Risultati da 1 a 6 di 6

Discussione: Dubcek

  1. #1
    email non funzionante
    Data Registrazione
    08 Jun 2009
    Messaggi
    649
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Dubcek

    Volevo sapere cosa ne pensate di Dubcek e del Programma d'azione approvato dal Comitato centrale nell'aprile del 1968 dalla nuova direzione del Partito comunista cecoslovacco.

  2. #2
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    26 Jul 2004
    Località
    Roma
    Messaggi
    21,394
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    8 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Non ne so niente. Sono completamente ignorante.

  3. #3
    COSTRUIRE IL COMUNISMO!!
    Data Registrazione
    10 Jan 2008
    Messaggi
    726
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Le riforme strutturali operate in Unione Sovieica,delle quali il Partito Comunista della Yugoslavia,sotto la guida di Tito,era stato antesignano e che per questo aveva incontrato la disapprovazione di Stalin e,nel 1948,subìto la condanna del Kominform,trovarono applicazione nei paesi socialisti dell"Europa orientale,con il supporto teorico dei Dubcek,degli Ota Sik(Cecoslovacchia),dei Bahro(DDR)etc.,e di altri "dissidenti" che proponevano in sostanza forme utopistiche di capitalismo dal volto "umano".A questi "perseguitati" dai regimi "staliniani" venne offerta una sponda solidale dagli intellettuali "marxisti" che dichiaravano di criticare da "sinistra" il "socialismo reale" e che in definitiva lo facevano ricorrendo a categorie idealiste(modelli astratti e aclassisti di democrazia,di legalità,ect.)mutuate dall"ideologia borghese di cui finivano per essere succubi.

  4. #4
    COSTRUIRE IL COMUNISMO!!
    Data Registrazione
    10 Jan 2008
    Messaggi
    726
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Alexander Dubček

    Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


    Vai a: Navigazione, cerca
    « La democrazia non è solamente la possibilità ed il diritto di esprimere la propria opinione, ma è anche la garanzia che tale opinione venga presa in considerazione da parte del potere, la possibilità per ciascuno di avere una parte reale nelle decisioni. »(A.Dubček)
    Alexander Dubček (Uhrovec, 27 novembre 1921Praga, 7 novembre 1992) è stato un politico cecoslovacco.
    All'età di quattro anni si trasferì con tutta la sua famiglia in Unione Sovietica. Rientrato in Cecoslovacchia nel 1939, lavorò come operaio e aderì al movimento comunista clandestino, prendendo parte alla resistenza antinazista e all'insurrezione slovacca 1944. Nel 1951 diventò deputato dell'Assemblea nazionale e nel 1963 segretario del Partito comunista slovacco (che con quello di Boemia e Moravia formava il Partito Comunista Cecoslovacco, PCC).
    Convinto della necessità di abbandonare il modello sovietico, Dubček riunì intorno a sé un folto gruppo di politici e intellettuali riformatori, diventando il maggiore interprete di una linea antiautoritaria – definita "socialismo dal volto umano" – e di una feconda stagione politica: la Primavera di Praga. Nel gennaio del 1968 venne eletto segretario generale del PCC al posto di Antonín Novotný, leader della componente più legata al Partito comunista sovietico, dando avvio al cosiddetto "nuovo corso", una strategia politica volta a introdurre elementi di democrazia in tutti i settori della società.
    Il consenso popolare ottenuto dall'azione riformatrice di Dubček suscitò ben presto la reazione di Mosca e degli altri regimi comunisti est-europei, che, infine, si risolsero a porre fine all'eterodossa esperienza praghese ordinando, nell'agosto del 1968, l'intervento delle truppe del Patto di Varsavia. Privato del suo incarico nel 1969, Dubček fu espulso dal PCC l'anno seguente e si trasferì in Slovacchia, dove trovò impiego come manovale in un'azienda forestale.
    Acclamato durante la rivoluzione di velluto del 1989, dopo la caduta del regime comunista Dubček fu riabilitato ed eletto presidente del Parlamento federale cecoslovacco. In questa veste si batté contro la divisione della Cecoslovacchia e compì l'ultimo suo atto politico, rifiutandosi di firmare una legge sull'epurazione rivolta indifferentemente a tutti i passati membri del PCC, nel timore che essa avrebbe creato nel paese un pericoloso clima di vendette. Morì poco tempo dopo per le ferite riportate in un incidente stradale, avvenuto in circostanze mai del tutto chiarite.

    Voci correlate [modifica]

    Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Alexander_Dub%C4%8Dek"
    Categorie: Biografie | Politici cecoslovacchi | Politici cechi | Politici slovacchi | [altre]
    Categoria nascosta: BioBot



    Visite



    Strumenti personali




    Navigazione



    comunità



    Ricerca




    Strumenti



    Altre lingue


  5. #5
    COSTRUIRE IL COMUNISMO!!
    Data Registrazione
    10 Jan 2008
    Messaggi
    726
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Dubcek Alexander (1) (Uhrovec, 27 novembre 1921 – Praga, 7 novembre 1992), uomo politico cecoslovacco. Originario della Slovacchia, passò gran parte dell'infanzia e l'adolescenza in Unione Sovietica, con la famiglia. Rientrato in patria nel 1939, lavorò come operaio e aderì al movimento comunista clandestino, prendendo parte alla resistenza contro il nazismo. Nel 1951 fu eletto deputato e nel 1963 divenne segretario del Partito comunista slovacco, che con i partiti della Boemia e della Moravia formava il Partito comunista cecoslovacco. Fautore di un rinnovamento dall'interno della società socialista, in senso democratico, e di una maggiore autonomia dall'Unione Sovietica, entrò ben presto in contrasto con le componenti conservatrici e filosovietiche del partito, e divenne il principale punto di riferimento dei riformatori, i cui obiettivi di fondo consistevano per un verso nella sostanziale separazione tra partito e istituzioni dello Stato, e per l'altro in una riforma dell'economia basata sui principi dell'autogestione e su una parziale apertura al mercato.
    Divenute sempre più acute le tensioni all'interno del partito, il 5 gennaio 1968 fu nominato segretario generale, in sostituzione del conservatore Antonìn Novotny, avviando il cosiddetto “nuovo corso” e mostrando di accettare lo sviluppo di nuovi movimenti sociali. Tra i mesi di marzo e di maggio avvennero, in rapida sequenza, la rimozione di Novotny anche dalla presidenza della Repubblica (assunta dal generale Ludwik Svoboda), la riabilitazione delle vecchie vittime dello stalinismo, l'adozione ufficiale da parte del partito del “Programma d'azione” dei riformatori e infine la formazione di un nuovo governo, orientato alla realizzazione del “nuovo corso”.
    Di fronte a queste scelte del partito cecoslovacco e alla crescita dei nuovi movimenti nella società, i gruppi dirigenti dell'Unione Sovietica e dei principali paesi aderenti al Patto di Varsavia non tardarono tuttavia a manifestare la propria irritazione e ad avanzare severe critiche all'azione di Dubcek, facendosi forza tra l'altro del favore di alcuni settori dell'esercito ceco. Particolarmente significativo, in questo senso, fu l'annuncio – dato già alla fine di maggio – che sul territorio nazionale si sarebbero presto svolte delle manovre militari del Patto di Varsavia (quasi contemporaneamente fu convocato per il mese di settembre un congresso straordinario del partito

  6. #6
    COSTRUIRE IL COMUNISMO!!
    Data Registrazione
    10 Jan 2008
    Messaggi
    726
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Una lettura Controrivoluzionaria!!

