





ma è dare troppa importanza!
quanti saranno a vederlo? 50? 100? facendo una contro-manifestazione si riempie la piazza...favore troppo grande!
IGNORARE!hefico:
Ultima modifica di Perdu; 17-05-10 alle 22:49


Presentiamo le nostre proposte programmatiche per l’amministrazione della Provincia. Le discuteremo, nel corso della campagna elettorale, con i cittadini, le associazioni e le imprese per arricchirle e darne la migliore traduzione operativa.
LA QUESTIONE ESSENZIALE: IL LAVORO.
I cittadini del Sulcis Iglesiente individuano nell’occupazione, il tema su cui si deve concentrare l’azione della nuova amministrazione provinciale.
La mancanza del lavoro compromette la dignità della persona e la tranquillità delle famiglie. Il futuro dei giovani è reso incerto dalla disoccupazione e dal lavoro precario. Preoccuparsi del futuro dei giovani in questo territorio significa, in concreto, rafforzare la formazione culturale e creare nuove opportunità di lavoro.
L’insieme delle Pubbliche Istituzioni, Governo, Regione, Enti Locali devono riconoscere queste priorità. La Provincia deve fare la sua parte importante.
VOGLIAMO UNA PROVINCIA UTILE AI CITTADINI
Le nuove province sarde, in generale, ispirano scarsa fiducia. E poco ha fatto l’amministrazione uscente per radicare la nuova Provincia nella coscienza dei cittadini, come una istituzione utile. Abbiamo assistito ai riti della vecchia politica. È stato cercato e fatto il ribaltone, in spregio al voto popolare. Si è tirato a campare: molti mesi senza una Giunta in carica e gli ultimi sei mesi senza una riunione di Consiglio. Non c'è neppure un bilancio di esercizio per l’anno in corso, fatto eccezionalmente grave, alla luce della situazione sociale del territorio.
È stata così colpita la percezione nell’opinione pubblica, dell’utilità sociale della nuova provincia, istituzione da fondare non solo e non tanto nell’individuazione di una sede e di un corpo amministrativo, quanto nella sua identità e nella sua concreta funzione di strumento di crescita del Sulcis Iglesiente.
È ora fondato il rischio che nel giudizio dei cittadini la nuova Provincia sia degradata a una sorta di ente inutile.
La Provincia invece, in quanto soggetto di pianificazione strategica e di coordinamento delle politiche territoriali deve avere un ruolo rilevante in un territorio che ha nello sviluppo economico e sociale, il problema centrale.
Il nostro primo obiettivo programmatico è quello di dare utilità e valore alla Provincia, in altre parole operare e produrre risultati che siano avvertiti come importanti dalla generalità dei cittadini. Questo richiede visione strategica generale, selezione degli obiettivi rilevanti, stile di governo improntato alla cultura dei risultati: l'opposto del trasformismo e del tirare a campare.
Noi vogliamo amministrare con trasparenza, preferire sempre ed esclusivamente l’interesse generale.
Riconosciamo e pratichiamo nella formazione degli organi dell'Amministrazione, la parità fra uomini e donne e la partecipazione dei giovani.
Promuoviamo le pari opportunità, anche con la specifica Commissione.
Vogliamo unire la Comunità del Sulcis Iglesiente e sviluppare il metodo del lavoro coordinato con e fra tutte le Amministrazioni locali: lavorare insieme, nel rispetto dei ruoli.
L’Amministrazione Provinciale s’impegna a definire tutto ciò che riguarda il territorio, in stretto raccordo con i Comuni sin dalla fase iniziale dell'impostazione.
UN PIANO DI RINASCITA DEL SULCIS IGLESIENTE
Il Sulcis Iglesiente è investito dalla crisi strutturale del modello di sviluppo industriale.
Le politiche pubbliche praticate negli anni passati (contratti per la reindustrializzazione, patti agricoli etc.) hanno prodotto solo risultati parziali e comunque non adeguati alla generazione di una nuova fase dello sviluppo.
La crisi mondiale, finanziaria e industriale ha accelerato la caduta della produzione e dell’occupazione (Rockwool, Eurallumina ex ILA, Alcoa e Portovesme srl, appalti a tanto altro). È significativo che il quaranta per cento dei lavoratori sardi, posti in cassa integrazione straordinaria o in mobilità, sia concentrato nel Sulcis-Iglesiente. È molto concreto il rischio di un permanente e violento ridimensionamento dell’apparato produttivo.
A fronte di questo dato chi governa la politica economica e di sviluppo territoriale, non ha messo in campo un robusto disegno progettuale, dotato di adeguate risorse finanziarie e sostenuto da una forte determinazione per l’attuazione. Non mancano le buone idee, ma non c’è il progetto operativo.
La crisi del Sulcis Iglesiente è dunque, di modello produttivo e insieme, di grave carenza nella strutturazione e attuazione di un modello alternativo o almeno integrativo di quello esistente.
Il nodo politico è qui: la programmazione, nazionale, regionale e locale devono innanzitutto riconoscere concretamente e conseguentemente la gravità della crisi e attuare, in cooperazione fra loro, un nuovo programma di sviluppo di grande respiro, in grado di attrarre nuovi e consistenti investimenti privati e pubblici.
A una situazione straordinaria occorre rispondere con misure strordinarie. In altre parole occorre un vero e proprio Piano di Rinascita del Sulcis Iglesiente.
Noi candidiamo la Provincia a essere il motore di questo grande disegno, agendo in stretto raccordo con i Comuni e con la Regione. È in questo ruolo che la Provincia del Sulcis Iglesiente ha senso e funzione per i cittadini che avvertono la mancanza di lavoro come la principale minaccia per le famiglie. È in questo ruolo che la Provincia traduce concretamente l’essere ente di pianificazione strategica e di coordinamento delle politiche territoriali.
Il piano strategico e il piano di coordinamento territoriale sono i due pilastri della programmazione, oggi mancanti, che vogliamo realizzare in tempi molto stretti.
La Provincia deve dotarsi di una Pianificazione Strategica. È paradossale che ci sia la pianificazione strategica comunale e intercomunale e non ci sia un Piano Strategico Provinciale. Questa pianificazione definisce le politiche per lo sviluppo, la connessa pianificazione territoriale, i piani attuativi delle infrastrutture e per i grandi servizi collettivi.
Attraverso la pianificazione strategica, si determina la sintesi dei ruoli delle città, come centri di produzione e di erogazione di servizi al territorio, dei centri più interni e dei centri costieri e dei poli di attività nei diversi settori.
L'impegno nostro è di aver entro il dicembre 2010, il Piano strategico provinciale approvato dal Consiglio.
In stretta connessione con la pianificazione strategica, definiremo il piano urbanistico provinciale quale strumento di coordinamento dell'assetto territoriale. Il nostro obiettivo è di produrre entro un anno, questo piano, da discutere in Consiglio, avendolo fatto insieme con i Comuni.
Rispondiamo, ora, con chiarezza ad alcune domande essenziali sullo sviluppo economico del Sulcis Iglesiente A ragion veduta, pensiamo che l’industria metallurgica sia necessaria non solo al territorio ma anche a un Paese manifatturiero come l’Italia e che quindi, sia da difendere, nell’ambito di un disegno di ammodernamento produttivo, di soluzione dei problemi energetici e di quelli ambientali.
Per ciascuno di questi problemi le risposte sono possibili e il darle è utile al Sulcis Iglesiente e anche al sistema industriale nazionale.
Gli Enti Locali, a partire dalla Provincia, devono svolgere al riguardo, un ruolo politico e insieme operativo, ai fini della realizzazione delle infrastrutture necessarie, comprese quelle per la sistemazione dei rifiuti residuati dalla produzione.
La nostra idea fondamentale è pero che contestualmente, devono essere accesi nuovi e robusti motori di sviluppo, tali da innescare uno stabile processo di crescita economica e occupazionale.
Questo è possibile anche nel settore industriale. Citiamo un esempio concreto. Il polo tecnologico per l’energia rinnovabile e per quella da carbone, concreta alternativa al nucleare che non vogliamo, è una finestra sul futuro, per l’innovazione che genererebbe sul modo di fare energia compatibile con l’ambiente, sull’industria impiantistica nazionale e sulla ricerca tecnologica. Il gas metano che arriverà in questo territorio dall’Algeria, è a sua volta un'altra grande opportunità.
Soprattutto è necessario tradurre in fatti, il concetto di sviluppo integrato. Il Sulcis Iglesiente può crescere in molti settori ad alto potenziale, dall’agroindustriale, al terziario, al turismo, praticando il criterio dello sviluppo sostenibile e della qualità ambientale.
L’analisi economica indica che il contributo al prodotto e al reddito, è per ciascuno di questi settori, inferiore, talvolta anche notevolmente, alla media regionale.
Questo ritardo rappresenta un’opportunità di crescita.
Nei comparti agroindustriale e della pesca ci sono rilevanti casi di successo non solo di aziende ma anche di filiere integrate che vanno dalla produzione, alla trasformazione, alla commercializzazione e alla distribuzione. È tuttavia ancora notevole lo spazio per una robusta crescita delle filiere, valorizzando la qualità e perseguendo l’integrazione con i settori del turismo, della cultura e dell’ambiente.
