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Discussione: Bersani a Matrix..

  1. #31
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    Siamo d'accordo, ma qui non si scherza più, qusete scaramuccie teniamocele per l'eventuale dopo.

    Prendere atto TUTTI, una buona volta della situazione, ormai serve a poco anche averla prevista, anche se fa piacere che ci sia Tremonti e non altri sul trespolo.

    Contromosse : oggi il supervertice

    E Tremonti «chiama» Bankitalia Confindustria e Mediobanca

    Parteciperanno Marcegaglia, Faissola (Abi) e Geronzi

    ROMA —«Bisogna prepararsi alla fase due». È l’impatto della crisi finanziaria sull’economia reale a preoccupare Tremonti, ed è per «tentare di evitare il cortocircuito» tra sistema creditizio e imprese — dagli effetti devastanti per il Paese— che il ministro dell’Economia ha convocato d’urgenza per oggi un incontro a cui parteciperanno i vertici di Bankitalia, Abi, Confindustria e Mediobanca.
    È un autentico comitato di crisi, segno che «il peggio — come ripete spesso Tremonti in questi giorni—deve ancora arrivare». Per l’Italia «il peggio » non sarebbe legato al destino delle banche ma alle ripercussioni del crac internazionale sull’economia reale. Il governo finora aveva calcolato che gli effetti della crisi si sarebbero sentiti di qui a sei mesi, accompagnati da una crescita zero e da un aumento della disoccupazione.
    Ma la rapidità con cui lo tsunami finanziario si sta abbattendo sull’Europa, ha indotto l’esecutivo a modificare le previsioni, che ora sono simili a quelle di autorevoli esponenti del Pd: il sistema creditizio è prossimo a bloccarsi, le aziende stanno entrando in asfissia finanziaria, i consumi sono in picchiata, «e in più c’è stata una flessione del 20% nella vendita di benzina», annota Enrico Letta: roba che non si vedeva dai tempi della crisi petrolifera degli anni Settanta. Ecco perché a Capri l’ad di Eni Scaroni aveva preannunciato «problemi per i cittadini». Ecco perché Tremonti ha convocato la riunione di oggi.
    All’appuntamento parteciperanno la presidente di Confindustria Marcegaglia, il presidente di Abi Faissola e il presidente di Mediobanca Geronzi. Per Bankitalia sarà presente il direttore generale Saccomanni, data l’assenza del Governatore Draghi, in volo verso Washington. Il «cortocircuito» banche- imprese è il nodo che potrebbe strangolare l’economia, è l’incubo che aveva già spinto Confindustria a organizzare per il 17 ottobre un summit a Milano con i principali banchieri italiani. Il punto è che nessuno sa prevedere quale sarà l’impatto del crac finanziario sul Paese. «L’unico dato certo—dice l’azzurro Cantoni, ex presidente di Bnl — è che questa crisi inciderà notevolmente sul Pil dei prossimi anni».
    Crescita zero. Ecco il dato che preoccupa Berlusconi, «ecco cosa si nasconde dietro i suoi continui appelli alla calma e all’ottimismo», spiega il leader del Pri Nucara. Il governo sta prendendo tempo, in attesa di spiegare la «verità» al Paese sui problemi futuri per l’economia reale. E c’è un motivo se il premier finora l’ha nascosto, se si è speso a difesa delle banche, se ha spiegato ai suoi che «Profumo va difeso»: una settimana fa, dopo la prima drammatica telefonata con Bush e dopo i primi segnali di crisi di Unicredit, Berlusconi ha temuto «il panico tra i piccoli risparmiatori e le file dei correntisti davanti alle banche. Il Paese non avrebbe retto».
    Ancora ieri, dopo nuovi contatti con Bush e Putin, ha detto che «tutti i leader devono lavorare per evitare il panico». Ma l’esito del «G4» e del colloquio con la Merkel, il veto dei tedeschi al «piano Sarkozy», non lo rendono sereno, questo ha confidato a Napolitano. «Il problema — spiega il democratico Enrico Letta — è che, senza una copertura europea, l’Italia non può permettersi un piano Paulson nazionale. Non ci sono i soldi per farlo». Il pericolo quindi è di non avere un airbag quando la crisi investirà il sistema domestico. Nemmeno l’airbag americano sembra adeguato, se è vero quanto racconta l’azzurro Valducci: «Giorni fa ho parlato con un rappresentante della City londinese, che mi ha detto: "Gli 850 miliardi di dollari stanziati dalla Casa Bianca sono peanuts"».
    L’Italia non ha nemmeno quelle «noccioline», e contro una «Europa divisa e incapace di un’azione comune» si è scagliato persino Casini: «Berlusconi aveva fatto bene ad appoggiare l’idea del fondo comune europeo. Purtroppo nell’Unione si assiste a cose incredibili: i tedeschi, dopo aver criticato l’Irlanda che si era mossa da sola, il giorno dopo hanno agito allo stesso modo».
    Il vertice convocato da Tremonti testimonia che la crisi sta per entrare nella «fase due». «Mi auguro — conclude Casini—che nel governo finisca il delirio di onnipotenza ma anche che Veltroni la smetta con questa inutile opposizione urlata». In effetti la strategia del leader del Pd non sembra pagare. Nei suoi sondaggi riservati c’è la risposta: dopo una settimana di attacchi al Cavaliere, il giudizio positivo degli italiani sul premier è cresciuto di un altro punto. Su Veltroni è sceso ancora di oltre un punto.
    Francesco Verderami
    http://www.corriere.it/politica/08_o...abc_print.html