    ALTRI GIORNALI


    Vie Nuove, 29 agosto 1968 , pagina 20, Gianni Toti
    Ostacoli al rinascimento socialista cecoslovacco

    Quali sono gli ostacoli che attualmente si oppongono al "rinascimento socialista cecoslovacco"? Quali le ragioni della paura di coloro che ritengono di poter tornare indietro? E’ giusto che il partito comunista sia la forza dirigente del paese? Che cosa farete per la libertà? I ministri devono essere qualificati come specialisti o come politici? Che fare con gli uomini di Novotny dimissionari? Saranno licenziati i conservatori? Quale sarà il ruolo del fronte nazionale? Quali sono i diritti economici del cittadino? Si potrà comprare liberamente la stampa straniera? E viaggiare all’estero? C’è un altro sistema che non sia quello del partito unico? La magistratura deve essere indipendente? Sarà possibile lavorare nei paesi capitalisti? Perché i discorsi dei conservatori sono monotoni? Quali sono le reazioni degli ufficiali del Patto di Varsavia al "nuovo corso"?
    All'alba di quel primo giorno di primavera, il futuro sembrava avventarsi sui giovani dell'Alta scuola economica di Praga come una fresca folata di vento da una delle sette colline della città insonne. Ma "nessuno è profeta in patria", e quell'appassionato dibattito di diciottomila giovani e diciannove uomini di governo nella sala più vasta della capitale cecoslovacca, nel Palazzo dei Congressi del Parco della cultura e del tempo libero "Julius Fucik", aveva foggiato una dimensione d'avvenire che oggi sappiamo tutti quanto fosse incongrua, anticipata troppo sull'orologio mai caricato della storia. Così che, dopo quelle trecento "interrogazioni", quei tremila biglietti, biglietti-inchiesta svolazzanti fino alla tribuna come inquietanti farfalle, quel vero e proprio interrogatorio pubblico della gioventù agli "uomini nuovi" della "primavera politica cecoslovacca" – dalle sei del pomeriggio all'alba, la più lunga seduta di quel parlamento socialista delle giovani generazioni – fondarono un Club futurologico che non seppe prevedere, neppure nel suo ultimo "Bollettino" o in uno dei suoi manuali di istruzioni per l'avvenire, le gravi settimane di quest'agosto dell'anno zero... Non uscirà più la Rivista del futuro che era stata preparata per diffondere i primi studi sui problemi teorici dell'avvenire, la programmazione socialista e democratica dei progetti per la concrezione del .piano d'azione, lanciato dal Partito comunista cecoslovacco. Il Club futurologico, progettato in dicembre del '67, nel folto della nuova dialettica politica, non compirà neppure il suo primo anno... Ma non erano ignoranti di tutto il futuro, quei ragazzi scientologi, intellettuali organici della classe operaia cecoslovacca: non avevano calcolato alcuni elementi, non avevano perforato alcune schede, ecco tutto, perché l'entusiasmo offusca la ragione, purtroppo, impedisce alla coscienza di liberarsi dalle facili deformazioni dell'ottimismo. Però sapevano che cosa domandare. L'inviato di Vie Nuovo lo sa bene, perché conserva quattro taccuini fitti di appunti sui quell'interrogatorio ascoltato in mezzo ai futurologi della classe operaia (che, forse, hanno soltanto guardato troppo lontano…), e adesso le estende qui per ritornare sulle "ragioni della Cecoslovacchia, del suo popolo, del suo partito comunista, della sua via nazionale e democratica al socialismo". La settimana prima, a Bratislava, altri cinquemila giovani nella sala per duemila posti al Parco della cultura, per undici ore filate avevano bersagliato di milleottocento "questioni" i dirigenti del governo e del partito. Adesso toccava ai giovani praghesi, all'assalto del Parco Fucik come ad uno stadio; e gonfiavano le porte, le rovesciavano, si inerpicavano sulle infrastrutture ("d'accordo, d'accordo, presidente, accomoderemo tutto quello che romperemo, come alla Slovanski Dom, l'altra volta..." –, promettevano eccitati, ma con una serietà che non ammetteva obiezioni, una convinzione irriducibile ai dubbi sui dubbi). Vicino ai futurologi, ai poeti, ai cineteleasti, mentre salivano sul palco Smrkovsky, Sik, Goldstucker, Husak, Prochazka, Kosik, Selucky, Holecek. Galuska, Svermova, Hanzelka, Kohout, Kren, Skalicky, Zboril, Horec, Bizik, Bosak, Steiner, si scherzava sull'avvenire. (Il tema della seduta di quel parlamento socialista, era "I giovani interrogano sull'avvenire del loro paese", e dunque...): "Sai quali sono le tappe del socialismo?". "?". "La prima: la crescita delle difficoltà. La seconda: le difficoltà della crescita...". Ridevano: "Forse, siamo già nella seconda, ma va bene, è ormai diverso. Tuffiamoci. nuotiamoci". Cominciò l'interrogatorio. Josef Smrkovsky informò per primo i giovani che nella sala – ne era stato informato con assoluta certezza – si erano infiltrati gruppi di provocatori. Non bisognava averne paura, e comunque non preoccuparsene prima della fine dell'assemblea: era allora che questi gruppetti si proponevano di provocare conflitti tra giovani e polizia, suscitare incidenti gravi che avrebbero potuto anche compromettere "il rinascimento del socialismo", eccitando i nemici, allarmando gli amici e gli alleati… "Continuiamo le nostre 'sedute di coscienza' – disse Srnrkovskv, con quel suo timbro di energica pacatezza –. lo vi chiedo, a nome del Partito, di aiutarci a saldare l'alleanza tra i rinnovatori del socialismo cecoslovacco e la gioventù. E' appena cominciata l’analisi del nostro recente passato, ma già la stiamo approfondendo per interrogare il futuro. E' una diagnosi storica quella che dobbiamo compiere: e giudicare insieme di quali infermità ha sofferto la nostra società, perché questo male non sia cronico. Riconosciamo con il poeta Jan Neruda:
    il tempo è nuovo, ma atti nuovi chiede, altrimenti invecchierà…
