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  1. #221
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    Predefinito Rif: *** Aspettando Cameron ***

    7.05pm Tories fight back

    The Tories have rapidly upped their game. George Osborne says they will make a "final offer" to the Liberal Democrats of a referendum on the alternative vote system (which the Tories would presumably campaign against).

    The Lib Dems called their bluff, and they've caved - equalling a longstanding aspect of Labour's offer.

    Mr Osborne said this had been put to the parliamentary Conservative party at their meeting and no one had objected.

    He added it was "not in the interests of the country to have an unelected leader".


    Election '10: Blow-by-blow hung parliament liveblog - 10 May

  2. #222
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    Predefinito Rif: *** Aspettando Cameron ***

    8.33pm Labour split over staying power

    John Reid, the former Labour Home Secretary, has just appeared on television to lambast the Labour attempt to cling to power. He says it is bad for the country, bad for the party and bad for democracy.
    There is a real feeling within the party that an unedifying attempt to cling to power could cost the party for years to come.


    Election '10


    Meno male che nel Labour non sono tutti dei porci come Brown e Mandelson.

  3. #223
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    Predefinito Rif: *** Aspettando Cameron ***

    Mandelson, Milliband significa che chi sta lavorando su questa operazione è Blair, comunque la faccenda è ingarbugliata l'accordo tra libdem e tory era già stata fatto, ma ci sono state complicazioni con alcune frange di tutti e due i partiti che hanno rimandato tutto in alto mare
    Ultima modifica di democratico; 10-05-10 alle 23:27

  4. #224
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    Predefinito Rif: *** Aspettando Cameron ***

    A Cameron mancati 16mila voti per trionfo



    GB: a Cameron mancati 16mila voti per trionfo - Mondo - ANSA.it

    LONDRA - La maggioranza dei britannici vuole che sia riformata la legge elettorale maggioritaria, in modo da dare una rappresentanza più giusta agli elettori: lo indicano ben tre sondaggi usciti oggi. Un desiderio forse aumentato dal risultato elettorale che ha prodotto un parlamento "appeso", senza maggioranza assoluta.

    Un sistema "difettoso", ha rilevato un'analisi attenta del voto, perché il partito di David Cameron ha stravinto ma è stato penalizzato dalla ripartizione dei collegi che favorisce il Labour. Ma ai Tory, aggiungono tuttavia gli esperti, sarebbero bastati solo 16.000 voti in più per avere la maggioranza assoluta e non doversi imbarcare nei negoziati di possibile coalizione con i Liberaldemocratici. Quella voglia di proporzionale rappresentata dai sondaggi potrebbe essere un dato che rafforza la posizione negoziale di Nick Clegg, il leader liberaldemocratico che ha fatto della riforma elettorale una delle sue bandiere, e che ora sta affrontando colloqui con i Conservatori, che però non sono a favore di cambiamenti.

    E proprio il caso dei Lib-dem nelle elezioni di giovedì esemplifica i problemi del maggioritario uninominale attualmente in vigore: hanno preso circa il 23% dei voti, ma solo il 9% dei seggi. Un sondaggio di YouGov per il Sunday Times, fatto dopo le elezioni, dice che il 62% degli elettori vuole correzioni proporzionali; quello di Bpix per il Mail on Sunday dice che il 60% è per un sistema proporzionale, e infine Icm per il Sunday Telegraph ha registrato un 48% di cittadini per il proporzionale, contro il 39% che preferisce lo status quo.

    Ma forse un po' di proporzionale farebbe comodo anche a David Cameron: con questo sistema elettorale, sarebbero bastati soli 16.000 voti in più distribuiti nei 19 collegi dove i Tory hanno perso per un soffio, per conquistare la maggioranza assoluta. Cameron "é arrivato così vicino, e al tempo stesso così lontano" dalla vittoria assoluta, osservano Colin Rallings e Michael Thrasher, direttori del centro elezioni della Plymouth University. "Quei 16.000 voti extra per i Tory, distribuiti nei 19 collegi dove il partito è andato più vicino alla vittoria, ci avrebbero fatto risparmiare questo weekend di negoziati e speculazioni", hanno scritto i due sul Sunday Times. "I risultati del voto mostrano che il Labour continua a beneficiare di un sistema elettorale viziato, conquistando seggi nei centri cittadini con un numero di elettori relativamente basso e collegi con bassa affluenza".

