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se cortesementi rileggi il mio post 90 credo tu possa trovare una risposta anche a questo. I fondi hanno costo generali che , se solo obbligazionari, finiscono col rendere meno dei titoli di stato , se a rischio non mi sembra possano essere sostitutivi dell'INPS. Altro discorso per i costi impropri dell'INPS, ma la confindustria non si è mai impegnata particolarmente in questo senso, preferisce i fondi integrativi, autentici ladrocini






Certo che no (se rileggi il n. 90 vedi come mi dichiaravo d'accordo con te contro tali costi ). Il punto è che rientrano in un modo di gestire la cosa pubblica in cui anche le aziende sono, almeno per quelle con maggiori contati politici, parte in causa. Trasferirli dagli stipendi alla collettività nel suo insieme significherebbe togliere alle aziende un costo di cento per ricaricarle, a livello di imposte, di una percentuale ben inferiore. L'attuale sistema previdenziale è una sorta di solidarietà forzata tra lavoratori ( se io singolo chiedo una assicurazione sulla vita pago meno di uno che a pari età chiede che la stessa preveda riversibilità per la moglie) a cui le aziende devolvono una parte dei salari. Ma per far saltare questo meccanismo occorre una volontà politica che solo in poche forze laiche si può trovare. E quando confindustria interviene sulla politica combina anch'essa guai con la stessa probabilità di tutti gli altri e quasi mai ne paga le conseguenze.
Non si tratta di togliere la previdenza all'INPS che, nonostante tutto, ha grandi economie di scala; ma si tratta di fargli fare bene ed a costi controllabili ciò che le aziende private fanno a costi più elevati e con minori sicurezze per i lavoratori.




saranno precari sul lavoro,ma non certamente nella vita; infatti , se anche vengono licenziati, i cittaidn dei paesi da lei citati e di tanti altri paesi, pososno contare su sussdidi di disoccupazione, sussidi per pagare glia ffitti, case pubbliche ad affitti calmierati, altri sussidi di ogni tipo ; è questo quello che conta e che annulla gli effetti della precarietà sul lavoro; la mancanza di questi elementi, cosa che abbiamoin italia, rappresenta la vera precarietà;
e ancora, dal momneto che esisotno tali sussidi che proteggono il lavoratore nel caso che perda il posto di lavoro , nel caso che venga licenziato da un datore di lavoro, illavoratore non è più nelle mani del datore di lavoro e ild atore di lavoro , a questo punto , se licenzia il lavoratore, si danneggia e basta , inquanto poi sarà costretto ad assumere altri lavoratori chenon hanno di certo paura di lui e delle sue minacce di licenziamento , in
quanto anche se senza lavoro, possono campare lo stesso; detto in parole ancora più semplici, se il datore dilavoro in italia non può licenziare, nei paesi da lei citati e in tutti quelli in cui esistono i sussidi che ho riportato, la possiblità di licenziare non vale nulla in quanto non è in grado di spaventare nessun lavoratore ed è svuotata del suo potere ; pertanto, non può essere riportata come la causa di nulla e non può avere nessun merito;
un datore dilavoro di tlai paesi che pensasse di spronare e spingere i lavoratori a produrre di più , più velocemente , anon fare troppo gfli scansafatche,minaccinado il licenziamento, nnon otterrebbe nulla dai lavoratori , la massimo una risata di compatimento ; illicenziamento infatti in presenza di consistenti ammortizzatori sociali- sussidi , non ha nessun potere , non vale un tubo; lo capisce questo? se io fossi un cittaidno danese e il mio datorei dilavoro mi venisse a dire che secondo lui stò lavorando poco e sono scansafatiche e che se non mi dò da fare mi licenzia, non mi spaventerebbe di certo e probabilmente, otterrebbe anche una reazione aggressiva da parte mia ;di certonon mi metterei a lavorare id più per il timore del licenziamento; ci arriva a capire tutto questo? guardi che le cose stanno proprio così; se lei pensa che un lavoratore daneseo inglese lavori di più di un italiano,le assicuro che è sicuramente completamente fuori strada, di tantissimo


è fuori strada completamente anche qui; potrà generare nuova inflazione alla quale però non corrisponde la equivalente perdita di potere d'acquisto; il problema rimane sempre di trovare quale era la causa originaria dell'aumento dei prezzi iniziale;la scalamobile potrà anche spingere i prezziad aumentare, ma non causerà una diminuzione del potere d'acquisto; le ricordo che il probelma della gente non è l'aumento dei prezzi, ma è la perdita di potere d'acquisto; si parla sempre di inflazione, ma si dovrebbe parlare invece di potere d'acquisto ; è la solita truffa dei soliti furbastri




anche oggi la impreparata emma ha sostenuto che la scala mobile sarebbe un disastro incredibile; evidentemente questa non sà neanche fare i conti;questa non ha ancora capito la differenza tra inflazione e potere d'acquisto;se aumentano i prezzi, e aumentano di pari passo o anche di più i salari, non c'è perdita di potere d'acquisto e non c'ènessun disastro se non nella testa di emma e di quelli come lei