
Originariamente Scritto da
irriverente
Per "ammazzare" il thread degnamente, proporrei la seguente citazione: "Nascere non è nascere. Nascono anche quelli che Nietzsche chiama “ gli ultimi uomini”. Quelli che non portano il caos dentro di sé e non solo sono incapaci di creare una stella, ma si arrendono a una vita stupida, piatta, subalterna. Esseri opachi che cercano la felicità e scansano l’azzardo, il rischio. Soprattutto il rischio di vivere tra asprezze, duramente. In un mondo senza dèi, sono gli uomini che affrontano il loro caos, senza posa, né tregua. Quelli che creano, immaginano e decidono nel e dal caos. Solo essi sono ancora capaci di generare una stella. Farai parte di questa truppa? Ti getterai all’assalto di ciò che è grande? C’è un solo modo: non temere il tuo caos. Non fuggirlo, lascialo crescere in te, lascia che ti ricolmi, che ti faccia impazzire. Ma non soffocarlo con la felicità. Gli uomini vivono cercando la felicità e la felicità è un’invenzione borghese, una morte piccola, sicura, che non duole, né ferisce. E’ una morte che accade ogni giorno. E’ l’infima morte del quotidiano, che ti allontana dal dolore, o dall’orrore, ma ti sprofonda nel nichilismo della stupidità. Il Dasein autentico, quando muore, in verità non muore, ma semplicemente cessa di essere. Il Dasein della felicità, della leggerezza inautentica, chi è vissuto fuggendo dal proprio caos, quando muore non cessa di essere, perché, infatti, non è mai stato. Il caos non è la sofferenza fine a se stessa, non è il lamento, la debole querimonia. Il caos, il tuo caos, è la stella della tua grandezza e la cifra della tua felicità, che è segreta, intima, forte, perché si è temprata in tutte le tempeste, in faccia alla morte. Il caos è la fonte creatrice del tuo spirito. Da lì, solo da lì, la felicità dopo aver assorbito la saggezza del dolore, ti farà grande e potrai finanche offrirla agli altri. Ma non agli imbecilli. Gli uomini che hanno conquistato la loro stella si riconoscono sono in coloro che hanno conquistato la propria, o sono sul punto di farlo, perché ricercano, non spengono la loro sete con artifici, con novità. Da siffatti uomini, con loro, ritorneranno a questo mondo gli dèi che l’hanno abbandonato (…) Heidegger pensava il nostro movimento, quello nazionalsocialista, a partire dall’ontologia, dalla storia dell’oblio dell’Essere e non dalle chiacchiere sulle razze. Noi tedeschi eravamo superiori, non perché ariani puri, non perché il nostro sangue non si erano mescolato con quello di ebrei e di gitani, ma perché eravamo il popolo metafisico per eccellenza, il centro dell’Occidente, perché avevamo sulle spalle il fardello della salvezza di quello spirito soffocato nella morsa del mercantilismo americano e della massificazione bolscevica.” (Dieter Muller, protagonista del romanzo: “L’ombra di Heidegger” di Josè Pablo Feinmann)