    Se i laburisti e i conservatori avessero avuto i loro risultati invertiti (ovvero il Labour 36% e i Tory il 29) il partito di Brown si sarebbe ritrovato con una maggioranza di 64 seggi ai Comuni. "Nei collegi dove il Labour ha preso tra il 30% e il 40% del voto totale ha conquistato il seggio in palio nel 39% dei casi. Al contrario, i Tory hanno vinto solo nel 26% dei collegi dove hanno preso tra il 30% e il 40%".
    E i Lib-dem? "I peggiori sconfitti, che hanno fatto il pieno di voti sprecati", aggiungono impietosi.
    Ultima modifica di Bèrghem; 10-05-10 alle 23:56
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  5. #225
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    Predefinito Rif: *** Aspettando Cameron ***

    Il rimpiattino inglese

    Brown lascia, Cameron aspetta, Clegg deve scegliere da che parte stare


    di Alma Pantaleo

    l'Occidentale, 11 Maggio 2010

    A cinque giorni dal voto inglese che ha lasciato “appeso” – privo cioè di una maggioranza assoluta – il Parlamento, la situazione invece di risolversi si complica. Ieri circolava una bozza di accordo fra Cameron e Clegg, conservatori e laburisti. Poi, nel tardo pomeriggio, la doccia fredda. Il premier Gordon Brown annuncia che a Settembre lascerà la guida dei Laburisti; una mossa apprezzata dal leader liberaldemocratico che a questo punto riapre anche i ‘negoziati’ con i socialisti. L’ipotesi è che Brown conservi l’interim del governo guidando il Paese durante la transizione: “credo sia nell'interesse della nazione dar vita a un governo che, dal mio punto di vista, può ottenere un voto di fiducia in Parlamento”. Brown aggiunge di voler accettare il giudizio dato sul suo operato dagli elettori.

    Sempre nella giornata di ieri SkyNews aveva dato notizia della bozza di accordo fra Conservatori e Lib-Dem: “La bozza è definita, ma i vertici del partito ora devono tornare dai loro parlamentari e sottoporlo alla loro attenzione”. L’intesa, che aprirebbe la strada alla nomina di Cameron a primo ministro, secondo il Times sarebbe basata su due capisaldi: la data delle prossime elezioni e la nuova legge elettorale, due richieste irrinunciabili da parte dei Lib-Dem per poter accettare un patto con i Conservatori.

    Clegg però rischia di spaccare il partito se un eventuale accordo stipulato con i Tory non dovesse prevedere una riforma del sistema elettorale. Se invece la riforma venisse inclusa nel patto, in questo caso Cameron dovrebbe rinunciare a una delle sue prerogative di premier, indire le elezioni e stabilire in anticipo la data delle nuove consultazioni. “Questo – ha detto un alto papavero dei Lib-Dem al Times – è il minimo su cui si possa fondare un accordo”. Per il Professor Giorgio Rebuffa, Ordinario di Sociologia del Diritto e Filosofia all'Università di Genova, a tenere, in ogni caso, le redini dell’accordo saranno i Conservatori che “detteranno a Clegg & co. le loro condizioni”. Clegg spinge per passare dal maggioritario, che punisce i liberaldemocratici (con quasi 1/4 dei voti hanno preso meno di un 1/10 dei deputati), al proporzionale, una proposta finora negata da Cameron. Rebuffa è convinto che sulla riforma del sistema elettorale fra Tory e Lib-Dem “non si arriverà lontano”.

