Pagina 3 di 3 PrimaPrima ... 23
Risultati da 21 a 22 di 22
  1. #21
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    26 Jul 2004
    Località
    Roma
    Messaggi
    21,394
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    8 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    17 ottobre: Da Scienze politiche una risposta forte a chi dichiara guerra a studenti e lavoratori


    Ieri 17 ottobre, noi studenti e lavoratori dell’Assemblea di Scienze Politiche abbiamo partecipato allo Sciopero generale indetto dai sindacati di base.
    Siamo partiti da via Conservatorio assieme agli studenti della nostra facoltá per incontrare in Piazza Fontana i lavoratori e gli altri studenti provenienti dalla Statale.
    Assieme allo spezzone dei maestri elementari e medi, personali tecnico amministrativo, studenti medi ed universitari, ricercatori e borsisti abbiamo percorso in corteo le vie di Milano.
    Il nostro spezzone é stato caratterizzato da pochi sound systems, poca festa e sporadici balli. Al contrario, e parecchio incazzati, abbiamo rimarcato come la legge 133 che porta la firma della signora Gelmini sia un attacco a tutto il mondo del lavoro, in cui scuola e università sono ‘solo’ tasselli di una ristrutturazione generale.
    Abbiamo ribadito che la teorie e le realtá economico-sociali propagandate all’interno della nostra facoltá sono le cause prime degli ingenti crack finanziari cui stiamo assistendo.
    Abbiamo rimarcato che a ogni riforma nel mondo universitario corrisponde l’esigenza del sistema capitalistico di riorganizzare il processo produttivo: è in nome dell’ineffabilitá del mercato che i nostri baroni (spesso rossi) propagandano le peggiori nefandezze come la precarietá lavorativa e l’inutilitá di un sindacato davvero conflittuale. In sostanza, abbiamo chiarito che non accetteremo piú corsi che rappresentano l’apologia delle varie leggi vergona, partendo dal Pacchetto Treu per arrivare alla Legge 30.
    Mentre il corteo proseguiva, hanno preso la parola anche i lavoratori amministrativi, colpiti in primo luogo dai tagli criminali di questa legge: senza tali fondi l’universitá subirá un colpo mortale poiché non verranno piú garantiti gli stipendi a chi eroga quotidianamente i servizi essenziali. Servizi essenziali non certo forniti dallla maggioranza dei nostri docenti che infatti si sono ben guardati non solo dallo scendere in piazza, ma anche dal prendere una posizione chiara. D’altra parte se questi personaggi fino a ieri hanno propagandato quanto il privato fosse efficiente mentre il pubblico un orpello da abolire, non ci aspettiamo di certo che oggi si erigano a difensori delle poliche che loro stessi hanno giustificato e divulgato.
    I cattedratici sono i soggetti che teorizzano la flessibilità, la precarietà, il fannullonismo e l'inefficienza del pubblico.
    Nessuna alleanza, dunque, con i nemici da combattere.
    Nessuna alleanza con le rappresentanze dei parlamentini universitari.
    Nessuna alleanza con le istituzioni accademiche.
    Scandito da interventi che rimarcavono la natura di classe di questa legge e della susseguente natura di classe di una reale strategia di opposizione, di attimo in attimo lo spezzone degli universitari, studenti e lavoratori si è ingrossato, raggiungendo velocemente decine di migliaia di persone. Abbiamo gridato che la crisi provocata dai banchieri in combutta coi governi reazionari di Usa ed Europa (con varie appendici social-democratiche) se la dovranno pagare lorsignori; crisi che non passerá sulla testa dei lavoratori tramite i tagli alla spesa sociale tendente a ridimensionare ospedali, trasporti, servizi pubblici, asili, scuole ed universitá.
    Una volta giunti al Provveditorato degli Studi, un consistente gruppo di studenti e lavoratori si é staccato per raggiungere la facoltá di Scienze Politiche, centro di elaborazione teorica ed implementazione pratica delle politiche economico-sociali neoliberiste fatte proprie dalle burocrazie di vari partiti e sindacati concertativi che popolano i nostri dipartimenti.
    In migliaia quindi ci siamo riappropiati di Via Conservatorio 7, davanti la faccia basita del nostro preside(nte) che fino ieri blaterava del fatto che non fossimo rappresentativi di nulla e che non avessimo gli studenti dalla nostra parte. Questa é la nostra democrazia!
    Mentre alcuni compagni stanavano i baroni rossi (spesso brillanti menti sindacali che si rintanano nei loro dipartimenti) con l’obiettivo, vano, di fargli prendere una posizione chiara riguardo a questa legge – é stata lanciata l’assemblea di facoltá. Abbiamo tratto un bilancio della prima settimana di lotte per giungere alla conclusione che l’unica via per abrogare questa legge e mutare l’attuale assetto dell’universitá pubblica – sempre piú declinata agli interessi privati mediante le sue cinghie di trasmissione baronali – sará lo sviluppo autonomo e continuativo della lotta.
    Quindi, nessun dialogo con le istituzioni accademinche che presumibilmente nei prossimi giorni cercheranno di contenere l’autonomia espressa da studenti e lavoratori. Nessun rapporto con queste centrali eversive antidemocratiche e baronali.
    Nessuna concessione ai vari rettori, presidi e rappresentati di ogni colore e risma che intendono il servizi pubblico come mera macchina oliatrice del profit-state.
    Al contrario, studenti e lavoratori uniti nella lotta perche ogni (contro)riforma che colpirá l’universitá pubblica si ripercuoterá sulle condizioni di vita di questi ultimi.