    E, se permettete a me, uomo di partito, un'altra citazione letteraria, dello scrittore patriota di centovent'anni fa, il nostro Havlicek: che dio converta il patriottismo del cuore nel patriottismo delle mani, perché ciò che è buono oggi non basterà domani..." Le citazioni poetiche non sorprendevano alcuno. La poesia parlava politica, e la politica aveva il linguaggio della poesia – ma attenti alla prosa della politica – scherzavano seri i miei amici. E applaudivano Smrkovsky, che non era ancora presidente dell'Assemblea nazionale, con un calore d'amicizia, un affetto e una fiducia che mi stupivano o mi allarmavano di retorica, ma che mi fu spiegata subito, e mi chiarì il senso di quel contatto, di quella comunicazione senza riserve. Smrkovsky, mi disse Lumir Civrniv, un poeta di Literarny Listy che avevo conosciuto a Cuba, è il solo uomo politico cecoslovacco che non ha sottoscritto alcuna accusa contro se stesso, che non ha confessato mai alcuna colpa, che non ha mai firmato i verbali che gli aguzzini del "tempo del culto" gli sottoponevano. Molti altri lo hanno fatto, e nessuno li rimproverava per questo. Lo dicono essi stessi, oggi, senza vergogna, perché in realtà non avevano abdicato, avevano solo risparmiato a se stessi altre inutili torture. Però Smrkovsky no. Ha detto no, e basta… Io non confesso delitti polititi e crimini comuni che non ho commesso neppure al mio partito. Non tradirò mai il mio partito, neppure così. E sì che nei primi due anni della sua prigionia, venne abbandonato in una solitudine assoluta, perché disperasse, perdesse il controllo di sé. Negli altri tre anni, fino al 1955, si mantenne fedele a questa sua semplice decisione. Quando uscì di prigione, rifiutò "il risarcimento", una forte somma, un centinaio di migliaia di corone. Disse che non capiva come si potesse pensare che una qualsiasi cosa, una qualsiasi somma, avrebbe mai potuto pagarlo, compensarlo per ciò che aveva perduto. Gli chiesero se alludesse alla casa, ai libri, alle sue cose d'arte. Rispose che adesso erano loro che non capivano che cosa avesse perduto. E che cosa avesse ritrovato, neppure quello capivano, che era molto di più, forse, di ciò che aveva perduto. E aveva ricominciato a lavorare come negli anni trenta, nella sua Velenka, in Boemia, come durante la guerra nel partito clandestino, e dopo la guerra nel Consiglio nazionale ceco. Aveva ripreso a dirigere una cooperativa agricola, poi era diventato vice-ministro dell'agricoltura, quindi presidente della Commissione centrale di controllo popolare e delle statistiche. Dall'anno scorso era ministro delle acque e delle foreste… "Fra pochi giorni – riprese Smrkovsky – sarà pubblicalo il Programma d'azione del partito. E tutti potranno e dovranno esprimersi. Ora discuteremo gli ostacoli che si oppongono al rinascimento socialista cecoslovacco', esamineremo le ragioni delle paure di quanti credono che si possa tornare indietro, cercheremo di abbattere il muro di sfiducia e di incomprensione eretto nel passato tra intellettuali e operai che sono la base dell'alleanza di classe rinnovatrice, e penseremo a come liquidare i conservatori. Dobbiamo fare presto e creare una civiltà socialista superiore a tutte le civiltà, antropologicamente intese, del passato: un modello di società socialista più democratica di qualsiasi altra società, che possa vincere ogni confronto. Soprattutto, non dobbiamo perdere questa ultima occasione storica. L'Unione sovietica ha garantito, finora, il nostro Stato, protetto lo spazio del nostro esperimento. Dobbiamo però andare avanti. II nostro avvenire è in gioco, voi lo capite tutti". I bigliettini bianchi delle domande affluivano al palco. I giovani si alzavano, si inerpicavano fino alle ragazze sgonnellanti seriosissime sul palcoscenico e queste ammucchiavano i bigliettini davanti ai diciannove interrogati. Ota Sik, "l'economista del rinascimento socialista", oggi vice-primo ministro, raccoglie adesso la sua quota di domande e sale alla tribuna tra le più simpatiche manifestazioni d'affetto. Sik è la speranza della rinascita economica, il simbolo del nuovo corso nel lavoro e nell'edificazione del socialismo. Un uomo giovane (è del '19) che ha sofferto a Mauthausen, che ha infranto gli schemi mentali e parascientifici dell'economia pianificata rigidamente dall'alto. Un uomo nuovo, e i giovani sono con lui, naturalmente. "Ho capito – comincia, sfogliando i biglietti – dovrò parlare ancora una volta di questioni economiche. Eppure io vorrei piuttosto parlar di politica... Mi si chiede di rispondere a proposito delle riserve nascoste del Paese. Ma nessuno può dare una risposta adeguata, oggi. Anche questa è purtroppo una prova che il centro governante della nostra economia non poteva in passato neppure avere una esatta conoscenza della situazione e, di conseguenza, non poteva neppure influire su di essa. Per questo, intanto e in primo luogo, dobbiamo suscitare la pressione del nostro mercato socialista e del mercato mondiale sui prezzi, e creare allo scopo un organismo centrale di direzione economica. Perché finora il governo è stato un conglomerato di interessi ministeriali diversi che si ostacolavano e tendevano soltanto all'aumento dei prezzi. Noi ora dovremo sviluppare la concorrenza socialista e diminuire i costi di produzione. I nostri prezzi non corrispondono alla situazione mondiale. Dovremo quindi creare corsi reali della nostra moneta, legati naturalmente allo sviluppo dell'economia degli altri paesi socialisti. Bisognerà arrivare alla convertibilità mediante accordi con gli altri paesi socialisti, creare un fondamento aureo della moneta per lo scambio con le altre monete. Naturalmente tutto ciò non dipende solo da noi: saranno necessari l'accordo e l'appoggio degli altri paesi socialisti che aspirano allo stesso risultato. Mi si chiede: Come si potrà garantire che i nuovi organi eletti svolgano liberamente le loro funzioni e che i dirigenti del partito non interferiscano nei poteri degli organi governativi e statali democraticamente eletti? Bisognerà semplicemente osservare i principi della democrazia socialista. Offrendo varianti di soluzioni e candidature alle cariche del partito e dello Stato. Non sarà facile ma forse riuscire uno a liquidare così la possibilità di abusi nella politica dei quadri e impedire che qualsiasi personalità arrivi al potere assoluto che è antidemocratico e antisocialista". I ministri del futuro governo saranno qualificati come specialisti o come politici? "Domanda interessante. Direi che non ci dovrebbe essere contraddizione: chi non è uno specialista nel proprio campo non può dirigere politicamente. Certo, nel passato, questa contraddizione era più che frequente, e per questo i politici erano in realtà molto spesso politicanti. Sgovernavano personaggi oscuri che si erano prima fatta una schiera di adepti e su quella base di complicità e di interessi personali esercitavano il potere senza guardare alle qualifiche, alle competenze. Adesso, nei luoghi di lavoro, i collettivi dovranno eleggere i direttori delle imprese, però non solo i lavoratori dovranno eleggerli, anche chi è fuori dell'impresa, i consumatori per esempio, la popolazione, dovrà partecipare alla