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Discussione: Antimafia

  1. #31
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    Festa sant'Agata: otto rinvii a giudizio
    3 ottobre 2008
    Catania. Le mani di Cosa nostra arrivavano anche sulla festa di Sant'Agata, Patrona di Catania: è la tesi della Procura della Repubblica accolta dal Gup Benanti che ha rinviato a giudizio sette presunti appartenenti alla 'famiglia' Santapaola.




    Il reato ipotizzato è associazione mafiosa finalizzata ad ottenere ingiusti vantaggi. Gli imputati sono Nino Santapaola, 47 anni, nipote del boss Benedetto; il figlio minore di quest'ultimo, Francesco, 36 anni; Salvatore Copia, 38; quattro esponenti della famiglia Mangion, Enzo, 49 anni, Alfio, 36, Vincenzo, 32, e Agatino, 36. A giudizio per concorso esterno è stato rinviato anche l'ex presidente del Circolo S.Agata alla Collegiata, Pietro Diolosà, di 55. La prima udienza del processo sarà celebrata il 15 gennaio del 2009 davanti la quarta sezione penale del Tribunale di Catania. L'inchiesta è stata coordinata dal Procuratore capo Vincenzo D'Agata e dai sostituti Carmelo Petralia e Antonino Fanara. Le
    indagini sono state svolte dal Gico della Finanza Il 'controllo' della festa, secondo l'accusa, avveniva proprio attraverso il Circolo S.Agata, che gestisce le uscite e le fermate del fercolo con il busto reliquiario della Santa Patrona e delle Candelore, ceri di legno portati a spalla che vengono fatti 'annacare' (ballare) durante la processione. La Procura ritiene che la gestione della festa per la 'famiglia' fosse più importante sul fronte dell'affermazione del potere che per il profitto generato dalle 'fermate' davanti a certe bancarelle piuttosto che altre.

    http://www.antimafiaduemila.com/content/view/9398/48/

  2. #32
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    Citazione Originariamente Scritto da Neva Visualizza Messaggio
    Festa sant'Agata: otto rinvii a giudizio
    3 ottobre 2008
    Catania. Le mani di Cosa nostra arrivavano anche sulla festa di Sant'Agata, Patrona di Catania: è la tesi della Procura della Repubblica accolta dal Gup Benanti che ha rinviato a giudizio sette presunti appartenenti alla 'famiglia' Santapaola.




    Il reato ipotizzato è associazione mafiosa finalizzata ad ottenere ingiusti vantaggi. Gli imputati sono Nino Santapaola, 47 anni, nipote del boss Benedetto; il figlio minore di quest'ultimo, Francesco, 36 anni; Salvatore Copia, 38; quattro esponenti della famiglia Mangion, Enzo, 49 anni, Alfio, 36, Vincenzo, 32, e Agatino, 36. A giudizio per concorso esterno è stato rinviato anche l'ex presidente del Circolo S.Agata alla Collegiata, Pietro Diolosà, di 55. La prima udienza del processo sarà celebrata il 15 gennaio del 2009 davanti la quarta sezione penale del Tribunale di Catania. L'inchiesta è stata coordinata dal Procuratore capo Vincenzo D'Agata e dai sostituti Carmelo Petralia e Antonino Fanara. Le
    indagini sono state svolte dal Gico della Finanza Il 'controllo' della festa, secondo l'accusa, avveniva proprio attraverso il Circolo S.Agata, che gestisce le uscite e le fermate del fercolo con il busto reliquiario della Santa Patrona e delle Candelore, ceri di legno portati a spalla che vengono fatti 'annacare' (ballare) durante la processione. La Procura ritiene che la gestione della festa per la 'famiglia' fosse più importante sul fronte dell'affermazione del potere che per il profitto generato dalle 'fermate' davanti a certe bancarelle piuttosto che altre.

    http://www.antimafiaduemila.com/content/view/9398/48/
    siamo tutti devoti tutti...
    anno dopo anno ho visto la gente più squallida di catania occuparsi della festa, ostentando la devozione verso la santa, esibendola in maniera decisamente poco sobria...
    voglio evitare la sospensione, quindi evito di dire cosa penso verso quella parte del clero che nel corso degli anni ha chiuso gli occhi e ha permesso che si perpetuasse questa vergogna... in ogni caso, le fermate infinite sotto le case dei boss erano sotto gli occhi di tutta catania!

  3. #33
    Gioa
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    http://www.danielemartinelli.it/tag/scandali/

    Quà c'è qualcosa sull'argomento.

