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Discussione: Gramsci suicida

  1. #11
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    Citazione Originariamente Scritto da dadodidi Visualizza Messaggio
    Ho parlato di "ultimo" Gramsci.
    Togliatti e Gramsci litigarono proprio sulle critiche allo stalinismo di quest'ultimo.
    Ai tempi del Carcere Gramsci era considerato da molti Compagni del Partito, più o meno, un traditore.
    Non ho alcun interesse a convincervi, quindi se volete potete cercarvi da soli le risposte ai vostri dubbi sull'ultima fase della vita e della teoria gramsciana, a partire dalle Lettere e dai Quaderni.
    Per risparmiare tempo, un breve saggio, non proprio socialdemocratico nè accusabile di revisionismo anticomunista, è "Gramsci e la rivoluzione italiana", scritto dai compagni di Falce e martello ed ordinabile presso marxismo.net.
    L'opera teorica di un uomo, e le sue evoluzioni nel tempo, è un po' più "complessa" di uno slogan duro e puro.
    Litigarono? litigano 2 bambini, 2 dirigenti politici possono non trovarsi d'accordo.

    Quanto dici è palesemente falso, immagino che ti riferirai alla lettera di Gramsci al Partito sovietico (in cui Gramsci prendeva le parti di Stalin, invitando tuttavia la maggioranza a non "stravincere"), la lettera comunque è precedente all'arresto, quindi neppure ascrivibile al mito dell'ultimo Gramsci socialdemocratico, antistalinista e precursore del PDS.

  2. #12
    Nessun vincitore crede al caso
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    Citazione Originariamente Scritto da dadodidi Visualizza Messaggio
    Per risparmiare tempo, un breve saggio, non proprio socialdemocratico nè accusabile di revisionismo anticomunista, è "Gramsci e la rivoluzione italiana", scritto dai compagni di Falce e martello ed ordinabile presso marxismo.net

  3. #13
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    Citazione Originariamente Scritto da Niccolò Visualizza Messaggio
    secondo te perchè mi sono censurato?

    tempo fa ad un dibattito pubblico ho assistito allo scontro tra due giovani, ma già entrambi in cpn, su gramsci; se una delle due parti ha modificato la storia per far tornare bello davidovic è logico che poi uno ci cava i saggi più carini; con la finzione e la falsificazione si scrive quel che si vuole.

  4. #14
    Nessun vincitore crede al caso
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    Citazione Originariamente Scritto da Lavrentij Visualizza Messaggio
    secondo te perchè mi sono censurato?

    tempo fa ad un dibattito pubblico ho assistito allo scontro tra due giovani, ma già entrambi in cpn, su gramsci; se una delle due parti ha modificato la storia per far tornare bello davidovic è logico che poi uno ci cava i saggi più carini; con la finzione e la falsificazione si scrive quel che si vuole.
    Anche io ho evitato accuratamente questo thread fino a che non ho visto che si cita un articolo di FalceMartello su Gramsci... (quello che scrissero per i 70 della sua morte era INDECENTE).

    E comunque mi contengo e non dico altro.

  5. #15
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    Bugie comuniste e gli Zorro della storia