Grandi opportunità di sviluppo sono insite anche nei comparti del terziario avanzato, del turismo, dei trasporti collettivi, dei servizi sanitari, della cultura e dell’alta formazione. Riguardo al turismo, nel rispetto del concetto di sviluppo sostenibile, occorre avere maggiore flessibilità per la valorizzazione del prodotto mare. Noi pensiamo che siano necessari nuovi insediamenti ricettivi e che la pianificazione urbanistica regionale, debba consentirli, partendo dalla constatazione della bassa densità ricettiva di questo territorio, ben diversa dal resto dell’isola.
L’insediamento rurale sparso, tipico del Sulcis Iglesiente, è una risorsa per l’ospitalità diffusa, da sostenere anche con particolari misure fiscali.
L'impresa è il soggetto che crea lavoro e reddito. Nel territorio, il tessuto delle piccole e medie imprese è relativamente debole. La Provincia deve dotarsi di una specifica politica per l'impresa. Occorrono politiche coordinate e strumenti per l'attrazione di nuove imprese, di marketing territoriale basato
sull'offerta di aree attrezzate, facilmente accessibili e di altre opportunità di investimento; sono necessarie misure di vantaggio fiscale orientate verso la piccola e media impresa. Non ci sarà attrazione di nuove imprese nel polo industriale senza il risanamento ambientale e senza misure specifiche, come quelle fiscali.
Al territorio servono nuove politiche per il lavoro e per la formazione professionale, non solo ammortizzatori sociali. Il piano provinciale per il lavoro e il Centro servizi per il Lavoro devono essere strumenti efficaci di contrasto della disoccupazione. Il piano del lavoro deve essere effettivamente
raccordato con la programmazione della formazione professionale per creare le capacità che mancano in relazione alle nuove opportunità d’impiego.
La priorità del bilancio provinciale dovrà essere il lavoro e il contrasto del fenomeno dell'emigrazione.
LE POLITICHE SOCIALI
La Provincia, per i suoi compiti di programmazione, deve favorire la crescita e l'integrazione dei servizi sociali operando con i Comuni che ne sono i principali attori, attraverso i piani locali (PLUS) ponendosi l’obiettivo della costruzione del benessere e non solo dell’aiuto al disagio.
Un grande impegno deve essere rivolto al contrasto della povertà che è un fenomeno in crescita. Aiutare le famiglie è un dovere che spetta innanzitutto alle Istituzioni pubbliche in raccordo con le organizzazioni sociali e di volontariato che svolgono un’azione preziosa e insostituibile.
Il nostro impegno è di riservare alle politiche sociali una parte rilevante del bilancio, soprattutto per azioni ad alta valenza specifica, quali i disabili, i minori in uscita dalle comunità alloggio, l’affido, gli immigrati.
L’Amministrazione agisce con i Comuni e con i soggetti competenti per la più ampia diffusione dello sport, inteso come pratica ad alto contenuto sociale, a partire dalla scuola e dalla constatazione che una percentuale considerevole di giovani non è coinvolta in alcuna disciplina sportiva.
È necessaria una conferenza sulla sanità nel territorio per ridare slancio ai servizi. Le indagini demoscopiche indicano un grado di crescente insoddisfazione
dei cittadini. Aumentano le liste d'attesa e i viaggi fuori territorio. La riforma regionale non solo non risolve ma più verosimilmente peggiorerà la situazione perchè disintegra e dequalifica i servizi, moltiplica le poltrone, penalizza il nostro territorio a vantaggio di Cagliari . Noi vogliamo servizi di
prevenzione e di cura, efficaci, vicini ai cittadini e fruibili nel territorio.
LA CULTURA
Una buona politica per la scuola è quella che considera l’istruzione, come strategica per il futuro, che la estende all’intera popolazione, cioè il contrario di una visione economicistica. Dobbiamo aggiornare e aumentare l'offerta formativa e contribuire a combattere la dispersione scolastica che, nel territorio, è a livelli elevati.
L'alta formazione universitaria e post universitaria, la ricerca scientifica sono da sviluppare in segmenti di alta e qualificata specializzazione. Servono centri di eccellenza per la ricerca nei materiali, l'ambiente e l'energia. Al riguardo la programmazione regionale deve fare su Monteponi (AUSI) e Serbariu
(centri di ricerca), scelte ben più corpose di quelle fatte finora, ovvero concentrarvi risorse umane e finanziare, di entità rilevante.
Il patrimonio culturale del Sulcis Iglesiente è di grande valore e per molti aspetti è gestito bene. La Provincia deve contribuire alla messa in rete anche con contributi finanziari e alla sua valorizzazione anche per finalità di turismo culturale.
In alcuni segmenti, il territorio deve rafforzare l'offerta di elevato livello(arti, cinema) con investimenti importanti e questo deve essere fatto con un’attenta programmazione che riconosca alcune strutture di livello provinciale, per rafforzarle ed evitare le duplicazioni.
La cultura svolge un ruolo di primo piano nei territori interessati da processi di riconversione del modello produttivo. In molti casi anzi la cultura è diventata il paradigma della riconversione (Ruhr, Calais, Genova). La Provincia del Sulcis Iglesiente con le aree del guspinese e dell’arburese, è il luogo della più
antica attività industriale sarda, oggi in profonda crisi. Questa area deve candidarsi a essere capitale europea della cultura facendo leva sull'ambiente
e sul patrimonio di archeologia classica e industriale. Questo sarebbe un punto d’arrivo di un lavoro di durata decennale, nel corso del quale, analogamente a quanto accaduto in altre aree di antica industrializzazione, si opera una profonda trasformazione per la crescita economica e sociale
del territorio.
AMBIENTE E INFRASTRUTTURE
C'è un grave ritardo nell'attuazione dei piani di risanamento ambientale che causa perdita di lavoro e ritarda investimenti imprenditoriali. I ritardi sono particolarmente pesanti a Portovesme e nelle aree ex minerarie. Il nostro impegno è dare impulso a questa attività, agendo per rimuovere gli ostacoli che
hanno determinato ritardi inaccettabili.
L'ambiente del territorio è un patrimonio naturale di straordinario valore da tutelare. E' anche una base per creare benessere. In cooperazione con i Comuni, La Provincia deve costruire un pian territoriale di protezione e di proficua utilizzazione di questo patrimonio.
Le infrastrutture rappresentano la base dello sviluppo. Aree non facilmente raggiungibili o prive dei servizi di base sono destinate all’isolamento culturale ed economico. Sono nostro obiettivo prioritario i porti, la rete della viabilità e dei trasporti pubblici, l’acqua.
Intendiamo sostenere l'ammodernamento e l'integrazione dei porti per il commercio, la diportistica e la pesca. La Provincia opererà in raccordo con i Comuni interessati e con la Regione per il varo di progetti operativi che partano dalle importanti conoscenze già accumulate.
Dovrà essere attuata l’integrazione dei porti di S.Antioco, Calasetta, Carloforte e Portoscuso, realizzando l’accesso per tutti i tipi di imbarcazione da diporto nella laguna, ripristinando e adeguando il canale navigabile per il rapido spostamento tra i questi porti. Ne risentirà positivamente la nautica da diporto, attività già presente.
In questo quadro, assume una valenza strategica territoriale, il porto di S. Antioco, in coerenza con la sua antichissima funzione storica. Il porto commerciale potrà essere utilizzato per l’attracco di navi da crociera e deve essere integrato, anche con una nuova viabilità, con quello commerciale e industriale di
Portoscuso. Il progetto ”Porti del Sulcis Iglesiente” comprende lo sviluppo degli altri porti da S.Anna a Buggerru, passando per i diversi siti costieri.
I sistemi di trasporto devono essere ammodernati tanto sul piano infrastrutturale che su quello dei servizi. In concreto, occorre un ”Piano della Mobilità” che riduca sostanzialmente i tempi per spostarsi all'interno del Sulcis Iglesiente (particolarmente critico il collegamento per Carloforte) e per mettere in
comunicazione questo territorio con gli altri. La viabilità deve essere sostanzialmente migliorata in funzione dei poli di traffico, le città, le coste, l'area industriale, il Basso Sulcis e il Fluminese. Occorre altresì rendere più accessibili, dal territorio, il porto e l'aeroporto di Cagliari e il nord Sardegna.
La Provincia ha competenza nel Trasporto Pubblico Locale, una funzione strategica.Il nostro obiettivo è avere il piano dei trasporti locali approvato entro il 2010. Il fatto che ancora la Provincia non ne disponga, ha condizionato l’integrazione dei servizi ferroviari con quelli su Bus e fra questi e il trasporto
urbano. Cruciale è il collegamento con l’aeroporto di Elmas attraverso un efficiente servizio pubblico. La Provincia esaminerà, attraverso uno studio di fattibilità, la sostenibilità economica di un aeroporto di terzo livello, prospettato da alcune amministrazioni comunali.
I servizi verso l’isola di San Pietro devono essere rapidi, garantiti sempre, basati innanzitutto sul collegamento storico con Calasetta, conservando quello per Portovesme alla stato molto importante per alcune fasce di utenza.
Mettere in sicurezza l'approvvigionamento idrico. Garantire l’acqua per l’agricoltura. Le periodiche crisi di disponibilità dell'acqua per l'uso irriguo segnalano la precarietà del sistema di approvvigionamento che nel suo invaso principale, la diga di Monte Pranu, è solo debolmente interconnesso con il sistema idrico regionale. Questo è un obiettivo fondamentale per il territorio. Contestualmente occorre adottare misure per l'uso razionale dell'acqua e il riciclo dei reflui e difendere l’acqua come bene pubblico contro ogni ipotesi di privatizzazione.
