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  1. #1
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    Predefinito La Flexicurity parte dai Lavoratori !

    Dal Corriere di ieri:

    Agenzie per il Lavoro, "flexicurity" all'italiana

    (en.rib.)

    Un pezzo di flexicurity sbarca sul mercato del lavoro italiano. In assenza degli ammortizzatori sociali che - a cinque anni dalla legge Biagi - ancora mancano per completare il progetto del giuslavorista ucciso dalle Brigate Rosse, ci pensano le parti sociali a mettere una toppa. E' infatti in fase di stesura definitiva il Contratto Nazionale dei Lavoratori "Somministrati" (gli ex interinali) sottoscritto da Assolavoro, che riunisce gran parte delle agenzie per il lavoro, e dai sindacati Nidil CGIL, Alai CISL, UIL Cpo.
    La "security" introdotta dall'accordo rende meno "precari" i lavoratori a tempo prevedendo una possibilità di stabilizzazione alle dipendenze delle agenzie. Il posto "fisso" scatta dopo 42 mesi presso diverse imprese utilizzatrici o 36 mesi consecutivi in missioni con la stessa azienda : a quel punto l'agenzia che ha "affittato" il lavoratore deve assumerlo a tempo indeterminato.
    Ma Assolavoro si è accordata anche su un altro fattore di security, un "paracadute" per gli interinali stabilizzati che perdano il posto.
    Nel caso in cui un'agenzia non possa più mantenere alle proprie dipendenze il lavoratore assunto a tempo indeterminato, causa la mancanza di occasioni di lavoro, al lavoratore viene assicurata per 6 mesi (7 per gli over 50) un'indennità di disponibilità di 700 euro mensili.
    Ma la flessicurezza all'italiana del nuovo contratto parla anche di formazione antinfortunistica e previdenza complementare.


    OTTIMO ! C'è ancora molto da fare, ma questo accordo è molto più avanzato del Protocollo sul Welfare !

  2. #2
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    e se un datore licenzia il precario,quindi prima dei 36 o 42 mesi?!

    in questo caso l'indennità di disoccupazione copre lo stabile.

    è poco probabile che un datore licenzi un lavoratore stabilizzato potendo usufruire dapprima del periodo di apprendistato e potendo cosi risparmiare sulla forza-lavoro.

    al lavoratore subordinato stabile inoltre è garantito il trattameno di fine rapporto (TFR).

    francamente reputo questi provvedimenti superflui e non inodei a contrastare la piaga della precarietà!

    il datore ha tutto il tempo per licenziare il precario e per assumerne uno nuovo senza rimetterci nulla,mentre al licenziato non viene riconosciuta nessuna tutela (gli ammortizzatori sociali invece tutelano la condizione del precario).

    nel momento in cui il datore assume per tempo prolungato (3-4 anni),non ha nessun motivo per licenziare il lavoratore stabile.
    il datore avrebbe avuto tutto il tempo e tutta la convenzienza negli anni precedenti.
    inoltre il lavoratore stabile potrebbe ricorrere al TFR.
    accantoniamo la questione della sufficienza del trattamento di fine rapporto.

    il precario in ogni caso non è per nulla tutelato perchè non esiste nessun meccanismo che vieta al datore di riciclare precari in un tempo inferiore ai 36 o 42 mesi!

    per quanto riguarda la formazione anti-infortunistica:

    già esiste,ma sono a spesa delle imprese.

    concentriamoci sulle piccole imprese,edili per esempio.

    gli impresari hanno interesse ad investire sulla formazione di un numero ristretto di lavoratori,tuttavia la formazione di una parte della manodopera rende improduttivo il provvedimento sulla sicurezza,il quale rimane riservato a chi,a causa di vincoli di bilancio interni,è stato selezionato.

    conosco casi di questo genere e molti datori mi hanno confessato che preferiscono investire sui dipendenti che ritengono più fedeli,onde evitare che in futuro lascino per diverse ragioni il lavoro (emigrazione al Nord ad esempio) e che l'investimento divenga vano.

    si sente in questa circostanza la grande necessità di un ammortizzatore sociale quale il Buono Formativo,presente in diverse nazioni europee quali Gran Bretagna e Spagna.

    buono formativo che interesserebbe svariati settori,quello dei servizi aggiungerei.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Demi Romeo Visualizza Messaggio
    e se un datore licenzia il precario,quindi prima dei 36 o 42 mesi?!

    in questo caso l'indennità di disoccupazione copre lo stabile.

