Come oramai forse tutti, o di certo moltissimi, anche i più ignoranti e disinteressati in materie economiche, avranno letto sui giornali o sentito alla televisione, l’altro ieri, nella data già divenuta storica di domenica 8 settembre 2008, il governo americano ha operato il più colossale salvataggio finanziario di tutti i tempi sulle due aziende parastatali che operano nel settore dei mutui immobiliari, Fannie Mae e Freddie Mac.
Il 10 giugno 2002, sei anni e qualche mese fa, scrivevamo in un
articolo dedicato a Fannie Mae:
“Fannie Mae ha in bilancio un portafoglio di mutui di quasi 750 B di dollari. Una cifra enorme. Pari al 7,5% del GDP americano. Gestisce anche, a fini di hedging dei rischi, un portafoglio di derivati pari a circa 600 B… i margini di errore che i gestori di Fannie Mae possono permettersi è ristrettissimo. Il problema della società è quello di essere diventata troppo grossa, in grado oramai di influenzare l’economia stessa e di incidere sia sui rischi di sistema che sugli equilibri macroeconomici.
...
L’istituto ha proliferato ed è cresciuto grazie al solito fattore che ha innescato la bolla del mercato azionario: l’eccessiva disponibilità di credito. Basti vedere il chart degli ultimi 10 anni per capire visivamente il fenomeno. Sono ben chiare le due fasi di espansione. La prima che parte dal 1995 (come per i mercati azionari) e la seconda che parte da metà del 2000, quando per contrastare i primi segni di sgonfiamento delle borse e soprattutto la perdita di ricchezza dovuta al calo delle quotazioni azionarie, si è cominciato a favorire il boom edilizio gonfiando la bolla del settore immobiliare.
...
Siamo sicuri che il mercato saprà restituire a Fannie Mae il posto e la quotazione di borsa che si merita….Un mammut e forse anche un altro mostro di una economia che non riesce a ripartire efficientemente i costi e i benefici di una crescita basata sul credito e drogata dal medesimo”.
Bene c’è voluto del tempo (è nostro difetto prevedere le cose con largo anticipo), ma il nostro auspicio è divenuto realtà. Fannie Mae insieme a Freddie Mac, i due mostri-mammut, grazie ai quali si è permesso lo sviluppo della bolla immobiliare americana, in maniera quasi criminalmente fraudolenta per ben altri cinque anni dai quei nostri commenti, sono stati ridotti in polvere. Ieri perdendo un altro 80% sono arrivate a quotare meno di un dollaro, dai 70$ del 2002 e di un anno fa. Adesso, se le cose andranno bene, lo stato li ridimensionerà. Se andranno male si tireranno dentro nel loro buco nero i cittadini americani, cotti a fuoco lento come rospi in un calderone, e anche il loro governo federale.
Il mondo massmediatico ha enfatizzato l’evento come positivo per l’economia e il sistema finanziario. Si sono tirati sospiri di sollievo, poi ci si è lasciati prendere dall’esultanza, quasi dal delirio: la futura ripresa dell’economia e della finanza americana parte da qua, dal salvataggio dei due colossi che garantiscono il 50% dei mutui americani, oltre 5 trilioni di dollari, praticamente il 50% del già elevato debito pubblico federale fuori controllo. Sui mercati si sono viste feste e balli, con le borse europee che trionfavano in apertura a +4%, e quelle americane che chiudevano a quasi +3%.
Se di fronte al
colpo di reni del dollaro a noi veniva da ridere, adesso di fronte a questo nuovo evento, non ci resta veramente che piangere, in compagnia degli infelici possessori di azioni dei due istituti. Si, ieri a noi veniva da piangere non a causa della perdita del 99% del valore dell’investimento sui due titoli, dai quali ci siamo tenuti sempre alla larga, ma davanti al celato e definitivo funerale del capitalismo americano.
Certamente in pochissimi si sono fermati a pensare. Usare la testa è cosa oramai passata in disuso. A che serve? Ci dice tutto la televisione. Anche quello che non è vero, soprattutto quello che non è vero. Per fortuna noi la televisione non ce l’abbiamo e quindi ci siamo messi a leggere su internet e a ragionare, per capire quale sia la realtà delle cose dietro al troppo fumo dei messaggi massmediatici di carattere disgustosamente trionfalistico che hanno accompagnato l'operazione del governo americano.
