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  1. #121
    uruguayo
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    brevemente, sul moral hazzard:

    Bernanke e il rischio morale
    di Pietro Di Giorgio (Libertyfirst)

    postato alle 10:41 del 5 Settembre 2008 in Economia

    Nel campo della politica monetaria, il moral hazard non è più solo una conseguenza indesiderata, ma sta diventando un mezzo usato intenzionalmente per contrastare l’instabilità finanziaria. Ma un comportamento del genere non può portare a nulla di buono.
    Il rischio morale (moral hazard) è un fenomeno che si ha quando una persona non paga le conseguenze delle sue scelte. Ad esempio, se esistesse un’assicurazione totale contro la disoccupazione, il lavoratore non avrebbe incentivo a lavorare: si assenterebbe molto e produrrebbe poco (come nel pubblico impiego). L’assicuratore dovrebbe quindi pagare il salario a chi non produce nulla, fallendo. In breve, i rischi la cui probabilità dipende dall’assicurato non sono mai completamente assicurabili. Normalmente il rischio morale è considerato un problema: nella terminologia degli economisti, un fallimento di mercato. Il che fa pensare ad un problema del mercato, ma la cosa è da intendersi in senso tecnico: un fallimento di mercato è ogni allontanamento della realtà dal modello di equilibrio generale competitivo. Il rischio morale è un fallimento di mercato esattamente come l’attrito è un fallimento della meccanica.

    FALLIMENTI INTENZIONALI - Non è una novità che fallimenti di mercato vengano creati dal governo: ad esempio, un governo indebitato può adottare politiche che danneggiano gli investitori stranieri, tagliando fuori il paese dal mercato internazionale dei capitali, con gravi danni per la popolazione. Il “fallimento di mercato” consiste in questo caso nel fatto che gli investitori non sono in grado di incentivare i governi a comportarsi in maniera efficiente: politicamente, è ovviamente un fallimento della democrazia. E’ interessante notare che il rischio morale sta diventando, nel campo della politica monetaria, uno strumento di politica economica. Non più solo un difetto del mercato, non più solo una conseguenza non intenzionale di certe politiche, ma un vero e proprio strumento per condurre la politica monetaria: le banche centrali creano fallimenti di mercato appositamente, per combattere l’instabilità finanziaria.

    LA TERM AUCTION FACILITY - Consideriamo, come suggerisce l’Economist, la politica della Fed della “term auction facility”: questo strumento serve per finanziare le banche in difficoltà senza far sapere al mercato che la banca che lo usa è in difficoltà. Si tratta di creare un’imperfezione informativa per permettere alla banca di finanziarsi senza soffrire una perdita di reputazione. La raison d’etre è che, se la banca non scaricasse su terzi i propri rischi, non accederebbe alla finestra di rifinanziamento. Questo sembra essere solo un esempio di una cosa già nota: ogni politica monetaria che salva sistematicamente le banche crea azzardo morale. Ma qui non abbiamo una conseguenza indesiderata di un salvataggio, ma una strategia deliberata per evitare la crisi. Se si ha paura di comportarsi in maniera irresponsabile, perché i mercati forniscono incentivi corretti, questi incentivi vanno eliminati, perché soltanto attraverso un comportamento irresponsabile da parte degli attori economici è possibile evitare il collasso del sistema finanziario.

    IRRESPONSABILITÀ - La follia è l’ultima spiaggia della finanza internazionale: la prossima mossa sarà imporre agli istituti finanziari, tramite regolamentazioni, di assumere soltanto personalità maniacali. Perché ci siamo ridotti così? Perché a furia di incentivare, attraverso politiche monetarie lassiste, comportamenti irresponsabili (si pensi all’eccessivo leverage finanziario, alla valanga di strumenti strutturati, ai bassi coefficienti di riserva, al duration mismatch di molti investimenti), si è scoperto che solo perpetuando questi comportamenti è possibile posticipare il redde rationem. Insomma, l’anno scorso il sistema finanziario era ad un passo dal precipizio: nell’ultimo anno abbiamo fatto alcuni passi avanti. Parrebbe che anche alla BCE stiano usando una strategia simile. A meno di non credere che non si accorgano di farsi rifilare strumenti strutturati di pessima qualità.

  2. #122
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    Citazione Originariamente Scritto da Fuori_schema Visualizza Messaggio
    State continuando ad azzuffarvi su categorie ottocentesche del pensiero (e della realtà odierna).