    Veltroni verrà travolto dalle sue stronzate se non si sveglia, ma non c'è tempo neanche per mandarlo affanculo.

  2. #32
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    Palazzo Chigi l'esame del decreto legge
    Il governo e la crisi: in serata CdM straordinario per piano stabilità banche

    Il varo «a seguito della riunione Ecofin di lunedì e martedì e in coordinamento con altri governi europei»

    ROMA - Il governo stringe sulle misure per fronteggiare la crisi dei mercati. Alle 20 di oggi è convocato il Consiglio dei ministri a Palazzo Chigi per l'esame del decreto legge su «misure urgenti per garantire la stabilità delle banche e del risparmio».
    I PROVVEDIMENTI - «A seguito della riunione Ecofin di lunedì e martedì e in coordinamento con altri governi europei, il Consiglio dei ministri adotterà i provvedimenti necessari per garantire la stabilità delle banche e del risparmio» si legge in una nota della presidenza del Consiglio dei ministri.
    BERLUSCONI-TREMONTI - La decisione di convocare il CdM è stata presa dal premier Silvio Berlusconi in un incontro avuto stamane a palazzo Grazioli con il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Il faccia a faccia tra i due è terminato poco prima di mezzogiorno. Tremonti ha lasciato via del Plebiscito senza fare dichiarazioni. All'incontro, secondo l'Adnkronos, era presente anche il responsabile della Farnesina Franco Frattini.

    http://www.corriere.it/politica/08_o...abc_print.html


    altro che Alitalia, qui bisogna allacciarsi le cinture di sicurezza.

  3. #33
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    Il Governo si è accorto che non bastava il sorriso di Berlusconi in TV per far credere alla gente che non ci fosse il problema.. Alla buon'ora...

    Vediamo adesso cosa si inventa il comunista di Palazzo Chigi..

  4. #34
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    Citazione Originariamente Scritto da Saint-Just Visualizza Messaggio
    Il Governo si è accorto che non bastava il sorriso di Berlusconi in TV per far credere alla gente che non ci fosse il problema.. Alla buon'ora...

    Vediamo adesso cosa si inventa il comunista di Palazzo Chigi..
    ma perchè continui a postare stronzate di questo genere

    Casomai va preso atto della volontà dell'opposizione di assumersi la responsabilità e collaborare, dipietristi compresi.
    Il problema c'è e Tremonti predica nel deserto da 10 anni.
    Fuori le proposte, nel cesso la demagogia.

  5. #35
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    Citazione Originariamente Scritto da Gigione Visualizza Messaggio
    ma perchè continui a postare stronzate di questo genere

    Casomai va preso atto della volontà dell'opposizione di assumersi la responsabilità e collaborare, dipietristi compresi.
    Il problema c'è e Tremonti predica nel deserto da 10 anni.
    Fuori le proposte, nel cesso la demagogia.
    wait wait wait...cosa predica tremonti da dieci anni?forse predicava di fininre come negli usa.

