra comunismo e liberalismo democratico: per lui entrambi erano allo stesso modo dei nemici del Fascismo. Secondo Berto Ricci non bastava un generico anti-comunismo, ma era necessario un anti-comunismo dettato da ben percise motivazioni ideologiche.
Berto Ricci capì che il nazionalismo ottocentesco sarebbe stato una palla al piede per il Fascismo e che la vera vocazione dell'Italia fascista sarebbe stata una vocazione imperiale e universale.
Non condivise mai le fascinazioni per il razzismo biologico nazionalsocialista, preferendo una visione spirituale che non si fermasse al solo lato "materiale" della questione.
Berto Ricci sosteneva che sarebbe stata possibile un'alleanza fra comunismo e fascismo per spazzare via la liberaldemocrazia capitalista anglo-americana, per provocazione verso quegli ambienti "moderati" del Fascismo filo-inglesi, come l'ex socialista Dino Grandi, che poi si rivelò quello che era veramente il 25 Luglio 1943.
Sbaglia chi lo considera un "fascista eretico" o un "socialista nazionale": lui fu un Fascista integrale, un Fascista tutto d'un pezzo, che, al di là delle posizioni politiche, dimostrò il suo essere Fascista con l'esempio e il suo stile di vita sobrio, austero, rigido e severo.
Sapeva guardare al popolo e lo amava, ma non ebbe mai alcun cedimento di tipo plebeo verso la massa.
Anti-comunista e anti-liberale, non fu disposto però a compromessi ideologici di alcun tipo per distruggere nè l'uno nè l'altro: per lui o s'era anti-liberali e/o anti-comunisti da Fascisti o niente.
Non era un gentiliano e polemizzò spesso con l'attualismo gentiliano: sprezzantemente lo definì un "umanesimo rancido", a conferma che la critica "fascista" a Gentile non arrivava solo da Evola.
Fu certamente un ammiratore del pensiero mazziniano, rigorosamente reinterpretato in chiave imperiale e "romana" no di certo "umanitaria" per come lo intendiamo noi oggi questo concetto, ma al tempo stesso un simpatizzante del pensiero politico dantesco, che pensava potesse essere realizzato pienamente dalla Rivoluzione Fascista, che avrebbe dovuto avere, a suo avviso, due fasi: la fase di "destra", imperiale e gerarchica, e la fase di "sinistra", corporativista e contro il liberalcapitalismo.
Ammirava molto l'ascetismo cristiano della Guardia di Ferro di Codreanu, che vedeva come un movimento fratello del Fascismo italiano.





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) e fu sin dal principio aperto sostenitore del Terzo Reich e ammiratore delle SS.