Roberto Farneti
"Avete scioperato? E allora io vi chiedo i danni"Roberto Farneti
"Avete scioperato? E allora io vi chiedo i danni". Non bastano le continue vessazioni a cui sottopone i propri dipendenti, documentate e denunciate a più riprese dal sindacato. Evidentemente, la Lidl italiana ritiene che i lavoratori, dal momento che godono del "privilegio" di essere pagati, devono anche essere disposti a subire ripetute violazioni della loro dignità e senza nemmeno protestare. Con buona pace della presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, secondo cui il sindacato conflittuale non avrebbe più senso. A guardare come si comportano certe imprese, verrebbe da dire il contrario...
L'ultima "perla" della Lidl è stata la presentazione di una denuncia nei confronti di due delegate del punto vendita di Trento e di un sindacalista della Filcams locale, Roland Caramelle. A scatenare la rappresaglia sarebbe stato lo sciopero dello scorso 20 settembre, indetto dalla Filcams Cgil e dalla Rsa proprio per porre fine all'inaccettabile arroganza dei dirigenti aziendali, accusati di umiliare e denigrare i lavoratori con critiche e aggressioni verbali, spesso messe in atto davanti ai clienti.
Il "cattivo carattere" di capi e capetti non c'entra nulla: loro sono semplici esecutori della "filosofia" Lidl. «Le lavoratrici ed i lavoratori - spiega la Filcams di Trento - subiscono continue pressioni psicologiche e di controllo della propria onestà, con la scusa di verificare lo stato di apprendimento di metodiche operative imposte dall'azienda. Ad esempio, vengono appositamente messi soldi in più dentro le casse per verificare se poi, a fine giornata, la lavoratrice se li mette in tasca o segnala la cosa».
Non solo. A Trento la maggioranza dei circa 15 dipendenti del punto vendita Lidl è costituita da donne con contratti part-time, il cui salario ruota intorno ai 700 euro. Tuttavia l'azienda ha il brutto vizio di «imporre improvvisamente e sempre unilateralmente - spiega Roland Caramelle - orari di lavoro che mettono in gravi difficoltà le organizzazioni familiari che le lavoratrici ed i lavoratori si erano dati in precedenza». Per non essere costrette a pagare una baby sitter, cosa che si porterebbe via buona parte del loro magro stipendio, le dipendenti che hanno figli si aiutano a vicenda: quando una non lavora, è l'altra che tiene il bambino. Un meccanismo fragile, pronto a saltare ad ogni cambiamento d'orario non previsto.
Da qui la decisione di scioperare il 20 settembre, una protesta che ha registrato l'adesione «quasi totale» dei lavoratori e delle lavoratrici. Il presidio è iniziato di primo mattino presso un'entrata del piazzale del punto vendita che ha fatto decidere l'azienda di far rientrare in sede un camion che doveva rifornire il negozio di frutta, verdura e pane.
Secondo la Filcams di Trento, però, quello che ha dato più fastidio alla Lidl è stato il risalto ottenuto dallo sciopero sulla stampa locale e, soprattutto, la grande solidarietà manifestata concretamente dai clienti, con la rinuncia a compiere acquisti nella giornata dello sciopero. Basta dare un'occhiata ai numeri: a fronte di un preventivo di incasso che, in una giornata normale, si aggira attorno ai 47mila euro, a fine serata il punto vendita di Trento ne aveva guadagnati appena 1800. Lidl ha tuttavia preannunciato che nella denuncia presentata contro i sindacalisti c'è anche una richiesta di risarcimento danni superiore, attorno ai 74mila euro.
Immediata la reazione della Filcams Cgil del Trentino, che chiede «l'immediato ritiro delle denuncie come condizione per ristabilire normali relazioni sindacali». Per ora la Lidl non ha reso noto le motivazioni della inusuale richiesta di risarcimento. Che uno sciopero provochi danni economici, non è un reato: viene fatto apposta... «Non sappiamo a cosa intendano appigliarsi - dice Caramelle, uno dei bersagli della denuncia - sappiamo però che il diritto di sciopero è tutelato dalla costituzione italiana e che le leggi non si fermano davanti alle porte dei centri Lidl».
La Filcams Cgil respinge quello che considera «un grave atto aziendale finalizzato al tentativo di sopprimere dei diritti fondamentali dei lavoratori, quali il diritto di sciopero, il diritto a protestare contro i continui atti di arroganza di questa multinazionale ed evitare che la protesta si propaghi in altri punti vendita».
Ma «i lavoratori - assicura Caramelle - non si faranno intimidire e la vertenza proseguirà». Come dimostra il nuovo sciopero, di un'ora, attuato lo scorso 16 ottobre.
21/10/2008
www.liberazione.it