    Assemblea degli studenti di Scienze Politiche
    http://spomilano.noblogs.org/

  2. #22
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    26 Jul 2004
    Località
    Roma
    Messaggi
    21,394
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    8 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Comunicato stampa della Rete dei dottorandi e ricercatori delle Università di Napoli



    Venerdì 17 Ottobre è stata un'importante giornata di lotta in tutta Italia. Da Milano a Palermo, passando per il corteo di Roma che ha visto sfilare più di 300.000 persone, tutto il Paese si è mobilitato contro il Governo Berlusconi e i suoi provvedimenti. A essere contestata è in particolare la legge 133 confezionata da Tremonti e Gelmini: la "riforma" che, più ancora delle precedenti, smantella il sistema dell'istruzione pubblica, dalle Scuole materne all'Università.

    Come Rete dei dottorandi e ricercatori delle Università di Napoli, abbiamo fatto nostra questa giornata innanzitutto partecipando al corteo romano dei sindacati di base, a fianco dei lavoratori e dei precari, di tutte quelle categorie sfruttate e ricattate sul posto di lavoro, a cui vengono quotidianamente negati diritti e dignità, e persino la sicurezza di tornare a casa la sera. Siamo stati a fianco degli studenti e dei precari della ricerca che davanti al Ministero hanno gridato ancora una volta che la riforma Gelmini non va modificata: va bloccata.

    Ma non solo: come Rete abbiamo partecipato in massa alla mobilitazione napoletana. Dalla mattinata, attacchinaggi nei Dipartimenti, volantinaggi in giro per la città, partecipazione al corteo degli studenti medi, blocco dei corsi attuato insieme agli studenti universitari per consentire a tutti di venire all'assemblea che si è tenuta alle 14 alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università Federico II.

    Quindi alle 15, insieme a un centinaio di studenti, abbiamo interrotto il Consiglio di Amministrazione della Federico II, chiedendo al Rettore Trombetti di esprimersi pubblicamente a nome dell'istituzione contro questa riforma. Come due giorni prima, il Rettore ha rifiutato il confronto, perseguendo nel suo diniego a bloccare la didattica, o a produrre qualche atto ufficiale in cui si dimostri la contrarietà alla Legge 133. Cosa ancora più grave, Trombetti non ha esitato a sciogliere il Consiglio, durato in tutto 10 minuti, ed ha abbandonato la sala.

    Ma non ci siamo dati per vinti, e tutti insieme siamo andati alle 16 a interrompere l'Assemblea di Facoltà, dove erano presenti tutti i professori. Mentre gli studenti consegnavano un corposo documento per un'altra università possibile, noi abbiamo consegnato il nostro. All'inizio gli interventi di alcuni professori sembravano alquanto incoraggianti: alcuni hanno avuto il coraggio di denunciare il sistema di cooptazione, la privatizzazione del pubblico, la spesa in armamenti piuttosto che in ricerca e in cultura, altri hanno parlato della necessità di riconoscere le proprie responsabilità per aver accettato supinamente tutte le riforme e i tagli di questi anni.

    Ma evidentemente c'è differenza fra le parole e i fatti: quando come Rete siamo intervenuti esprimendo solidarietà alla mobilitazione studentesca e apprezzamento per le parole appena ascoltate, ma abbiamo affermato che prima di iniziare qualsiasi discussione in merito si deve bloccare tutto, e chiesto una una netta presa di posizione in merito da parte del corpo docente, il Preside Arturo De Vivo ha tentato di toglierci la parola dopo solo due minuti – inutile dire che i professori avevano avuto ben dieci minuti a disposizione!

