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DUBBI SULLA RIFORMA GELMINI MA OCCORRE CAMBIARE
Le polemiche di questi ultimi giorni sulla riforma Gelmini (o come la si voglia chiamare, provvedimenti?) stanno incentrandosi sulla questione dell' insegnante unica, e su aspetti disciplinari (voto in condotta, repressione del bullismo). E questo è fuorviante. Perché il problema va ben al di là di questi aspetti, nonché di quello, anche questo molto dibattuto, della precarietà della stessa condizione di precari, per così dire, di quanti oggi lavorano nella scuola. Elenco alcune conseguenze della riforma Gelmini che meritano attenzione e destano allarme. 1) Disoccupazione. Quante persone perderanno il lavoro? Certo, non soltanto i precari, ai quali peraltro è stata fatta balenare la prospettiva di un reimpiego nel turismo (quale turismo?). Gli insegnanti di ruolo (quanti? Alcune diecine di migliaia?) dopo 2 anni di cassa integrazione, verranno licenziati. E inoltre: con una scuola che chiude i battenti alle 12.30, perderanno il lavoro anche gli addetti alla mensa e soffriranno perdite economiche le imprese che forniscono i pasti, con possibili se non probabili perdite del posto di lavoro di loro dipendenti. Anche molti addetti alle pulizie verranno licenziati. 2) Qualità dell' insegnamento: 4 ore di lezioni al giorno, diminuite dalle ore settimanalmente riservate a lezione di religione (cattolica) e di educazione fisica, con un solo insegnante tuttologo; un doposcuola, quando sarà possibile, ridotto a poco più di un parcheggio; cancellazione delle gite scolastiche (per la regola che 15 studenti vengano accompagnati da 2 insegnanti), con il loro potenziale di favorire l' apprendimento di nozioni di storia e di arte, o anche semplicemente di scoprire bellezze naturali. 3) Impossibilità di rispettare l' obbligo scolastico da parte di famiglie residenti in aree montane o di campagna, a causa della chiusura di scuole con un numero di allievi inferiore al minimo previsto dalle nuove disposizioni: vogliamo chiedere a un contadino o comunque a persone che hanno un' occupazione in queste aree di percorrere decine di chilometri, trascurando il lavoro che dà loro reddito, per permettere ai figli di andare a scuola (si rimborserà loro la benzina almeno, se lo faranno?). Si è partiti parlando di grembiulini e di voto in condotta per arrivare a una «riforma» che andrà a incidere negativamente sui comportamenti e sul reddito degli italiani nonché e soprattutto sulla qualità dell' educazione dei loro figli? Indebolendo la scuola pubblica e nel contempo stanziando fondi per quella privata? Come spiegare che tutto ciò avvenga nel silenzio assordante del mondo politico, fatta eccezione per 2 o 3 interventi, ma solo in questi ultimissimi giorni di fronte al crescere delle manifestazioni di studenti? Mi è stato detto che sulla questione della chiusura delle scuole in zone montane e agricole la Lega Nord ha protestato. Non mi sembra che questa protesta abbia ricevuto la dovuta attenzione. E non mi risulta che la Lega abbia tentato di modificare il progetto Gelmini. È concepibile, giustificabile, che su un problema come la scuola un governo non senta la responsabilità di promuovere un largo dibattito pubblico o almeno consultare tutte le parti interessate, che queste ultime (soltanto alcune) siano state consultate quando mancavano solo 4 giorni alla presentazione del decreto in Consiglio dei ministri, ma con l' avvertimento che comunque il decreto non era modificabile, e che un governo derubrichi le proteste degli studenti e di docenti al rango di manifestazioni di gruppetti di facinorosi, e che nessun conto si terrà delle critiche perché in Parlamento «si hanno i numeri»? Davvero dobbiamo rassegnarci a sopravvivere in un Paese inquinato da un male che qualcuno recentemente ha definito, pertinentemente, di analfabetismo civile? Alessandro Silj Segretario generale del Consiglio italiano per le Scienze sociali, Roma Caro Silj, M i rendo conto che la riforma modificherebbe le abitudini e lo stile di vita degli Italiani. Ma vedo nell' ostilità alla riforma Gelmini molte resistenze corporative che non mi convincono. La scuola italiana costa troppo e produce complessivamente risultati insoddisfacenti. Il nuovo ministro sta tentando un' operazione difficile e lavora con un certo coraggio. Il silenzio dei politici non mi dispiace. A un altro dibattito pubblico, come quelli a cui abbiamo frequentemente assistito negli scorsi anni, preferisco il cambiamento. È meglio correggere una riforma sbagliata che non fare niente.
Romano Sergio
Pagina 43
(25 ottobre 2008) - Corriere della Sera
link==> http://archiviostorico.corriere.it/2...81025105.shtml
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Totalmente d'accordo con Romano.


Certo che sono d'accordo!
Livio






sono contro chi protesta solo contro la Gelmini...




Forza!!! tutti a protestare contro la riforma elementare... che tanto il referendum contro la riforma dell'università non si può fare![]()