    Leggetevi questo, magari vi aggiornate un po'



    P.S. Lo Stato non esiste.
    Chiamalo aggiornato, se fosse italiano starebbe con Veltroni
    Addio Tomàs
    siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle

  3. #123
    email non funzionante
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    Citazione Originariamente Scritto da agaragar Visualizza Messaggio
    Chiamalo aggiornato, se fosse italiano starebbe con Veltroni
    Veltroni?
    Che c'entra Veltroni?

    Se io leggo Eco devo pensare a D'Alema?
    Se leggo Grass devo pensare alla Merkel?
    Vuoi una soluzione VERA alla Crisi Finanziaria ed al Debito Pubblico?

    NUOVA VERSIONE COMPLETATA :
    http://lukell.altervista.org/Unasolu...risiEsiste.pdf




  4. #124
    uruguayo
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    URSA
    di Francesco Carbone


    Come oramai forse tutti, o di certo moltissimi, anche i più ignoranti e disinteressati in materie economiche, avranno letto sui giornali o sentito alla televisione, l’altro ieri, nella data già divenuta storica di domenica 8 settembre 2008, il governo americano ha operato il più colossale salvataggio finanziario di tutti i tempi sulle due aziende parastatali che operano nel settore dei mutui immobiliari, Fannie Mae e Freddie Mac.

    Il 10 giugno 2002, sei anni e qualche mese fa, scrivevamo in un articolo dedicato a Fannie Mae:

    “Fannie Mae ha in bilancio un portafoglio di mutui di quasi 750 B di dollari. Una cifra enorme. Pari al 7,5% del GDP americano. Gestisce anche, a fini di hedging dei rischi, un portafoglio di derivati pari a circa 600 B… i margini di errore che i gestori di Fannie Mae possono permettersi è ristrettissimo. Il problema della società è quello di essere diventata troppo grossa, in grado oramai di influenzare l’economia stessa e di incidere sia sui rischi di sistema che sugli equilibri macroeconomici.
    ...
    L’istituto ha proliferato ed è cresciuto grazie al solito fattore che ha innescato la bolla del mercato azionario: l’eccessiva disponibilità di credito. Basti vedere il chart degli ultimi 10 anni per capire visivamente il fenomeno. Sono ben chiare le due fasi di espansione. La prima che parte dal 1995 (come per i mercati azionari) e la seconda che parte da metà del 2000, quando per contrastare i primi segni di sgonfiamento delle borse e soprattutto la perdita di ricchezza dovuta al calo delle quotazioni azionarie, si è cominciato a favorire il boom edilizio gonfiando la bolla del settore immobiliare.
    ...
    Siamo sicuri che il mercato saprà restituire a Fannie Mae il posto e la quotazione di borsa che si merita….Un mammut e forse anche un altro mostro di una economia che non riesce a ripartire efficientemente i costi e i benefici di una crescita basata sul credito e drogata dal medesimo”.



    Bene c’è voluto del tempo (è nostro difetto prevedere le cose con largo anticipo), ma il nostro auspicio è divenuto realtà. Fannie Mae insieme a Freddie Mac, i due mostri-mammut, grazie ai quali si è permesso lo sviluppo della bolla immobiliare americana, in maniera quasi criminalmente fraudolenta per ben altri cinque anni dai quei nostri commenti, sono stati ridotti in polvere. Ieri perdendo un altro 80% sono arrivate a quotare meno di un dollaro, dai 70$ del 2002 e di un anno fa. Adesso, se le cose andranno bene, lo stato li ridimensionerà. Se andranno male si tireranno dentro nel loro buco nero i cittadini americani, cotti a fuoco lento come rospi in un calderone, e anche il loro governo federale.

    Il mondo massmediatico ha enfatizzato l’evento come positivo per l’economia e il sistema finanziario. Si sono tirati sospiri di sollievo, poi ci si è lasciati prendere dall’esultanza, quasi dal delirio: la futura ripresa dell’economia e della finanza americana parte da qua, dal salvataggio dei due colossi che garantiscono il 50% dei mutui americani, oltre 5 trilioni di dollari, praticamente il 50% del già elevato debito pubblico federale fuori controllo. Sui mercati si sono viste feste e balli, con le borse europee che trionfavano in apertura a +4%, e quelle americane che chiudevano a quasi +3%.

    Se di fronte al colpo di reni del dollaro a noi veniva da ridere, adesso di fronte a questo nuovo evento, non ci resta veramente che piangere, in compagnia degli infelici possessori di azioni dei due istituti. Si, ieri a noi veniva da piangere non a causa della perdita del 99% del valore dell’investimento sui due titoli, dai quali ci siamo tenuti sempre alla larga, ma davanti al celato e definitivo funerale del capitalismo americano.