  4. #34
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    Citazione Originariamente Scritto da matrix82ct Visualizza Messaggio
    siamo tutti devoti tutti...
    anno dopo anno ho visto la gente più squallida di catania occuparsi della festa, ostentando la devozione verso la santa, esibendola in maniera decisamente poco sobria...
    voglio evitare la sospensione, quindi evito di dire cosa penso verso quella parte del clero che nel corso degli anni ha chiuso gli occhi e ha permesso che si perpetuasse questa vergogna... in ogni caso, le fermate infinite sotto le case dei boss erano sotto gli occhi di tutta catania!
    Le feste patronali sono state completamente svuotate di ogni loro significato religioso,son ridotte solo ad un evento folklorstico e commerciale.
    Non solo a Catania,ma dapertutto.
    Anche qui a Siracusa per Santa Lucia dietro il simulacro della Santa c'è tantissima gente indegna(come minimo) che ritiene per il solo fatto di fare la processione scalza e trasportare il simulacro di far passare in secondo piano tutte le schifezze che fa.
    La cosa che più mi intristisce è che tutto questo avviene con il complice silenzio della Chiesa,e questo,da cattolico credente e praticante,mi fa molto male.
    Vanno bene le bancarelle,vanno bene i fuochi d'artificio...ma non ci si dovrebbe limitare solo a questo senza curarsi poi del resto.
    Io qui non sto parlando di mafiosi,ma di gente comune che vive o meglio,crede di vivere la fede,solo attraverso questi gesti e poi nella vita quotidiana è lontanissima dai principi cattolici .
    E' chiaro che se si fanno passare queste cose,a maggior ragione poi si arriva a casi estremi cme quello di Catania con i boss convolti.
    Io la festa di Sant'Agata l'ho vista una volta sola : nel 1999 quando si sciolse quel gigantesco cero fatto fare ad Arnaldo Pomodoro...e devo dire che se già ero critico sulla festa di S.Lucia o quella di S.Corrado a Noto e S.Venera ad Avola,beh...S.Agata è davvero una festa pagana al 99,999%,di religioso non vi ho trovato praticamente nulla.
    Mi ha impressionato la salita del simulacro per via S.Giuliano,pericolosissima data la ripidità della strada e poi troppe luci...a piazza Carlo Alberto pareva di stare in discoteca,logico che qundo si perde di vista ogni finalità della festa poi si finisca con episodi come quelli denunciati da matrix.

  5. #35
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    La solitudine di un Siciliano Scomodo

    di Claudio Fava - 5 ottobre 2008
    Non c’è niente di peggio che provare a catalogare anche la morte, come ormai accade con le nostre vite, dentro la sua opportuna casella di significato.



    Non c'è niente di peggio che costruire facili didascalie tra il tempo in cui abbiamo vissuto e l'istante in cui ce ne siamo andati: soprattutto se quella morte ce la siamo andata a cercare noi, con un ultimo atto di consapevole volontà. Adolfo Parmaliana, compagno e militante siciliano, la sua morte l'ha trovata in fondo a un viadotto, dopo un salto di 35 metri. Ha scelto di andarsene così, quasi cinquantenne, senza dare troppe spiegazioni.Ma lasciando i segni di una vita e di una militanza vissute con incredibile intensità.
    Vivere intensamente, nella Sicilia malata di questo tempo, vuol dire assumersi il peso d’una terra che ha smarrito se stessa, la propria corda civile, il senso elementare delle regole. Quel peso, Parmaliana se l’era preso facendo politica nel suo paese, nel suo vecchio partito, tra la sua gente. E provando con disperata perseveranza a indicare i luoghi e i momenti in cui la politica si faceva affare, miseria, clientela: anche nel suo partito. Per questo non stava simpatico. Anzi, diciamolo pure: un uomo come Adolfo era destinato alla solitudine e al fastidio di tanti. Me lo ricordo, in certe feste dell’Unità, con la sua cartellina di cuoio sotto il braccio e un repertorio lucidissimo di cose non digerite, non accettate, che aveva bisogno di raccontare, di condividere, di spiegare agli altri. Mi ricordo le sue telefonate, le sue lettere dentro le quali leggevi anche la fatica di chi temeva di parlare solo per sé. Adolfo aveva onestamente paura di questo: che nella sua terra, nel suo partito non ci fosse più spazio per le cose che custodiva dentro la quella vecchia borsa di cuoio.
    Ora, io non so perchè Adolfo si sia ucciso. E non mi interessa, con le liturgie consolatorie del giorno dopo, annoverare anche lui tra le vittime di Cosa Nostra. Non è questo il punto. Il punto sono le parole che per anni Adolfo ha offerto agli altri e se l’è viste rotolare tra i piedi. Il punto è l’abitudine dei siciliani a ingoiare tutto, a digerire tutto e a considerare, alla fine della giostra, uno come Parmaliana un irriducibile rompicoglioni. Non so se Adolfo se ne sia reso conto e abbia deciso di farla finita per questo. So che faremmo bene a ricordarlo non come un morto di mafia ma come un vivo che si batté contro i nostri sguardi d’abitudine, contro le nostre agende troppo cariche d’appuntamenti per potergli dare ascolto, contro i tempi di una politica che è solo ribalta, applauso, finzione: mai verità. Anche di questo è morto Adolfo Parmaliana.
    http://www.antimafiaduemila.com/content/view/9422/48/

