



A me sembra che non si riesca più agevolmente a sopportare la naturale ferocia dell'uomo.Sappiamo anche perchè. Motivi culturali.Però sono perplesso. Non sarei certo che si tratti di civiltà.In fondo ci bloccano le definizioni : che la vita di qualcuno, o se si preferisce, di qualcosa, dipenda dall'immagine mentale di chi si trova a decidere, fa riflettere sul valore della vita per la società. Non in senso sacrale e assoluto, bensì anche soltanto, in senso sociale e relativo. Siamo un groviglio di contraddizioni, e da questo stato, vorremmo trarre certezze.Se non sappiamo cosa sia la verità, sappiamo di mentire quando ci capita di farlo volontariamente.E anche la menzogna è un comportamento sociale.Accoglienza e rifiuto corredati dai relativi motivi, possono provocarci ribrezzo.


credimi, mi ci sto fondendo il cervello....
allora, innanzi tutto una considerazione. Per legge in Italia l'aborto terapeutico viene consentito fino alla 24 settimana. Ci sono casistiche di prematuri sopravvissuti (ovviamente con tecniche rianimatorie) alla 23esima e alla 24esima settimana. E questo è già di per sé qualcosa che credo vada rivisto.
Non conosco nei dettagli le condizioni di questi neonati, ma so per certo che ogni nascituro che presenti segni vitali anche minimi viene rianimato. Si dibatte infatti in ambito scientifico quale sia il limite temporale sotto il quale non rianimare, si parla di eticità della rianimazione. Si discute se disabilità significhi sofferenza. La difficoltà credo sia sapere quando rianimare significa accanimento. E non credo che siano molti ad avere le risposte a questa domanda. Io non ce l'ho.
Seconda considerazione, il neonatologo deve chiedere o no il consenso dei genitori? Secondo me no. Il desiderata del genitore non rileva anticipatamente l'outcome del neonato.
Terza considerazione, è corretto accomunare il neonato fortemente prematuro e lo stato vegetativo permanente? Secondo me no.


Perché sono tutto men che libertari.
But if you think about the ideal form, which we approximate to some extent, capitalism is basically a system where everything is for sale, and the more money you have, the more you can get. And, in particular, that's true of freedom. Freedom is one of the commodities that is for sale, and if you are affluent, you can have a lot of it. It shows up in all sorts of ways. It shows up if you get in trouble with the law, let's say, or in any aspect of life it shows up. And for that reason it makes a lot of sense, if you accept capitalist system, to try to accumulate property, not just because you want material welfare, but because that guarantees your freedom, it makes it possible for you to amass that commodity.
Noam Chomsky, libertario


Non dovresti incazzarti in questo modo, è una discussione filosofica.
In generale, io sono d'accordo. L'unico modo sensato con cui si possa definire una "persona" è "essere dotato di autocoscienza".
Dopodichè, visto che sono questioni su cui sarebbe inaccettabile fare anche il minimo errore, meglio essere garantisti e quindi definire "persona" tutti i casi incerti: neonati, disabili, e perfino feti dopo il terzo mese.




Guardo che sono spesso annegato nel dubbio circa il " valore" dell'uomo. Non è questione di gerarchie. Questione di senso. Senso inattingibile. Ma per stabilire cosa valga l'uomo, manca la pietra di paragone. Egli deve correlarsi a se stesso e valutarsi da solo. Un problemuccio che lo fa ondeggiare fra la paralisi e il massacro.






e allora che vuol dire? anche il darwinismo sociale era una teoria filosofica, e ciò non ha di certo impedito al nazismo di prenderne spunto, e i risultati li sappiamo. Una volta i malati di mente o i disabili venivano fatti oggetto di ogni tipo di vessazione, e questo proprio perchè non erano ritenuti "persone", quindi automaticamente non soggetti di diritto. E poi da cosa deriva tutta questa ansia di definire chi è persona e chi no? forse dalla voglia nemmeno tanto inconscia di definire una lina divisoria da chi è "normale" e da chi non viene ritenuto tale? io non mi sento diverso da un ritardato mentale o da uno schizofrenico, anche io avrei potuto esserlo se fossi stato meno "fortunato", e in quel caso non mi sarebe certo piaciuto che qualcuno, dall'alto della sua "normalità", mi avesse definito una "non persona".