    di Angelo d'Orsi su Il Manifesto del 05/10/2008

    Su Antonio Gramsci di solito gli scoop (pretesi) li fa il Corriere della Sera; questa volta è stato bruciato dal grande concorrente milanese, il Sole 24 ore guidato peraltro dall'ex direttore di Via Solferino, Ferruccio De Bortoli. Autore della nuova importante acquisizione storiografica è un ex comunista, Piero Melograni. Dopo l'esperienza, evidentemente poco esaltante, politico-parlamentare sotto le insegne di Forza Italia, si è impegnato nella produzione di libri e articoli di chiacchiericcio pseudostorico, con un chiodo fisso, quello dell'ex: la denigrazione della sua parte. Ossia il comunismo, in genere, il Pci in specie. Il «fondatore del Partito», Antonio Gramsci, da sempre è un oscuro oggetto del desiderio: in tanti hanno provato a possederlo, adattandolo alle loro strategie, più o meno nobilmente politiche, più o meno bassamente clientelari; e si presta magnificamente, nella triangolazione con Stalin e Togliatti, a essere usato come arnese per togliere il coperchio al pozzo nero delle nefandezze comuniste. Di solito, però, gli scoop si fondano su documenti, magari male interpretati, magari decontestualizzati, magari manipolati (chi non ricorda il caso Andreucci e la lettera di Togliatti da Mosca?).
    Ma il Melograni sull'ultimo domenicale del Sole ritiene di poter prescindere dalle fonti. Che sarà mai un documento? Quello che conta è esprimere un giudizio, dire un'opinione, sentenziare. Ed ecco lo storico farsi «rovescista», e imbastire, non solo senza documenti (ce lo aspettiamo, questo), ma senza uno straccio di argomento, il suo filo riparatore della storia.
    «Ritengo che la morte di Antonio Gramsci sia avvenuta nel 1937, perché ucciso dai sovietici o per suicidio». Questo lo scoop. Non ci sono documenti, pietosi «argomenti»; non un filo di ragionamento accettabile sul piano della logica. Ma c'è la notizia che, come insegnano i «grandi direttori» di quotidiani, può prescindere assolutamente dal fatto. E qui il fatto manca, mentre la notizia, sebbene passata sotto silenzio, invece c'è. Ed è doppia: il lettore scelga la soluzione del giallo che più gli aggrada. Preferisce la A), per palati forti: un picconatore nascosto in uno sgabuzzino della clinica Quisisana (dove Antonio Gramsci spirò nella notte del 27 aprile 1937) colpisce Nino alla testa, fingendo poi trattarsi di «commozione cerebrale» ovvero introduce, stile assassinio di Pisciotta o Gelli, arsenico nel caffè...; oppure, soluzione B) per signore e stomaci delicati: il povero Nino quando riceve il decreto di libertà, temendo, chissà, che i paparazzi non si sarebbero occupati di lui, e che il suo destino era... «l'Isola dei famosi», beve la cicuta, come Socrate, che così volle sottrarsi alle angherie della moglie Santippe (prossimo scoop di Melograni; lo avvertiamo che ci pensò già Panzini).
    Ma le motivazioni? Facili. Omicidio ordinato da Stalin: «Gramsci non voleva tornare in Russia perché lì sarebbe stato processato e condannato a morte ... Meglio la più tranquilla Sardegna di Mussolini: un affronto che il tiranno sovietico non poteva tollerare». Elementare, Watson.
    Più in difficoltà sulle motivazioni del suicidio, il nostro studioso; ma si sa che ognuno di noi ha una buona ragione per morire. E Gramsci ne aveva più d'una: il Partito, la moglie, il fascismo, Stalin...Il romanziere Melograni ci lascia il beneficio del dubbio: condensato in un articolo di giornale, è un esempio perfetto di «opera aperta». Il lettore è invitato a scegliere il finale e, scendendo nel dettaglio, precisare come fu ucciso Gramsci o si uccise, e nel secondo caso, inventarsi una ragione vagamente plausibile. Quella che più lo convince.
    Che fonti orali e scritte, e gli studi, ci mostrino tutt'altro quadro, interessa poco l'ex storico che ora racconta storie. Del resto perché stupirsi? Melograni ha al suo attivo un libello intitolato «Le bugie della Storia», campionario di scoop di questo livello (vi si scopre ad esempio che la Luxemburg fu fatta assassinare da Lenin), con un filo sotteso: la maledetta «egemonia» dei comunisti, che hanno prima compiuto crimini e poi hanno assoldato storici bugiardi. Meno male che ci sono gli Zorro della Storiografia a ristabilire la verità.

    http://www.esserecomunisti.it/index....Articolo=26008

  6. #16
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    Interessantissimo, per lo studio della strategia della metamorfosi di Gramsci, era un articolo pubblicato su Il domenicale (di Dell'Utri - CL), dove chiaramente si diceva che doveva esserere tolto il monopolio di Gramsci e Pasolini alla Sinistra.
    Il domenicale di Dell'Utri va letto attentamente perchè preannuncia le strategie in campo culturale del centro-destra cattolico italiano, quello che alla fine davvero conta e modifica l'antropologia italiana (mentre Il foglio di Ferrara preannuncia solo le strategie ristrette della cricca del centro-destra più dannunziano-interventista, alla Guzzanti).

    Cmq sia, la mia posizione è quella che la "verità", ove vi siano margini di dubbio o odor di "oscurantismo di partito", va da noi svelata, prima che siano altri ad utilizzarla contro di noi.

  7. #17
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    non si capisce su cosa si basi melograni
    per affermare quello che afferma

  8. #18
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    Citazione Originariamente Scritto da dadodidi Visualizza Messaggio
    Cmq sia, la mia posizione è quella che la "verità", ove vi siano margini di dubbio o odor di "oscurantismo di partito", va da noi svelata, prima che siano altri ad utilizzarla contro di noi.
    Oscurantismo di che? ci sono documenti e scritti che attestano le posizioni di Gramsci, le ipotesi stanno a zero, i fatti hanno la testa dura.
    Il problema fondamentale è che la verità non interessa, interessano gli utilizzi che Gramsci può averee quindi partono le mistificazioni, ai dirigenti del movimento operaio di solito si imputano svariati miliardi di morti, quando questo non è possibile (come per gramsci) allora si deve dimostrare che in fondo in fondo, a guardar bene poi così comunista non era...