  6. #36
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    Processo Contrada, nessuna revisione
    La Cassazione ha rigettato la richiesta presentata dai legali difensori dell'ex funzionario del Sisde, condannato a 10 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa



    PALERMO - La V sezione della corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di revisione del processo con il quale l'ex numero tre del Sisde, Bruno Contrada, era stato condannato in via definitiva a 10 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.

    Il rigetto della richiesta, presentata dall'avvocato Giuseppe Lipera, era stato sollecitato dal procuratore generale presso la Corte di Cassazione.

    Domani, la prima sezione della Cassazione dovrà decidere sulla richiesta di sospensione dell'esecuzione della pena per Contrada che vuole ottenere il differimento di un anno.

    Già quest'estate la Procura della Suprema Corte, con una requisitoria scritta, aveva detto "no" all'istanza di revisione così come già deciso, lo scorso febbraio, dalla corte d'appello di Caltanisetta.

    Senza successo, infatti, il legale di Contrada aveva provato a sostenere - davanti ai giudici di merito - la riapertura del processo in nome della inaffidabilità dei pentiti che avevano accusato l'ex superpoliziotto e aveva ricordato le assoluzioni del senatore Giulio Andreotti e del magistrato Corrado Carnevale dallo stesso tipo di reato.

    Ma, evidentemente, la corte di appello di Caltanisetta non ha condiviso queste argomentazioni: contro Contrada, infatti, non ci sono solo le dichiarazioni dei pentiti ma anche quelle di molti suoi ex colleghi.

    07/10/2008
    http://www.lasicilia.it/index.php?id...e=lasiciliaweb

  7. #37
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    5 anni per l'ex sindaco di Monreale Salvino Caputo
    di Maria Loi – 8 ottobre 2008
    Palermo. 5 anni di carcere e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Le ha chieste nel corso della sua requisitoria il pm della Dda palermitana Nino Di Matteo, pubblica accusa al processo che vede imputato il deputato regionale del Pdl, Salvino Caputo accusato di falsa testimonianza aggravata


    In uno dei passaggi del discorso dell’accusa si legge: <<L'imputato che ha fatto dei proclami antimafia e sulla legalità un cavallo di battaglia politico non ha esitato a violare la legge per proteggere, in un processo per fatti di mafia, l'imputato, dal quale aveva ricevuto ed ancor più sperava di ricevere in futuro benefici e vantaggi di natura politica>>.
    L’ex sindaco di Monreale avrebbe fornito testimonianze false per favorire l’ex governatore della regione siciliana Salvatore Cuffaro. Quando nel 2003 Cuffaro ricevette l’avviso di garanzia per concorso esterno in associazione mafiosa, preoccupato per quello che avrebbe detto il medico Salvatore Aragona sulla fuga di notizie a casa del boss Guttadauro, chiese a Salvino Caputo di avvicinare l’avvocato del medico Enzo Zanghì prima per chiedere di non far rispondere il suo cliente e poi per tentare di carpire informazioni sul contenuto delle dichiarazioni di Aragona.
    Zanghì ha confermato lo svolgimento dei fatti in aula, mentre Caputo si è limato a dire che l’aveva contattato semplicemente per chiedere un consiglio.
    Per le arringhe difensive bisognerà aspettare il 29 ottobre prossimo.
    http://www.antimafiaduemila.com/content/view/9560/78/

  8. #38
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    Erice: "2 candidati aiutati dalla mafia"
    Un poliziotto, teste nel processo che vede imputato l'ex assessore Bartolo Pellegrino, rivela: "Nelle amministrative del 2001, Ruggirello e Simonte di Nuova Sicilia furono sostenuti dal boss Coppola"





    TRAPANI - Il deputato regionale siciliano del Mpa, Paolo Ruggirello, nel 2001, quand'era candidato al consiglio comunale di Erice con Nuova Sicilia, fu sostenuto dalla mafia, che alle stesse elezioni sostenne anche la candidata dello stesso partito al consiglio comunale di Trapani, Francesca Simonte, cognata di Filippo Coppola "u prufissuri", ritenuto dagli inquirenti personaggio di spicco della mafia di Paceco.

    Le circostanze sono emerse nel corso dell'udienza del processo 'Mafia e Appalti 2', che vede tra gli imputati il presunto capomafia di Trapani, Francesco Pace e l'ex assessore regionale al Territorio, Bartolo Pellegrino, fondatore di Ns. Ruggirello non è imputato.