UN'AMMINISTRAZIONE EFFICIENTE.
Gli economisti reputano che l’efficienza della pubblica amministrazione sia il migliore aiuto alla crescita economica.
Il personale costituisce il valore essenziale di cui si curerà la crescita professionale, l'orientamento al risultato e lo spirito di servizio verso l'interesse generale.
L'obiettivo è di rispettare sempre i tempi di approvazione dei bilanci finanziari, quale misura di ordinaria buona pratica. Il bilancio deve crescere sostanzialmente in funzione delle politiche di sviluppo e delle politiche per le famiglie.
L'amministrazione adotta il bilancio sociale e lo sottopone al giudizio dei cittadini.
Nel garantire i due capoluoghi di Provincia, occorre mettere attenzione all’insieme dei Comuni che, tutti, hanno pari ruolo istituzionale e curare, innanzitutto, la facilità di accesso ai servizi, per tutti i cittadini.
Dannato Barone Rosso.


“UNA PROVINCIA NUOVA”
La “Provincia Nuova” nasce:
Affermando una forte azione politica di rivendicazione, nei confronti della Regione, dei diritti dell’Ogliastra, del suo territorio e delle popolazioni che ci vivono.
Affermando il concetto di pari dignità tra i territori e le Province Sarde, contro il bicentralismo delle aree forti di Cagliari e Sassari a cui da sempre sono state assegnate percentuali altissime degli stanziamenti a disposizione della Regione Autonoma della Sardegna.
Affermando il ruolo autonomistico della Provincia con l’attuazione del decentramento amministrativo così come previsto dalla riforma del Titolo V della Costituzione e della Legge Quadro sugli Enti Locali.
Affermando il principio di pari dignità tra L’Ente Provincia e i Comuni, rilanciando una programmazione unitaria, che parta da una condivisione delle azioni politiche da mettere in campo per il rilancio economico dell’Ogliastra.
POLITICHE DEL LAVORO E DELLO SVILUPPO ECONOMICO
Le politiche del lavoro e dello sviluppo economico sono alla base del programma della coalizione di centrosinistra. Bisogna affrontare con coraggio il periodo di crisi economica che stiamo attraversando investendo nell’innovazione e nel futuro.
Rimane centrale lo sviluppo di un Polo della nautica da insediare nelle aree ex cartiera di Arbatax, destinate a ospitare imprese innovative nel settore della cantieristica nautica. La Provincia deve diventare principale attore della programmazione e della promozione in questo settore, stimolando la Regione ad accelerare le fasi di progettazione e realizzazione che attualmente registrano un forte ritardo. Inoltre, deve difendere con forza, salvaguardare e sostenere la EX INTERMARE SARDA, una delle realtà più importanti del tessuto industriale ogliastrino e non solo, favorendo il dialogo con l’Azienda, con l’intento di agevolare la crescita delle produzioni.
Il Polo della Nautica rappresenta il futuro per l’Ogliastra, ma non si possono dimenticare i settori economici tradizionali che negli ultimi anni hanno contribuito allo sviluppo del nostro Territorio. Il sistema delle imprese artigiane, per esempio, negli ultimi tempi ha registrato un’importante fase di crescita, sia dal punto di vista del fatturato che del numero degli occupati e rappresenta oggi il più importante comparto economico della Provincia.
Un altro settore in forte espansione è quello dei servizi, essenziale sia per il sistema delle imprese sia per elevare la qualità della vita di tutti i cittadini.
L’Agricoltura e il Turismo, che nel prossimo futuro avranno un ruolo fondamentale nello sviluppo economico, sociale e culturale del nostro territorio, verranno illustrati ampiamente nei capitoli successivi.
Uno degli obiettivi della coalizione di centrosinistra è quello di creare le condizioni affinché questo progresso possa continuare nel tempo.
Le politiche e le attività della Provincia dovranno necessariamente integrarsi con quelle della Regione, dei Comuni e di tutti gli attori locali economici e sociali al fine di riuscire a soddisfare le esigenze delle imprese e di tutti i cittadini. L’Ente Provincia dovrà essere in grado di gestire in sinergia i vari settori economici e produttivi, rivolgendo la propria azione politica e amministrativa ai settori chiave dello sviluppo locale.
INFRASTRUTTURE
Il rilancio dell’economia non può prescindere dalla gestione e dal potenziamento delle Infrastrutture. Punti nodali sono il porto e l’aeroporto di Arbatax, la viabilità interna, le grandi reti di collegamento e la completa attuazione delle politiche di innovazione con il completamento della rete telematica per il veloce scambio delle informazioni e l’abbattimento delle distanze delle barriere territoriali.
POLITICHE ATTIVE DEL LAVORO
Una priorità nel programma della coalizione di centrosinistra è il rilancio di politiche attive del lavoro volte alla creazione di nuove realtà imprenditoriali. Attraverso azioni dirette a creare delle opportunità occupazionali si cercherà di fronteggiare il problema della disoccupazione. In questo senso, sarà importante riuscire a sviluppare una cultura dell’impresa: identità, ambiente, conoscenza e innovazione saranno i punti di forza dei beni e servizi prodotti nel nostro territorio, in una logica di sistema integrato di alta qualità che unisca tra loro la produzione industriale, quella agricola e artigianale, la pesca, il turismo e il commercio. Il “progetto” finalizzato a sviluppare nuove imprenditorialità dovrà reggersi su tre direttrici fondamentali quali la formazione, il finanziamento e l’accompagnamento aziendale:
- Formazione professionale mirata alla conoscenza del “mestiere” attraverso stage in aziende e tirocini;
- Accompagnamento aziendale atto a formare l’aspirante imprenditore circa l’utilizzo degli strumenti finanziari disponibili per poter avviare il suo progetto. Su questo punto la provincia Ogliastra avvierà un confronto con la RAS per la ripresa di strumenti importantissimi per l’occupazione quale la LR 37/98, la legge che in assoluto in Italia ha il maggior rapporto tra occupazione realizzata e finanziamenti elargiti;
- Accompagnamento nell’attività di impresa. Il neo imprenditore verrà affiancato da un tutor che avrà il compito di assisterlo nel primo periodo di attività. In questo modo si ridurrà al minimo il tempo di start-up dell’azienda e la “mortalità infantile” dell’impresa.
Per favorire un miglior incontro tra domanda e offerta di lavoro sarà di fondamentale importanza la riorganizzazione dei Centri Servizi per il Lavoro (CSL), che hanno a disposizione tutti gli strumenti per favorire l’inserimento e il reinserimento nel mercato lavorativo, ma non sono ancora in grado di espletare fino in fondo tutte le loro funzioni. Per un sistema moderno e organizzato al servizio dei cittadini e delle imprese, i CSL dovranno poi raccordarsi con i CESIL, dislocati presso i comuni, e con gli Sportelli Unici per le Attività Produttive (SUAP).
NFRASTRUTTURE
Uno dei punti fondamentale del nostro programma è la sicurezza dei cittadini Ogliastrini, quindi, ogni intervento deve mirare al ripristino delle condizioni migliori dei centri abitati, della rete viaria, delle scuole, affinché non si verifichino eventi spiacevoli alle comunità insediate nel territorio.
In Ogliastra il nucleo fondamentale delle problematiche legate allo sviluppo, alla vivibilità e alla connessione tra ambiti territoriali e urbani è rappresentato dalla rete viaria.
Una rete viaria efficiente e scorrevole è la struttura portante mediante la quale articolare e programmare ogni intervento di sviluppo integrato, efficiente e duraturo.
VIABILITÀ PRINCIPALE
Gli interventi sulla rete stradale si incentrano innanzitutto sulle quattro direttrici principali di traffico:
- Completamento dei lavori sulla SS 125, asse di collegamento dell’intera area costiera con il capoluogo provinciale e regionale;
- Completamento della SS 389 nel tratto Villanova Strisaili-Lanusei;
- Completamento S. P. 27 nel tratto Villanova Strisaili-Tortolì;
-Realizzazione degli interventi di rettifica, già programmati, del tratto della 198 tra Seui, Ussassai e Gairo Taquisara e proseguimento dell’asse che, percorrendo la linea ferroviaria dimessa nel tratto tra Gairo Taquisara e la stazione di Jerzu, consente l’immissione nella SS 125 facilitando il collegamento sia con Tortolì che con Cagliari;
- Completamento e adeguamento strada militare Perdasdefogu SS 125.
PORTO E AEROPORTO
Sarà uno dei compiti della nuova Provincia rivendicare l’immediata delimitazione territoriale della Zona Franca nel Porto di Arbatax ( come da D.L. 10/03/1998 n. 75), con la quale avviare un processo di superamento delle diseconomie dovute alla insularità e alla mancanza di infrastrutture, in sintonia con il positivo processo di affrancamento economico e sociale già avviato in Europa, analogamente con Zone Franche, dall’Irlanda, Germania, Francia, ecc.
VIABILITÀ ALTERNATIVA
La rete ferroviaria esistente, che attraversa l’intero territorio ogliastrino, allo stato attuale non può essere pensata come strumento al servizio del trasposto ordinario, tuttavia rappresenta una notevole risorsa in termini di viabilità alternativa vista prevalentemente in chiave turistica.