    Guardando alla mappa elettorale dello scorso 6 maggio, sempre secondo il professore, emerge che “il risultato non è stato solo dato dal sistema maggioritario uninominale, ma anche da un particolare ridisegno dei collegi che è stato effettuato in vari tempi e che determina uno spostamento di elettorato laburista all’interno di collegi tradizionalmente conservatori; se il collegio viene ridisegnato può succedere, come accade anche negli Usa, che venga reso inutile il voto di alcune minoranze che si esprimono in quel collegio (il cosiddetto Gerrymandering, ndr)”.

    Un'altra osservazione che può essere fatta sulle elezioni di giovedì scorso – oltre a una Scozia tinta di giallo (il voto Lib-dem ha prevalso in una terra dove i forti sentimenti localistici spingono al rifiuto dei partiti tradizionali) e alla spaccatura tra Labour e Tory in Inghilterra – è che gli immigrati hanno votato in maggioranza Labour nonostante le proposte non certo malleabili fatte da Brown su come affrontare il tema della immigrazione; questo perché “il partito laburista è per loro più invitante oltre al fatto che soprattutto tra i vecchi immigrati ci sono molti rapporti comunitari e certe convinzioni politiche sono radicate da molto tempo”. Anche nel caso di un accordo fra Cameron e Clegg la questione dell’immigrazione non sarebbe insuperabile perché l’Inghilterra sin dalla seconda metà del ‘900, è sempre stata interessata dall’arrivo di flussi massicci di persone, soprattutto da parte di africani, indiani e pakistani.

    Le paure degli inglesi sono altre, quella della crisi economica, innanzitutto, di attacchi speculativi che possano prendere di mira la Gran Bretagna e la sterlina. “In queste situazioni,” conclude Rebuffa tornando alle difficoltà nella formazione di un governo stabile, “c’è sempre stato un ritorno al voto. Il sistema inglese, così come quello americano, pone questo problema, ma non è un dramma infinito come spesso emerge dai giornali. Non dà instabilità, è segno di un sistema che di fronte a un dato numerico ed elettorale instabile cerca e probabilmente ritrova quella stabilità che era andata persa. Lo squilibrio tra seggi e voti su cui si fonda la struttura del sistema maggioritario uninominale è stato sperimentato molte volte: Blair diventò primo ministro con una minoranza di voti del 35%, idem Churchill negli anni Cinquanta”.

    Brown lascia, Cameron aspetta, Clegg deve scegliere da che parte stare | l'Occidentale
    Ultima modifica di Florian; 11-05-10 alle 08:04

  6. #226
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    Predefinito Rif: *** Aspettando Cameron ***

