[quote=Lord Kefiah;8378781]Il Comunismo non è un paradiso in terra, è un modo più giusto di vivere.
E aggiungo, non confondiamo il Socialismo con il Comunismo, perchè sono fasi diverse. E a dirla tutta nessun Paese Socialista è mai passato nella fase Comunista, in quanto avrebbe dovuto rinunciare alla forma statale: per passare alla fase successiva è necessario che almeno la maggior parte del mondo sia Socialista.
No, non è un modo più giusto, è un modo per scaricare le responsabilità e NON essere solidali.
I burocrati fannulloni dalla pancia piena sono esattamente il bersaglio su cui Lenin si scaglia per metà dei suoi libri.
Quanto alla fannullonaggine diffusa, è una balla colossale: dove è nato il mito di Stachanov, se non nella Russia Sovietica? Dov'è che il Partito ha speso pesantemente in tempo, energie e risorse negli incentivi ai lavoratori più assidui, se non nella Cuba di Castro?
Ricordiamoci poi che il Lavoro è sempre stato una bandiera del movimento Comunista, l'anima della sua organizzazione: il Lavoro, come mezzo per realizzarsi e stare in pace con se stessi, come mezzo per fare del bene, è sempre stato valorizzato.
Che i comunisti lavorino è assolutamente falso.
Il lavoro non è visto come realizzazione personale ma solo come mezzo per assicurarsi lo stipendio.
Ti rimando a quello che ho scritto poco sopra, facendo un inciso: il discorso sull'orario di lavoro in fabbrica è dato semplicemente dall'allegro uso che i padroni fanno degli straordinari, soprattutto con i precari: chi, se ha il contratto da rinnovare tra una settimana, rifiuta al datore di lavoro due ore di straordinario in più, pure se è già arrivato alle due di notte?
Se tutti lavorano 36 ore la settimana, Tizio non può lavorarne 40, perchè crea tensione con gli altri, che lo ostacolano.
Ho lavorato da esterno nel settore pubblico: la mezz'ora persa per il caffè alle 10, il fatto di iniziare a lavorare come fossi in fabbrica.
Mi spiego: in laboratorio ti ci vuole mezz'ora per "preparare i macchinari", quindi per iniziare a lavorare alle 8 devi arrivare alle 7 e 30.
Gli assunti a tempo indeterminato arrivavano alle 8 e si cambiavano con calma, gli assunti a incarico arrivavano alle 7.30. Per quanto mi riguarda sarei arrivato alle 7.30 anche se il contratto fosse stato a tempo indeterminato è una questione di "cultura del lavoro" che il comunista non ha.
Anche il tuo discorso sui padroni è indicativo: l'unica forma di lavoro che concepisci è quella di lavoro dipendente (con il padrone cattivo che sfrutta l'operaio buono). So benissimo che molti imprenditori sfruttano (non tutti, c'è anche chi non specula), prova ad aprirti partita IVA ed a lavorare in proprio, vedtai che in 1 mese tutte le cazzate del comunismo crolleranno.
A parte l'inesattezza su Cuba, già spiegata, ribadisco la differenza tra Comunismo e Socialismo, aggiungendo che nei paesi in cui ci sono stati governi Socialisti, la situazione economica e sociale è sicuramente migliorata, e non di poco. La Russia, ad esempio, partiva da uno stato feudale e arrivò in pochi decenni ad essere una potenza industriale più sviluppata dei Paesi europei.
Mi pare che venga confermato che, nella scala di valori occindentale, i Cubani non abbiano tanta "voglia di lavorare". Dato questo che mi risultava anche dai soliti amici in vacanza. Si fa lo stretto indispensabile.
L'assistenza sociale esiste pure qua ed è quello che permette ai malati in ospedale di vivere.
Ho le qualifiche da dirigente sanitario, solamente chi non è mai stato male può dire che l'assistenza sanitaria in italia funzioni.
E' fonte di sprechi, clientelismo, si erogano prestazioni sanitarie inutili al paziente finalizzate unicamente a creare posti di lavoro per fannulloni.
Non esiste meritocrazia (ed è difficilissimo applicarla) per cui trovi la persona che lavora (con lo stesso senso di responsabilità del lavoratore autonomo) accanto al fannullone, ignorante imboscato.
Non è possibile attuare la meritocrazia in sanità perchè i reparti funzionano a "catena", Caio inizia il lavoro, poi lo passa al fannullone Tizio che poi lo passa al lavoratore onesto Sempronio. Se non dai il premio di produttività anche a Tizio questo ti boicotta la catena.