    Dalla rivalutazione delle case redditi maggiori da spendere

    Repubblica — 16 luglio 2003 pagina 6 sezione: ECONOMIA
    ROMA - La casa che abitiamo, se di nostra proprietà, non può rimanere inerme, ma deve dare un reddito da spendere in consumi, in modo da far ripartire l' economia. è questa l' idea del ministro Giulio Tremonti, la grande novità del Dpef 2003. Come dovrebbe avvenire il miracolo? Secondo Tremonti, ci sono due strade. La prima è quella della rinegoziazione del mutuo ipotecario da parte delle giovani coppie, rinegoziazione che beneficerebbe della rivalutazione dell' immobile e della riduzione della rata conseguente alla diminuzione dei tassi: questa operazione sarebbe finalizzata all' apertura di «linee di credito al consumo direttamente garantite dal mutuo ipotecario» e a tassi nettamente inferiori (5-6 per cento) a quelli previsti oggi per il credito al consumo (oltre al 10 per cento). L' idea di Tremonti è particolarmente innovativa, al punto che - siccome oggi la concessione dei mutui è vincolata alla costruzione, all' acquisto o alla ristrutturazione della casa - comporterà un intervento di modifica della legge bancaria. La seconda strada, consigliata ai proprietari che si trovano «nella fase più avanzata del ciclo vitale», è quella della cessione a un fondo immobiliare o a un fondo pensione della nuda proprietà dell' immobile in cambio di una rendita. In entrambi i casi, le risorse «liberate» servirebbero dunque, nelle previsioni del ministro dell' Economia, ad aumentare i consumi (quest' anno la spesa delle famiglie aumenterà dell' 1,2 per cento, stima il governo nel Dpef, contro lo 0,4 dell' anno scorso) e ad allontanare lo spettro della stagnazione. Tremonti, insomma, è convinto che sia possibile «finanziare i consumi - si legge nel Dpef - convertendo in reddito una parte della ricchezza accumulata dalle famiglie attraverso la casa». Chi ha scritto il Dpef, infatti, ritiene che «gran parte della ricchezza delle famiglie è concentrata nel mercato immobiliare» e che «un sostegno ai consumi, fondamentale per il nostro Paese, potrebbe derivare dalla possibilità di convertire in reddito parte di tale ricchezza». A una prima lettura della bozza di Dpef, l' obiezione degli addetti ai lavori è la seguente: conviene rinegoziare un mutuo, operazione che sommando spese notarili e spese fiscali costa all' incirca mille euro, per fare fronte all' acquisto di un televisore o di una lavatrice? E non è chiaro, nel Dpef, se il governo provvederà perlomeno all' esenzione fiscale o se sarà consentito un credito d' imposta. Non solo: c' è un altro rischio. Come sottolinea il presidente della Confedilizia, l' associazione dei proprietari di casa, Corrado Sforza Fogliani, «il provvedimento è basato sul presupposto che il valore degli immobili non solo non crollerà, ma si consoliderà, e che i tassi continueranno a diminuire. Ma di questo non c' è alcuna certezza». Per Sforza Fogliani, l' iniziativa è «una tipica esercitazione di finanza creativa» e, nelle sue previsioni, «difficilmente questi meccanismi funzioneranno». Come dire che pochi tra i proprietari, giovani o anziani, seguiranno i «consigli» di Tremonti. Ironico l' ex ministro dell' Industria, Pierluigi Bersani, ds: «Con tutte le cartolarizzazioni di questi anni, Tremonti ha già dimostrato di essere capace di vendere casa per pagarsi la benzina, adesso vuole convincere le famiglie italiane a fare lo stesso. Finite le fatiche del governo, non gli mancherebbero certo le caratteristiche per fare il promotore finanziario porta a porta». - RICCARDO DE GENNARO
    http://ricerca.repubblica.it/repubbl...ggiori-da.html

