Le hostess: ci licenziano ma pagano i panini 12 euro
«Di sacrifici ne abbiamo già fatti tanti: ci hanno anche rifilato le loro azioni»
ROMA - «Io credo che alla fine sia tutta una partita a poker. Penso che alla fine stanno bluffando». Ci pensa Carlo, assistente di volo con quindici anni di azienda, a chiudere così l' assemblea. E alla fine, con lui, sperano tutti che anche questa volta una soluzione arriverà. Che l' Alitalia non lo cancellerà un posto di lavoro ogni tre. Ogni due. Lo sperano tutti, oltre quattrocento persone, quelli che ieri pomeriggio all' aeroporto di Roma Fiumicino sono tornati nella sala mensa, ormai sala fissa per le assemblee dei momenti peggiori. Tre ore fitte di interventi infuocati: i sindacati, il Sult in testa, hanno convocato gli assistenti di volo per un' informativa. E hanno preparato volantini dettagliati per spiegare il piano pensato dall' azienda per gli assistenti di volo: «Vogliono chiudere l' Alitalia?», il titolo del foglietto che gira di mano in mano. E ancora: «Le proposte presentate significano dai 2.000 ai 2.500 esuberi», è il sottotitolo che sintetizza l' ansia dell' assemblea, visto che in tutta l' azienda gli assistenti di volo sono 4.500. «I conti sono facili», dice Paolo Marras, assistente di volo e sindacalista del Sult. E spiega: «Oggi abbiamo una media di 650 ore di volo l' anno, contro le 620 ore delle altre compagnie di bandiera europee. Bene con questo piano l' azienda conta di farci volare oltre 900 ore l' anno. E' facile capire che così vanno via almeno 2 mila assistenti di volo». Vicino a Marras due hostess seguono la conversazione preoccupate. «La verità è che qui dentro la malagestione si vede dai dettagli», dicono senza voler rivelare il loro nome. E garantiscono: «Abbiamo trovato gli scontrini delle baguette che dobbiamo servire sugli aerei: 12 euro l' una. Così come i prezzi dei nostri cestini pasto: l' azienda sborsa 15 euro per comprarci due piccoli sandwich (farciti di robiola e patate), un frutto, uno yogurt, un pezzetto di cioccolata». Anche Ugo Stazionelli è arrivato a seguire questa assemblea: «I prossimi saremo noi», dice spiegando di essere un pilota, un comandante con 22 anni di azienda alle spalle. «E sono ormai tanti anni che mi sento dire: "stringete la cinghia, arriverà il risanamento". E invece, nulla: ho visto susseguirsi cinque amministratori delegati, inutilmente». Ha detto sì anche alle stock option Ugo Stazionelli, i diritti sulle azioni della società. «Speravo potesse servire a qualche cosa», dice. E spiega: «Oggi invece mi trovo in mano mucchietti di carta che valgono davvero poco. Per capire: nel 1999 ho rinunciato ad aumenti contrattuali per quattro anni in cambio di 59 milioni di vecchie lire in azioni non spendibili. Valevano mille lire, all' epoca. Oggi ne valgono 300 a mala pena». Alessandra Arachi
Arachi Alessandra
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(1 settembre 2004) - Corriere della Sera
http://archiviostorico.corriere.it/2...40901129.shtml