    è poco probabile che un datore licenzi un lavoratore stabilizzato potendo usufruire dapprima del periodo di apprendistato e potendo cosi risparmiare sulla forza-lavoro.

    al lavoratore subordinato stabile inoltre è garantito il trattameno di fine rapporto (TFR).

    francamente reputo questi provvedimenti superflui e non inodei a contrastare la piaga della precarietà!

    il datore ha tutto il tempo per licenziare il precario e per assumerne uno nuovo senza rimetterci nulla,mentre al licenziato non viene riconosciuta nessuna tutela (gli ammortizzatori sociali invece tutelano la condizione del precario).

    nel momento in cui il datore assume per tempo prolungato (3-4 anni),non ha nessun motivo per licenziare il lavoratore stabile.
    il datore avrebbe avuto tutto il tempo e tutta la convenzienza negli anni precedenti.
    inoltre il lavoratore stabile potrebbe ricorrere al TFR.
    accantoniamo la questione della sufficienza del trattamento di fine rapporto.

    il precario in ogni caso non è per nulla tutelato perchè non esiste nessun meccanismo che vieta al datore di riciclare precari in un tempo inferiore ai 36 o 42 mesi!

    per quanto riguarda la formazione anti-infortunistica:

    già esiste,ma sono a spesa delle imprese.

    concentriamoci sulle piccole imprese,edili per esempio.

    gli impresari hanno interesse ad investire sulla formazione di un numero ristretto di lavoratori,tuttavia la formazione di una parte della manodopera rende improduttivo il provvedimento sulla sicurezza,il quale rimane riservato a chi,a causa di vincoli di bilancio interni,è stato selezionato.

    conosco casi di questo genere e molti datori mi hanno confessato che preferiscono investire sui dipendenti che ritengono più fedeli,onde evitare che in futuro lascino per diverse ragioni il lavoro (emigrazione al Nord ad esempio) e che l'investimento divenga vano.

    si sente in questa circostanza la grande necessità di un ammortizzatore sociale quale il Buono Formativo,presente in diverse nazioni europee quali Gran Bretagna e Spagna.

    buono formativo che interesserebbe svariati settori,quello dei servizi aggiungerei.
    Certo che non bastano, che discorsi ! M sono un minimo passo in avanti, conquistato da tre forze debolissime come i succitati sindacati dei precari. Adesso bisognerebbe dare un seguito, in Parlamento e nei CCNL, a questa piccola conquista.

  4. #4
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    Scusa Manfr, ma queste mi sembrano davvero briciole. In pratica, non ti stanno dando nulla. E' molto raro che un contratto di somministrazione duri per 36 mesi. In media, credo non superino i 6, ma conosco anche persone (come la mia ragazza) che hanno avuto contratti di somministrazione da 15 giorni.
    Servirebbe una riflessione vera sulle dinamiche del mondo del lavoro in Italia.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da O Nami Visualizza Messaggio
    Scusa Manfr, ma queste mi sembrano davvero briciole. In pratica, non ti stanno dando nulla. E' molto raro che un contratto di somministrazione duri per 36 mesi. In media, credo non superino i 6, ma conosco anche persone (come la mia ragazza) che hanno avuto contratti di somministrazione da 15 giorni.
    Servirebbe una riflessione vera sulle dinamiche del mondo del lavoro in Italia.
    infatti è una presa per i fondelli!

    il datore ha tutto il tempo per riciclare co.co.pro.

    ... e se il dipendente arriva a quattro anni e deve essere assunto a tempo indeterminto,sicuramente il datore non lo licenzia.

    nell'ambiente eurosocialista circola tale progetto:

    - indennità di disoccupazione ai precari licenziati con due mesi di salario anticipato.

    - buono formativo e reddito sociale per chi accetti l'impiego per il quale si formerà entro un dato periodo di tempo (un anno) con relativa assunzione.

    - salario minimo legale.

    - prolungamento dei contratti a termine a due anni (altro che quindici giorni).

    già in questo modo viene impedito il riciclaggio di precari poichè il datore è costretto a sborsare per ogni licenziamento,cosi è indirizzato a valutare il merito dei dipendenti durante il periodo di apprendistato di uno-due anni.

    in caso di licenziamento,al posto di finire in mezzo alla strada e di ricominciare questo circolo vizioso da capo,attraverso il Buono Formativo ci si prende l'impegno di formarsi per un dato impiego presso gli stessi centri e si ha il diritto di avere un'indennità di disoccupazione (sul modello anglosassone).

    naturalmente per chi si rifiutasse,l'indennità non ci sarebbe!