O si consente di licenziare (per cui i fannulloni vanno fuori dalle balle) o la meritocrazia non sarà mai applicabile.
I privilegi per i Compagni non ci sono in nessun programma "storico" (tipo il Manifesto di Marx e Engels), che sia una conseguenza naturale della Rivoluzione, è molto discutibile.
Ho avuto un capo comunista che si trombava la ricercatrice in laboratorio (d'altronde era diventata ricercatrice grazie a lui). Hanno il potere in mano (il potere di distribuire posti di lavoro) e lo utilizzano a fini propri.
Dò il dottorato alla figlia del capitano della finanza o del tale amministratore (che quindi avranno un debito con me), oppure favori sessuali.
Non è neanche detto che Tizia (giunta al posto di ricercatrice tramite fellatio) sia incapace ma, magari, c'era una "bruttina" (o non mignotta) più capace.
Hai il potere in mano, un lavoro significa la possibilità di accendere un mutuo di metter su famiglia, sai quante persone sono disposte a tutto per questo? Per disperazione, per paura, per avidità.
Il lavoratore deve garantire un servizio minimo: semplicemente tra le persone in grado di fornire questo servizio MINIMO si sceglie quella che conviene di più (perchè si prostituisce o ti consente di avere crediti con potenti).
Ecco il vero volto del comunismo, aldilà di tutte le fesserie scritte sui libri.
Evidentemente confondi Fascismo con Comunismo e viceversa, senza cogliere le abissali differenze tra le due dottrine.
Il fascismo era dottrina di sinistra (Mussolini era un socialista). Sono tutte e due dottrine stataliste, in cui lo "stato" è superiore all'individuo. Entrambe le dottrine non prevedono la realizzazione del massimo sviluppo sociale tramite la realizzazione individuale dei singoli cittadini ma lo sviluppo sociale tramite l'azione dello stato che decide cosa debbano fare i cittadini.
Ciò implica il dare un potere enorme in mano ai quadri del partito (da cui la corruzione, sempre presente in tali partiti). Mao si trombava le cinesi ventenni a settantanni, hanno intervistato un "neocapitalista cinese" che ha una attività commerciale a Pechino ottenuta tramite la madre che è un quadro del partito.
Senza andare tanto lontano ti assicuro che, in Friuli, per insegnare allo IAL (che gestisce tutta la formazione friulana) ti ci vuole un referente (solitamente un comunista).
Vuoi un esempio concreto: dirigente comunista, ex sindacalista, che risiede in un paesino della provincia di Gorizia (tra l'altro di origine veneta). Il gran troione non solo affitta a nero (a extracomunitari) un appartamentino di sua proprietà, ma ha fatto assumere il figlio alla Danielli (che così, forse, controllerà un po' meglio i lavoratori).
Dai, non prendiamoci per il culo, potrei farti nomi e cognoni. Più troie dei comunisti non ne conosco.
Se i sindacalisti non lavorano, io sono certamente la Regina di Inghilterra. E di sindacalisti ne conosco parecchi.
Ecco i privilegi dei sindacalisti
di Paolo Bracalini
16 giugno 2008, tratto da Il Giornale
Milano
- Ci si può fingere malati, timbrare il cartellino e poi uscire a fare
shopping, o passare la giornata chiacchierando alla macchinetta del caffè.
Ma c’è un modo più sicuro per prendere lo stipendio senza lavorare in
ufficio: fare il sindacalista. O meglio, il «distaccato». È questa una particolare
specie di sindacalista, tra i 700mila in Italia (sei volte i carabinieri),
che riesce a tenere il piede in due scarpe. Uno nell’organizzazione
sindacale in cui fa carriera, l’altro nell’amministrazione pubblica di provenienza
da cui riceve regolare stipendio, contribuiti, integrativi e premi
produzione compresi, come se passasse il suo tempo in ufficio per davvero.
L’esercito fantasma
In Italia, nel settore pubblico, di «distaccati» ce ne sono stati 3.077 nel
2006. Per lo Stato sono una doppia fregatura: perché li paga a vuoto e
perché deve assumere un’altra persona per coprire il posto vacante. Per
il sindacato invece sono una vera manna, manodopera a costo zero. Facendo
due conti si vede che sui 20mila dirigenti e funzionari sindacali in
Italia, uno su sei è a libro paga non del sindacato ma dei cittadini. Nomi,
cognomi e stipendi li sapremo a breve, con la nuova «Operazione trasparenza
» del terminator dei «fannulloni» pubblici, il ministro della Funzione
pubblica Renato Brunetta. Che ieri, al Gazzettino, ha annunciato per
questa settimana la pubblicazione dell’elenco completo dei sindacalisti
distaccati e dei beneficiari di permessi nelle amministrazioni pubbliche.
