



la signora finocchiaro si deve vergognare. una catanese che difende il referente politico dei santapaola (che sappiamo tutti cosa abbiano fatto a catania e in sicilia) è una COMPLICE.
che poi questa signora si sia anche fatta scrivere il programma da quell'individuo, l'ho trovato semplicemente osceno.
andò è stato salvato dal carcere solo grazie alla prescrizione, benissimo, è andata come andata, ma ora questo signore si occupi solo del suo laureificio di merda e venga isolato dalla politica una volta per tutte... non abbiamo bisogno di programmi scritti da chi si faceva eleggere coi voti di quei bastardi assassini dei santapaola.
questa signora che si fa scrivere il programma da andò, oggi è un pezzo grosso del pd, questo basta a qualificare il pd.
e c'era chi mi diceva che votando la alfano alle regionali stavo buttando il mio voto, meglio un voto buttato che un voto a quella signora. mi spiace solo per la borsellino che si è ritrovata in mezzo a questa merda...




Il Deputato del PD Giuseppe Lumia sulla Dott.ssa Finocchiaro.
http://www.businessonline.it/news/60...o-per-pdl.html
Altro ergastolo a Riina per 5 omicidi
di Dora Quaranta – 24 settembre 2008
Napoli. Il boss Totò Riina è stato condannato all’ergastolo dal gip Daniela Fallarino per cinque omicidi commessi il 19 settembre 1984 nella masseria di Poggio Vallesana, vicino a Marano, a nord di Napoli.
Riina è stato giudicato con rito abbreviato e pertanto al carcere a vita non gli è stato associato l’isolamento. I cinque omicidi rientrano nello scontro, ricostruito in aula dal pm della Dda di Napoli Paolo Itri, tra la mafia corleonese, affiancata dai Nuvoletta di Napoli e i casertani di Antonio Bardellino, legati invece alla fazione di Bontade che uscì perdente. Secondo l’accusa fu Riina, insieme alla famiglia di Angelo e Lorenzo Nuvoletta, ad ordinare la morte di Vittorio Vastarella e del figlio Luigi, di Gennaro Salvi, Gaetano Di Costanzo e Antonio Mauriello, affiliati al clan dei casalesi guidato all’epoca da Bardellino. Movente degli omicidi, dicono gli inquirenti, fu non solo l’appartenenza dei cinque ai casalesi di Bardellino ma anche la risposta ad un altro omicidio, quello di Ciro Nuvoletta, che per la famiglia era stato ucciso dai Vastarella su ordine dei bardelliniani.
Il pentito Giovanni Brusca ha raccontato al pm Itri come furono messi in atto quegli omicidi perché egli stesso ne prese parte. I cinque furono attirati nella casa di Angelo Nuvoletta e lì massacrati. <<Mentre i parenti, sorvegliati da uomini nostri rimanevano in attesa sulla collinetta – ha ricordato Brusca – i Vastarella insieme con Brusca, Antonino Madonia, Angelo Nuvoletta, Pasquale Liccardi, Luigi Baccante e altri entravano in casa. L’accordo con le persone rimaste fuori era che essi avrebbero pensato all’eliminazione di coloro che si trovavano all’interno dell’abitazione, poi uno sarebbe uscito e avrebbe fatto un segno a quelli rimasti fuori che avrebbero provveduto ad uccidere gli ospiti rimasti sulla collinetta>>. Le cose poi non andarono esattamente come programmato perché Luigi Vastarella riuscì a strappare dalle mani di uno degli aggressori la pistola ed esplose un colpo facendo allarmare gli altri tre rimasti sulla collinetta. Gli omicidi furono comunque portati a compimento e i cadaveri furono tutti sciolti nell’acido.
http://www.antimafiaduemila.com/content/view/9194/84/
Lettera aperta al procuratore di Palermo
22 settembre 2008
Egr. dott. Messineo,l'atto intimidatorio subito dal dott. Antonino Di Matteo lo scorso 14 settembre lascia intravedere dietro di sé un aspetto del tutto inquietante per quanto riguarda le modalitàd'esecuzione e l'obiettivo da colpire.