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Demi Romeo Visualizza Messaggio
    infatti è una presa per i fondelli!

    il datore ha tutto il tempo per riciclare co.co.pro.

    ... e se il dipendente arriva a quattro anni e deve essere assunto a tempo indeterminto,sicuramente il datore non lo licenzia.

    nell'ambiente eurosocialista circola tale progetto:

    - indennità di disoccupazione ai precari licenziati con due mesi di salario anticipato.

    - buono formativo e reddito sociale per chi accetti l'impiego per il quale si formerà entro un dato periodo di tempo (un anno) con relativa assunzione.

    - salario minimo legale.

    - prolungamento dei contratti a termine a due anni (altro che quindici giorni).

    già in questo modo viene impedito il riciclaggio di precari poichè il datore è costretto a sborsare per ogni licenziamento,cosi è indirizzato a valutare il merito dei dipendenti durante il periodo di apprendistato di uno-due anni.

    in caso di licenziamento,al posto di finire in mezzo alla strada e di ricominciare questo circolo vizioso da capo,attraverso il Buono Formativo ci si prende l'impegno di formarsi per un dato impiego presso gli stessi centri e si ha il diritto di avere un'indennità di disoccupazione (sul modello anglosassone).

    naturalmente per chi si rifiutasse,l'indennità non ci sarebbe!
    Le proposte che fai possono essere anche condivisibili (io approvo la buona parte di ciò che proponi) però ti e vi chiedo: a quando una riflessione sul capitalismo del XXI secolo? Non per fare il solito comunista retrò, ma invece di pensare a "curare" la malattia PRECARIETA', quando vi concentrerete nel "prevenire" la stessa? Ci vuole tanto a capire che la precarietà è NECESSARIA per il capitalismo contemporaneo, e quindi bisogna cambiare il sistema economico IN TOTO?
    Si badi: non parlo di velleitarie rivoluzioni che nessuno oggi ha la forza (o la voglia) di combattere: parlo di una legislazione realmente progressista che rompa il monopolio privato, rimetta lo Stato al centro dell'economia, faccia della precarietà l'eccezione (tipo: si può assumere un precario ogni tre lavoratori a tempo indeterminato), blocchi i prezzi aumentando i salari (così l'inflanzione è fermata), aumenti la tassazione sui grandi patrimoni mobili ed immobili, redistribuisca partendo dai consumi e non dai redditi (così si dà una botta all'evasione).

  7. #7
    European Socialist
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    Citazione Originariamente Scritto da Antonio Nemo Visualizza Messaggio
    Le proposte che fai possono essere anche condivisibili (io approvo la buona parte di ciò che proponi) però ti e vi chiedo: a quando una riflessione sul capitalismo del XXI secolo? Non per fare il solito comunista retrò, ma invece di pensare a "curare" la malattia PRECARIETA', quando vi concentrerete nel "prevenire" la stessa? Ci vuole tanto a capire che la precarietà è NECESSARIA per il capitalismo contemporaneo, e quindi bisogna cambiare il sistema economico IN TOTO?
    Si badi: non parlo di velleitarie rivoluzioni che nessuno oggi ha la forza (o la voglia) di combattere: parlo di una legislazione realmente progressista che rompa il monopolio privato, rimetta lo Stato al centro dell'economia, faccia della precarietà l'eccezione (tipo: si può assumere un precario ogni tre lavoratori a tempo indeterminato), blocchi i prezzi aumentando i salari (così l'inflanzione è fermata), aumenti la tassazione sui grandi patrimoni mobili ed immobili, redistribuisca partendo dai consumi e non dai redditi (così si dà una botta all'evasione).
    caro Antonio.

    si è di fronte ad un "mercato del lavoro".

    tutto gira intorno alla forza-lavoro che può essere allocata nei settori che ne richiedano date peculiarità in base all'offerta di impiego che sono in grado di offrire a parità dei costi dei fattori produttivi (capitale,lavoro...) e quindi della reale possibilità di concepire la più ampia occupazione possibile entro certi parametri.

    con il trascorrere dei secoli,il lavoro ha assunto altre dimensioni.

    si sono aggiunti nuovi mestieri,si sono evinti nuovi tipi di rapporto,una funzione interclassista e sociale che ha sbiadito i confini fra i vari strati della società umana...

    la flessibilità (e non il precariato,che è un fenomeno diverso) ha una sua finalità pratica legata al mercato del lavoro e alle sue esigenze.