Scuola da record
I più distaccati tra tutti sono i sindacalisti della scuola. Più di mille nel
2006 hanno goduto dei privilegi stabiliti dal pacchetto di leggi varato una
decina di anni fa. Negli enti pubblici non economici (Inps, Inpdap, Inail
etc.) è distaccato un dipendente ogni 260, mentre nei ministeri è uno
ogni 462. In compenso, se i distaccati dei ministeri sono in minoranza,
guadagnano più degli altri, in media 27mila euro a testa. Ma tutti comunque
riescono nell’eroica impresa di avanzare di carriera pur senza
essere mai al lavoro. La bizzarria della legge prevede che, infatti, i sindacalisti
distaccati siano equiparati ai lavoratori anche nei benefit e negli
straordinari, per cui ottengono anche loro premi produttività, progressioni
economiche e avanzamenti. Il tutto senza mettere mai piede al lavoro.
Questo in verità succede solo nel settore pubblico, perché - di norma -
quello privato il distaccamento non pesa sul vecchio datore di lavoro ma
sul nuovo, cioè il sindacato.
Il sindaco spazzino
Così succede che il Comune di Firenze elargisca il premio di presenza anche
al sindacalista assente, che Calabria e Campania li premino con le
indennità di risultato, e che molti sindacalisti distaccati ricevano i buoni
pasto per i pranzi che fanno altrove. E si badi, la richiesta di distaccamento
sindacale è vincolante e va rispettata entro un mese se non si
vuole finire davanti a un giudice. Domandare al povero sindaco di Sant’Angelo
all’Esca, paesino di 900 abitanti in provincia di Avellino, costretto
a fare anche lo spazzino quando l’unico suo dipendente comunale è
stato «distaccato» dal sindacato.
Corsia preferenziale
Quando poi finisce il suo «distaccamento» il sindacalista trova, per legge,
le porte spianate nel vecchio ente in cui lavorava. Perché c’è una norma
astuta la quale prevede che il sindacalista abbia la precedenza sugli altri
qualora chieda di riprendere servizio. Gli altri, cornuti e mazziati.
La flessibilità?
Parola che fa orrore ai sindacalisti, ma anche in questo si sono
dovuti ricredere. Nel corso di un anno, spiega Stefano Livadiotti nell’Altra
casta, la posizione di distacco può essere ripartita tra più dipendenti, oppure
può diventare un part time. Il costo finale di tutti questi privilegi,
per lo Stato, è di 125 milioni di euro (nel 2006).
"L’espletamento"
Ma i sindacalisti si assentano dal lavoro anche per altri ragioni. Ci sono i
permessi per «l’espletamento del mandato», e ci sono le riunioni di organismi
direttivi statutari del sindacato. I conclavi hanno occupato nel
2005 la bellezza di 475.508 ore complessive di lavoro, con un costo sociale
di 8.749.000 euro. Per calcolare invece le ore di permesso conviene
passare all’unità mensile, per non avere cifre a troppi zeri. Per le
8.400.000 ore di permesso a disposizione dei delegati sindacali in tutti i
settori, pubblico e privato, il sistema Italia potrebbe perdere in linea teorica
qualcosa come 154milioni di euro al mese.
Cara Sua Maestà, come va? Tutto bene, il principino Henry è un pochino scavezzacollo. Complimenti per l'italiano.
Sono Veneziano.
Allora sai che in Veneto i comunisti hanno sempre raccolto poco.
Siete voi che dovete passare sui nostri corpi, voi che vi dite tanto per il territorio e poi lasciate che la gente crepi a Marghera per l'amianto, voi che appoggiate quell'opera criminale e distruttiva che è il MoSE, voi che il massimo che riuscite a fare è protestare contro una pacifica comunità di nomadi che sta qua da molto più tempo di voi!
Io non ho lasciato crepare nessuno, ho rimesso un paio di denti respirando xilene quando ero assunto con incarichi di ricerca allo zooprofilattico delle venezie.
Eppure non ho mai fatto la vittima contro i cattivi padroni.
Visto che conosci i nomadi e la loro cultura della legalità fatti dire come fanno ad avere macchinoni mostruosi con redditi inesitenti.
I nomadi vivono di furti.
Oppure fabbricano i soldi.
Spiega.