Ebbene, una volta asciugate le lacrime, e usato il cervello, non ci resta che ammettere che dietro a quel fumo, con il salvataggio delle due F, si è festeggiato paradossalmente il trionfo del socialismo americano nato durante la Grande Depressione grazie all’infelicissimo operato di Franklin Delano Roosvelt (una lettura della Grande Depressione di Rothbard sarà sicuramente di aiuto nel comprendere i danni irreversibili fatti al capitalismo americano dal presidente americano di allora).
Diciamolo chiaro: la manovra di salvataggio ha dell'osceno. È una vergogna per il mondo occidentale che si ritiene capitalista e liberale, ma che invece dietro alle etichette di capitalismo e liberalismo, oramai senza più alcun contenuto, segue il pifferaio socialista ed esulta per il suo maleoperato.
Con l’operazione di domenica quel socialismo finora latente assume caratteri trionfali di ufficialità, gli Stati Uniti sono oramai un conglomerato di stati socialisti (potremmo definirli URSA, Unione delle Repubbliche Socialiste Americane), diretti e controllati da un pianificatore centrale che ha deciso di mettere le mani in pasta anche sui mercati finanziari, davanti a tutti quanti, senza più vergognarsi di agire all’oscuro tramite silenziose macchinazioni.
Macchinazioni che sono all’ordine del giorno tramite il
Working Group on Financial Markets, volgarmente detto Plunge Protection Team o PPT. E il PPT si è fatto ben vivo, a nostro avviso, anche e soprattutto tra ieri e oggi, per cercare di garantire coerenza e salvare la faccia a questo salvataggio che rilancerà l’america oramai sulla via senza ritorno del socialismo.
A differenza delle borse europee, quelle americane ieri non hanno accolto l’operazione in maniera così trionfalistica come da noi. Gli indici americani dopo un’apertura molto positiva stavano addirittura quasi per tornare negative, prima che i soliti noti che agiscono sotto gli ordini del PPT allungassero la loro mano invisibile al mercato per farli chiudere in apparente bellezza.
Oggi invece mentre scriviamo sono negativi, ma resistono ancora sopra i minimi di ieri, mentre lehman brothers perde il 35% (Paulson al telefono su linea privata mi garantisce che la salveranno domenica prossima). La mano invisibile del gruppo di controllo dei mercati finanziari messo in piedi nel 1987 è sempre lì a sostenere le borse americane su supporti importantissimi sotto i quali si aprirebbe il baratro. Un indice come l’S&P500 che quota ancora sopra 1250, con un p/e di oltre 20, che a nostro avviso, e probabilmente secondo l’avviso di tanti altri prudenti investitori non vale neanche 1000 punti. Almeno 200 punti pronti da bere come un bicchiere d'acqua in ogni momento, se non ci fosse la mano invisibile a strappare quel bicchiere dai ribassisti incarogniti di vedere un indice così disgustamente sopravvalutato.
E quella stessa mano invisibile, per confondere le idee a tutti e sostenere ideologicamente la mossa di domenica dandole carattere di positività, si è scatenata anche sulle commodities, i metalli e sulle valute. L’evento di domenica è da considerarsi estremamente negativo per il dollaro, che ieri invece si è rafforzato. Estremamente positivo per i metalli e i prezzi delle materie prime che invece si sono indeboliti. Estremamente negativo per i tassi che sono saliti appena per ripiegare del tutto oggi. Ieri grazie alla mano invisibile di quel controllore socialista che cerca di uccidere il libero mercato, sui mercati si sono viste cose senza senso. Compreso l'affondamento del mercato russo di oggi, mercato legato a petrolio e materie prime che negli ultimi tempi stava trasferendo troppa ricchezza dalla finanza di carta all'economia dei beni e delle risorse reali.
Però noi siamo sicuri che il tempo sarà galantuomo, come dice qualcuno di nostra conoscenza che frequenta il forum, e che in questi suoi vergognosi giochetti il signore dalla mano invisibile perderà ancora una volta quella faccia che non ha mai mostrato in pubblico.
http://www.usemlab.com/content/view/275/1/