    Certamente in pochissimi si sono fermati a pensare. Usare la testa è cosa oramai passata in disuso. A che serve? Ci dice tutto la televisione. Anche quello che non è vero, soprattutto quello che non è vero. Per fortuna noi la televisione non ce l’abbiamo e quindi ci siamo messi a leggere su internet e a ragionare, per capire quale sia la realtà delle cose dietro al troppo fumo dei messaggi massmediatici di carattere disgustosamente trionfalistico che hanno accompagnato l'operazione del governo americano.

    Ebbene, una volta asciugate le lacrime, e usato il cervello, non ci resta che ammettere che dietro a quel fumo, con il salvataggio delle due F, si è festeggiato paradossalmente il trionfo del socialismo americano nato durante la Grande Depressione grazie all’infelicissimo operato di Franklin Delano Roosvelt (una lettura della Grande Depressione di Rothbard sarà sicuramente di aiuto nel comprendere i danni irreversibili fatti al capitalismo americano dal presidente americano di allora).

    Diciamolo chiaro: la manovra di salvataggio ha dell'osceno. È una vergogna per il mondo occidentale che si ritiene capitalista e liberale, ma che invece dietro alle etichette di capitalismo e liberalismo, oramai senza più alcun contenuto, segue il pifferaio socialista ed esulta per il suo maleoperato.

    Con l’operazione di domenica quel socialismo finora latente assume caratteri trionfali di ufficialità, gli Stati Uniti sono oramai un conglomerato di stati socialisti (potremmo definirli URSA, Unione delle Repubbliche Socialiste Americane), diretti e controllati da un pianificatore centrale che ha deciso di mettere le mani in pasta anche sui mercati finanziari, davanti a tutti quanti, senza più vergognarsi di agire all’oscuro tramite silenziose macchinazioni.

    Macchinazioni che sono all’ordine del giorno tramite il Working Group on Financial Markets, volgarmente detto Plunge Protection Team o PPT. E il PPT si è fatto ben vivo, a nostro avviso, anche e soprattutto tra ieri e oggi, per cercare di garantire coerenza e salvare la faccia a questo salvataggio che rilancerà l’america oramai sulla via senza ritorno del socialismo.

    A differenza delle borse europee, quelle americane ieri non hanno accolto l’operazione in maniera così trionfalistica come da noi. Gli indici americani dopo un’apertura molto positiva stavano addirittura quasi per tornare negative, prima che i soliti noti che agiscono sotto gli ordini del PPT allungassero la loro mano invisibile al mercato per farli chiudere in apparente bellezza.

    Oggi invece mentre scriviamo sono negativi, ma resistono ancora sopra i minimi di ieri, mentre lehman brothers perde il 35% (Paulson al telefono su linea privata mi garantisce che la salveranno domenica prossima). La mano invisibile del gruppo di controllo dei mercati finanziari messo in piedi nel 1987 è sempre lì a sostenere le borse americane su supporti importantissimi sotto i quali si aprirebbe il baratro. Un indice come l’S&P500 che quota ancora sopra 1250, con un p/e di oltre 20, che a nostro avviso, e probabilmente secondo l’avviso di tanti altri prudenti investitori non vale neanche 1000 punti. Almeno 200 punti pronti da bere come un bicchiere d'acqua in ogni momento, se non ci fosse la mano invisibile a strappare quel bicchiere dai ribassisti incarogniti di vedere un indice così disgustamente sopravvalutato.

    E quella stessa mano invisibile, per confondere le idee a tutti e sostenere ideologicamente la mossa di domenica dandole carattere di positività, si è scatenata anche sulle commodities, i metalli e sulle valute. L’evento di domenica è da considerarsi estremamente negativo per il dollaro, che ieri invece si è rafforzato. Estremamente positivo per i metalli e i prezzi delle materie prime che invece si sono indeboliti. Estremamente negativo per i tassi che sono saliti appena per ripiegare del tutto oggi. Ieri grazie alla mano invisibile di quel controllore socialista che cerca di uccidere il libero mercato, sui mercati si sono viste cose senza senso. Compreso l'affondamento del mercato russo di oggi, mercato legato a petrolio e materie prime che negli ultimi tempi stava trasferendo troppa ricchezza dalla finanza di carta all'economia dei beni e delle risorse reali.

    Però noi siamo sicuri che il tempo sarà galantuomo, come dice qualcuno di nostra conoscenza che frequenta il forum, e che in questi suoi vergognosi giochetti il signore dalla mano invisibile perderà ancora una volta quella faccia che non ha mai mostrato in pubblico.

    http://www.usemlab.com/content/view/275/1/

 

 
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