da un articolo di Federico Punzi
«Nel mondo contemporaneo pensare insieme liberalismo e socialismo non costituisce più quell’ircocervo, quella sintesi impossibile di cui parlava Benedetto Croce»: è il contributo più prezioso offerto da Biagio De Giovanni a quell’idea di liberalsocialismo del terzo millennio che Pannella aveva non a caso individuato in una triade emblematicamente socialista (Fortuna-Blair-Zapatero), di un socialismo senza più illusioni socialdemocratiche che, gettati alle ortiche i vecchi dogmatismi statalisti e accettati i fondamentali principi del liberalismo, non fraintenda, come in passato, le proprie “ragioni”. L’uguaglianza, l’abolizione della miseria non si possono conseguire rendendo i cittadini sudditi dell’obolo assistenzialista, ma liberi tramite regole condivise e rispettate. Caduto il Muro di Berlino, finito il socialismo reale in Europa, anche la socialdemocrazia ha esaurito il suo compito storico. Per anni ha assicurato sviluppo e benessere alle società europee, ma i costi del suo modello di welfare sono incompatibili con la crescita economica e la corporativizzazione dello stato sociale ha messo in discussionelibertà individuali e conquiste fondamentali dello stato di diritto. Se nel secolo scorso il costruttivismo ha sequestrato la sinistra, casa naturale delle istanze di libertà, e le socialdemocrazie ne hanno occupato lo spazio politico nei parlamenti democratici, oggi si presenta un'occasione unica per ricondurre la cultura liberale nel suo alveo naturale: a sinistra rispetto a un polo conservatore. Innesto finora vissuto con successo solo dalla sinistra britannica. A liberali e socialisti però, nel non concedere spazio a rigurgiti statalisti e costruttivisti, sta l’onere della prova, altrimenti si ritorna all’aborto di chimera.





Non facciamo scappare Liberalix e Nagano, però...