  9. #19
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    Ove vi sia.

  10. #20
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    Dopo il Gramsci pecorella smarrita tornato all'ovile della chiesa, Riapro anche il fronte Gramsci perseguitato dagli stalinisti crudeli. In questi giorni infatti è uscito un libro del nipote di Gramsci che smentisce queste panzanate, ovviamente nell'indifferenza generale.



    GRAMSCI IN CARCERE E IL PARTITO: FINALMENTE LA VERITA’ martedì 18 novembre 2008 Una valanga di menzogne è stata riversata, negli ultimi anni, sull’opinione pubblica italiana a proposito dei rapporti di Antonio Gramsci con il Partito Comunista Italiano, di cui era segretario, e con il Partito Comunista dell’Unione Sovietica, nel periodo della sua lunga detenzione, ma anche prima, nella fase dell’arresto. E’ passata in secondo piano la verità storica: fu il fascismo ad incarcerarlo, per impedirgli di pensare e di agire politicamente; Mussolini in persona fece fallire i vari tentativi di liberazione compiuti dai comunisti italiani e dal governo sovietico; il regime fascista fece di tutto per rendere impossibile la vita in carcere al grande intellettuale sardo, attraverso continue provocazioni e una guerra psicologica che lo stremò e ne accelerò la morte. Si è detto, invece, che furono i suoi stessi compagni a farlo arrestare per impedirgli di partecipare alla riunione clandestina del Comitato Centrale che doveva occuparsi della situazione esistente all’interno del partito bolscevico e, in particolare, dei rapporti tra Stalin e le minoranze interne. Si è detto, ancora, che lo stesso partito italiano, in combutta con quello sovietico, lo abbandonò in carcere al suo destino e che, tutto sommato, egli fu vittima di Mussolini, ma anche di Stalin (e di Togliatti), che voleva sbarazzarsi di lui a causa della sua “eterodossia”.
    Tutte queste menzogne vengono ora puntualmente smentite da una lettera di Tatiana Schucht, cognata di Gramsci, trovata dal nipote del fondatore del Partito Comunista Italiano e suo omonimo, Antonio Gramsci jr., tra le carte di famiglia. Nello stesso tempo viene pubblicato un volume dello stesso nipote, intitolato “La Russia di mio nonno”, che contribuisce anch’esso a sgombrare il campo dalle insinuazioni o dalle affermazioni apertamente menzognere che hanno offuscato l’immagine di Tatiana, di Togliatti, e di tanti altri dirigenti comunisti.
    La lettera di Tatiana, indirizzata ai familiari (in particolare alla sorella Giulia, moglie del segretario comunista), fu scritta pochi giorni dopo l’arresto di Gramsci, avvenuto nella notte tra l’8 e il 9 novembre 1926, ed è molto importante, perché contiene notizie inedite sulla vita del Nostro nei giorni immediatamente precedenti alla sua cattura e sulla reazione del partito. Questo documento ci consente, in primo luogo, di capire la vera ragione per cui, nonostante l’attentato di Zamboni a Mussolini ed il clima di insicurezza che esso determinava, Gramsci partì lo stesso da Roma, alla volta di Milano, per recarsi alla riunione clandestina del Comitato Centrale del partito, fissata per il 1° novembre nei pressi di Genova, ma non vi giunse. Il giorno dell’attentato al «duce», il 31 ottobre, era domenica e – scrive Tatiana – “i redattori dei giornali di opposizione già da qualche tempo erano stati esclusi dalla sala stampa” di Montecitorio. Gramsci, dunque, partì per Milano la sera del 31 perché non sapeva dell’attentato, avvenuto poche ore prima, “altrimenti non sarebbe certo partito”. Tatiana aggiunge che “all’arrivo a Milano, alla stazione gli fu comunicato [evidentemente dai questurini] che doveva o tornare a Roma o presentarsi alla questura”: I compagni che lo attendevano “lo fecero tornare a Roma”, ove, date le circostanze, “Antonio per otto giorni non è andato in nessun posto, pranzava e cenava da me”.
    La testimonianza diretta degli avvenimenti da parte di Tatiana demolisce le ricostruzioni fantasiose secondo le quali il rientro di Gramsci a Roma fu orchestrato dai compagni dell’Esecutivo per impedirgli di partecipare alla riunione della Valpolcevera, nel corso della quale si decise la posizione del PCI sulla lotta in corso fra la maggioranza raccolta intorno a Stalin e l’opposizione guidata da Trotski. I compagni avrebbero temuto un pronunciamento di Gramsci sgradito a Stalin e avrebbero essi stessi propiziato il suo arresto. Tutto questo castello di sabbia ora crolla. Gramsci non poté partecipare alla riunione del Comitato Centrale semplicemente perché arrestato, in quanto, non essendo a conoscenza, né lui né il partito, dell’attentato a Mussolini, non si mise in salvo.