    Cameron a un passo dal governo
    E Brown tenta il colpo di scena


    di Gaia Cesare

    Il Giornale, 11 maggio 2010


    L’unica certezza è che il premier mai eletto, il leader dalle sette vite, il laburista cresciuto all’ombra di Tony Blair, l’artefice di dieci anni di boom economico e il protagonista della caduta più rovinosa degli ultimi settant’anni, si farà da parte. L’unica certezza, nei giorni più convulsi che la storia politica britannica ricordi da molti decenni a questa parte, è che Gordon Brown uscirà di scena dopo 13 anni di governo, da Cancelliere dello Scacchiere prima e da successore di Blair dopo: «Ho chiesto al mio partito di iniziare la scelta di un nuovo leader», ha detto ieri davanti a Downing street, la residenza che in questi giorni ha presidiato come un Macbeth accerchiato nel suo castello. La mossa più attesa - quella che gli inglesi avevano chiesto a gran voce nei sondaggi e che il partito da tempo sollecitava - alla fine è arrivata.
    Il premier non aveva scelta nel giorno in cui le voci di un accordo tra i conservatori di David Cameron e i liberaldemocratici di Nick Clegg per la formazione di un nuovo governo si sono fatte sempre più insistenti. Sotto il pressing di un partito deluso per il risultato elettorale, timoroso di perdere le chance di un’intesa con i Libdem e perdere la possibilità di restare al governo per un quarto e storico mandato, Brown se ne va nel tentativo di mandare all’aria i colloqui «costruttivi» tra Cameron e Clegg. E semina zizzania fra i due, dicendo quello che tutti sanno, cioè che il leader dei Libdem è aperto a un confronto con il Labour: «Clegg mi ha informato che intende dare il via a negoziati con il partito laburista mentre continuano le discussioni con i conservatori». È il via a consultazioni «formali», una mossa che aumenta le possibilità di un avvicinamento tra Labour e Libdem, specie ora che Brown, il principale ostacolo a un’intesa con i liberali, ha annunciato che uscirà di scena. E specie se - come sembra - a succedergli potrebbe essere il giovane delfino di Blair, il ministro degli Esteri più giovane degli ultimi trent’anni, il quarantaquattrenne David Miliband, in corsa con il peso massimo Ed Balls, ministro dell’Istruzione. Più tardi è lo stesso Clegg a confermare, definendo l’addio di Brown «un elemento importante» per i negoziati coi laburisti. Eppure il leader dei Libdem potrebbe semplicemente voler usare l’annuncio di un’apertura di dialogo formale con i laburisti per alzare la posta con i conservatori.
    Poche ore prima, infatti, il tempo per un’intesa Labour-Libdem sembrava scaduto. I colloqui tra conservatori e liberali viaggiano spediti. Oltre all’obiettivo della stabilità economica, da raggiungere attraverso la riduzione del deficit, di mezzo c’è la riforma elettorale, la questione che più preme agli elettori liberaldemocratici e che finora più li ha divisi dai conservatori. Ma un’intesa potrebbe già essere formalizzata entro pochi giorni e David Cameron finalmente sedere a Downing street. I conservatori in serata annunciano di aver offerto ai Libdem quello che volevano e che anche Brown aveva messo sul piatto subito dopo il voto: un referendum sulla riforma elettorale. «Un’offerta finale», la definiscono i Tory. «Con le migliori intenzioni - ha detto George Osborne in qualità di negoziatore - stiamo facendo un’offerta al liberaldemocratici per un governo forte, stabile, con una notevole maggioranza parlamentare, di coalizione, e per un referendum sul sistema di voto alternativo».

    Un’offerta difficile da rifiutare. Nonostante le molte divergenze, Clegg sa che la maggioranza - seppur relativa, è in mano ai Tory, che hanno guadagnato due milioni di voti nelle elezioni di giovedì. E i punti di intesa tra i due partiti esistono, dall’intenzione di ridurre il numero dei parlamentari, alla volontà di abbassare gli stipendi dei dipendenti pubblici fino all’abolizione del progetto per l’introduzione della carta d’identità. Ora per Clegg è arrivata la proposta più ghiotta. Tra poco ore per gli inglesi arriverà il verdetto finale.


    Cameron a un passo dal governo E Brown tenta il colpo di scena - Esteri - ilGiornale.it del 11-05-2010

  7. #227
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    Predefinito Rif: *** Aspettando Cameron ***

    The state of British democracy




    http://www.spectator.co.uk/coffeehouse/

  8. #228
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  9. #229
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    Restiamo in attesa, ma Clegg è palesemente inaffidabile. Meglio una degnissima opposizione che un governo-trappola.

  10. #230
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    Predefinito Rif: *** Aspettando Cameron ***

    Citazione Originariamente Scritto da FalcoConservatore Visualizza Messaggio
    Restiamo in attesa, ma Clegg è palesemente inaffidabile. Meglio una degnissima opposizione che un governo-trappola.
    Non posso dire ciò che penso di lui. Ma puoi facilmente immaginarlo: assomiglia ad una schifezza color marrone... Brown, appunto!
    Ultima modifica di Florian; 11-05-10 alle 13:25

 

 
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