L’infrastruttura ferroviaria viene considerata come patrimonio da immettere nel campo delle opportunità, sensibilizzando gli enti sulle vaste potenzialità che offre e promuovendone la conservazione come bene pubblico da valorizzare, coinvolgendo possibili attori nel processo di conoscenza, partecipazione e gestione di tale patrimonio, in virtù del processo di tutela attiva di cui la provincia si fa portavoce. È’ quindi auspicabile una coerente collaborazione tra enti ferroviari, amministrazioni locali e associazioni territoriali.
Annesso al tracciato è presente un ingente patrimonio architettonico originariamente funzionale alla linea, che ha subito un progressivo degrado a causa di un prolungato inutilizzo. Due componenti che convivono, si intersecano, si integrano reciprocamente.
Sarebbe auspicabile la rifunzionalizzazione di tale patrimonio architettonico dismesso,in concerto con l’ente e la Regione, inquadrando questo processo nell’ambito più ampio della sua contestualizzazione nel territorio, promovendo e coordinando l’uso creativo di tale risorsa (ristorazione, alloggi, vendita di prodotti locali, esposizioni, punti di partenza per escursioni ecc…), e predisponendo dove possibile i punti di accessibilità e di connessione con la rete stradale. E’ necessario quindi pensare a un utilizzo per ogni singolo elemento in funzione delle esigenze, delle peculiarità e delle potenzialità dell’area in cui esso ricade, affinché la rete ferroviaria nel suo insieme possa diventare il filo conduttore per valorizzare le specificità dei singoli ambiti territoriali.
SISTEMA SCOLASTICO
L’Ogliastra deve migliorare l’offerta di strutture e servizi per la scuola e la formazione. L’Amministrazione Provinciale dovrà orientare le politiche di programmazione e investimento, rispetto alle strutture edilizie scolastiche attuali e future, al fine di garantire a tutti i cittadini della Provincia il diritto alla formazione e alla qualificazione tecnico professionale in luoghi dotati dei migliori standard edilizi.
Sarà una priorità la riqualificazione dell’edilizia scolastica, di competenza diretta della Provincia, che costituisce l’esempio del disinteresse registrato per tutto il settore della scuola e della cultura in generale. Il degrado e la fatiscenza delle scuole ogliastrine deve essere superato con un forte confronto con Regione e Stato per il rilancio di tutto il comparto scolastico e culturale attraverso un moderno e incisivo piano provinciale per la scuola.
IL PIANO URBANISTICO PROVINCIALE
Lo sviluppo di tutti i paesi ogliastrini passa per l’ultimazione del Piano Urbanistico Provinciale, secondo un’ottica di pianificazione urbanistica e ambientale di riequilibrio dei paesi che valorizzano e tutelano le specificità storiche e identitarie del nostro territorio, ma che allo stesso tempo garantiscono sviluppo economico, produttivo e umano in tutti i settori. Rivendichiamo la libera e autonoma scelta dello sviluppo urbano del territorio ogliastrino senza dover subire, impotenti e spesso inerti, le decisioni regionali che operano sempre con ottiche non di sviluppo e crescita, bensì di vincolo e blocco solo conservativo.
In questo senso va ridiscusso con la Regione l’impianto normativo e l’impatto operativo del Piano Paesaggistico e dei Pai, nonché i principi che hanno ad oggi definito l’impianto delle zone SIC e ZPS.
TURISMO
Nel turismo si ha l’impressione che le cose rimangano sempre uguali: da anni è sempre poco più del 50% degli Italiani che fa vacanza, da anni si punta ai mercati esteri come mercati fondamentali, da anni la Sardegna, come destinazione dei flussi turistici, è come una ciambella gonfia sui bordi e vuota al centro.
E questa idea ci blocca sulle stesse questioni di trenta o quaranta anni fa: l’insufficienza dei traghetti ad agosto; le strade che non funzionano mai come dovrebbero; la costante pressione dell’edilizia sull’ambiente; un’industria turistica che resta marginale e stagionale e non riesce mai abbastanza a fare sistema con il resto dell’economia; una domanda di lavoro (domanda di senso, oltre che di reddito) che solo in minima parte riesce a trovare soddisfazione in un turismo così fatto, la mancanza di (abbastanza) soldi per raggiungere i mercati stranieri più strani.
E allora a che cosa serve fare una programmazione se non si riesce a modificare di un millimetro la realtà, i consumi di chi fa vacanza come i comportamenti di chi fa ospitalità?
La funzione ricerca e sviluppo (R&D) delle grandi aziende è quella che riesce a cogliere le innovazioni che i consumatori mettono in atto nei loro atti di consumo quotidiani e a confrontarli anche con quello che fanno gli altri, che siano essi produttori o anche solo vicini o simili che hanno e praticano idee nuove. E’ da qui che escono le strategie aziendali sui nuovi prodotti, le fotografie delle nuove tendenze nei consumi, è sempre da qui che si delineano in modo chiaro i legami tra i valori che esprime la società (di domanda) e quelli che caratterizzano le identità locali (di offerta).
La provincia dell’Ogliastra è provincia nuova, ora e domani, attenta a valorizzare il territorio, le comunità locali, le sue imprese, e proprio per questo attenta a ciò che il mercato turistico esprime in fatto di esigenze e desideri.
Forse l’unica provincia sarda che trova nel proprio nome una precisa identità territoriale, che si riconosce in una denominazione che è essa stessa una marca, e che per questo può proporsi sul mercato con fondate speranze di venire riconosciuta.
La Provincia dell’Ogliastra, soprattutto nel campo del turismo, si vuole presentare come un laboratorio che conosce, studia e sfrutta le tendenze turistiche attuali e future del mercato, in modo da essere preparata nel settore della conoscenza e attrezzata per declinarla in strumenti di marketing. Solo in questo modo si riesce ad assolvere quella funzione di servizio alle persone e alle imprese che un ente pubblico ha il dovere di compiere.
Allora per fare bene il nostro dovere, dobbiamo essere in grado di guardare non solo oltre il passato remoto, ma anche attraverso il presente, per capire e cercare di sfruttare i cambiamenti che magari ancora non si vedono a occhio nudo, ma che sono evidenti tutto intorno a noi.
Ma non basta da un lato riferirsi alle conoscenze “storiche”, né dall’altro guardare solo all’ultima stagione: è opportuno pensare a quello che è successo nel frattempo. Qualcuno li chiama “i fatti di mezzo” : sono fenomeni lenti, magari non troppo osservati, ma che si modificano e in qualche modo lievitano, fenomeni spesso misconosciuti, che si evolvono impercettibilmente, ma che poi a lungo andare cambiano la sostanza delle cose e, se non ce ne accorgiamo, trasformano l’oggetto delle nostre analisi e del nostro lavoro e lo rendono inesorabilmente obsoleto.
Invece nel turismo di fatti nuovi ce ne sono stati eccome: dal lato della domanda di viaggi e vacanze, dal lato dell’offerta ospitale, dal lato della “governance”, e cioè della forma e dei modi in cui le cose dovrebbero essere gestite, anche dal lato degli strumenti per farlo, che non sono certo rimasti gli stessi. Il futuro del turismo passa da qui.
IL MERCATO CAMBIA FORMA E CANALE: DALL’INDIVIDUALE, ALL’INTERMEDIATO, AL FAI-DA-TE
Dalla vacanza ai turismi e dalle destinazioni alle motivazioni è un passaggio che la nostra provincia ha vissuto sulla sua stessa pelle.
Ora è necessario affrontare la chiara scissione tra due mercati compresenti, seppure così diversi tra loro:
• da una parte c’è un mercato di massa, che si può definire tale non solo per i numeri ma soprattutto per i caratteri di standardizzazione. Un mercato in cui si è sviluppata l’intermediazione “industriale”, che ha definito i propri modelli di business sui grandi numeri: almeno una “catena” di charter, almeno una linea di pullman, almeno una grande quantità di ricettivo omogeneo. Ora questo mercato è in grande espansione presso i nuovi Paesi in sviluppo, a partire dalla Cina e dall’India ma appare in contrazione sui bacini tradizionali di domanda (Europa, Stati Uniti, ecc.), per l’esaurimento della spinta della domanda verso prodotti stereotipati, verso sistemazioni sempre più omologate.
• Il mercato di massa non è l’unico: ce n’è un altro, in crescita, ancora in cerca di definizione, anche di un nome. Alcuni lo chiamano mercato dei viaggiatori (contrapposti ai turisti), altri della qualità (contrapposta alla quantità), riferendosi alla possibilità di scelta libera. Un mercato che si affianca al primo senza sostituirlo, e non è necessariamente composto da altri consumatori: si può fare una volta una scelta e la volta dopo un’altra, con grande e serena incoerenza ed infedeltà. E’ un mercato a forte connotazione valoriale, che cerca cultura locale fatta di vissuto e di quotidiano.
Il portato di questa bipartizione del mercato per il territorio sardo è piuttosto netta: da una parte c’è la domanda standardizzata che dovrà continuare a riferirsi alla “ciambella” costiera, che ha i numeri per accogliere charter e bus, dall’altra la nuova domanda dei viaggiatori, per quanto certo non disdegni il bel mare, avrà come obiettivo principale l’identità, che in Sardegna, molto più che altrove, è sinonimo delle aree interne.
LE NUOVE VACANZE DEGLI ITALIANI E DEGLI EUROPEI: SEMPRE PIÙ MICRO SEMPRE PIÙ IN ITALIA
Ma un altro fatto nuovo si è proposto con prepotenza nell’ultimo decennio: le micro vacanze e la prossimità (“chilometri zero” ). Mentre gli occhi degli osservatori restavano puntati sulle vacanze principali (stazionarie), la realtà stava cambiando rapidamente e vedeva affermarsi le vacanze brevi (1-3 notti) e le mete di corto raggio.
