Risultati da 1 a 6 di 6
  1. #1
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    Predefinito Basta umiliare i Serbi!!!

    Comunicato del Coordinamento Progetto Eurasia sull'arresto di Radovan Karadzic

    Il "nuovo Hitler" avrà finalmente la condanna che si merita: così hanno esultato i media atlantisti all’indomani della cattura dell’ex presidente della Repubblica Serba di Bosnia, Radovan Karadzic.
    Ancora una volta, dopo l’arresto di Slobodan Milosevic e la consegna volontaria di Vojislav Seselj, il Tribunale Penale Internazionale, propagandistica istituzione illegittima del potere mondialista, ha ottenuto il risultato di colpire al cuore la Serbia patriottica e anti-americana, che nell’arco di tutti gli anni ’90 ha combattuto con orgoglio contro le decisioni degli apparati atlantici, che miravano a destabilizzare i Balcani in modo da indebolire l’influenza della Russia nella regione.

    Per raggiungere i suoi obiettivi l’internazionale del terrore americana si è servita dei politicanti servili del "fronte europeista", che dopo trattative a dir poco truffaldine, è riuscito a formare un governo liberaldemocratico filo-atlantico, che otterrà il contentino dell’adesione all’Unione Europea in cambio della consegna del Patriota Karadzic. L'arresto di Karadziz si configura, inoltre, come una manovra contro la sovranità della Republika Srpska, decisa più che mai a mantenere le prerogative ottenute con il trattato di Dayton, specie dopo il fallimento finanziario dela Federazione croato-musulmana.

    Radovan Karadzic dovrà ora difendersi davanti a un tribunale che ha già sputato la sua falsa sentenza, basandosi su fatti dimostrati come falsi, a cominciare dal presunto massacro di Srebrenica, definito "il più grave crimine commesso dopo la shoa", già smentito dallo Srebrenica Research Group, un gruppo di esperti anglosassoni (AA.VV., Il Dossier nascosto del "genocidio" di Srebrenica, ed.Città del Sole, 2007). Per evitare problemi i giornalisti di sistema hanno già cominciato a parlare degli immancabili "campi di concentramento" , la cui importanza, come ammesso dallo stesso Izetbegovic fu ingigantita per fornire un pretesto ai bombardamenti della NATO sui Serbi di Bosnia.

    Il Coordinamento Progetto Eurasia si schiera accanto ai Patrioti, vera anima della Serbia, e denuncia l’ennesima ipocrisia della cosiddetta "giustizia internazionale" (perchè processare Karadzic e non D'Alema o Clinton, responsabili di bombardamenti sulla popolazione civile?), soprattutto in seguito alle assoluzioni farsa del bosniaco Nasser Oric e del kosovaro Haradinaj, rei confessi dell'uccisione di numerosi civili serbi.


    Coordinamento Progetto Eurasia
    www.cpeurasia.org

  2. #2
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    Predefinito

    Povera Serbia sola contro il mondo intero sola contro i potenti sola contro gli interessi dei grandi.
    Per la Serbia ora e sempre resistenza!

  3. #3
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    W Karadzic primo difensore della necessità di ritorno della monarchia in Serbia.
    W IL RE!

  4. #4
    Monarchico da sempre !
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    Predefinito 60 - Kossovo 9 anni dopo !

    “KOSOVO NOVE ANNI DOPO”.
    Un anno di lavoro tra preparazione, sopralluoghi, riprese e montaggio, cinque paesi attraversati – Kosovo, Macedonia, Serbia, Turchia e Afghanistan - e 3 ore di reportage che andranno in onda il 19 e il 26 settembre in prima serata su Raitre.

    Raitre presenta in anteprima al Prix Italia 2008 la prima puntata dal titolo: “KOSOVO NOVE ANNI DOPO”.