    A rivelare lo scenario è stato il sostituto commissario della questura di Trapani, Leonardo De Martino, teste dell'accusa. Nessuno dei due candidati, tuttavia, fu eletto.

    Il teste ha poi riferito che alle regionali del 2006, Bice Ruggirello - sorella di Paolo, e ex membro del CdA della Banca industriale di Trapani - era candidata all'Ars per il Ccd e chiese un sostegno elettorale a Giuseppe Messina, il commercialista del boss trapanese Vincenzo Virga, condannato per mafia. In quel periodo, ha aggiunto il teste, la casa di Bice Ruggirello fu perquisita su disposizione della Dda di Palermo.

    10/10/2008
    http://www.lasicilia.it/index.php?id...e=lasiciliaweb

  9. #39
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    » 2008-10-13 10:
    Mafia: arrestati per usura parenti boss in carcereGela, in carcere componenti famiglia Cavallo(ANSA) - GELA (CALTANISSETTA), 13 OTT -

    Arrestate dalla polizia a Gela in un'operazione antiusura 4 persone componenti della famiglia mafiosa dei Cavallo. Sono Giuseppina Ciaramella, 42 anni, i figli Giuseppe e Lorena Cavallo, di 18 e 20 anni, e il genero, Leonardo Caruso, 24 anni. Contro di loro sono ipotizzati altri reati tra cui l'estorsione. A dirigere l'attivita' criminosa sarebbe stata Giuseppina Ciaramella, moglie di Antonio Cavallo, attualmente in carcere con altri suoi figli.
    http://www.ansa.it/site/notizie/regi...113284407.html

  10. #40
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    Droga, patto tra bande
    68 arresti a Ragusa

    Un'operazione congiunta polizia e guardia di finanza ha portato all'arresto dei trafficanti che controllavano lo spaccio in tutta la provincia iblea. L'attività era gestita da due differenti gruppi rivali: uno faceva riferimento agli stiddari di Dominante, l'altro alla cosca Piscopo di Gela. L'organizzazione aveva ramificazioni in Lombardia, Calabria, Puglia e Campania





    RAGUSA - Guardia di finanza e polizia hanno eseguito stamani 68 arresti nei confronti di presunti componenti di due organizzazioni criminali che secondo l'accusa gestivano il traffico di sostanze stupefacenti in tutto il comprensorio ragusano con ramificazioni in diverse regioni d'Italia.

    Gli agenti della Squadra mobile di Ragusa hanno eseguito 58 provvedimenti, mentre gli altri dieci sono stati notificati dalla Guardia di Finanza.

    Le ordinanze sono state firmate dal gip del tribunale di Catania, Laura Benanti, su richiesta del procuratore di Catania, Vincenzo D'Agata e del sostituto Fabio Scavone. Gli indagati sono accusati di associazione per delinquere finalizzata al traffico di cocaina ed hashish.

    L'operazione ha interessato, oltre a Ragusa, anche le province di Milano, Palermo, Catania, Reggio Calabria, Caltanissetta, Salerno, Lecce, Siracusa, Varese, Vibo Valentia ed Enna.

    L'attività investigativa è stata avviata nel gennaio 2004 e si è protratta fino a gennaio 2006, individuando così i presunti appartenenti alle due organizzazioni dedite al traffico di stupefacenti, ciascuna caratterizzata da propri canali di approvvigionamento e proprie piazze di spaccio.

    Le due bande che spacciavano sono collegate a gruppi criminali storicamente rivali: una diretta da Pasquale Castellino, è riconducibile al clan della Stidda dei Dominante; e l'altra guidata da Carmelo La Rocca, ex reggente della cosca Piscopo è legata a Cosa nostra di Gela. Le organizzazioni avrebbero stipulato una sorta di 'patto di non belligeranza' nel traffico di droga, tanto che ognuno aveva la 'piazza' di competenza dove spacciare.

    Ciascuna banda aveva la base operativa a Vittoria, dove detenevano il monopolio della vendita di cocaina e hashish, ma aveva indipendenti canali di approvvigionamento. Le sostanze stupefacenti venivano acquistate in prevalenza nell'hinterland milanese e nella provincia di Reggio Calabria e trasportate in Sicilia con la complicità di insospettabili corrieri.

    Le bande, che avevano collegamenti in Colombia e in Germania, provvedevano poi a smerciare lo stupefacente avvalendosi di una fitta rete di pusher. Nove dei destinatari del provvedimento cautelare erano già detenuti perchè arrestati in flagranza in precedenti fasi della stessa inchiesta perchè trovati in possesso di ingenti quantitativi di droga.

    16/10/2008
    http://www.lasicilia.it/index.php?id...e=lasiciliaweb

 

 
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