    Abbiamo dunque continuato il nostro intervento, denunciando il sistema di cooptazione e le beghe dei gruppi di potere che vincolano la didattica e rendono la ricerca appannaggio dei pochi che si possono permettere anni di lavoro non retribuito o sottopagato, senza alcuna forma di tutela e diritto. Abbiamo concluso il nostro intervento accennando ai 60.000 precari che portano avanti l'Università italiana, ricordando il blocco della assunzioni e pronunciandoci risolutamente per il blocco della didattica, invitando ancora i professori a prendere una posizione chiara e ufficiale.

    Alla fine del nostro intervento, senza più diritto di replica, il Preside De Vivo ha addirittura sostenuto che noi avevamo minacciato il corpo docente, utilizzando metodi scorretti in una discussione. Dopodiché ci ha praticamente cancellati dal dibattito successivo, senza nominare né noi né le nostre richieste. Forse come molti altri dei presenti, era molto sorpreso di non aver trovato di fronte a sé dei portaborse o dei lacchè, ma persone con un po' di dignità, che hanno il coraggio di rivendicare in prima persona ciò che gli spetta, e la testa ancora funzionante per non credere più alle bugie che gli rifilano.

    In conclusione, gli studenti hanno chiesto all'Assemblea di stilare un documento pubblico di contrarietà alla riforma e di convocare un Consiglio di facoltà. La prima richiesta, dopo mille opposizioni, è stata accettata; la seconda nettamente rifiutata adducendo tempi tecnici. La montagna ha partorito un topolino: dopo tanto sproloquiare ex cathedra, l'Assemblea ha deciso di istituire un laboratorio per informarsi e discutere della riforma. Ma è un mese che come studenti, dottorandi e ricercatori facciamo proprio questo!

    Insomma, pur con sfumature diverse, i docenti napoletani si sono ufficialmente espressi contro il blocco della didattica, contro lo sciopero, contro qualsiasi tipo di protesta. Ennesima conferma che, al di là di posizioni personali, non hanno nessuna intenzione di schierarsi a nostro favore. D'altronde, lo si capisce: sono solo marginalmente toccati da questa riforma!

    Il dato da acquisire è che ormai sono state provate tutte le strade "istituzionali", e alla grande mobilitazione di questi giorni è stata sbattuta la porta in faccia. Come dottorandi e precari della ricerca abbiamo toccato con mano che solo lo sviluppo di un percorso autonomo e radicale, senza compressi e temporeggiamenti, può bloccare la riforma. Se i docenti e gli strutturati non accettano quest'attacco contro quello che resta del sistema pubblico lo dimostrino con i fatti: blocchino la didattica, scioperino, si dimettano, favoriscano in tutti modi la partecipazione alla protesta degli studenti, scendano in piazza anche loro. Noi saremo sempre contenti contenti di ricrederci.

    Per quanto ci riguarda, continueremo a far crescere una grande mobilitazione unitaria, che vada dagli studenti ai lavoratori, dai dottorandi al popolo della SISS, passando per i precari della scuola e della ricerca, che lavori per il blocco e il ritiro della Legge 133 e che contesti l'Università di oggi, classista e baronale. Continueremo a lottare perché tutti i soggetti che vivono e lavorano nelle facoltà vedano riconosciuti i propri diritti, perché l'Università sia pubblica, democratica e di massa. Per questo invitiamo tutti a partecipare alla nostra assemblea:


    LUNEDI' 20 OTTOBRE alle ORE 17
    all'AULA R5 di Palazzo Giusso, Università Orientale
    CONTRO LA LEGGE 133/08
    Contro l'università baronale
    contro ogni forma di privatizzazione dell'istruzione pubblica
    contro la precarizzazione del lavoro
    Dottorandi e ricercatori delle Università di Napoli
    Per info e contatti: rete.univ.napoli@gmail.com

 

 
Pagina 3 di 3 PrimaPrima ... 23

Discussioni Simili

  1. IL 23 OTTOBRE E' SCIOPERO GENERALE
    Di Comunardo nel forum Comunismo e Comunità
    Risposte: 11
    Ultimo Messaggio: 13-09-09, 18:29
  2. Sciopero generale 17 ottobre 2008
    Di Outis nel forum Comunismo e Comunità
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 18-07-08, 11:43
  3. 24 ottobre Sciopero Generale
    Di Oasis nel forum Centrosinistra Italiano
    Risposte: 12
    Ultimo Messaggio: 24-10-03, 21:09
  4. 18 ottobre : sciopero generale!
    Di pietro nel forum Comunismo e Comunità
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 16-10-02, 10:51
  5. Sciopero generale il 18 ottobre
    Di Roderigo nel forum Sinistra Italiana
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 19-09-02, 18:28

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito