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Discussione: Don Gelmini

  1. #1
    a.k.a. tolomeo
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    Predefinito Don Gelmini

    Don Gelmini è solo indagato, ma noi siamo già colpevoli. Siamo colpevoli d’averlo arruolato nel grande circo bipolare prima ancora d’averci capito alcunché, siamo conniventi con il riflesso demenziale che ci porta a incasellare ogni casacca e persino ogni tonaca, ormai. La lezione che questo Paese si ostina a non comprendere è che don Piero Gelmini è innanzitutto un uomo, un cittadino, un portatore di diritti: non è un prete, non è un santo, non è Gesù sulla strada del Calvario, non è la Chiesa, non è il cappellano della destra contrapposto a un don Luigi Ciotti di sinistra, è un uomo, non le sue vesti: ed è l’uomo a non meritare il pregiudizio ottuso e forcaiolo di taluni come neppure l’assoluzione dogmatica e preconcetta di altri.

    È tutto così automatico, ormai: indagano tizio e tu sai già chi reagirà, chi dirà che cosa, chi asserirà che è un attacco alla Chiesa, chi tirerà in ballo Muccioli, quale onorevole transgender trasformerà la presunzione d’innocenza in presunzione di colpevolezza, chi tirerà in ballo Berlusconi, quale articolo di colore comparirà per esempio sulla Stampa, il quotidiano che ha sparato in prima pagina una notizia che sarebbe da prima pagina in un Paese normale, un Paese dove le inchieste siano una cosa seria e dove chi sbaglia paghi, si tratti di un prete o un politico o un magistrato, un Paese dove abbia un senso che un indagato non eserciti o non si candidi: ma noi siamo in Italia, dove un’inchiesta e qualche volta la galera non si negano a nessuno, dove essere indagati per il reato del momento è quasi un fatto di costume, un trend, una sfilata noiosa che il pubblico ormai diserta perché tanto non distingue più nulla, sa soltanto che la pedofilia quest’anno si porta assai ma che per il resto pare il solito derby destra-sinistra.

    E adesso, magari, dovremmo partecipare anche noi, secondo il rito dovremmo cogliere l’occasione per infilare la nostra preziosa opinione su don Gelmini: è un’altra usanza del nostro giornalismo, uno va in disgrazia e allora partono i grandi ritratti, le sincere opinioni delle brave penne. Ma è l’ultimo giorno al mondo per farlo. Le opere non mutano i diritti. Ci sono pochi fatti chiari, e sono gli unici che dovrebbero interessare prima di scaldarsi: don Gelmini è indagato sulla base dei racconti di alcuni tossicodipendenti (o ex, non è chiaro) che secondo voci non confermate furono scoperti a rubare in comunità e uno dei quali è pure galeotto, tanto che il suo racconto è stato verbalizzato nel parlatorio di un carcere. Non si sa praticamente altro: il pubblico ministero cerca riscontri da circa sei mesi, il quadro offre tipicamente il fianco alla possibile piccola vendetta, al risentimento rivolto contro un uomo talvolta assai rigoroso e che puoi tipicamente amare o viceversa. Due altre cose sono certe: la prima è che non è assolutamente detto che don Gelmini venga neppure rinviato a giudizio (processato) e la seconda è che grazie ai soliti meccanismi mediatici qualche italiano è già convinto che don Gelmini sia un pedofilo. Garantito.

    Il resto si sa. Chi sia don Gelmini è noto in più parti del mondo, e che sia un benefattore per decine di migliaia di emarginati e poveri e tossicodipendenti e malati di Aids, curati in 267 comunità, non è un mistero davvero per nessuno. Chi ama don Gelmini fa bene a difenderlo con tutta la passione che ha, ma la passione non dovrebbe essere neppure necessaria: trasformare questo paese in un Paese civile, in uno Stato di cosiddetto diritto, significa anche non sostenere neppure che don Gelmini, in virtù delle sue opere, abbia «diritto più di chiunque altro che si diradi ogni ombra» come ha detto ieri l’onorevole Alfredo Mantovano.

    Don Gelmini è un uomo, è un cittadino, è un italiano: questo dovrebbe bastarci. Solo in questo modo il clamore mediatico che questa probabile porcata giudiziaria si porterà dietro sarà non il segno di un garantismo privilegiato, ma il viatico affinché ciò che non capiti a don Gelmini possa non capitare a ciascuno di noi, che purtroppo benefattori non siamo.

    Filippo Facci

    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=197206
    .

    A fool and his money can throw one hell of a party.

