



MILANO - Ancora una giornata di passione per le Borse europee: l'indice Dj Stoxx 600, che fotografa l'andamento dei principali titoli quotati sui mercati azionari del Vecchio Continente, ha chiuso in calo del 2,14%, che equivale a 140 miliardi di euro di capitalizzazione bruciati in una sola seduta.
http://www.ansa.it/opencms/export/si...759746633.html


ws è tornata in parità


Tranquilli. Ancora non crolla. E' in fase terminale, ma la spina è sempre attaccata. Gli stanno facendo poderose iniezioni e hanno falsificato la cartella clinica. E' clinicamente morta, ma fuori non si deve sapere...![]()




MILANO - Paura al limite del panico: così di venerdì, non sapendo cosa accadrà durante il week end, gli operatori vendono in blocco e le Borse europee crollano ben oltre i due punti percentuali, bruciando in una seduta 140 miliardi di euro di capitalizzazione solo per i maggiori 600 titoli, senza contare tutti gli altri 'minori'.
Simile, poche ore prima, era stato l'andamento dei listini asiatici. Ed é lì che un operatore ha coniato il termine che ha tenuto banco nell'ultimo giorno della settimana su tutti i mercati finanziari mondiali: "Il terremoto forse non l'abbiamo sentito in modo abbastanza chiaro - si dice tra i desk delle Borse internazionali - ma ora si teme lo 'tsunami finanziario'".
Se in Estremo Oriente Tokio ha lasciato sul terreno il 2,75%, con il crollo dell'11,26% accusato da Sumco e quello del 6,89% di Mazda, in Europa Londra ha chiuso la seduta in perdita di poco meno di due punti e mezzo, livello sfiorato più da vicino da Parigi e Francoforte. Madrid e Stoccolma (quest'ultima affossata soprattutto dal tracollo di Nokia) raggiungono i tre punti di ribasso medio, mentre la sola Zurigo si 'salva' con una discesa di un punto e mezzo. Ma c'é ben poco da salvare in una seduta partita debole e conclusa tra sole vendite. Il settore maggiormente sotto osservazione rimane quello delle banche, il cui indice Dow Jones di comparto ha ceduto il 2,42% medio. In difficoltà sono apparse soprattutto Natixis (-4,53%), Barclays (-3,64%) e Ubs (-3,61%).
Male anche Credit Agricole e Credit Suisse, in calo rispettivamente del 3,35% e del 2,94%. Peggio, se possibile, hanno fatto i titoli delle società legate alle materie prime, che pagano il crollo dei prezzi di settore: Acelormittal ha perso il 5,74%, Anglo American il 5,69% e Vedanta il 4,55%.
Nonostante il prezzo del petrolio sia in una fase di sostanziale stabilità, tutti i titoli automobilistici accusano forti cali: Porsche ha ceduto il 5,42% finale, Daimler il 4,24%, Peugeot il 4,03%. In discesa libera il settore 'hi tech', trascinato al ribasso da Nokia, che ha perso il 9,55% dopo aver annunciato un calo della quota di mercato nel terzo trimestre dell'anno. Molto male anche Stmicroelectronics (-5,67%) ed Ericsson (-4,99%). E se a Madrid non è bastato il balzo finale di Endesa (+4,27%) e di Acciona (+2,27%) sulle parole da Cernobbio dell' amministratore delegato di Enel che si è detto disponibile a un accordo sulle questioni in sospeso, in Europa il solo il settore 'food and beverage' ha chiuso mediamente in attivo, sostenuto dal titolo di Unilever, che cresce dello 0,80% dopo aver scelto per la prima volta in 75 anni al di fuori del gruppo il nuovo amministratore delegato. L'unica speranza, in vista della riapertura dei mercati di lunedì è che la Borsa statunitense, dopo aver aperto in calo, dopo le prime ore di contrattazioni è riuscita a mostrare qualche segnale di ripresa.
Di seguito la chiusura degli indici dei titoli guida delle principali Borse del Vecchio Continente:
- Londra -2,26%
- Parigi -2,49%
- Francoforte -2,42%
- Madrid -2,97%
- Milano -2,36%
- Amsterdam -2,00%
- Stoccolma -3,00%
- Zurigo -1,53%.
http://www.ansa.it/opencms/export/si...759746633.html






Ogni tentativo di analizzare la posizione USA con esempi del passato (Roma, L'impero Inglese...) sono destinati al fallimento per una serie di condizioni.In primo luogo gli USA hanno una dimensione CONTINENTALE, e confini super-sicuri.In secondo luogo gli USA non aspirano al dominio territoriale in senso classico essendo prima di ogni cosa una potenza dimensionalmente marittima.Interessante. Quindi non credi che un sistema imperiale possa entrare in crisi perchè, ad esempio, non si hanno soldi per pagare i legionari?Giustiniano, essendo il denaro di metallo prezioso, non poteva stamparne a piacimento. E i soldati d'Italia, dopo un anno di mancato soldo passavano nelle file gotiche.Oppure pensi che la popolazione possa esser felice di vivere con un dollaro di carta straccia?Beninteso. Io non credo che gli USA scompariranno. Nemmeno ne avrei piacere. Ma che scompaia il sistema di stato asservito a lobbies finanziarie, fondamentalmente repubblicano, che c'è oggi non solo lo prevedo ma me lo auguro pure.
Se si rifondano meglio per tutti.
Sono le rotte oceaniche che assicurano il benessere e la capacita di proiezione militare.Del resto fateci caso le principali citta americane (Ny, Boston,Miami, L.A., San Francisco, San Diego, Houston...) sono tutte sul mare.La questione della guerra mi pare abbastanza sopravvalutata in fondo il budget del Pentagono ammonta a circa il 4% del Pil.In realta il vero pericolo per gli USA non sono le avventure militare ma la composizione etnica della sua popolazione. Il predominio Wasp sul piano numerico è fortemente in calo e i nuovi arrivati soprattutto Latinos sono poco legati ai valori e allo stile di vita degli americani di origine europea.
E' questa la vera sfida per gli USA.
Non sono ne la russia ne la cina ne gli islamici che possono intaccare il potere economico-militare degli USA, ma l'evoluzione demografica e i valori interni agli USA.Se nei prossimi dieci anni il tasso di scolarita e integrazione tra i Latinos e tra i neri salira allora avremo un altro secolo americano. Se al contrario queste minoranze continueranno a restare ai margini dell'american way of life diventeranno un costo enorme che fara declinare l'economia e la capacita di protagonismo degli STATES.Saluti.

