2008-09-22 21:02 LIBIA A MARONI, MAI CHIESTO AIUTO A ITALIA(di Luigi Ambrosino)
ROMA - Attacco diretto della Libia al ministro dell'Interno Roberto Maroni che ieri aveva accusato Tripoli di non aver frenato gli sbarchi di clandestini malgrado l'accordo italo-libico firmato lo scorso 30 agosto, annunciando uno stop agli aiuti previsti dalle intese. "Non abbiamo mai chiesto aiuti" all'Italia nel contrasto ai flussi irregolari, replica attraverso una ruvida nota l'ambasciata di Tripoli a Roma. Che fa sapere come la Jamahiriya sia pronta a "cooperare assieme agli altri paesi interessati", ma come non abbia affatto gradito l'annuncio del titolare del Viminale di voler arrivare in ottobre nel Paese a bordo di una delle sei motovedette italiane promesse per i pattugliamenti congiunti: "Lo informiamo che la Libia rifiuta il suo arrivo in questo modo spettacolare", fa sapere l'ambasciata. "Se desideriamo riceverlo - aggiunge seccamente la nota - saremo noi ad indicare la data e il modo in cui potrà arrivare".
Lo scarso feeling tra Tripoli e gli esponenti della Lega Nord si arricchisce così di un altro capitolo. A finire nel mirino dei libici, in passato, era stato infatti Roberto Calderoli, al centro di due vere e proprie crisi diplomatiche tra Roma e Tripoli. La prima, nel febbraio 2006, quando da ministro delle Riforme mostrò in diretta tv una maglietta con sopra una vignetta anti-islam, appiccando così il fuoco delle proteste contro il consolato italiano a Bengasi: il bilancio fu di 11 morti, 35 feriti e le dimissioni del ministro leghista. Due anni più tardi, dopo la vittoria di Berlusconi alle elezioni di maggio 2008, fu il figlio del colonnello, Saif El Islam, a minacciare "ripercussioni catastrofiche" nei rapporti tra i due Paesi se Calderoli fosse tornato su una poltrona ministeriale. Scenario che poi in realtà non si è realizzato. Calderoli, dopo essersi scusato per il gesto in tv del 2006, ha assunto la carica di ministro della Semplificazione.
E Italia e Libia, dopo anni di estenuanti trattative, sono riuscite lo scorso 30 agosto a firmare un accordo 'storico' per chiudere definitivamente il contenzioso coloniale. I cinque miliardi di dollari che Roma si é impegnata a versare - in 20 anni - ai libici a titolo di indennizzo per i danni del colonialismo dovrebbero essere compensati con una maggiore penetrazione delle imprese italiane nel ghiotto mercato energetico libico e da un occhio molto più attento della Jamahiriya nel contrasto all'immigrazione clandestina. Ed è proprio su quest' ultimo punto che Maroni si è lamentato in una conversazione - diffusa ieri - con Bruno Vespa che sarà pubblicata nel prossimo libro del giornalista: malgrado l'intesa siglata in agosto, ha denunciato il ministro, nella prima metà di settembre gli sbarchi di clandestini provenienti dalla Libia non sono diminuiti affatto rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso.
Così Maroni ha deciso di condizionare alcuni finanziamenti previsti dal trattato all' effettiva attuazione degli accordi. "Per ora - ha spiegato - ho bloccato a La Spezia una nave che avrebbe dovuto portare in Libia trenta piccole imbarcazioni ad uso della polizia locale". E quando la situazione si sarà sbloccata, ha annunciato, "sarò io stesso a bordo" di una delle motovedette italiane "per il viaggio inaugurale" in Libia. Parole che evidentemente non sono affatto piaciute a Tripoli. In serata, infatti, è arrivata la replica dell'ambasciata a Roma, concordata parola per parola con il colonnello Gheddafi. A dimostrazione di una partita ancora tutta da giocare tra Italia e Libia, malgrado l'Accordo.
http://www.ansa.it/opencms/export/si...764251675.html




(di Luigi Ambrosino)
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