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  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da tolomeo Visualizza Messaggio
    Don Gelmini è solo indagato, ma noi siamo già colpevoli. Siamo colpevoli d’averlo arruolato nel grande circo bipolare prima ancora d’averci capito alcunché, siamo conniventi con il riflesso demenziale che ci porta a incasellare ogni casacca e persino ogni tonaca, ormai. La lezione che questo Paese si ostina a non comprendere è che don Piero Gelmini è innanzitutto un uomo, un cittadino, un portatore di diritti: non è un prete, non è un santo, non è Gesù sulla strada del Calvario, non è la Chiesa, non è il cappellano della destra contrapposto a un don Luigi Ciotti di sinistra, è un uomo, non le sue vesti: ed è l’uomo a non meritare il pregiudizio ottuso e forcaiolo di taluni come neppure l’assoluzione dogmatica e preconcetta di altri.

    È tutto così automatico, ormai: indagano tizio e tu sai già chi reagirà, chi dirà che cosa, chi asserirà che è un attacco alla Chiesa, chi tirerà in ballo Muccioli, quale onorevole transgender trasformerà la presunzione d’innocenza in presunzione di colpevolezza, chi tirerà in ballo Berlusconi, quale articolo di colore comparirà per esempio sulla Stampa, il quotidiano che ha sparato in prima pagina una notizia che sarebbe da prima pagina in un Paese normale, un Paese dove le inchieste siano una cosa seria e dove chi sbaglia paghi, si tratti di un prete o un politico o un magistrato, un Paese dove abbia un senso che un indagato non eserciti o non si candidi: ma noi siamo in Italia, dove un’inchiesta e qualche volta la galera non si negano a nessuno, dove essere indagati per il reato del momento è quasi un fatto di costume, un trend, una sfilata noiosa che il pubblico ormai diserta perché tanto non distingue più nulla, sa soltanto che la pedofilia quest’anno si porta assai ma che per il resto pare il solito derby destra-sinistra.

    E adesso, magari, dovremmo partecipare anche noi, secondo il rito dovremmo cogliere l’occasione per infilare la nostra preziosa opinione su don Gelmini: è un’altra usanza del nostro giornalismo, uno va in disgrazia e allora partono i grandi ritratti, le sincere opinioni delle brave penne. Ma è l’ultimo giorno al mondo per farlo. Le opere non mutano i diritti. Ci sono pochi fatti chiari, e sono gli unici che dovrebbero interessare prima di scaldarsi: don Gelmini è indagato sulla base dei racconti di alcuni tossicodipendenti (o ex, non è chiaro) che secondo voci non confermate furono scoperti a rubare in comunità e uno dei quali è pure galeotto, tanto che il suo racconto è stato verbalizzato nel parlatorio di un carcere. Non si sa praticamente altro: il pubblico ministero cerca riscontri da circa sei mesi, il quadro offre tipicamente il fianco alla possibile piccola vendetta, al risentimento rivolto contro un uomo talvolta assai rigoroso e che puoi tipicamente amare o viceversa. Due altre cose sono certe: la prima è che non è assolutamente detto che don Gelmini venga neppure rinviato a giudizio (processato) e la seconda è che grazie ai soliti meccanismi mediatici qualche italiano è già convinto che don Gelmini sia un pedofilo. Garantito.

    Il resto si sa. Chi sia don Gelmini è noto in più parti del mondo, e che sia un benefattore per decine di migliaia di emarginati e poveri e tossicodipendenti e malati di Aids, curati in 267 comunità, non è un mistero davvero per nessuno. Chi ama don Gelmini fa bene a difenderlo con tutta la passione che ha, ma la passione non dovrebbe essere neppure necessaria: trasformare questo paese in un Paese civile, in uno Stato di cosiddetto diritto, significa anche non sostenere neppure che don Gelmini, in virtù delle sue opere, abbia «diritto più di chiunque altro che si diradi ogni ombra» come ha detto ieri l’onorevole Alfredo Mantovano.

    Don Gelmini è un uomo, è un cittadino, è un italiano: questo dovrebbe bastarci. Solo in questo modo il clamore mediatico che questa probabile porcata giudiziaria si porterà dietro sarà non il segno di un garantismo privilegiato, ma il viatico affinché ciò che non capiti a don Gelmini possa non capitare a ciascuno di noi, che purtroppo benefattori non siamo.

    Filippo Facci

    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=197206
    -----------------------------------------
    Come non essere interamente d'accordo?

    saluti

  3. #3
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    figuriamoci....

    ...generalizzazioni, il bello è che se fai la stessa cosa con gli immigrati sei subito razzista.

    qui è in atto un vero e proprio attacco non verso i privilegi della chiesa, ma contro la religione tout-court.

    Cerchiamo di difendere quel poco che è rimasto di questo genocidio culturale.

  4. #4
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    io non so niente della faccenda e quindi non mi esprimo, ma una cosa è sicura Don Gelmini è un cittadino come gli altri e se ha commesso reati ne risponde anche lui

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da benfy Visualizza Messaggio
    io non so niente della faccenda e quindi non mi esprimo, ma una cosa è sicura Don Gelmini è un cittadino come gli altri e se ha commesso reati ne risponde anche lui
    giusto: esattamente come Fassino, D'alema ed altri cittadini che mai, davvero mai, si sognerebbero di mettere in discussione l'operato della magistratura né gli strumenti d'indagine o i mezzidi prova usati contro di loro né di sottrarsi alle procedure giudiziare che li riguardano, tipo Unipol.

  6. #6
    are(a)zione
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    Se è colpevole che paghi con gli interessi (in qualità di prete e moralizzatore). Se è innocente, la mia posizione su di lui, politicamente parlando, non cambierebbe di una virgola.

    Morale: ai miei occhi non ne esce comunque bene.

  7. #7
    MazingaZ
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    Citazione Originariamente Scritto da are(a)zione Visualizza Messaggio
    Se è colpevole che paghi con gli interessi (in qualità di prete e moralizzatore). Se è innocente, la mia posizione su di lui, politicamente parlando, non cambierebbe di una virgola.

    Morale: ai miei occhi non ne esce comunque bene.
    Ne siamo rammaricati.

  8. #8
    Moderatori anghe noi...
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    Citazione Originariamente Scritto da are(a)zione Visualizza Messaggio
    Se è colpevole che paghi con gli interessi (in qualità di prete e moralizzatore). Se è innocente, la mia posizione su di lui, politicamente parlando, non cambierebbe di una virgola.

    Morale: ai miei occhi non ne esce comunque bene.
    Non ne esce bene per quale motivo? Quale colpa ha commesso?
    Essere preti è una colpa?

    La invito cortesemente a rispondere.

  9. #9
    Moderatori anghe noi...
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    Non val nemmeno la pena di leggere questi articoli: i titoli sono fin troppo eloquenti.

    Don Gelmini: "Contro di me un disegno Perdono chi mi ha accusato"
    La Repubblica - 3 ore fa
    ROMA - Dietro le accuse che mi sono state rivolte "credo che si sia un disegno, è chiusa l'indagine, come è possibile che queste notizie siano uscite?". Don Pierino Gelmini, ai microfoni della Radio Vaticana, commenta così le notizie relative ...
    Don Gelmini: «Volevano soldi per ritrattare» Corriere della Sera
    Don Gelmini indagato: "Mi chiedevano soldi per ritrattare" L'Unione Sarda

  10. #10
    are(a)zione
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    Citazione Originariamente Scritto da FreeFlag Visualizza Messaggio
    Non ne esce bene per quale motivo? Quale colpa ha commesso?
    Essere preti è una colpa?

    La invito cortesemente a rispondere.

    Certamente che rispondo.

    Il motivo per cui non ne esce bene l'Istituzione Chiesa è semplice, fin troppo banale: è ormai appurato che le forze dell'ordine e magistratura stiano tenendo sott'occhio certi personaggi.
    Certamente essere prete o suora non è una colpa: risulta però maggiormente colpevole il prete o la suora che si macchia di alcuni reati. Perchè non solo l'onta nei confronti del Dio che tentano di celebrare è immane, ma l'onta nei confronti della società civile in cui vivono è preponderante.

    E qualora questo Don venisse considerato innocente, l'onta di aver subito, anche se solo velatamente, una critica infamante farà guardare i credenti meno ortodossi alla Chiesa con occhio molto più critico e prevenuto.

    E' lo stesso atteggiamento che la Chiesa ebbe nei nostri confronti negli anni 50 e 60. Venivano crocifissi in ogni luogo ed in ogni occasione al solo scopo di creare l'alone di "mangiabambini atei". Di fronte alla parrocchie vi erano cartelli denigratori contro di noi, tanto che, soprattutto nelle comunità più piccole, e quindi più bigotte, vi era un vero e proprio linciaggio "mediatico".

    La morale, semmai ce ne fosse una, è che chi la fa l'aspetti. La Chiesa ebbe il demerito di cavalcare spuriamente una condanna politica e civile nei confronti dei comunisti. Ed ora, non solo i comunisti, ma soprattutto credenti con meno paraocchi osservano un'enorme ipocrisia aleggiare laddove "mai" si sarebbe sospettato.

    Mi sembra di assistere ad una tragedia greca, in cui i protagonisti principali subiscono lo stesso trattamento che dedicarono ad i loro rivali storici.


    Solo che ora, la favola dell' "Al lupo al lupo" ogni tanto trova effettivamente un lupo. A differenza dei mangiabambini.

 

 
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