scelta, in modo che i nuovi diligenti fiori siano sottoposti soltanto all'influenza degli interessi particolari dei collettivi delle imprese. Quindi elettori di dentro e di fuori". Entro quanto tempo arriveremo a livelli europei? "Beh, prima di rispondere dovrei sapere a quale livello si pensa. A quello di alcuni fra i paesi più sviluppati? L'Austria sta avanti a noi, per esempio. Ma non possiamo comunque avanzare nessuna previsione finché non conosceremo le nostre riserve economiche nascoste". Le cooperative agricole? "Certo, dovremo creare cooperative di nuovo tipo, di compra e vendita intanto perché possano servire immediatamente alle esigenze dei contadini. Adesso esistono soltanto cooperative di produzione, e lavorano molto male, come sapete anche voi". Se abbiamo chiesto un prestito? "Certo, dovremo chiederne, e di molto ingenti. All'estero, per forza, ai paesi socialisti e agli altri. Non possiamo farne a meno, purtroppo, al punto cui ci hanno portato...". Qui c'è scritto: Sik, devi resistere, restare saldo... "Grazie dell'incitamento. Spero di riuscirci, se lo dite voi...". Si alza Edward Goldstucker, adesso, e gli studenti, i giovani operai lo salutano come un vecchio amico, il rettore dell'Università Carlo e nuovo presidente dell'Unione degli scrittori è popolarissimo (come in Italia, anche, dove è stato tante volte, anche recentemente. I suoi libri sono tradotti in tutto il mondo, dagli studi su Kafka che egli riportò all'onore della letteratura cecoslovacca da cui era stato bandito, a quelli sulla Liberia e socialismo, pubblicato dagli Editori Riuniti fra l'altro). Mentre Edward, che riconosce l'inviato di Vie Nuove dalla tribuna e saluta, sfoglia il mucchietto delle interrogazioni giovanili, mi raccontano un aneddoto che ancora non conoscevo. Quando "i signori del culto della personalità" lo arrestarono, cominciò il solito torturante interrogatorio per spezzare la resistenza morale del prigioniero, si svolse tra Goldstücker e l'inquisitore questo assurdo dialogo kafkiano: Inquisitore: "Dunque, confessa: tu sei un sionista". Goldsliicker: "No di certo". Inquisitore: "Vuoi allora negare di essere ebreo?". Goldstucker: "No di certo". Inquisitore: "Allora confessa: sei un sionista?". Goldstucker: "No di certo". Inquisitore: "Non hai ammesso di essere un ebreo?". Goldstucker: "Certo". Inquisitore: "Allora perché neghi di essere un sionista?". E così ripetendosi l'uno e l'altro, a lungo, accanitamente: l'inquisitore scarlatto in viso e Goldstucker pacato anche se sofferente. Alla fine, Goldstucker volle finirla e controinterrogò: Goldstucker: "Posso fare una domanda?". Inquisitore: "Se attiene all'inchiesta...". Goldstucker: "Lei direbbe che Karl Marx era un sionista?". L'inquisitore si batté il palmo della mano, violentemente, contro la fronte, interdetto: "Lei vuoi dire che Marx, il nostro Marx era ebreo?". Goldstucker: "Sì, il mio Marx era ebreo e non era sionista. Come me...". Goldstucker legge il primo foglietto: "E' giusto che il partito comunista sia la forza dirigente del Paese? Risponde subito: "Vedete, ciò che sta accadendo in Cecoslovacchia è un fatto nuovo nella storia dei partiti comunisti e delle rivoluzioni e degli Stati socialisti, ma non si tratta certo, lo sapete anche voi, di un movimento per la restaurazione del capitalismo. Si tratta invece di un movimento per l'umanizzazione, anzi per la riumanizzazione del socialismo. Siamo nel centro della rivoluzione cominciata vent'anni fa. Di quella rivoluzione, non di un'altra. E siamo tutti consapevoli della realtà: senza una dittatura rivoluzionaria non si può vincere nella lotta di classe. E' indiscutibile e indiscusso. Però giunge sempre un momento, ed è meglio presto che tardi, in cui è assolutamente necessario, per qualunque rivoluzione, tornare alla libertà politica. E' il problema fondamentale della rivoluzione: la restaurazione delle libertà politiche temporaneamente sospese nella fase più acuta della guerra di classe. Speriamo di riuscire non solo a restaurare ma, soprattutto, a sviluppare queste libertà politiche, democratiche e socialiste. Poterlo fare, in tempo. E' un grande esperimento. Mai, finora, nella storia delle rivoluzioni, si è arrivati a uno stadio di transizione tra la dittatura proletaria di guerra e lo stadio del ripristino e dell'estensione della sicurezza costituzionale che le libertà saranno rispettate, lo stadio di transizione cioè nel quale ci troviamo noi, adesso. Quest'anno 1968 è un anno grave. La nostra nazione, dal 1918 al 1938, dal 1948 al 1968 si è trovata puntualmente in situazioni cruciali: alla fondazione della nostra repubblica, di cui quest'anno ricorre il cinquantenario, all'epoca del patto di Monaco che mise in forse la nostra esistenza, al momento del colpo di Stato borghese e al contro-colpo rivoluzionario del febbraio e oggi, con il rinascimento del socialismo, il mondo chiede, e anche voi ci chiedete: Che cosa farete per la libertà? Rispondiamo che nostra cura sarà di controllare effettivamente il potere. Perché questo è il problema fondamentale in questa nostra società socialista senza classi antagonistiche: il controllo democratico del potere quando un solo partito lo detiene. Come arrivare a questa democrazia socialista? In primo luogo democratizzando lo stesso partito che ha il potere, il partito comunista. In secondo luogo democratizzando lo Stato negli organismi della sua articolazione e in quelli che si creeranno. Non avremo mai una idea migliore del socialismo o una concezione diversa per conquistare la maggioranza del popolo: è il Partito comunista cecoslovacco che sarà alla testa della società democratica e socialista cecoslovacca, e questa è la nostra chiarezza". Adesso Gustav Husak, raccoglie le sue interrogazioni. E' il vice-primo ministro, oggi; allora era soltanto una delle più forti personalità del movimento rivoluzionario slovacco: "lavoratore scientifico dell'istituto di Stato e di Diritto all'Accademia delle scienze di Bratislava". Ma per gli slovacchi, Husak è soprattutto il Commissario agli interni della Repubblica partigiana slovacca, lo storico dell'insurrezione popolare, il giurista insigne, lo specialista agrario. E' stato dentro dal 1951 al 1960, ed era stato riabilitato nel 1962, al XII Congresso del Pcc... Adesso parla ai giovani praghesi come nei giorni scorsi ha parlato ai giovani bratislavegni, e riparte dal punto centrale di quel dibattito: La rivolta antinazista slovacca voleva l'unione o la federazione? C'è un'ombra di