
Originariamente Scritto da
pacatamente
Michele Anselmi per “il Riformista”
Sandro Bondi
© Foto U.Pizzi
Sono due storie diverse, ma legate da un filo rosso (azzurro?): Sandro Bondi. Da quando, il 7 agosto, il ministro ha cominciato a impartire scomuniche politiche e distribuire patenti estetiche tutto s’è fatto più difficile per chi voglia, in buona fede e senza ambiguità, raccontare al cinema cos’è stato il terrorismo di sinistra. Prima l’attacco al documentario di Gianfranco Pannone e Giovanni Fasanella “Il sol dell’avvenire”, accusato addirittura di “offendere la memoria delle vittime del terrorismo”.
Poi la proposta di istituire un comitato etico per stabilire “la necessità, l’opportunità” di finanziare film su “quei temi”. Infine, scartato il comitato di “saggi”, l’idea vincolante di ascoltare le associazioni delle vittime prima di dare via libera a un progetto. Subito ne ha fatto le spese “Miccia corta”, dal libro di Sergio Segio.
Le ultime notizie non sono incoraggianti. Così, mentre l’Agis accusa il governo di voler far precipitare nel 2009 il Fondo unico per lo spettacolo al suo minimo storico (solo 308 milioni di euro), il ministro Bondi, sempre più isolato nonostante i peana a “Gomorra”, sta condizionando fortemente ogni decisione in materia di cinema e terrorismo. Proprio ieri il cda dell’Istituto Luce, nelle persone di Luciano Sovena, Pasquale Squitieri e Massimo Biasiotti, ha messo a punto il no definitivo all’ipotesi di distribuire “Il sol dell’avvenire”, caldeggiato invece fino ai primi d’agosto.
Una cartellina di “ragionate argomentazioni” spiegherà. Ma non ci vuole molto a capire che la retromarcia del Luce, pure consigliata da budget ridotti e difficoltà varie, deriva in buona misura dall’editto Bondi. La bella notizia è che “Il sol dell’avvenire” si vedrà comunque. Ai primi di novembre, dopo l’anteprima del 23 ottobre al cinema Aquila nel quadro del Festival di Roma, uscirà in una decina di copie distribuito dalla piccola casa Iguana; a gennaio-febbraio sarà in libreria con il marchio Chiarelettere.
Giovanni Fasanella con Giovanni Pellegrino
© Foto U.Pizzi
Più sconfortante il caso di “Miccia corta”. Il 19 scorso i rappresentanti di tre associazioni (Aiviter, Memoria, Unione familiari vittime per stragi) sono stati ascoltati al ministero, insieme a Maria Teresa Furlan, figlia del pensionato che morì nell’assalto al carcere di Rovigo del 3 gennaio 1982. Com’era facile prevedere, sono fioccate critiche e perplessità attorno al film, che pure porta la firma di Renato De Maria, è stato scritto da Sandro Petraglia insieme a Ivan Cotroneo e sfodera Riccardo Scamarcio e Giovanna Mezzogiorno nei ruoli dei terroristi Segio e Susanna Ronconi.
Lunedì prossimo la commissione ministeriale è chiamata a decidere se finanziare o no, per circa 1 milione e 700 mila euro, “Miccia corta”. Tutto lascia prevedere che sarà un altro no. Niente “interesse culturale nazionale”: e non per motivi artistici o di impianto produttivo. Perciò bene ha fatto l’Associazione familiari caduti strage di piazza della Loggia a sottrarsi alle “audizioni” ministeriali. Spiegando che “a noi, come ad ogni cittadino, resta il diritto di giudicare un film non in rapporto ai finanziamenti ricevuti - pubblici o no - ma nei suoi contenuti, ed è a questo principio che vogliamo attenerci”. Bondi prenda nota e rifletta.
Dagospia 26 Settembre 2008
Michele Anselmi per “il Riformista”
Sandro Bondi
© Foto U.Pizzi
Sono due storie diverse, ma legate da un filo rosso (azzurro?): Sandro Bondi. Da quando, il 7 agosto, il ministro ha cominciato a impartire scomuniche politiche e distribuire patenti estetiche tutto s’è fatto più difficile per chi voglia, in buona fede e senza ambiguità, raccontare al cinema cos’è stato il terrorismo di sinistra. Prima l’attacco al documentario di Gianfranco Pannone e Giovanni Fasanella “Il sol dell’avvenire”, accusato addirittura di “offendere la memoria delle vittime del terrorismo”.
Poi la proposta di istituire un comitato etico per stabilire “la necessità, l’opportunità” di finanziare film su “quei temi”. Infine, scartato il comitato di “saggi”, l’idea vincolante di ascoltare le associazioni delle vittime prima di dare via libera a un progetto. Subito ne ha fatto le spese “Miccia corta”, dal libro di Sergio Segio.
Le ultime notizie non sono incoraggianti. Così, mentre l’Agis accusa il governo di voler far precipitare nel 2009 il Fondo unico per lo spettacolo al suo minimo storico (solo 308 milioni di euro), il ministro Bondi, sempre più isolato nonostante i peana a “Gomorra”, sta condizionando fortemente ogni decisione in materia di cinema e terrorismo. Proprio ieri il cda dell’Istituto Luce, nelle persone di Luciano Sovena, Pasquale Squitieri e Massimo Biasiotti, ha messo a punto il no definitivo all’ipotesi di distribuire “Il sol dell’avvenire”, caldeggiato invece fino ai primi d’agosto.
Una cartellina di “ragionate argomentazioni” spiegherà. Ma non ci vuole molto a capire che la retromarcia del Luce, pure consigliata da budget ridotti e difficoltà varie, deriva in buona misura dall’editto Bondi. La bella notizia è che “Il sol dell’avvenire” si vedrà comunque. Ai primi di novembre, dopo l’anteprima del 23 ottobre al cinema Aquila nel quadro del Festival di Roma, uscirà in una decina di copie distribuito dalla piccola casa Iguana; a gennaio-febbraio sarà in libreria con il marchio Chiarelettere.
Giovanni Fasanella con Giovanni Pellegrino
© Foto U.Pizzi
Più sconfortante il caso di “Miccia corta”. Il 19 scorso i rappresentanti di tre associazioni (Aiviter, Memoria, Unione familiari vittime per stragi) sono stati ascoltati al ministero, insieme a Maria Teresa Furlan, figlia del pensionato che morì nell’assalto al carcere di Rovigo del 3 gennaio 1982. Com’era facile prevedere, sono fioccate critiche e perplessità attorno al film, che pure porta la firma di Renato De Maria, è stato scritto da Sandro Petraglia insieme a Ivan Cotroneo e sfodera Riccardo Scamarcio e Giovanna Mezzogiorno nei ruoli dei terroristi Segio e Susanna Ronconi.
Lunedì prossimo la commissione ministeriale è chiamata a decidere se finanziare o no, per circa 1 milione e 700 mila euro, “Miccia corta”. Tutto lascia prevedere che sarà un altro no. Niente “interesse culturale nazionale”: e non per motivi artistici o di impianto produttivo. Perciò bene ha fatto l’Associazione familiari caduti strage di piazza della Loggia a sottrarsi alle “audizioni” ministeriali. Spiegando che “a noi, come ad ogni cittadino, resta il diritto di giudicare un film non in rapporto ai finanziamenti ricevuti - pubblici o no - ma nei suoi contenuti, ed è a questo principio che vogliamo attenerci”. Bondi prenda nota e rifletta.
Dagospia 26 Settembre 2008