Le microvacanze sono cresciute ininterrottamente dal 2001 al 2008 ottenendo una posizione di maggioranza assoluta tra gli Italiani (49,4 milioni di micro-viaggi contro i 48,5 di 4 notti e oltre).
Si tratta di un fenomeno molto evidente in Italia, ma diffuso a livello europeo. I dati di Eurobarometro 2008 confermano la tendenza generale alla riduzione di durata delle vacanze principali e alla frammentazione in tanti periodi durante tutto il corso dell’anno.
Un fenomeno che beneficia soprattutto delle regioni di prossimità, delle città da cui partono i low cost e del mercato interno degli stessi sardi, che delle vacanze in regione hanno da sempre fatto una tradizione, e non solo per motivi economici e logistici.
L’OFFERTA DELLE “TERRE DI MEZZO”, NUOVE PROTAGONISTE DEL SISTEMA OSPITALE DIFFUSO
Al di là delle oscillazioni congiunturali (mese dopo mese, anno dopo anno), quello che osserviamo adesso in Italia (ma non solo) è che molte tipologie di località tradizionali non crescono più. E allora un altro cambiamento sta prendendo una forma precisa: l’emergere di nuove destinazioni là dove una volta c’era il vuoto, anche sulle ali delle nuove motivazioni di viaggio e di vacanza: dal cavallo al vino, dai parchi ai giardini, dal benessere alla gastronomia, dalla vacanza attiva, dai borghi alla media montagna, ecc.
E’ una tendenza che ha visto una netta accelerazione in anni recenti: sono infatti i “territori di mezzo” a crescere e ad affermarsi, anche grazie agli investimenti profusi dai progetti Leader, dai GAL e dalle Comunità Montane.
Mentre all’inizio degli anni ’90 il Censis rilevava che 1 comune italiano su 2 non aveva neppure un posto letto da offrire sul mercato, oggi 6.500 comuni, oltre l’80% del totale.
E in Sardegna il dato è analogo, ma la dinamica ancor più accelerata: mentre solo 10 anni fa i comuni con strutture ricettive erano il 39%, oggi sono già l’83%.
LA VARIABILE AMBIENTALE DA LUSSO A PRECONDIZIONE: LA GREEN ECONOMY
Questa tipologia di offerta incontra anche le esigenze di un vasto gruppo di “pionieri”. Un recentissimo studio dedica particolare attenzione al segmento dei prosumers, consumatori evoluti e indipendenti di USA, Francia e Inghilterra . Questo gruppo molto influente mostra, più di altri target, un approccio più consapevole al consumo: attenzione all'ambiente, alle comunità locali e all’essere “cittadini globali”.
• Essere “green”, come modo standard di fare business;
• offrire prodotti e servizi che soddisfino il desiderio di uno stile di vita più consapevole;
• saper gestire i social media, al fine di coinvolgere i consumatori prima, durante e dopo ogni esperienza di viaggio.
Fino a tempi recenti, la consapevolezza sull’impatto ambientale è stata quasi assente nella scelta delle destinazioni di viaggio.
Marchi e aziende stanno scoprendo che l'eco-coscienza non è più semplicemente una questione accessoria, ma un imperativo gestionale e dovrà sempre più caratterizzare anche le nostre offerte turistiche, le imprese, i paesi.
La comprensione del nuovo modo di concepire e vivere il viaggio, con tutte le sue tendenze sovrapposte e interconnesse, è di vitale importanza per tutti quelli che cercano il proprio spazio all’interno dei confini variabili dei nuovi mercati.
GLI STRUMENTI DI GOVERNO
Ma questi fenomeni, come tutti i fenomeni nuovi, non trovano automaticamente un contesto di governo già pronto ad accoglierli: non ne manca solo la coscienza, ma anche la forma.
Dalle Aziende Autonome agli Enti Provinciali del Turismo, fino ai Sistemi Turistici Locali, l’Italia si è comportata come una repubblica federale: ognuno per conto suo, in ordine sparso.
Ma nei fatti, i STL sono nati per ridare una forma di governo alle grandi destinazioni da un lato, e come modo di ridistribuire risorse sul territorio dall’altro.
Ma purtroppo si ha la sensazione che il più delle volte sono stati piantati dei semi, sono state fatte nascere delle piantine, ma non le si è data ancora l’acqua che servirebbe a rafforzarle.
Per lavorare bene, per darsi una prospettiva di lungo periodo, si tratta allora realisticamente di ripartire del territorio e dal prodotto, analizzandone i caratteri veri, oggettivi, guardandolo “con gli occhi dei turisti”.
Si tratta cioè di valorizzare quello che è economico, e quindi “utile e scarso”: utile perché qualcuno fuori dai luoghi ne apprezza le qualità, scarso perché identifica una rarità, e magari una unicità.
I punti salienti di questa valorizzazione possibile non sono nuovi, ma è importante tenerli a mente. Bisogna avere o costruire:
• attrattori, ma che non siano abbandonati o impraticabili: devono essere gestiti, aperti, fruibili, in una parola devono essere dei prodotti;
• strutture di accoglienza, ricettività coerente con il territorio e le sue tradizioni, perché se il turista non può dormire, la sua visita si riduce ad un passaggio, non innesca esperienza profonda, non lascia quegli effetti che invece potrebbe e dovrebbe e si risolve in un’insoddisfazione reciproca;
• ristorazione, gastronomia, prodotti locali che facciano anche da ambasciatori, prodotti da portare a casa e magari continuare a comprare una volta a casa, che parlino del territorio, delle sua qualità , della sua gente;
• servizi di assistenza, informazione, accompagnamento; guide al territorio, nuove professionalità da ricercare soprattutto tra i giovani, che siano “interpreti” e divulgatori, facilitatori dell’esperienza.
Ma il prodotto non basta farlo: all’orgoglio di fare bene bisogna aggiungere il coraggio di vendere. Oltre che fare, bisogna far sapere e saper vendere: costruire prodotti complessi a partire da offerte semplici, predisporre emozioni a partire da semplici prestazioni.
Ma attenzione: non bisogna fare sempre l’errore di proporre quello che tutti già sanno e nel momento in cui tutti lo vogliono. Bisognerà imparare a vendere quello che c’è, l’invenduto.
E bisogna che chi ci scopre, chi ci desidera sia facilitato nell’acquisto: su Internet si dice che è necessario farsi comprare “in cinque click”, favorendo l’acquisto d’impulso e non frustrandolo, tenendo viva l’attenzione e non disperdendola.
Tutto questo si può fare anche in Ogliastra: è un luogo vero in cui la fatica dell’arrivare deve essere ampiamente compensata dal premio dello stare.
FARE BENE, NON “TANTO PER FARE”
Infine, qualche riflessione di merito sugli strumenti e sulle azioni.
In un Mondo globalizzato in cui tutti cercano di emergere come destinazioni turistiche, in cui tutti provano a comunicare, vale più l’intelligenza, l’innovazione, la creatività, che non la spesa.
Non serve e non basta il pensiero sbrigativo: fare quello che fanno tutti, andare tutti alle stesse fiere o sugli stessi media, fare un depliant o un sito internet sperando che sia sufficiente.
Non vale niente puntare ad esempio al mercato tedesco. Se non si conoscono le singole città, se non lo si divide in target, come è possibile sperare di raggiungere tutti i tedeschi?
E poi non vale tanto spendere molti soldi in fretta perché altrimenti ce li tolgono, come purtroppo ci spingono a fare i progetti europei e spesso anche i programmi regionali: quello che conta sono i risultati. Risultati di notorietà, di marca, di desiderio, di vendite. Il resto è spreco.
Per fare questo non serve la sbrigatività. Ci vuole un pensiero laterale e “obliquo” : avere in mente obiettivi strategici, di lungo periodo e mantenerli, senza cambiare idea ogni minuto.
Dati gli obiettivi, bisogna puntarli anche con azioni minute, quotidiane, cumulando risultati nella direzione giusta e accettando il tempo che ci vuole per la lievitazione.
Bisogna avere e mantenere “la giusta distanza” di osservazione sia dalle risorse che dalla domanda, dai desideri degli ospiti, per cercare sempre di capire che cosa abbiamo davvero di raro, che cosa e come gli ospiti sono interessati a comprare.
Bisogna considerare i nostri ospiti come persone con i loro sentimenti e le loro esperienze, in cerca di qualcosa che li arricchisca, da poter raccontare e tramandare, e non come “portafogli con le gambe”.
SCUOLA E FORMAZIONE
La Provincia svolge funzioni di coordinamento e di programmazione territoriale dell'offerta formativa e di organizzazione della rete scolastica, creando le sinergie necessarie alla promozione culturale, economica, sociale e civile del territorio.
Questa vocazione istituzionale porta, anzitutto, alla necessità di “fare sistema”, rafforzando il raccordo con la “Rete delle scuole dell’Ogliastra” di recente istituzione, con i Comuni, con i singoli Istituti scolastici, con le agenzie formative del territorio e con le aziende.
“Fare sistema”, dunque, significa creare i presupposti per un raccordo organizzativo, amministrativo e didattico, volto a garantire tre obiettivi principali:
- Il successo formativo a tutti i livelli di apprendimento.
- Il contrasto alla dispersione scolastica.