nazionalismo nel rinascimento dei socialismo cecoslovacco? "E' la questione – comincia con il suo tono pacato e la nobile malinconia che distingue i suoi tratti – che mi hanno posto spesso compagni e amici usciti dalle file della lotta armata slovacca, gli ottantamila partigiani di quell'insurrezione. E ho risposto e rispondo onestamente; c'è più nazionalismo nella Repubblica di quanto sia onesto che ce ne sia in uno Stato socialista, ma di questi elementi di rivendicazione la maggioranza è nazionale, non nazionalista. Nell'idea nazionale della prima Repubblica molte cose erano giuste, però è un tatto che la personalità slovacca non è stata riconosciuta. La rivolta antifascista pose il problema slovacco sul piano della uguaglianza, con forza e chiarezza, e siamo purtroppo ancora allo stesso punto dell'inizio della rivolta. Il Consiglio nazionale slovacco è solo formale, non ha potere legislativo né esecutivo... E così è sorta di nuovo la questione slovacca. Forse, la soluzione federativa non suona molto bene agli orecchi dei cechi e dei moravi, ma non dobbiamo avere paura delle parole. Bisogna al più presto liquidare la tensione che non è stata risolta fra le due nazioni. Non c'è un solo slovacco che voglia vivere la sua vita di cittadino fuori della Cecoslovacchia, ma credo altresì che non ci sia un solo slovacco che non voglia la federazione come prima garanzia. Per questo, tra l'altro, il Consiglio nazionale non ha accettato le dimissioni del suo presidente Chudik; perché questi non ha dato al suo gesto alcun significato critico (poi Chudik è stato, naturalmente, estromesso dalla sua carica ma l'osservazione husakiana è sintomatica dello spirito che animava il rinnovamento del socialismo slovacco, n.d.r.). Era socio di Novotny e della sua culturale personalità, e noi vogliamo veramente liquidare, alle radici, il gruppo antidemocratico di potere novotniano. E', purtroppo, un paradosso della società socialista che alla sua testa ci sia un uomo che il popolo non vuole... Leggo ora un biglietto, domanda il mio parere a proposito di un compagno: Nutriamo dubbi sulla figura di Vasil Bilak (il segretario del partito comunista slovacco, ndr). Che cosa ne pensi? lo penso che dobbiamo avere fiducia. Bilak ha sostenuto l'azione di Dubcek, è un fatto. Ha le sue idee. Sono i fatti che risponderanno per lui. Più interessante mi sembra l'interrogazione seguente su il ruolo futuro del Fronte nazionale. E' opinione ormai comune che tutte le forze sociali, nazionali e politiche che ne fanno parte dovranno dura in poi svolgere una reale, concreta, autonoma funzione nei quadro della grande alleanza politica nazionale. Anche le minoranze etniche: gli ungheresi, i tedeschi, i polacchi, ecc. che abitano il nostro Paese e i cui diritti vanno rispettati nel senso che debbono avere una loro voce nel governo della plurinazione che siamo. Il problema di Ladislav Mnacko? Questo scrittore tornerà, spero. lo sono per il suo ritorno, nonostante tutte le sue posizioni di emigrato politico. Ma, a mio parere, invece di svolgere una sua personale campagna politica fuori delle frontiere, farà bene a fare una visita alla missione diplomatica cecoslovacca a Vienna. Questo vale per tutti gli emigrati. Si prepara una legge di amnistia. Molti torneranno... Che fare con gli uomini di Novotny dimissionari? Penso che potranno ancora lavorare per il socialismo. Però dovranno rispondere politicamente delle loro responsabilità. Solo se lasceranno o avranno lasciato in modo politico i loro posti, avranno gli stessi diritti degli altri, si capisce...". Tocca a Jan Prochazka, adesso. E' uno scrittore molto popolare in Cecoslovacchia. Ha anche scritto molti soggetti per film. Nobotny aveva cercato la sua amicizia, ma Prochazka è oggi tra i suoi accusatori più intransigenti e, soprattutto, fra i più spiritosi. Legge i bigliettini, risponde rapidamente: "Saranno licenziati tutti i conservatori? Si autolicenzino, sarà meglio. Basterà a condannarli il numero di consiglieri che aveva, attorno a se, ognuno di loro... La questione della censura? La cancelleremo. Avevamo un grande censore nazionale, il ministro dell'interno e ogni nostro pensiero era sottoposto al suo visto. Se non c'è libertà, si abusa della parola libertà. Quando tornerà la libertà di pensare in pubblico, nessuno abuserà più della parola, non sarà più necessaria. Neppure nei vocabolari. Perché manca Jiri Hendryk alla tribuna? (Hendryk era il ministro della Cultura novotniana, il responsabile della commissione ideologica del partito che attaccò violentemente gli intellettuali cecoslovacchi nel giugno dei 1967, durante il Congresso degli scrittori che dette l'avvio al movimento di rinascita del socialismo, ndr). E' semplice: perché noi non volevamo essere presenti alla sua presenza. Giochiamo con le parole? Cari ragazzi, sarà terribile il lavoro che attende i linguisti cecoslovacchi nel prossimo futuro. Ma la linguistica socialista come scienza avrà molti materiali interessanti da esaminare. Pensate che gli scienziati dei significati, i semantologi, dovranno decifrare il linguaggio di certe riviste del partito, burocratiche più di una pratica burocratica: pensate a Il funzionario, Il quaderno dell'attivista… Che cosa pensa Prochazka di ciò che pensa Hendrvk sul Congresso degli scrittori? Pensiamo tutti lo stesso pensiero: che fu una cosa molto seria. Anche il ministro della Cultura pensa così, ve lo assicuro. Ma egli pensa anche su di me ciò che io penso di lui. Non è allegro, no... A proposito di Mnacko e Pasternak? Io non sono d'accordo con il giudizio sbrigativo che Husak ha dato di Mnacko. Prima di ogni altra cosa bisogna pubblicare i libri di questo nostro scrittore che non furono pubblicati nel periodo di culto novotniano. Quanto a Pasternak, pensiamo che Il dottor Zivago debba uscire fra i libri che pubblicherà la Casa editrice dell'Unione degli scrittori. Finalmente leggeremo e verificheremo se il giudizio dei censori che hanno letto e deciso che noi non dovevamo leggere era per lo meno un giudizio critico. Ma i censori, sono mai stati critici letterari? E adesso vi passo Karel Kosik". Il giovane filosofo della Dialettica del concreta (pubblicato anche in Italia) e di La realtà e il tempo (che avrebbe dovuto uscire quest'anno, come l'autore aveva annunciato a chi ha registrato questo dibattito), il fondatore del Club del pensiero critico, il "Sartre del socialismo", come è stato spesso definito sulla stampa mondiale, risponde alla prima domanda: Una