In merito all'accaduto, la particolarità riguarda proprio il lancio del razzo di segnalazione da parte di colui che ha violato la proprietà del dott. Di Matteo.
Le motivazioni che hanno portato a un simile gesto non trovano al momento una spiegazione esaustiva, si resta solamente nell'ambito delle ipotesi o delle interpretazioni.
Ipotesi che lasciano comunque poco spazio all'immaginazione.
Le delicate inchieste antimafia condotte da diversi anni dal dott. Antonino Di Matteo lo hanno palesemente esposto, e lo espongono, a seri rischi per la sua incolumità e quella della sua famiglia, a partire dalle indagini per la strage di Via d'Amelio fino ad arrivare all'attuale processo per la mancata cattura di Bernardo Provenzano nel 1995, dove tra l'altro viene affrontata la cosiddetta “trattativa” tra Cosa Nostra e pezzi delle Istituzioni.
A fronte di tutto ciò è fondamentale che lo Stato dia un segnale forte, garantendo il potenziamento della sicurezza del dott. Di Matteo e di tutti quei magistrati che lavorano in prima linea contro le organizzazioni mafiose.
La sottovalutazione del reale pericolo rappresentato da Cosa Nostra e da tutte le mafie crea i gravissimi presupposti di isolamento per tutti coloro che si stanno battendo contro di esse.
E questo è un rischio che nessuno si può più permettere.
E' un dato di fatto che dopo la cattura di Provenzano e di altri capi come i Lo Piccolo la mafia si sta riorganizzando.
Una riorganizzazione che può anche prevedere il ritorno ad una strategia delle armi.
Dentro l'organizzazione mafiosa, ma anche verso l'esterno.
Non è un caso che solo qualche mese fa, nello stesso territorio dove si è verificato l'atto intimidatorio nei confronti del dott. Di Matteo, era stato progettato l'omicidio di un fedelissimo di Provenzano come Pietro Lo Iacono.
Si tratta di veri e propri segnali che non possono essere ignorati dalle Istituzioni su cui grava la responsabilità di aumentare il livello di sicurezza nei confronti dei magistrati.
La sicurezza dei magistrati antimafia è di fatto una priorità che non può essere disattesa.
Ne va del futuro del nostro Paese.
In virtù della Sua autorità ci rivolgiamo a Lei dott. Messineo affinché possa inoltrare formale richiesta agli organi competenti, per fare in modo che si adoperino nel minor tempo e nel miglior modo possibile.
In fede
Giorgio Bongiovanni Direttore Responsabile ANTIMAFIADuemila e tutta la Redazione
Salvatore Borsellino
Rita Borsellino
Manfredi Borsellino
Maria Falcone
Alex Zanotelli
Benny Calasanzio Borsellino
Giovanna Maggiani Chelli Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili
Sonia Alfano presidente Associazione nazionale familiari vittime di mafia
Comitato Addiopizzo
Associazione antiracket Libero Futuro
Letizia Battaglia
Marco Travaglio
Carlo Vulpio Corriere della Sera
Ernesto Oliva giornalista Rai
Avv. Mimma Tamburello
Gianni Barbacetto
Riccardo Orioles
Giuseppe Lo Bianco
Gianluigi De Stefano
Lirio Abbate
Joan Queralt scrittore (Barcellona – Spagna)
Micromega
Umberto Lucentini
Vanna Lora
Marco Bertelli
Paola Esposito
Luigi Politano - rivistaonline.com -Nessuno TV
Franco Zecchin
Fulvio Viviano
Gianni Di Malta
Margherita Asta
Don Franco Monterubbianesi - Fondatore della Comunità di Capodarco
Claudio Fava
Giulietto Chiesa
Luca Tescaroli
Salvo Vitale, presidente Associazione Culturale Peppino Impastato-Casa Memoria - Cinisi (Pa)
Nando dalla Chiesa
Pino Scaccia giornalista Tg1
Milvia Spadi giornalista Giornale Radio Rai
Per aderire clicca qui: antimafiaduemila@antimafiaduemila.com
Nuovi guai per i boss Lo Piccolo
Rinviati a giudizio, insieme a Diego Di Trapani, per l'omicidio di Giovanni Bonanno, scomparso nel 2006 e ritrovato seppellito nelle campagne di Villagrazia di Carini
PALERMO - I boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo e Diego Di Trapani saranno processati per l'omicidio di Giovanni Bonanno, il giovane figlio del mafioso Armando, scomparso nel gennaio 2006 con il metodo della "lupara bianca", come pure il padre vent'anni fa.