- L'inserimento lavorativo.
Per raggiungere questi obiettivi adotteremo i seguenti interventi:
• Adozione di buone pratiche atte a favorire l'arricchimento culturale e formativo degli studenti tramite esperienze qualificate e motivanti.
• Sostegno all’orientamento scolastico e all’inserimento professionale (post qualifica e post diploma), con azioni di qualità utili a favorire processi di scelta responsabili ed efficaci e a prevenire forme di disagio e d'insuccesso.
• Favorire l’apprendimento per tutto l'arco della vita (secondo il modello europeo del life long learning), finalizzato ad offrire a tutti opportunità formative, con l'obiettivo di conseguire conoscenze, capacità e competenze certificate e spendibili in una prospettiva personale e occupazionale.
• Partecipare attivamente al processo di formazione di un Piano dell’Offerta Formativa territoriale, mettendo a disposizione tutte le risorse utili a soddisfare le istanze degli Istituti e dei paesi della Provincia.
• Promuovere, in accordo con la Rete scolastica territoriale, con l’Ufficio scolastico regionale e con l’Agenzia nazionale per lo sviluppo scolastico, processi finalizzati alla formazione dei docenti, secondo un’ottica di supporto all'autonomia scolastica per l'innovazione didattica.
• Promuovere azioni di sostegno alla genitorialità, con approcci condivisi da enti e attori interessati (ASL, Scuole, Associazioni e Cooperative sociali).
• Organizzare servizi di supporto, con garanzia di monitoraggio costante, sulla qualità e l’efficacia dell’operato delle scuole in relazione alle loro finalità istituzionali, promuovendo l’adozione di strumenti quali quello, già esperìto, dell’“Anagrafe provinciale dell’obbligo scolastico e formativo”, utile ad analizzare e ad affrontare il problema della dispersione scolastica.
• Integrare le azioni formative professionali con azioni volte all’assistenza in fase di inserimento lavorativo, di mantenimento dell’occupazione e di riconversione/adattabilità.
• Supporto alla promozione dell'occupabilità, sostenendo la partnership tra scuola e impresa.
• Supporto alla promozione dell’imprenditorialità, sostenendo, in accordo con le parti sociali, la programmazione di interventi formativi atti a sostenere la qualificazione/consolidamento delle imprese, privilegiando procedure “just in time”.
POLITICHE SOCIALI
Gli obiettivi fondamentali della programmazione e dei relativi interventi che la Provincia Ogliastra intende perseguire e concretizzare nell’ambito delle politiche sociali, riguardano essenzialmente aree fondamentali di primaria esigenza, le quali consentirebbero lo sviluppo successivo di tutta una serie di iniziative volte a migliorare il benessere sociale e la qualità della vita della popolazione generale.
Nello specifico, si intende:
• Realizzare una Politica dei Servizi Sociali con la piena partecipazione dei cittadini e delle istituzioni nello spirito della L.142 sull’ordinamento delle autonomie locali;
• Legare la politica dei servizi sociali alle politiche occupazionali in collaborazione con gli uffici del lavoro, con il privato sociale organizzato e con tutte le agenzie del lavoro e della formazione professionale presenti nel territorio;
• Integrare i Servizi Sociali con quelli occupazionali, scolastici, sanitari, sportivi e del tempo libero presenti nel territorio;
• Valorizzare la famiglia quale soggetto primario di educazione e solidarietà, privilegiando e favorendo l’integrazione tra famiglia e società, facendola diventare soggetto interlocutore primario delle politiche sociali;
• Rafforzare la rete dei servizi comunali e intercomunali tramite accordi, forme associative, protocolli d’intesa con i Comuni vicini, tesi a superare ogni forma di istituzionalizzazione mantenendo il più possibile le persone nel proprio ambiente, sia che si tratti di minori, di anziani o di diversamente abili;
• Valorizzare il Volontariato e il Privato Sociale considerandolo soggetto attivo della Comunità locale, capace di dare risposte adeguate ai bisogni vitali della persona;
• Prevenire situazioni di abbandono, emarginazione e disagio sociale.
SISTEMA INTEGRATO DEI SERVIZI SOCIALI
Gli obiettivi sopracitati si realizzano attraverso un sistema di Servizi Sociali territoriali, integrato e coordinato con i servizi occupazionali, scolastici, sanitari, formativi e del tempo libero.
Il Sistema Integrato, già peraltro esistente, anche se in modo frammentario nel nostro territorio, va sostenuto e potenziato, e prevede:
• L’assistenza economica;
• L’assistenza domiciliare e integrata;
• Il Segretariato Sociale;
• I servizi di aiuto alle famiglie;
• L’affidamento di minori o anziani;
• L’inserimento presso strutture protette e il reinserimento sociale anche attraverso l’inserimento lavorativo di portatori di handicap fisici e psichici;
• Servizi di promozione e socializzazione per minori, anziani e diversamente abili;
• Gli asili nido;
• L’istituzione e la formazione di centri di aggregazione sociale e di ludoteche;
• L’esame delle proposte provenienti dal Volontariato organizzato e dal “privato sociale” operante nel settore anche a integrazione del Programma Socio-Assistenziale;
• I servizi residenziali e semiresidenziali, esistenti nel territorio provinciale o realizzabili in un prossimo futuro quali semiconvitto, laboratori professionali, gruppo-famiglia per minori o piccoli pensionati per anziani.
Si può concludere affermando che il fine ultimo e primario delle politiche sociali attraverso i Servizi Integrati è la valorizzazione dell’autonomia dell’individuo sopra ogni cosa e il miglioramento del livello di benessere che consenta un incremento della qualità della vita della popolazione generale.
SANITÀ
La Riforma del Titolo V della Parte II della Costituzione ha conferito alle Regioni potestà legislativa in materia di tutela della salute, riservando la determinazione dei principi fondamentali alla legislazione dello Stato.
La Regione Sardegna, al fine di garantire un più stretto rapporto tra il Servizio Sanitario Regionale e i cittadini, ha chiamato gli Enti locali a partecipare a tutti i livelli della programmazione e lo ha fatto istituendo con la Legge regionale n° 10 del 2006 la Conferenza provinciale sanitaria e socio-sanitaria, composta dai sindaci dei comuni e dal Presidente della Provincia che presiede la conferenza territoriale.
La Provincia quindi, non ha competenza diretta in materia di tutela della salute, ma può attraverso questo organismo concorrere alla definizione della programmazione del Servizio Sanitario, promuovere strategie e interventi volti alla promozione della salute e alla prevenzione e creare una rete di servizi, integrata e radicata nel territorio, che sia facilmente accessibile a tutti i cittadini.
Il nostro obiettivo è quello di riuscire, partecipando alla Conferenza sanitaria e socio-sanitaria, ad avvicinare la sanità e di fornire un servizio completo a tutta la popolazione ogliastrina.
LA ASL 4 LANUSEI
Nel corso degli anni 2005-2009, in un contesto regionale caratterizzato da una pianificazione strategica di alto profilo che ha portato al rientro dal deficit e all’avvio del riassetto del servizio sanitario regionale secondo logiche, essenzialmente, di centralità dell’utente, di appropriatezza ed economicità, l’ASL4Lanusei è stata oggetto, a sua volta, di una profonda riorganizzazione che ha interessato sia l’area di governo (direzione generale e staff) e di supporto (Servizi amministrativi) sia l’area c.d. “di produzione”: presidio ospedaliero, distretto, dipartimento di prevenzione e dipartimento di salute mentale e delle dipendenze.
La riorganizzazione ha visto tra l’altro:
• l’avvio e il consolidamento del processo di dipartimentalizzazione nel presidio ospedaliero e nei dipartimenti di prevenzione e salute mentale e dipendenza, processo funzionale ad una migliore programmazione delle attività e a un miglior utilizzo delle risorse;
• l’attivazione del Distretto e delle strutture a questo afferenti, tra le quali alcune di nuova istituzione quali l’UO di Assistenza domiciliare e non autosufficienza, deputata principalmente all’erogazione delle cure domiciliari in raccordo con i medici di medicina generale e le strutture ospedaliere, ma anche con i servizi sociali per le cure domiciliari “integrate” in risposta a bisogni complessi, sanitari e sociali;
• l’istituzione e l’attivazione del Servizio delle professioni sanitarie.
In parallelo è stato avviato il processo di informatizzazione, nell’ambito del progetto regionale SISaR o progetti correlati, con l’implementazione di programmi per la gestione:
• delle attività di ricovero, cura e dimissione;
• delle prestazioni ambulatoriali intra ed extraospedaliere;
• delle prenotazioni di prestazioni e pagamento ticket;
• delle attività del Pronto Soccorso, del Centro Trasfusionale, del Laboratorio, dei Servizi Veterinari, del S. Medicina legale, del S. Medicina Sportiva, dei Consultori, ecc …
La riorganizzazione dell’Azienda e l’informatizzazione sono state pensate in funzione di una migliore qualità dell’assistenza resa al cittadino anche in termini di:
• facilitazione dell’accesso e trasparenza (es. prenotazione delle prestazioni ambulatoriali e di diagnostica tramite CUP ad ambito aziendale e regionale; collegamento tra CUP ed ambulatori specialistici presenti in ospedale e nel territorio; decentramento dei centri prelievo; specifica procedura per la gestione dell’agenda dei ricoveri programmati e del percorso di pre ospedalizzazione; monitoraggio e interventi per la riduzione delle liste d’attesa);
• presa in carico globale di pazienti con patologie gravi (es. tramite i PUA, punti unici di accesso, sono avviate le valutazioni delle UVT, unità di valutazione territoriale, e, qualora necessario, l’avvio dell’assistenza domiciliare);
• appropriatezza nella prescrizione di prestazioni di riabilitazione o di autorizzazione di protesi, ortesi ed ausili (predisposizione di piani assistenziali ed autorizzazione a cura delle strutture del dipartimento funzionale di riabilitazione e recupero funzionale);
• appropriatezza per le prestazioni in regime di ricovero (attivazione/potenziamento attività di ricovero diurno e di day service);
• incremento delle attività di prevenzione secondaria (attivazione screening per la prevenzione del carcinoma della mammella e della cervice uterina):
• appropriatezza clinico organizzativa nell’area materno infantile (avvio raccordo operativo tra le strutture del dipartimento funzionale);
• incremento della sicurezza del paziente e gestione del rischio clinico (attivazione di uno specifico sistema aziendale che fa capo ad un clinical risk manager in raccordo con il sistema aziendale di gestione per la qualità; adozione della scheda unica di terapia).