    è impossibile allocare al 100% forza-lavoro nei settori che la richiedano a parità di costi del lavoro,dei prezzi dei beni finali sul mercato e della quantità di capitale fisico adottato.

    la soluzione più razionale è dinamizzare il mercato del lavoro in maniera tale che la forza-lavoro si ridistribuisca con criterio e in base alle esigenze dei settori.

    lo scopo è aumentare l'occupazione evitando la presenza di settori saturi ed altri in cui è impossibile investire sul capitale umano.

    naturalmente esiste il pericolo che questo sistema strumentalizzi eccessivamente i lavoratori e che neghi determinate garanzie sacrosante.

    è quello che sta accadendo purtroppo e prende il nome di precarietà!

    urgono degli strumenti di protezione sociale che salvaguardino la condizione del lavoratore in regime di flessibilità e che lo indirizzi verso un impiego stabile.

    ai precari bisogna garantire dei termini ben precisi o in alternativa delle opportunità per il reinserimento nel mondo del lavoro,con tanto di tutele specifiche che lo salvaguardino dalla condizione di instabilità lavorativa e retributiva.

    si parla di salario minimo,di buono formativo,di indennità di disoccupazione,di prolungamento dei termini del contratto a termine,di equiparazione di determinati diritti alla condizione del lavoratori stabili.

    molte categorie (i socialmente utili) non hanno diritto ad esempio al versamento dei contributi da parte del datore ai fini pensionistici.
    ciò comprende spesso e volentieri enti statali nella veste di datori.

    la discontinuità lavorativa rende impraticabile l'usufruimento del TFR e della previdenza complementare.

    non esistono dei meccanismi che vietano al datore di licenziare e riassumere precari.

    la flessibilità finalizzata al profitto del datore non soddisfa la sua reale utilità!

    non va sostituito il sistema economico,ma riformato dal basso e in virtù degli interessi delle Parti per renderlo socialmente funzionale,oltre che economicamente!

    sicuramente l'alternativa che voi portate avanti non è la soluzione migliore e si è visto!

    ma realtà come quella inglese e spagnola hanno dimostrato la possibilità di limitare il fenomeno.

  8. #8
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    Caro Demi,
    con te mi piace dialogare nonostante le nostre distanze siano corpose.
    Sono d'accordo con te che siamo in un "mercato del lavoro": a me non piace, e lo combatto perchè credo che non si possa correggere ciò che è sbagliato "per sua stessa natura"; tu, forse, credi di poterlo correggere e migliorarlo. Spero per te (e per me, e per noi) che il tuo proposito non sia più utopistico del mio...... ma ho forti dubbi.
    Come avrai notato, nei miei interventi non propongo mai soluzioni tipo "rivoluzione", "lotta armata", "guerriglia urbana"... ma sempre interventi legislativi realmente progressisti, cioè leggi che rappresentamo un considerevole avanzamento sociale, economico e, poi, culturale.
    In particolare:
    1) perchè non impedire ad una azienda di assumere precari se non ha minimo (è un esempio) 3 o 4 lavoratori a tempo indeterminato? Così il precariato diventerebbe l'eccezione, non la regola.
    2) La flessibilità deve essere in entrata, non in uscita. Altrimenti diventa precarietà. Io non dico di assumere uno a tempo indeterminato SUBITO, ma dopo 1 o 2 anni si! Se l'azienda vede che non sei bravo, ti cacciasse prima dei 2 anni... ma se ti tiene 36 mesi a tempo determinato e poi ti caccia, l'azienda ha fatto una cosa semplicissima: TI HA SFRUTTATO! Allora impediamo ad una azienda che licenzia dopo 36 mesi (non dopo 6, ma dopo 36) di assumere precari con la medesima manzione. E' bolscevismo? Non credo...
    3) Perchè non sperare in una stabilizzazione dei prezzi imposta dallo Stato? Se i prezzi vengono bloccati, ed i salari aumentati, l'inflazione non cresce, giusto? Allora invece di puntare sui redditi (vecchio errore della sinistra, soprattutto comunista), perchè non puntare su prezzi e consumi? E' chiaro che se speriamo che sia il Mercato a calmierare i prezzi, stiamo freschi....