definizione della crisi, citando Jan Huss: "Bisognerà mantenere le posizioni sulle verità rivelate, diceva il nostro profeta bruciato vivo, ed è questo che bisognava e che bisogna fare. Purtroppo non è stato dello stesso avviso il gruppo di potere che ci ha governato negli ultimi dieci anni e che ha portato la nostra Repubblica socialista sull'orlo di una gravissima crisi politica, sociale ed economica. Siamo in crisi, certo, e la causa la possiamo ritrovare nella contraddizione fra la base progressista e la struttura politica conservatrice della nostra società socialista. Adesso tocca a noi il compito storico di distruggere il sistema burocratico-poliziesco del periodo cultuale. Come? Con la democrazia socialista, cioè con la democrazia e il socialismo, autentici. Che non torni mai più il monopolio del potere nelle mani di un gruppo incontrollato di individui che manovrano i comunisti e i senza partito. La base della società socialista è il compagno, il cittadino. E adesso le masse dei comunisti e dei senza partito, dei compagni e dei cittadini, si sono riuniti per diventare finalmente cittadini uguali della società socialista. Lo Stato socialista deve rendere giustizia in primo luogo alle masse dei cittadini socialisti senza partito. Bisogna assicurate che soggetto del diritto socialista non è una massa anonima ma è il cittadino uguale e indipendente. Come dovrà essere il nuovo governo? Diverso da quello che abbiamo avuto con Novotny, che era un governo demagogico, diretto da personaggi che ritenevano di avere la proprietà privata dei cittadini dello Stato socialista. Il loro sistema aveva una sua logica. E quindi anche il nuovo dovrà avere la sua. Bisognerà cioè che avanzi diritto non verso un rinnovamento, un miglioramento, una riedizione riveduta e corretta del vecchio sistema conservatore, ma verso un sistema nuovo di democrazia socialista. Questa nuova regolazione dei rapporti tra gli uomini nella società rivoluzionata dovrà garantire la sicurezza giuridica e costituzionale. Alla testa dello Stato di diritto socialista dovrà stare chi ha la testa pensante, le mani pulite e la spina dorsale robusta". Il foglietto a cui risponde adesso Radoslav Selucky gli è stato appena portato da una ragazza in micro-gonnella, addirittura davanti al microfono. Selucky è un economista sperimentato e risponde senza esitazione: "Quali sotto i diritti economici del cittadino socialista? mi si chiede, ed è una domanda interessante. Perché effettivamente, il cittadino socialista deve essere soggetto non soltanto di diritti politico-giuridici ma anche di diritti economici. Infatti i rapporti burocratici tra Stato, Partito e Cittadino si sono stabiliti laddove non c'era un buon rapporto tra produzione e mercato, tra produttore socialista e consumatore socialista. Voi sapete quante monete ci siano nel nostro Paese: una moneta per tipi come il generale Sejna fuggito in America con la corresponsabilità novotniana, con i soldi dello Stato e i nostri piani militari segreti, e una moneta per i cittadini. Poi quella dura, straniera, che compra ovunque, in una vasta rete di nostri negozi, e la moneta molle, quella cecoslovacca, che non può acquistare nulla in questi negozi, ecc. con tutte le sottospecie monetarie che voi conoscete. Lo Stato socialista nelle mani di Novotny aveva fatto del denaro una misura di disuguaglianza. Lo Stato socialista cecoslovacco 1968 farà di questa misura di disuguaglianza una misura di uguaglianza civile. Adesso la questione che riguarda la democratizzazione economica. La democrazia è l'informazione. Faccio un esempio: dobbiamo sapere quali e quante siano le retribuzioni dei dirigenti dello Stato. Il Rude Pravo deve pubblicare questi salari del potere socialista. L'ingiustizia non è mai resa pubblica, voi sapete. Ma informate i cittadini su tutto, e questa ingiustizia scomparirà. Diminuirà nel futuro il numero dei quadri amministrativi? Credo di si, ma bisognerà fare attenzione, perché sempre quando ci si pone questo problema della burocrazia, si corre il rischio di eliminare buoni funzionari e di sostituirli con altri meno qualificati. C'è bisogno di una economia socialista di mercato, oggi, in Cecoslovacchia. E ci vorrà nuovo personale qualificato, senza pre-calcolare, per un pregiudizio antiburocratico, il numero che sarà necessario. Poi, verificare il funzionamento...". Lubos Holecek, che sale ora alla tribuna, è uno studente contestatore, molto popolare fra i giovani perché già vittima di persecuzioni varie: un capo spontaneo, diciamo, della contestazione socialista, liquidato dai novotniani con un confinamento in una lontana unità militare. Adesso è tornato, e risponde alle domande cui i giovani vogliono che risponda proprio lui: "Che cosa pensano i giovani di questa nostra società? Pensano semplicemente questo: che il tavolo che gli adulti stanno preparando per noi deve essere pulito. E che dobbiamo essere anche noi a prepararlo. Noi, per esempio, appoggiamo Dubcek, ma non è certo Dubcek un oggetto di adorazione per noi. Forse, non tutte le nostre idee coincidono con tutto ciò che egli rappresenta, però noi lo difenderemo. Per farlo bene, dobbiamo imparare a pensare politicamente, perché fino ad oggi altissimo è stato l'indice del nostro analfabetismo politico. Il monopolio del potere socialista. Che cosa ne pensiamo? Sinceramente, non mi sono ancora formato una opinione precisa. Se il monopolio partitico ci assicura il controllo democratico, può anche andare bene così. Se non lo assicura, bisognerà cercate un altro sistema democratico e socialista. Ad ogni modo, mi pare che il problema non debba essere posto schematicamente, secondo la rigidezza mentale della democrazia tradizionale borghese. Il problema essenziale è quello di crearne le condizioni perché nascano e crescano associazioni di interessi socialisti che si orientino politicamente, per collaborare coscientemente a un socialismo migliore. lo dico: organizzazioni di tutto il popolo, con un programma umanista, organizzazioni capaci di pensare e agire politicamente, con progetti e obiettivi non di opposizione, ma di contribuzione positiva, concreta, alla rinascita del socialismo. Quale dovrà essere il ruolo delle giovani generazioni? Il ruolo di spinta al socialismo, di motore del corso nuovo. Per riempire questo ruolo è però necessario che i giovani possano manifestare la loro volontà, come finora non hanno potuto realmente fare. Gli applausi che salutano adesso Miroslav Galuska, attuale ministro