Il Commissariamento delle ASL, operativo dallo scorso mese di settembre, ha comportato inevitabilmente un rallentamento, quando non uno stop, dei processi di sviluppo della ASL4Lanusei.
Se l’obiettivo è quello di fornire una rete di servizi, presente nel territorio e facilmente accessibile a tutti, sarà una nostra priorità riuscire a valorizzare ancora di più il presidio della ASL di Lanusei. L’Ente Provincia aprirà una vertenza con la Regione affinché possa contribuire in maniera più diretta all’organizzazione e programmazione del Servizio Sanitario.
UN SERVIZIO SANITARIO PUBBLICO
La predisposizione del nuovo atto aziendale potrebbe essere l’occasione per uno sviluppo ulteriore di certi aspetti strutturali, che meglio potrebbero corrispondere alle attese dei cittadini, che sempre più auspicano che le strutture sanitarie siano responsabili, “rendano conto”e “rendano ragione” del loro operato in ogni loro componente.
L’accountability, così com’è definita in certi ambiti, dovrebbe rappresentare elemento determinante del pensare e dell’agire di ciascun servizio pubblico, sanitario in particolare.
Le istituzioni che con il servizio sanitario si interfacciano a livello locale, la Provincia tra queste, possono giocare un ruolo importante nel promuovere e richiamare questo elemento e il valore della appropriatezza delle prestazioni.
Essendo la ASL4 un’azienda finanziata principalmente a quota capitaria, l’erogazione di prestazioni al paziente, in un contesto organizzativo ottimale (degenza diurna piuttosto che ordinaria, ambulatoriale programmata piuttosto che in urgenza, visita presso il medico di medicina generale piuttosto che accesso in pronto soccorso, ….), secondo le migliori evidenze cliniche (sviluppo della medicina basata sull’evidenza, individuazione di percorsi diagnostico terapeutici) e ai minori costi possibili (ricorso agli accertamenti essenziali e a farmaci a minor costo), rappresenta una assoluta priorità per un’ adeguata allocazione delle risorse nonché per l’equità del sistema.
L’appropriatezza richiede un costante monitoraggio delle informazioni relative a:
• dati di produzione interna (dati relativi ai ricoveri ospedalieri del presidio ospedaliero e della casa di cura, alle prestazioni ambulatoriali, di diagnostica e di riabilitazione assicurati dalle strutture della ASL o dai convenzionati);
• dati relativi alle cosiddette “fughe” ossia i pazienti che fruiscono di prestazioni, di ricovero, ambulatoriali o di diagnostica, presso altre strutture sanitarie regionali o extraregionali;
• dati relativi alle attività del blocco operatorio.
Nella ASL 4 Lanusei esiste un sistema variegato di rilevamento di dati, dati che sono fruiti da vari livelli, spesso regionali o ministeriali, ma non dalla dirigenza per l’analisi del fabbisogno locale, importante per la definizione delle tipologie di prestazioni da attuare e per l’individuazione dei punti di decentramento.
AZIONI
Il servizio Sanitario Pubblico dovrà puntare a migliorare sia la qualità dell’assistenza sia l’utilizzo delle risorse, proponendo modelli sempre più orientati ai percorsi di cura dei pazienti e sempre meno cuciti a misura delle aspettative di sviluppo professionale degli operatori (legittime per altro, ma soddisfabili diversamente).
Alcuni esempi realizzabili nella nostra realtà:
• evoluzione dei dipartimenti ospedalieri strutturali verso modelli di coordinamento a preminenza clinica;
• definizione di percorsi diagnostico terapeutici trasversali (territorio-ospedale);
• individuazione di percorsi di cura per le malattie croniche con coordinamento affidato ad infermieri case manager;
• attivazione di ambulatori infermieristici dislocati nel territorio in raccordo con la MMG;
• attivazione del dipartimento strutturale materno infantile (dipartimento trasversale ospedale - territorio).
Ultima modifica di Morfeo; 17-05-10 alle 23:30
Dannato Barone Rosso.


"Facciamo Provincia"
con i cittadini, i Comuni e le associazioni: le idee per la comunità della provincia di Nuoro.
Perchè Efisio Arbau.
Succede che ci si candidi a qualche carica importante precisando, con una buona dose di ipocrisia, che la candidatura avviene quasi forzatamente e mai per propria iniziativa. “Sono disponibile ad assumere la candidatura in questo momento di difficoltà”, “molti amici, compagni mi chiedono di dare la mia disponibilità” oppure il classico “sono a disposizione del partito” sono frasi che ricorrono per giustificare la scelta di entrare in competizione.
Nel mio caso, invece, nulla di tutto ciò.
Senza aver la pretesa di apparire un eroe io:
*
mi candido perché ho la voglia, l'ambizione e la forza (anche morale) per dare un contributo positivo alla gestione della Provincia;
*
mi candido perché penso di avere un'esperienza amministrativa che possa essere utile anche a livello provinciale;
*
mi candido perché la serenità derivante dal mio lavoro e dalla mia famiglia mi consente di non volere niente altro dalla politica se non l'onore di provare a guidare una comunità importante come quella della provincia di Nuoro.
********
Coraggio e responsabilità per un programma concreto.
Lascio perdere le analisi sulla situazione politica, economica, sociale e culturale, anche perché di analisi ne abbiamo fatto tante, troppe in questi anni. Preciso quindi che non ho nessuna intenzione di dare pagelle o giudizi sull'operato dell'amministrazione provinciale in carica o addirittura sui singoli assessorati: non è mio compito, non è utile in questo momento, forse non sono neanche in grado di farlo e, soprattutto, è un’incombenza che la democrazia assegna agli elettori!
Vi dico invece le cose da fare e le idee che dovranno essere condivise con la squadra (la coalizione) che proverà a vincere queste elezioni provinciali. Prima però voglio chiarire subito una cosa: la nostra piccola provincia dovrà programmare e realizzare le azioni con lo spirito di un'unione di comuni, nel senso che nessun euro deve essere speso dalla Provincia senza che sia concordato con le amministrazioni comunali e con i suoi rappresentanti. La programmazione e le azioni riguardanti i lavori pubblici, l'istruzione, l'ambiente, i trasporti, il lavoro e la formazione professionale devono essere gestiti in sintonia con gli enti territoriali che hanno il polso delle nostre comunità locali.
L'obiettivo di fondo è uno solo: innalzare anche se di poco la qualità della vita nella nostra provincia!
Ecco dunque i punti su cui si concentrerà la mia azione amministrativa.
I più deboli. Chi sono? Sono molti? E, soprattutto, possono essere aiutati? Sono più deboli sicuramente gli oltre cinquantamila pensionati della nostra provincia, quelli che percepiscono meno di 500 euro al mese. Non ha senso un progetto di società se non è condiviso da tutti e ancor meno se non coinvolge coloro che sono svantaggiati rispetto agli altri. E' una ovvietà ma è così: si vince la sfida se siamo uniti. Cosa fare per me è semplice: è necessario coordinare le diverse azioni dei PLUS, i piani locali per il sociale che i comuni della provincia sperimentano e attuano in forma consorziata, ma ancora di più credo che possano fare le azioni di contrasto alla povertà sperimentate in questi anni dai comuni e dalla Regione Sardegna. La Provincia deve coordinare tali azioni, finanziando almeno in parte quelle individuate in campo sociale insieme ai comuni.
Lavoro e formazione. E' la questione principale: lavorare e formare, formare per lavorare. Il come è l'unica cosa che m'interessa. Non abbiamo bisogno di formazione generica e astratta, bensì di precisi percorsi formativi che nascano dalle esigenze espresse dalle imprese, anche attraverso la rete delle associazioni di categoria. Nessuna azione a favore del lavoro del singolo quindi, ma molte azioni per il lavoro di tutti. Una promessa che terrò sicuramente è che la Provincia del futuro non creerà precari! La precarietà crea dipendenza verso la politica e noi vinceremo la sfida del lavoro solo se saremo tutti liberi. I posti di lavoro non si creano con le regalie concesse in cambio di voti, ma si realizzano solo se l'economia inizia a crescere.