    La lettera di Tatiana è, inoltre, importante in quanto permette di ricostruire l’azione del partito subito prima e subito dopo l’arresto del suo segretario. Tania scrive che Gramsci aveva preso tutta una serie di precauzioni: “Nel corso di tutta la settimana si era ripulito ed era riuscito a portar via le ultime cose prima dell’arresto”. Fra queste c’era il manoscritto dell’articolo sulla “Questione meridionale”, non ancora pubblicato, che Ruggero Grieco fece richiedere a Tania attraverso Camilla Ravera pochi giorni dopo l’arresto di Gramsci. Un salvataggio davvero provvidenziale. Dalla lettera si desume che le carte di cui Gramsci s’era “ripultito” furono portate all’ambasciata sovietica.
    Smentiscono la tesi sciagurata del disinteresse del partito italiano e di quello bolscevico per la sorte di Gramsci gli accenni alla possibilità ch’egli fosse liberato subito, grazie all’intervento del governo sovietico. Tania scrive che i compagni (tanto del PCI che dell’ambasciata sovietica) “si preoccupavano di tutto”. “Il partito si interessa di loro [di Gramsci e degli altri compagni arrestati ] e penserà a loro anche in seguito in senso materiale e in altri modi, sicché può darsi che vi vediate presto”. Dalla lettera si deduce che le iniziative volte ad ottenere la liberazione di Gramsci e l’espatrio a Mosca cominciarono subito dopo l’arresto. Com’è noto, nei giorni precedenti il suo arresto, Gramsci aveva programmato di recarsi a Mosca per partecipare ai lavori del VII Plenum dell’Internazionale comunista, convocato per il 22 novembre, e di ciò aveva avvertito la moglie. Il partito italiano, d’intesa col governo sovietico, aveva deciso che, dopo la partecipazione al Plenum, Gramsci rimanesse in Russia, visto che in Italia la situazione per lui era diventata pericolosa. Il fatto che Tania scriva ai familiari “può darsi che vi vediate presto” porta a concludere che il progetto di inviare Gramsci in Russia era confermato e che il governo sovietico si stava attivando per una rapida liberazione del grande intellettuale sardo. Così non fu per volontà deliberata di Mussolini.
    Ironia della sorte: è toccato a Giuseppe Vacca, uno dei fautori della tesi del “complotto staliniano” contro Gramsci, commentare la lettera di Tatiana sul quotidiano «L’Unità» (7 novembre 2008), smentendo egli stesso, seppur senza mai farvi cenno, le congetture oggetto dei suoi studi precedenti.
    Una ulteriore confutazione della tesi dell’abbandono di Gramsci carcerato da parte di PCI e PCUS viene dal libro già citato di Antonio Gramsci jr, “La Russia di mio nonno”. Il nipote del padre fondatore del comunismo italiano conferma che il nonno fu sostenuto sin dall’inizio della carcerazione. “Consistenti somme di denaro” vennero fatte pervenire a Tatiana perché provvedesse a tutte le esigenze, materiali ma anche di studio, del carcerato. Secondo Antonio Gramsci jr, si trattava di denaro “sovietico”. Egli conclude che in tal modo crolla “il mito di Antonio Gramsci, comunista non ortodosso, dimenticato e completamente abbandonato a se stesso dalle autorità sovietiche e dal Komintern”.
    Antonio Gramsci jr conferma che ci furono contrasti tra Togliatti e la famiglia Schucht per la gestione dell’ “eredità letteraria” del nonno, ma che essi furono appianati e che i “Quaderni del carcere” furono, alla fine, pubblicati da Togliatti, che ne garantì la massima divulgazione. Il nipote di Gramsci, a differenza di Giuseppe Vacca e di altri fautori del “complotto staliniano”, è rimasto comunista, in quanto membro del Partito Comunista della Federazione Russa. Venuto in Italia per presentare il suo libro, ha affermato, in un’intervista rilasciata a PdCITv, che il Partito dei Comunisti Italiani è il vero erede del Partito Comunista d’Italia fondato da suo nonno. Nessun riconoscimento poteva essere più lusinghiero.
    Antonio Catalfamo


    http://www.costituentecomunista.it/i...la-verita.html

 

 
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