    Iacona ricostruisce minuziosamente la terribile pulizia etnica di cui sono stati vittime i kosovari di etnia serba. Dal 1999, da quando la NATO ha vinto la guerra contro la Serbia e insieme alle Nazioni Unite ha preso il controllo del Kosovo, 250.000 serbi sono stati cacciati dal Kosovo solo per ragioni di odio etnico, solo perchè serbi. Le loro case sono state bruciate, le loro terre sono state devastate, le loro chiese sono state distrutte, anche le più antiche e preziose, quelle del 1300, i loro cimiteri sono stati profanati a colpi di pala e di piccone, interi quartieri sono stati messi a fuoco solo per impedire ai serbi che vivevano lì da centinaia di anni di poterci ritornare. Nonostante la presenza della Nato gruppi armati di kosovari di etnia albanese hanno messo in atto una delle più sistematiche e feroci pulizie etniche che l’Europa ha vissuto dopo la seconda guerra mondiale, distruggendo così l’idea stessa di un paese multietnico che pure era stata all’origine della campagna militare della NATO contro la Serbia. Ma c’e’ di più: in questi nove anni il Kosovo e’ diventato la porta principale di ingresso della droga nel nostro Paese e in tutta Europa; e, sempre nonostante la presenza della Nato e delle Nazioni Unite il Kosovo si e’ trasformato in una piccola Colombia, un Narcostato nel cuore dell’Europa. I numeri sono impressionanti: l’80 per cento di tutta la droga prodotta in Afghanistan per entrare in Europa passa dalle valli e dalle montagne del Kosovo “liberato”. Le enormi ricchezze accumulate con il traffico della droga hanno reso potenti all’estero e in patria i clan mafiosi kosovaro albanesi, capaci di inquinare in profondità i partiti che oggi guidano il Kosovo, gettando così un enorme punto interrogativo sulla natura democratica del nuovo Stato nato il 17 febbraio di quest’anno con un atto unilaterale. Ma le strade aperte della droga e delle armi che la Nato non e’ riuscita in questi nove anni di protettorato a chiudere, sono anche quelle da cui passa il terrorismo internazionale di matrice islamica.

    http://www.ufficiostampa.rai.it/UFFI...ONDIMENTO=4401

  5. #5
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    Predefinito

    Restando in tema bellico !!!!