Il gup Giuseppe Sgadari ha rinviato a giudizio i tre imputati ed ha stralciato la posizione di Salvatore Cataldo, per un difetto formale, mentre hanno ottenuto il rito abbreviato altri quattro imputati, tra cui il pentito Gaspare Pulizzi.
Il dibattimento si aprirà 13 novembre davanti ai giudici della prima sezione della Corte d'Assise. Giovanni Bonanno è stato ucciso perché sarebbe stato accusato dai mafiosi di essersi appropriato di una somma di denaro della famiglia di San Lorenzo. Grazie al pentito Pulizzi gli investigatori hanno ritrovato il cadavere seppellito nelle campagne di Villagrazia di Carini.
26/09/2008
http://www.lasicilia.it/index.php?id...e=lasiciliaweb
Dia: "Cosa nostra in crisi"
Nella relazione dei primi sei mesi di attività, la Direzione distrettuale antimafia elogia Confindustria Sicilia: "Con atti concreti si sono schierati contro la mafia". Ma avverte: "E' ipotizzabile una forte riflessione strategica"
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ROMA - Cosa nostra sta vivendo una "situazione di crisi" grazie ai colpi messi a segno dalle forze di polizia, ma l'attenzione deve rimanere comunque alta perchè la mafia si farà carico di una "profonda riflessione strategica" che non è ancora chiaro in cosa sfocerà.
È quanto scrivono gli uomini della Direzione investigativa antimafia relativa ai primi sei mesi del 2008, consegnata al Parlamento sottolineando che in questo contesto, l'atteggiamento di Confindustria Sicilia va valutato positivamente.
Gli industriali, è scritto, "con atti concreti si sono schierati contro l'organizzazione mafiosa, assumendosi precise responsabilità e rischi personali, testimoniando così l'inizio di un percorso virtuoso nell'ambito di un graduale estensione della cultura della legalità".
Secondo la Dia sono stati gli arresti di Salvatore e Sandro Lo Piccolo ad accentuare la crisi. Gli arresti hanno infatti provocato "fibrillazioni e disorientamenti non trascurabili, non solo per l'indubbia valenza oggettiva ma anche perchè hanno consentito l'acquisizione di preziosissimi documenti circa gli 'interna corporis' del sistema mafioso e hanno favorito atteggiamenti di collaborazione con la giustizia di taluni gregari arrestati".
Cosa Nostra vive dunque una situazione di "stasi" che "tende a frenare l'autonomia raggiunta dalle varie componenti, come pure qualsiasi attività illecita e i conseguenti aspetti decisionali nei rispettivi territori di competenza". Qualcosa che tocca anche quello che attualmente gli investigatori continuano a ritenere il boss più pericoloso in circolazione, Matteo Messina Danaro.
Attenzione però, perchè "è ipotizzabile - avverte la Dia - che Cosa Nostra si farà carico di "una profonda riflessione strategica per definire più sicuri moduli strutturali e operativi atti ad assicurare una maggiore impermeabilità delle attività investigative nei confronti del tessuto decisionale e un rinnovato substrato di consenso".
Riflessione già iniziata visto che le indagini registrano "diversi spostamenti di uomini d'onore, soppressione o accorpamento di famiglie, un diversa definizione delle zone d'influenza dei mandamenti".
29/09/2008
http://www.lasicilia.it/index.php?id...e=lasiciliaweb