  9. #9
    sionismo = infamità
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    parte dai lavoratori... o piuttosto dai sindacati che asseriscono di rappresentare i lavoratori?

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Antonio Nemo Visualizza Messaggio
    Caro Demi,
    con te mi piace dialogare nonostante le nostre distanze siano corpose.
    Sono d'accordo con te che siamo in un "mercato del lavoro": a me non piace, e lo combatto perchè credo che non si possa correggere ciò che è sbagliato "per sua stessa natura"; tu, forse, credi di poterlo correggere e migliorarlo. Spero per te (e per me, e per noi) che il tuo proposito non sia più utopistico del mio...... ma ho forti dubbi.
    Come avrai notato, nei miei interventi non propongo mai soluzioni tipo "rivoluzione", "lotta armata", "guerriglia urbana"... ma sempre interventi legislativi realmente progressisti, cioè leggi che rappresentamo un considerevole avanzamento sociale, economico e, poi, culturale.
    In particolare:
    è evidente che partiamo da considerazioni diverse.

    a me sembra più pratica l'analisi pragmatica ed il metodo riformista per cambiare le cose e superare un sistema ancora impregnato di diseguaglianze,di discriminazioni,di limiti alla libertà ed ai diritti dei cittadini!

    anziché auspicare alla distruzione del mercato,ritengo più realizzabile una serie di riforme che tutelino i lavoratori e che ridiano dignità al lavoro.

    quello che è sbagliato non è il mercato in sé che esiste fin dagli albori della civiltà umana,ma le sue regole e l'influenza che ha sui rapporti sociali.

    Marx pensò di superare il sistema.
    tutti gli altri teorici socialisti pensarono di correggere queste regole e di avviare il mercato verso scopi sociali e di utilità diffusa.

    piano piano si è giunti ai sindacati,agli statuti dei lavoratori,all'assistenzialismo,alla previdenza,ai sussidi,a tutta una serie di diritti sociali introdotti nello stesso contesto capitalista.

    è possibile fare di più e di fatti discutiamo di flex-security...

    la storia ci ha dimostrato come la vera utopia sia stata la società comunista e non il miglioramento progressivo del sistema capitalista ai fini sociali e per merito dei diritti acquisiti dai lavoratori,anche se ancora c'è da rivendicare.

    Citazione Originariamente Scritto da Antonio Nemo Visualizza Messaggio
    1) perchè non impedire ad una azienda di assumere precari se non ha minimo (è un esempio) 3 o 4 lavoratori a tempo indeterminato? Così il precariato diventerebbe l'eccezione, non la regola.

    2) La flessibilità deve essere in entrata, non in uscita. Altrimenti diventa precarietà. Io non dico di assumere uno a tempo indeterminato SUBITO, ma dopo 1 o 2 anni si! Se l'azienda vede che non sei bravo, ti cacciasse prima dei 2 anni... ma se ti tiene 36 mesi a tempo determinato e poi ti caccia, l'azienda ha fatto una cosa semplicissima: TI HA SFRUTTATO! Allora impediamo ad una azienda che licenzia dopo 36 mesi (non dopo 6, ma dopo 36) di assumere precari con la medesima manzione. E' bolscevismo? Non credo...

    3) Perchè non sperare in una stabilizzazione dei prezzi imposta dallo Stato? Se i prezzi vengono bloccati, ed i salari aumentati, l'inflazione non cresce, giusto? Allora invece di puntare sui redditi (vecchio errore della sinistra, soprattutto comunista), perchè non puntare su prezzi e consumi? E' chiaro che se speriamo che sia il Mercato a calmierare i prezzi, stiamo freschi....
    1. le riforme eurosocialiste preferisco che si faccia anticipare al precario licenziato due mesi anticipati come forma di sussidio.
    ti lascio immaginare che in questa circostanza il datore abbia meno interesse a ricicliare precari perchè gli costerebbero più delle assunzioni di questi.
    il datore sarebbe costretto,per sua convenienza,a valutare l'effettivo merito del dipendente senza licenziarlo per conservare il profitto.
    il dipendente eventualmente licenziato al contempo avrebbe diritto ad un sussidio dato dalla retribuzione anticipata di due rate salariali.
    avrebbe anche diritto ad un salario minimo legale,ad un prolungamento adeguato dei termini del contratto atipico,al versamento dei contribuiti ai fini pensionistici e - in caso di lassunzione continuativa - del trattamento di fine rapporto e della previdenza sociale.
    io suggerirei pure di rivedere le aliquote sulla determinazione della previdenza e di ampliarla in questa forma al lavoro a tempo determinato.

