
Originariamente Scritto da
solgenitsin
La memoria inizia a farmi difetto, ma mi sembrava di ricordare che mi avessero insegnato che l'altissimo magistero affidato al potere giudiziario, così come inteso sin dai tempi di Montesquieu, fosse quello di individuare chi avesse commesso dei reati e giudicarli.
Devo constatare, invece, che tale principio risulta completamente stravolto ed il compito che la magistratura - espressione concreta dell'esercizio di quel potere giudiziario - si è affidato è sempre più quello di "sindacare" ogni singola umana attività.
Per cui si è passati dall'iniziale e corretto "esercizio del potere giudiziario" che deve necessariamente partire dall'analisi di un "fatto reato" per giungere alla individuazione del reo e punirlo, all’"uso del potere giudiziario" che, al contrario, parte dall’analisi di un “fatto” per giungere alla qualificazione di tale fatto come reato e quindi proseguire alla individuazione del reo e punirlo; tale “uso del potere giudiziario” rappresenta l’espressione della distorsione che la magistratura ha inteso attribuire al proprio magistero: una sorta di missione salvifica della moralità umana che deve estrinsecarsi nello screening minuzioso di ogni umana attività. Tale distorsione, già di per se patologica in quanto esula dal corretto esercizio del potere giudiziario, trova la sua massima espressione nella forma patologica della detta patologia: l’individuazione del reo a cui poi attribuire l’eventuale reato.
Oggi il presidente della ANM ha candidamente, improvvidamente ed inconsapevolmente confessato e, per chi nutrisse ancora dubbi sul mutamento della prospettiva dell’azione dei giudici, ha spiattellato la verità sul muso di quelli che, come me, mal ricordavano o interpretavano le lezioni di Montesquieu
Giustizia: Palamara, giudici hanno compito di accertare se fatti costituiscono reato - Adnkronos Economia