I programmi dei comuni. E' tempo che la Provincia torni al ruolo di programmazione e di coordinamento delle azioni dei comuni che per legge le spetta. Come? Intanto garantendo la disponibilità dei propri uffici e del proprio personale (e lasciando a casa i consulenti esterni) per fornire l’assistenza tecnica e amministrativa necessaria. Poi con la condivisione politica dei progetti di sviluppo elaborati a livello provinciale. Troppo spesso il ruolo della Provincia è stato quello di portatore delle doglianze del territorio verso la Regione e il Governo: smettiamola di piangere e chiedere soldi, attribuendo ogni male al divario infrastrutturale o altri elementi fuori dal nostro controllo. In questi anni di attività amministrativa mi sono guardato intorno e mi sono reso conto che, ad esempio, nel nord-est del paese le strade non sono migliori delle nostre eppure l'economia gira lo stesso. Le opere pubbliche si programmano, si progettano e si realizzano quando sono effettivamente necessarie. Un buon amministratore non si misura per i milioni di euro che riesce ad investire in opere pubbliche, ma rispetto alla capacità di risolvere problemi concreti della popolazione amministrata.
Attività produttive (Agricoltura, Artigianato, Commercio, Industria e Turismo in ordine alfabetico). La parola d’ordine è: spendere soldi della Provincia solo dopo la concertazione con le reti di associazioni e di imprenditori ma, soprattutto, essere alleato degli imprenditori, che devono avere nell'ente pubblico un serio interlocutore nella difficile impresa di fare economia in provincia di Nuoro. E' assurdo ma i nostri imprenditori ci chiedono soprattutto di non mettergli ostacoli, e almeno in questo dobbiamo impegnarci.
L'agricoltura in provincia di Nuoro deve essere quella delle produzioni di qualità. Le associazioni degli agricoltori lo chiedono da molto, per me è semplice ribadirlo: difendiamole con le ricette che gli stessi pastori e agricoltori suggeriscono (sovranità alimentare, patto di filiera e organizzazioni dei produttori): la commercializzazione sarà conseguente.
L'artigianato è l'ossatura economica della nostra provincia. Come aiutare gli artigiani che resistono nei nostri paesi? Io inizierei con le borse lavoro per tramandare il saper fare nelle nostre botteghe, e continuerei supportando la programmazione di interventi mirati alla commercializzazione dei nostri straordinari prodotti.
Il commercio è il più grande attrattore di persone: nessuna iniziativa culturale o sportiva sposta tante persone quante il commercio. Mettete un centro commerciale nel deserto ed il deserto si popola! Noi abbiamo centinaia di centri commerciali naturali, costituiti dai nostri piccoli e medi artigiani e commercianti, operanti in quasi tutti i paesi della provincia. Sono da valorizzare con azioni che li leghino in una sola rete provinciale, ad esempio nella fase promozionale. Occorre sempre tenere a mente che la promozione della vendita di prodotti locali è un primo passo per raggiungere l'obiettivo della sovranità alimentare.
Industria per me significa piccole e medie imprese con sede legale nella nostra provincia. Molte imprese agguerrite producono reddito e posti di lavoro stabile e ben retribuito. Questo è ciò a cui penso quando immagino l'industria dei nostri figli. Poi penso anche alla grande industria, al contratto d'area di Ottana ed ai “prenditori” che purtroppo abbiamo accomodato tutti (forze politiche e sociali) nel nostro territorio. Non rinunciare all'industria chimica è un mio preciso impegno, ma occorre iniziare a pensare che i posti di lavoro non si costruiscono con gli incentivi a fondo perduto ma con la creazione di servizi adeguati alle esigenze delle imprese. I posti di lavoro possono crearsi ad uno ad uno, sino a diventare anche migliaia. Questa verità, che condivido in pieno, sintetizza quella che nella mia idea di Provincia è la politica del fare. Non sempre i grandi numeri promessi, programmati, indotti con pressioni politiche e pure per qualche tempo realizzati, sono stati sinonimo di ottime imprese, anzi. L’idea che si possano creare posti di lavoro in cambio di voti deve essere rovesciata: è al contrario necessario votare le buone idee per realizzare le condizioni che possono creare molti posti di lavoro.
Il turismo in provincia di Nuoro è una realtà vivace sia nelle coste che nell'interno. Cosa fare? Il sistema turistico locale, secondo il mio modesto parere, deve essere gestito dalle imprese turistiche e dai rappresentanti delle associazioni pro loco, che sono in grado di mettere in pratica le buone idee che propugnano da tempo. La politica stia un passo indietro e abbia casomai un ruolo di supporto, per fare sistema, incentivare e favorire coloro che con coraggio già erogano utilissimi servizi per il turista.
Cultura ed istruzione. Per me sono due leve primarie del programma di crescita economica della nostra provincia. Abbiamo una comunità provinciale con un'identità vera, unica e persino prepotente che ha espressioni culturali straordinarie e senza eguali (penso al canto a tenore, patrimonio dell'umanità per l'Unesco ma non per la nostra attuale amministrazione provinciale!). Incoraggiamo e sosteniamo le tante associazioni culturali del territorio: hanno molte idee e voglia di partecipare alle scelte della politica. Favoriamo l’istruzione, perché il sistema educativo possa essere strumento per rafforzare il capitale umano, per incoraggiare, come fanno i genitori con i figli, le normali inclinazioni dei nostri cittadini. Ma ricordiamoci che l'università del nostro territorio non può essere di prossimità ma di eccellenza. L’obiettivo deve essere quello di farla diventare un attrattore per i giovani dell'intero bacino del Mediterraneo.
Ambiente e governo del territorio. L'insegnamento che ci viene impartito dalla natura, ormai quasi ciclicamente, è che il territorio non può essere consumato impunemente dall'uomo. Il governo del territorio, l'applicazione di regole certe e condivise, paese per paese, è la base per una efficace tutela ambientale. Non è un'idea nuova anzi è quella più antica, quella che i nostri antenati hanno posto in essere in modo naturale per consegnarci questo ambiente straordinario. Prima le regole, quindi, meglio se condivise. Il primo passo sarà quello di mettere insieme gruppi di amministrazioni comunali (meglio se per unione dei comuni o comunità montana) per scrivere piani urbanistici intercomunali. In questo processo occorre tenere presente che l'ambiente è “la risorsa” della provincia di Nuoro. Nella mia visione l'uomo è parte integrante dell'ambiente, e dall’ambiente può trarre lavoro, creare economia diretta e indotta. Abbiamo nel nostro territorio dei polmoni verdi straordinari, tra i primi in Italia ed in Europa, possiamo tutelarli se ci lavoriamo con la pulizia, la manutenzione e le azioni di difesa dal fuoco. Quando penso al lavoro che viene grazie alla natura non penso però a cantieri forestali, ma all'azione dei privati che in gran parte sono i proprietari dei nostri boschi. Certo così non si creano posti di lavoro pubblici, ma si avrebbe comunque un lavoro duraturo, importante e persino gratificante: sarebbe la realizzazione di quell'industria del bosco che in molti hanno teorizzato ma che stenta a decollare, forse per una visione troppo pubblico-centrica. Ma l’ambiente non è solo bosco, sono anche i litoranei e le coste per i quali la Provincia deve mettere risorse per una gestione di livello di area vasta dei costi di manutenzione, oggi in capo ai soli comuni.
Dannato Barone Rosso.
faccio una critica generale c'è bisogno di programmi cher parlino del territorio, non di un programma che il linea generica elenchi una serie di problemi che si conoscono benissimo e (se mi è permesso dirlo) non sono specifici della sola Sardegna. Cosa c'è di veramente ricollegabile al territorio sardo?..non chiedo molto, ma almeno l'accenno ad un qualcosa di concreto da risolvere. Solo la parte riguardante l'agricoltura biologica sembra avvicinarsi un po' più al concreto, ma poi non è stato chiarito benissimo nemmeno quel passaggio.
Per quanto riguarda la parte nella quale si parla della cultura, quanti esempi di azioni concrete e mirate ci sarebbero da fare (per un popolo che non conosce nemmeno la ricchezza della propria storia e identità) e invece si fa un elenco di: più biblioteche, lingua sarda e straniera, borse di studio... senza dire chiaramente come si intende migliorare queste cose (es. vogliamo rendere obbligatorio l'insegnamento della storia sarda a scuola, e finaziare progetti di corsi di lingua sarda, scritta e orale per bambini insegnanti ed adulti)
ma sopratutto è inaccettabile un programma totalmente identico per tutte le otto province, qualunque partito lo faccia. si parla tanto di valorizzare le infinite peculiarità invece poi...onf:
questa non è una critica mossa per screditare qualcuno, ma è una critica e una riflessione fatta per fare in modo che chi di dovere possa lavorare su alcuni errori commessi e non ripeterli in futuro.






Tratto dal programma di Milia:
"Particolare rilevanza assume la valorizzazione della lingua sarda. La provincia, che ha
adottato regole e criteri di valorizzazione della variante campidanese, potenzierà le proprie
strutture su questa competenza. In particolare implementerà l’attività dell’Ufficio per la
lingua sarda e lo Sportello linguistico. Particolare attenzione sarà rivolta al sostegno
dell’editoria in lingua sarda e alle azioni di promozione nelle scuole dell’obbligo."
pag. 15 del programma http://www.grazianomilia.it/wp-conte...Presidente.pdf
e gli altri? nessuno parla di lingua sarda? almeno Milia ha fatto una scelta e la intende portare avanti...gli altri?onf: trovo vergognoso che partiti autonomisti e indipendentisti non ne parlino e non prendano decisioni chiare con coraggio.