della Cultura e dell'informazione, sono di tipo speciale. Galuska è stato il Commissario generale dell'esposizione cecoslovacca all'Expo '67 a Montreal, e il successo di quella "mostra del socialismo" è rimasto un segno di prestigio difficilmente cancellabile dall'immaginazione, soprattutto dei giovani. Galuska comincia dicendo subito a questi giovani che, a suo parere, occorrerebbe stampare subito una nuova rivista giovanile con la carta di Kulturny Noviny, l'organo del ministero della Cultura che sostituì Literarny Noviny all'epoca dell'attacco novotniano all'organo dell'Unione degli scrittori, oggi (ieri) riuscito con la nuova testata di Literarny Lisy. Poi i giovani lo interrogano sui rapporti diplomatici con Israele, e Galuska risponde: "Si riannoderanno, di sicuro. Quando, non so ancora. Mi chiedete anche se non sia vergognoso aiutare i Paesi sottosviluppati soltanto con l'invio di armi: rispondo che solo se mandassimo armi ai nostri nemici di classe, ai nemici del socialismo e della libertà dei popoli dovremmo vergognarci. Quindi, non mi vergogno. Copieremo la politica estera sovietica? Non vedo la ragione di copiare la politica estera di nessuno. Faremo una politica estera cecoslovacca. Si potrà comprare la stampa straniera, finalmente? Certo, io penso che sì, in misura maggiore. Non si tratta però, oggi, di un problema politico, bensì di un problema economico. Questa stampa dobbiamo pagarla in divisa pregiata". Marie Svermova, che sale ora alla tribuna, è una figura dotata di un fascino straordinario, ancora oggi, presso le giovani generazioni. E' la vedova di Jan Sverma, uno degli eroi della rivolta slovacca, morto durante l'insurrezione, ed è stata uno dei segretari del Partito comunista cecoslovacco prima dei processi novotniani che le aprirono le porte della prigione (e gliele richiusero per anni alle spalle). E' una nobile voce che arriva ai giovani da un passato oscuro e lampeggiante, quasi mitico. Svermova lo sa e comincia subito ricordando che lo stesso Gottwald, nel 1953, alla morte di Stalin, quando si rese conto anche delle cose di cui non si era reso conto fino in fondo, si sentì morire… "Non si può vivere, figli miei – mormora Svermova – con la coscienza di essere responsabili della monte di altri, di comunisti, di rivoluzionari, di bravi compagni. Mi domandate se la magistratura socialista debba essere indipendente. Strana domanda, oggi. Certo, che deve essere indipendente, altrimenti non sarebbe neppure una magistratura e, sopratutto, non sarebbe socialista. Bisogna assicurare questa in dipendenza, difenderla. Nella Costituzione si deve parlare del ruolo del partito? Io direi di no. Un simile paragrafo non sarebbe altro che una manifestazione di sfiducia nel popolo cecoslovacco e nello stesso partito comunista". E la sfilata dei testimoni del socialismo continua. Parla adesso, fra l'eccitazione dei ventimila, il leggendario ingegnere un Jiri Hanzelka, il globetrotter socialista, l'esploratore, lo scienziato, l'antropologo, l'avventuriero rivoluzionario. Naturalmente la prima questione che gli hanno posto i giovani è questa: Quando potremo viaggiare liberamente? E altrettanto naturalmente Hanzelka risponde: "E' indispensabile aprire le frontiere: è un atto di libertà socialista. Non è un segno di forza, la muraglia cinese. Se lavoreremo bene per il socialismo, non dovremo avere nessuna patina per la coscienza rivoluzionaria dei cecoslovacchi che vedranno un po' più di mondo. Oltretutto sarà un arricchimento nazionale, un investimento in esperienze. Bisognerà però guadagnare molti soldi, individualmente e collettivamente. E' necessario che anche da noi si realizzino sondaggi di opinione? Certo, anche questo è indispensabile a una nazione moderna. Bisognerà organizzare istituti per le inchieste e i sondaggi sociologici anche da noi. Purtroppo, in questo come in certi altri campi dell'organizzazione culturale, ci siamo sviluppati al livello dei paesi sottosviluppati. Ancora, in altra forma, la solita questione: c'è un altro sistema per fare il socialismo che non sia quello del partito unico al potere? Bisogna andare al di là di questa alternativa, verso nuove forme di democrazia socialista, più sviluppate di quelle borghesi, fondate solo sui partiti dominati dal capitale e da altri interessi. Certo, è illogico che nella Costituzione sia sancito il principio del monopolio del partito comunista. D'altra parte, io non conosco alcun'altra forza sociale, alcun'altra energia storica che possa creare una società migliore. Il problema concerne piuttosto la fiducia che il partito ha il dovere di guadagnarsi presso le masse. Se il partito servirà bene gli interessi del popolo, avrà il monopolio del potere socialista nella maniera più democratica...". Pavel Kohout è forse lo scrittore più popolare, fra i giovani. Più popolare di Prochazka, più di Goldstucker, "Anche se in gioventù ha scritto pessime poesie per Stalin", mi informano non senza un'affettuosa malignità i giovani accanto al mio tavolo. "Però è spiritoso, coraggioso, divertente, attivissimo, giovane, ed è già tanto, no?". E' già tanto, ammetto, e affilo la penna. Come spieghi la monotonia dei discorsi di Tonycek? chiedono i giovani nel primo biglietto scritto apposta per favorire una risposta umoristica, "alla buon soldato Schwejk", alla maniera di Hasek Kohout (Tonycek è Antonin, Novotny). "Perchè Antonìn viene sempre fotografalo davanti a pareti di libri? – reinterroga Kohout – Perché la gente pensi che li abbia letti o che siano suoi. Sono suoi, sì, di proprietà privata, ma nello stesso tempo sono di altri. E non li ha letti. Perché le idee che manifesta, quelle, sono sicuramente sue... Ma rispondiamo alle altre interrogazioni. Sarà possibile lavorare nei paesi capitalisti? Sarà possibile lavorare in Cecoslovacchia, ragazzi. Non è meglio? Quale costituzione vorrei? Vedete, ci sono sempre due costituzioni; quella ufficiale, che conosciamo tutti, e quella degli specialisti e che è conosciuta solo dai poliziotti e dai funzionari, anche di partito. lo sono per una Costituzione sola, la Costituzione della Repubblica socialista cecoslovacca, di cui dovranno essere specialisti tutti i cittadini, anche voi. Anch'io... che farei se fossi ministro degli Esteri? Imparerei almeno una lingua, a cominciare da quella cecoslovacca. Che farei dei vecchi ministri conservatori novotniani? Niente di male. Mi ricorderei di quello che diceva Cromwell agli statisti inglesi: Signori. sentite, siete qui, su questi