    2. certamente.
    la flex-security ha lo scopo di introdurre degli strumenti di protezione sociale onde evitare che la flessibilità degeneri in precarietà.
    d'accordo sulla tua analisi,tra l'altro ho evidenziato anch'io questa presa per il culo.
    ciò è possibile perchè il datore non ha nessun limite ed è incoraggiato a riciclare precari per suo profitto.
    ho già citato come contrastare questo problema con il doppio salario anticipato in funzione di sussidio.
    in caso il dipendente venga licenziato,subentra il buono formativo.
    esso consiste in una "donazione" che permetta al licenziato di perseguire un corso di formazione per un anno sul posto di lavoro qualora egli accetti l'impiego venturo con relativo reinserimento nel mondo del lavoro.
    penso spesso e volentieri ai dipendenti di alcuni settori nei quali è necessaria una specializzazione adeguata.

    3. la stabilità dei prezzi è una priorità.
    io non aumenterei i salari però in assenza di questa...
    invinto sempre a considerare il "reddito reale",cioè il reddito rapportato al potere d'acquisto e quindi al carovita (tasso di inflazione inesorabilmente).
    la rincorsa dei salari non serve a far diminuire l'inflazione.
    serve ad incoraggiare la domanda in un contesto di scarsa offertà poichè il costo dei fattori di produzione (materie prime e salari adesso aumentati) non permettono alle imprese di soddisfare il consumo con una offerta adeguata.
    per via dell'eccesso di domanda,i prezzi dei beni sul mercato aumentano in modo da permettere alle imprese di stare entro al proprio bilancio e al contempo di limitare la domanda solo per determinati beni e/o per determinati redditi.
    la rincorsa dei salari all'inflazione cosi non fa altro che alimentare l'inflazione stessa e ridurre il potere d'acquisto delle famiglie nel lungo termine.
    una prima soluzione sarebbe l'investimento sull'innovazione del capitale fisico delle imprese,cioè lo sviluppo di tecniche produttive meno dispendiose.
    ciò provocherebbe la diminuzione del costo del lavoro per questioni di vincolo di bilancio dell'impresa,per cui pretendere dei salari più alti porterebbe a dei licenziamenti obbligati.
    in regime di elevata inflazione,potremmo pur sempre conservare un costo del lavoro basso se l'impegno prefissato rimarrebbe la diminuzione del tasso d'inflazione.
    la diminuzione del carovita provocherebbe automaticamente l'innalzamento del potere d'acquisto e del reddito reale delle famiglie a parità delle condizioni suddette.
    tuttavia le famiglie andrebbero sostenute attraverso delle misure ben precise.
    un provvedimento alternativo all'aumento salariale (lordo) sarebbe la detassazione delle aliquote sui redditi inferiori.
    a certi redditi facciamo pagare meno tasse e mettiamo in condizione i lavoratori di usufruire di un risparmio cosi ricavato.
    puntiamo all'aumento dei salari netti in altre parole!
    un'altra misura sarebbe la diminuzione della spesa pubblica destinata ad enti pubblici inutili o potezialmente privatizzabili e il rafforzamento dei trasferimenti destinati a coprire pensioni,sussidi,invalidità...

    sconsiglierei il blocco dei prezzi.
    innanzitutto il prezzo del petrolio non ci compete in quanto semplici consumatori.
    in secondo luogo la fissazione di un prezzo massimo inferiore al prezzo d'equilibro - attraverso il quale le imprese hanno interesse a produrre - provocherebbe una diminuzione della quantità offerta del bene e l'eccesso di domanda,tra l'altro incoraggiato dal prezzo fissato dal governo ritenuto idoneo per i consumatori a parità di un dato reddito.
    il problema della distribuzione di un bene ritenuto socialmente necessario,ma produttivamente insufficiente,si scontra con l'incapacità di stabilizzare i prezzi al livello d'equilibrio,perchè sarebbe illegale.
    la soluzione migliore sarebbe a questo punto quella di razionare il bene in quantità prefissate dallo Stato,un po' come in tempo di guerra!
    non è una prospettiva allegra!
    sarebbe come lo Stato che ti obbligasse ad acquistare solo 7 litri di benzina e non di più,ma ad un prezzo abordabile!
    quanto possa soddisfare le esigenze del consumatore quella quantità prefissata,la lascio alla tua fantasia!

 

 
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