    Così negli Usa hanno creato una liquidità di 150 miliardi

    Repubblica — 16 luglio 2003 pagina 6 sezione: ECONOMIA
    ROMA - Una grande spinta ai consumi, ma anche un' impennata del debito delle famiglie, che potrebbe a lungo termine presentare un conto amaro. Queste le conclusioni di uno studio della Banca dei regolamenti internazionali che ha esaminato l' esperienza americana di farsi rifinanziare il mutuo sulla propria casa per approfittare della crescita dei valori immobiliari e avere più fondi liquidi a disposizione. Solo nel 2001, che è stato però un anno di vero e proprio boom, è stata creata liquidità per 150 miliardi di dollari, secondo stime riportate dalla Bri. La metà sarebbe stata utilizzata per spese correnti in quella che sembra una 'iperreazione' dei proprietari di case di fronte all' aumento di reddito a disposizione. Negli Stati Uniti questa pratica sembra aver sostenuto in modo significativo i consumi in una fase di rallentamento economico. La Federal Reserve stima, come riporta la bozza del Dpef, una crescita dei consumi americani di mezzo punto percentuale finanziata in questo modo - rilevante anche l' impatto in Gran Bretagna di meccanismi analoghi: secondo la Banca d' Inghilterra il reddito disponibile sarebbe aumentato del 4% negli ultimi due anni. Questi non sono però gli unici effetti. I conti in rosso delle famiglie americane rispetto al loro reddito disponibile sono al massimo storico del 106%, il risparmio si è praticamente azzerato e qualcuno inizia a chiedersi cosa potrebbe succedere se i prezzi delle case iniziassero a scendere. (s.bia.)
    http://ricerca.repubblica.it/repubbl...liquidita.html

    il piano smontato

    Repubblica — 17 luglio 2003 pagina 1 sezione: PRIMA PAGINA
    Il "genio dei numeri", come lo chiama Berlusconi, ha provato fino alla fine a vendere la sua ultima invenzione: «Italiani, non vi resta che indebitarvi». Alla fine, sommerso dalle critiche nell' opposizione e paralizzato dalle liti nella maggioranza, ci ha rinunciato. Ma non c' è slogan migliore, per riassumere il Documento di programmazione economica che Giulio Tremonti ha presentato ieri alle parti sociali, e che il Consiglio dei ministri ha varato stanotte. Un testo generico e misterioso: arriva con un colpevole ritardo, e riflette la crisi in cui è precipitato il Polo dopo le amministrative. Un testo inutile e dannoso: è figlio della «verifica permanente» ormai aperta nella Cdl, e dà somma zero perché combina algebricamente le velleità del ministro del Tesoro e i veti incrociati di Lega, An e Udc. Non ancora appagato dai primi due anni di «finanza creativa» (che tra cartolarizzazioni e condoni espliciti o mascherati hanno fruttato 11 miliardi di euro tra 2001 e 2002) quest' anno il superministro dell' Economia ha superato se stesso. La manovra del 2004 sarà di 16 miliardi di euro. Di questi, solo 5,5 miliardi saranno interventi strutturali sulla spesa. Tutto il resto, oltre 10 miliardi di euro, saranno entrate «non ripetibili». Tra queste ce n' è una, che pare sia stata espunta all' ultimo momento dal Documento licenziato dal governo. Era la più stupefacente di tutte, e riguardava gli immobili. Si trovava scritta a pagina 27 della bozza iniziale del Dpef: «Nel nostro Paese c' è un' elevata potenzialità di finanziare i consumi convertendo in reddito una parte della ricchezza accumulata dalle famiglie attraverso la casa. Il rifinanziamento dei mutui preesistenti è già diffuso in altri Paesi, ma in Italia la quantità di mutui in essere è molto inferiore alla quota presente in altri Paesi. Da questo punto di vista, linee di credito al consumo direttamente garantite dal mutuo ipotecario sono una valida alternativa...». Tradotto per la gente comune, il ragionamento era elementare. Visto che la ripresa non c' è, le imprese non reinvestono, le tasse non calano, i cantieri non aprono, i consumi crollano, Tremonti raschiava il fondo del barile, e faceva l' ultima offerta promozionale agli italiani: «Non avete un euro da spendere? Ipotecatevi la casa, se non l' avete già fatto, e fatevi prestare un altro po' di soldi dalle banche». Non male, per un Paese che di suo (secondo le stime della Banca d' Italia aggiornate proprio ieri al mese di marzo) sta già seduto su una montagna di 1 milione 381 mila 915 euro di debito pubblico. Non male, per quel milione e passa di famiglie che già vive di cambiali (secondo i dati di Assofin, Crif Group e Prometeia) con uno stock di prestiti in essere pari a 242 miliardi di euro nel 2002, cioè il 35% del reddito disponibile lordo. In questa trovata, a quanto pare accantonata all' ultimo momento di fronte ai dubbi degli alleati e alla furiosa reazione del centrosinistra e delle parti sociali, c' è comunque racchiusa l' essenza del «tremontismo». Quella originale costola tributaria del «berlusconismo» che in ogni caso aleggia su questo Dpef, e che contraddistingue la gestione dei conti pubblici di questo biennio. Quel misto di fantasiosa cosmesi finanziaria che «fa tendenza». Non risana, ma modernizza. Non risolve, ma svecchia. Il rigore finanziario diventa «lifting» contabile. I governi di centrosinistra hanno avuto il merito di rimettere in ordine il bilancio dello Stato, ma si portano dietro un peccato politico: il prudente realismo che talvolta è sfociato in un cupo pessimismo, più l' irresistibile preferenza per un certo «cadornismo fiscale» e per l' aumento delle imposte. Il governo di centrodestra si sta guadagnando sul campo il demerito di aver sfasciato l' equilibrio dei conti, e si porta dietro una tara genetica: un' allegra super-semplificazione dei problemi, più un sistematico rimando delle soluzioni alle generazioni future. Nell' anticamera della recessione, e dopo aver giurato meno tasse per tutti in campagna elettorale, il governo del Cavaliere fa bene a evitare altre stangate. Ma c' è un limite a tutto. Le manovre che assembla non sono né Keynes né Reagan. Non risultano né espansive né recessive. Non creano equità e neanche macelleria sociale. Semplicemente, tamponano, nascondono, rinviano. L' arte del rinvio, che permea anche questo Dpef, crea distorsioni economico-sociali permanenti. La sostanza del messaggio è semplice: indebitiamoci, prima o poi qualcun altro pagherà. La forma del messaggio appare più sofisticata: la cartolarizzazione diventa «securization», le una tantum diventano misure «one-off». Ma al dunque il «tremontismo», angofilo e elitario, sembra solo un aggiornamento dell' andreottismo, italico e popolaresco. Sarebbe fin troppo facile, adesso, ricordare le promesse che il superministro del Tesoro ha seminato in questi due anni. Appena due mesi dopo il trionfo elettorale della Casa delle Libertà, Tremonti a Bruxelles lanciò un proclama solenne: «Nell' ufficio del ministero c' è la scrivania di Quintino Sella: quella scrivania sarebbe liberata se il pareggio di bilancio non fosse raggiunto nel 2003» (Ansa, 11 luglio 2001). Il Dpef varato ieri notte indica un deficit programmatico dell' 1,8% per il 2004, e rinvia addirittura al 2007 l' eventuale saldo «prossimo al pareggio di bilancio». Eppure la scrivania di Quintino Sella risulta regolarmente occupata. Un anno più tardi sparò un' altra previsione: «è possibile una crescita del 2,3% nel 2003» (Agi, 20 febbraio 2002). Otto mesi dopo fu ancora più netto: «Il prossimo anno centreremo l' obiettivo di un rapporto debito/Pil al 105%» (Adn-Kronos, 5 ottobre 2002). Come è noto, la crescita di quest' anno sarà dello 0,8%, e il debito supererà il tetto del 107% rispetto al Prodotto interno lordo. Il Dpef varato ieri notte fissa il tasso di crescita del 2004 a un modesto 2%, mentre per il debito pubblico si affida ai puntini di sospensione: «Il rapporto debito/Pil evidenzia una diminuzione attestandosi a fine periodo al .... per cento del Pil» (così, testualmente, è scritto nella bozza di Dpef entrata ieri sera in Consiglio dei ministri). Ma oggi scaricare tutte le colpe sull' uomo che continua a occupare la scrivania di Sella sarebbe come sparare sulla Croce rossa. I suoi giochi di prestigio precipitano su un palcoscenico politico logoro e disunito. Mancano ancora tre anni alla scadenza naturale della legislatura, ma questo Dpef apre ufficialmente il «ciclo elettorale» delle manovre economiche. Di fronte a un perdurante e sempre più inquietante deficit di leadership nella coalizione, rischia di finire fuori controllo il nostro deficit di bilancio nella Ue. E ogni partito si ripiega sul suo elettorato di riferimento in vista dello show-down d' autunno sulla Finanziaria. Fini argina Tremonti perché vuole giocare la vera partita sui rinnovi contrattuali nel pubblico impiego. Follini neutralizza Tremonti perché cerca di lucrare a settembre il massimo delle risorse per il Mezzogiorno. Bossi preme su Tremonti perché punta a salvare le pensioni d' anzianità, concentrate per il 70% al Nord. Berlusconi non controlla più niente e non garantisce più nessuno. Il Documento di programmazione nasce per sottrazione. è un compendio di rinunce e di occasioni mancate, che rispecchia il profilo sempre più evanescente di questa maggioranza. Una manovra sulla previdenza, inquadrata in un ridisegno complessivo del sistema di Welfare, sarebbe stata l' unica scelta che avrebbe potuto qualificare un piano di rilancio e di riforme programmatiche dell' azione di governo. Nella bozza entrata in Consiglio c' è un riferimento tanto vago da risultare ininfluente: «Al fine di assicurare un giusto equilibrio delle finanze pubbliche ed evitare che la pressione fiscale soffochi l' economia ed imponga un eccessivo onere alle generazioni future, è necessario perseguire con vigore il cammino delle riforme nei settori dell' istruzione, del lavoro e delle pensioni». Nel testo finale, varato a notte fonda, pare sia scomparso anche questo. Di questo passo, non resta altro che l' artificio contabile. Prima o poi il «genio dei numeri», insieme al suo premier, proporrà direttamente agli italiani di strofinare la lampada, e di esprimere tre desideri. Ne formuleremmo uno solo: dateci un governo serio. Di centrodestra moderato, o anche thatcheriano, vedano loro. Purtroppo per l' Italia, questa simpatica compagnia di illusionisti non è più credibile. - MASSIMO GIANNINI
    http://ricerca.repubblica.it/repubbl...ato.015il.html

    spero che almeno la si smetta di santificare tremonti..

  6. #36
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    Cosa predica Tremonti sta scritto nei suoi libri, se sei interessato posso farti qualche citazione a tema, ce li ho qui.

    quanto a quella proposta che pretestuosamente citi, non si può dire con esattezza se fosse giusta o sbagliata, non essendo mai stata messa in pratica.
    E' ipotizzabile credere che ci sarebbero state delle differenze e delle garanzie di sicurezza rispetto al modello americano, come si può apprezzare in tutto il sistema bancario italiano le differenze sono tante ed evidenti.

    Potrebbe anche essere che quella proposta fosse sbagliata in toto, ma non giudico certo Tremonti in base ad un provvedimento non preso.


    comprati i suoi libri, fatti un'opinione vera e torniamo a discutere.

  7. #37
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    Citazione Originariamente Scritto da LIBERAL_ Visualizza Messaggio
    Comunque Bersani era l'unico ministro decente del Governo Prodi, ha fatto anche degli errori ma almeno ci ha provato.
    Quello che non ho mai capito è perchè stia nel PD; sembrerebbe più tipo da FI ora PDL.

  8. #38
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    Citazione Originariamente Scritto da Valerio2 Visualizza Messaggio
    Quello che non ho mai capito è perchè stia nel PD; sembrerebbe più tipo da FI ora PDL.




    Non hai proprio capito chi è Bersani.

  9. #39
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    Citazione Originariamente Scritto da Gigione Visualizza Messaggio




    Non hai proprio capito chi è Bersani.
    Spiegamelo tu: pendo dalle tua labbra ridanciane.

  10. #40
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    Uno che sta bene li dov'è.

 

 
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