    TORNADO AFGANI

    di Gianandrea Gaiani

    Saranno operativi probabilmente entro ottobre in Afghanistan i 4 bombardieri Tornado del 6° Stormo di Ghedi che il governo italiano ha messo a disposizione di ISAF con una decisione resa nota dal ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che per la prima volta consente di schierare in Afghanistan i jet dell’Aeronautica Militare dopo che la partecipazione alle operazioni aeree alleate dei Tornado era stata annullata nel 2002 e quella degli AMX nel 2006.
    “Abbiamo deciso di inviare in Afghanistan quattro Tornado così come ci è stato ripetutamente richiesto dagli organismi internazionali e dai Paesi alleati” ha annunciato il ministro che già in giugno aveva anticipato il possibile invio dei Tornado che ragioni finanziarie sembravano aver annullato. Il ministro ha confermato inoltre la natura della missione dei jet, che saranno impiegati in compiti di ricognizione video-fotografica e intelligence ma non per condurre attacchi e bombardamenti: in pratica gli stessi “caveat” posti da Berlino ai 6 Tornado dell’aeronautica tedesca schierati sulla base afgana di Mazar-i-Sharif.
    Sul piano politico può essere comprensibile la ritrosia a impiegare velivoli da attacco in un conflitto nel quale il rischio di provocare “danni collaterali” è all’ordine del giorno ma sul piano militare le limitazioni poste all’impiego dei Tornado impediranno di fornire supporto di fuoco alle truppe a terra. “Caveat” paradossali specie oggi che in tutto l’Afghanistan si assiste a una recrudescenza degli attacchi talebani aumentati del 65 per cento rispetto all’anno scorso. Mentre il prossimo comandante del Central Command (quel David Petraeus reduce da una brillante vittoria in Iraq) e la NATO chiedono a gran voce truppe e mezzi per condurre una campagna invernale contro i talebani e mentre il comandante alleato a Kabul, generale David McKiernan, annuncia l’allargamento delle operazioni contro i narcos che aiutano i jihadisti, non sembra avere molto senso inviare bombardieri Tornado vietandone l’impiego per bombardare i talebani. Gli equipaggi italiani potranno solo “fotografare” il nemico, lasciando ad altre forze aeree alleate il compito di ucciderlo. Le stesse limitazioni poste nel 2002 agli Harrier della Marina imbarcati sulla portaerei Garibaldi: anche in quell’occasione i nostri velivoli si limitarono a “illuminare” i bersagli talebani con i puntatori laser lasciando agli americani e ai francesi il compito di sganciare bombe e missili.
    I Tornado italiani forniranno un supporto di sorveglianza del territorio, intelligence e acquisizione degli obiettivi a favore di tutte le forze alleate impiegando anche il nuovo pod da ricognizione Rafael Reccelite. Un eccellente strumento il cui imbarco sul Tornado non impedisce di caricare bombe o missili aria-terra necessari in un teatro operativo che solo il linguaggio politically correct impedisce di definire "di guerra" e dove lo stesso ministro La Russa ha dichiarato che "i nostri soldati combattono" . La base che ospiterà i jet italiani non è stata ancora annunciata ma il generale Daniele Tei, Capo di stato maggiore dell'Aeronautica militare, ha dichiarato che “Herat potrebbe essere una località adatta visto che lì sono presenti già assetti italiani”. Nel capoluogo dell'Afghanistan occidentale sono infatti schierate la gran parte delle forze del contingente italiano, tutta la componente aerea dell’Esercito (3 CH 47 da trasporto e 6 Mangusta da attacco) e dell’Aeronautica (2 cargo C-27J, 3 elicotteri AB 212 e 3 velivoli teleguidati da sorveglianza Predator). La base di Herat, con una pista di 2.500 metri completamente rifatta in agosto, consente poi ai jet di intervenire in tempi rapidi nelle aree più critiche delle regioni occidentale, meridionale e settentrionale dell’Afghanistan. La missione dovrebbe durare almeno un anno avvicendando i velivoli e costerà per i primi tre mesi 12,3 milioni di euro già stanziati.
    In Afghanistan operano attualmente un centinaio di jet americani più una trentina forniti da britannici, francesi, olandesi e altri alleati che però, esclusi i tedeschi, li impiegano anche in compiti di bombardamento delle milizie talebane. Con l’arrivo degli italiani un terzo dei jet da combattimento non statunitensi schierati in Afghanistan non sarà disponibile per colpire i talebani ma solo per individuarli.
    L’invio di Tornado “disarmati” ha poi un aspetto ancor più paradossale se si tiene conto che negli ultimi mesi molte colonne e postazioni italiane nell’Afghanistan Occidentale hanno subito attacchi talebani per contrastare i quali sono stati necessari raids condotti dai jet americani e alleati.
    E’ accettabile che proprio i nostri aerei non possano fornire supporto di fuoco al contingente italiano o agli alleati? A meno che, una volta schierati i jet in Afghanistan, Roma non decida di rimuovere questo “caveat “ .

    http://cca.analisidifesa.it/it/magaz...05023515_0.jsp

    Ridere sulla pelle dei nostri soldati impiegati in un teatro così difficile e pericoloso non è mia intenzione. A loro il mio rispetto sicuramente.
    Ceto non si può tacere oltre l’imbarazzo di vedere ciò che si vuol nascondere.
    Un contingente nato per una missione di pace, via via si è rinforzato di blindo Centauro, artiglieria corazzata, Elicotteri d’attacco ed ora anche di Tornado, costosi aerei d’interdizione al suolo, non sta più in piedi.

    Sappiamo inoltre che il comando generale alleato ha chiaramente annunciato che la “guerra” si sta perdendo (I talebani sono al contrattacco in tutti i settori).
    Inoltre ricordiamo che la produzione di Oppio è aumentata dall’inizio delle operazioni del 65 % !
    Mi chiedo, e vi chiedo, quanti soldi dovremo ancora spendere per riconoscere d’aver fatto un buco nell’acqua ?

    E visto che questi aerei serviranno alla ricognizione, speriamo servano ad individuare le piantagioni di oppio… pare che per coltivare l’oppio, gli afgani, abbiamo bisogno di seminare grosse estensioni che necessitano di SOLE e ACQUA per crescere… con un poco di fortuna, dovremo farcela !

    Saluti

  6. #6
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    giu' le mani dal Kosovo, Kosovo serbo!

 

 

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