scranni, da tanto tempo che ormai non potete più far niente di buono. Andatevene: questo, di buono, potete fatto. Che cosa penso del film di Milos Forman sui pompieri? Parlate di Brucia, bambina mia? Certo il film è divertente. Per me, almeno. Ma per i pompieri, presi in giro in maniera così... scottante, riconosciamolo, lo è stato meno. Eppure le loro diatribe, la loro giuria, i loro comitati, le loro divisioni di poteri, la spettacolarità dei loro incendi, le loro bellezze da premiare, ecc. erano solo metafore di qualcos'altro, voi le avete capite tutte. Non i pompieri si attaccavano con le fiamme dell'ironia, ma altri pompieri, più pericolosi. Ma i nostri disinfiammatori si sono offesi, a migliaia hanno protestato. Hanno scritto: ma come, noi vogliamo servire il popolo, e voi ci offendete. Non capiscono che servono benissimo il popolo anche quando vengono presi comicofantapoliticamente come elementi per paragoni poetici, allegorie, comparazioni e similitudini satiriche. Comunque, adesso cominciano a capire anche loro e quindi dobbiamo anche noi capire loro. I pompieri si lagnano perché è stato fatto un film su di loro per fare la satira ai conservatori del vecchio governo. Bene, proponiamo adesso al regista Forman di fare un film sul governo di Novotny in modo che tutti possano credere che sia un film sui pompieri... E qui risate, ma affettuose, davvero, senza astio, alla maniera boema tradizionale, nella comprensione illimitata dei cechi per le debolezze umane. Qualcuno canticchia accanto a me Brucia, bambina mia, (Hori, ma panenko), sull'aria della canzonetta popolare, forse di origine medioevale da un verso della quale Forman ha tratto il titolo del film (all'estero tradotto "Al fuoco, pompieri"). Dicono, al mio tavolo, che io non posso capire quale liberazione sia, per i cecoslovacchi, questa nuova, medita e inaudita libertà di satira, libertà di risata. Che farebbe adesso Edoard Benes? La domanda rimbalza fino a Jan Kren, lo storico. E' una domanda non troppo sensata, per la verità. Noi ora stiamo rimettendo nella loro giusta collocazione storica figure come i due Masarik, Thomas Garrigue e Jan, come Benes o Stefanik. Si contano già ottimi lavori storiografici sulla loro parte nella vita della Cecoslovacchia. Ma non potremo mai restituirci le statue che sono infrante nel giardino delle erme. Le loro idee sì, quelle vivono in noi e possiamo riascoltarle, perché sono loro, le vere statue, i monumenti della coscienza nazionale. Che cosa farebbero loro, oggi? Domandiamoci piuttosto che cosa faremo noi. Scrivere migliori libri di storia, intanto. L'opera di Lazlò Kopezky, per esempio, è un mucchio di mezze-verità scritte in modo attraente, e non bastano certo. Comunque possiamo dire, oggi, tutto ciò che vogliamo, anche qui libri sbagliati. Literarny Listy pubblica ciò che Rude Pravo non pubblica e, per esempio, la risposta di un certo doc. dr. Jan Kren a un pubblicista che ha scritto ingiuste parole sulla figura di Benes. Sul suicidio di Masaryk? Non saprei rispondete, sinceramente. Bisognerebbe poter studiare gli archivi, condurre nuove indagini. Non è semplice. Proprio non lo è". Un biglietto per l'ingegner Josef Skalicky, della fabbrica Ckd di Sokolovo: E' vero che siete per Novotny? Il biglietto è innocentemente provocatorio, evidentemente, e infatti Skalicky, avvicinandosi al microfono ride sotto i baffi. "E va bene, grazie della provocazione – comincia –. Anche voi, dunque ci accusate di essere per Tonycek. Forse perché è venuto a parlare nella nostra fabbrica per allarmarci sui pericoli che correrebbero oggi i nostri privilegi operai se si migliorasse davvero l'organizzazione del lavoro per accrescere la produttività. Ma in fabbrica sappiamo tutti che è stato proprio Novotny ad aiutare i nemici della classe operaia, a ostacolare ogni movimento di protesta. Antonin ci ha dimostrato ancora una volta che è intellettualmente al di sotto delle capacità richieste a un Presidente della Repubblica, a un Primo Ministro e a un Segretario generale del partito. Non ha mai capito quello che capiva la stragrande maggioranza del popolo, ci ha fatto un discorso da alibista classico. Figuratevi che, davanti a noi, ha accusato Hendryk di stare dalla parte degli intellettuali, degli Scrittori... Povero Novotny! E pensare che il processo di maturazione è così rapido oggi nella coscienza delle masse che quanti due mesi fa apparivano accesi radicali, oggi sembrano normalissimi progressisti...". Parla adesso un colonnello dell'esercito. Quali sonno state le reazioni degli ufficiali del patto di Varsavia davanti al movimento per la rinascita del socialismo cecoslovacco? "Mi sono parse realistiche – risponde il giovane colonnello –. Non sappiamo di alcuna sanzione presa contro il nostro escercito e i nostri quadri che seguono il nuovo movimento. Certo, Sejna è fuggito, Janko si è suicidato. Quali relazioni legano la fuga e la scomparsa di questi generali con il vecchio corso conservatore? I nostri soldati non si sono lasciati trascinare dai generali novotniani, questo è certo. Però tutti sono convinti che solo una risoluta democratizzazione del nostro esercito socialista potrà metterci al riparo da altre sorprese. Come fare? E' complicato, ma bisogna cominciare. Modificando per esempio i metodi di lavoro di coloro che fanno il lavoro politico nelle file dell'esercito, che spesso lo fanno male o fanno un'altra cosa… L'esercito cecoslovacco è con il rinascimento del socialismo. Per la democratizzazione del socialismo. Anche nell'esercito, che vuole essere più democratico e più socialista…" E continuò a lungo il dibattito della gioventù, ancora, per tutta la notte, fino all'alba con un manifesto della gioventù stilato in sala e provato da diciottomila insonni, compresi i fondatori del Club futurologico. "Continuerete, vero?" – chiesi, prima del congedo, io sonne a quegli insonni. (I provocatori non avevano resistito, erano andati a dormire…). "Cero, fino al futuro" risposero, oracolatori. Ma, lo sapete, nemo propheta in patria, nessuno è profeta in patria... (e neanch'io, naturalmente. lo ero)... </SPAN>



    < Ritorna all'Elenco principale degli altri articoli




 

 

Discussioni Simili

  1. MONUMENTO A DUBCEK
    Di Ferruccio nel forum Sinistra Italiana
    Risposte: 19
    Ultimo Messaggio: 23-01-11, 20:25
  2. Dubcek
    Di Red River nel forum Centrosinistra Italiano
    Risposte: 10
    Ultimo Messaggio: 04-11-02, 11:53

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito