Riti palermitani sui vivi e sui morti
Caro direttore, i morti si glorificano e i vivi si perseguitano. Dopo il capitano dei carabinieri Giuseppe De Donno, stretto collaboratore di Giovanni Falcone, è stata la volta del tenente Carmelo Canale, il braccio destro di Paolo Borsellino, a essere rinviato a giudizio per associazione mafiosa. Non conosciamo il merito delle accuse ma stupisce la schizofrenia per cui si osannano Falcone e Borsellino per le grandi capacità investigative ma si afferma implicitamente che non si accorsero d'aver scelto come collaboratori mafiosi travestiti da carabinieri. Se fosse vero, sarebbero stati solo degli apprendisti stregoni.
Ma le stranezze non finiscono qui. Tra il 1989 e il 1991 Falcone ebbe una lotta senza quartiere dai comunisti, e per essi da Luciano Violante, che impedirono la sua nomina a procuratore nazionale antimafia. Oggi Violante e tutti i democratici di sinistra applaudono chi ieri hanno ferocemente contrastato. Nel 1991 in una puntata di Samarcanda fu Leoluca Orlando Cascio ad accusare Falcone di insabbiare alcune indagini contro insospettabili inviando un dossier al Csm. È inutile dire che anche Orlando Cascio inneggia oggi alla memoria di Falcone. Nel 1994, dopo essere stato votato come sindaco dal 75 per cento dei palermitani (la mafia in quella occasione non si sa dove fosse) sempre Orlando Cascio accusò, ancora in diretta tv, di contiguità mafiosa il maresciallo dei carabinieri Antonino Lombardo che qualche giorno prima aveva convinto Gaetano Badalamenti a venire in Italia per testimoniare al processo Andreotti. Pochi giorni dopo Lombardo si suicidò perchè, secondo la versione di suo cognato, il tenente Canale, la procura di Palermo aveva minacciato di arrestarlo.
Intanto, dopo sette anni di indagini, il movente dell'uccisione di Falcone e Borsellino non è noto mentre appare sempre più sballata l'ipotesi che dietro le stragi di Capaci e di via D'Amelio ci sia quel rapporto del Ros su mafia e appalti consegnato alla procura di Palermo nel '92 e che contiene notizie di ordinaria corruzione. Conoscendo uomini e cose, non vorremmo assistere a una nuova stagione di false accuse come quelle che all'inizio degli anni 70, nella relazione di minoranza sulla mafia, i comunisti La Torre, Chiaromonte e Malagugini lanciarono sull'avvocato Orlando Cascio, padre di Leoluca, definito espressione del potere mafioso, salvo celebrarne vent'anni dopo il figlio come campione d'antimafia. Un vizio antico questo di alcuni ambienti politico-giudiziari che ieri coinvolse anche dc del calibro di Bernardo Mattarella, padre del vicepresidente del Consiglio Sergio, e oggi accusa l'Arma dei carabinieri di avere nel suo seno ufficiali mafiosi e corrotti.
http://archivio.panorama.it/home/art...dA020001005904




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