Certo, ovvio.
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Allora, il post voleva dire che in Italia pensare a politici che parlino di abolizione della banca centrale e gold standard è semplicemente fantascientifico. Di politici che si ispirano al liberalismo abbiamo realmente pochi esempi nel panorama italiano: Martino, Della Vedova, Calderisi... Il problema è che se scegliamo di scartare persino loro in virtù di politiche puramente libertarie, come quelle di Paul, il tremontismo non potrà che imperversare indisturbato. Facciamocene una ragione: l'Italia non è nata sulla carta di Jefferson, ma su quella di Togliatti, De Gasperi e Croce, ergo è geneticamente allergica al liberalismo. Sarebbe al contrario molto meglio sostenere attivamente la Parte Liberale, andando a partecipare ai dibattiti del PdL e possibilmente a sbertucciare neocon, democristiani, socialisti, ecc... Mantenere un atteggiamento purista, lasciando il monopolio delle idee al keynesismo imperante nel PdL, è suicida: molto meglio, anche in termini di diffusione della cultura liberale, partecipare attivamente ai dibattiti politici in polemica con tutto il resto del partito. Sarebbe meglio dire a Berlusconi che è comunista dal microfono della assemblea di fondazione del PdL, piuttosto che da un sito internet. La non compatibilità delle idee liberali con la società italiana ci impone di sporcarsi le mani.
Basta che prendi un qualunque blogger di cdx ora ammanicato con la politica. Non credo ci sia bisogno di nomi: credo si tratti di condizione universale. Prendi un tizio, gli dai da reggere una borsa, ed ecco che si sente cicciobello.
Avevo letto il post che è stato linkato. Partiva da presupposti interessanti, per trarre conclusioni aberranti: "Il cervello degli italiani è programmato per l’accettazione della schiavitù e non ci si può fare nulla". Del resto era prevedibile, visto che analizza in chiave psicologica individuale un fenomeno collettivo. Per spiegare le dinamiche dei processi politici non serve scomodare, con infinite e sbagliate approssimazioni, la neuroscienza. Piuttosto esiste la teoria organizzativa per chiarire come chi manovri le fonti di potere (autorità, competenza, risorse) riesca a far prevalere la propria volontà.
Se le decisioni così assunte sono poi studiate in modo da accrescere l'autorità (ad esempio le leggi dello stato, che ne accrescono continuamente il ruolo nella vita degli individui) abbiamo un circolo vizioso che si può spezzare solo con il rifiuto dell'autorità e l'opposizione al potere.
Il processo politico ha infatti come soggetti dominanti degli attori che devono il loro potere proprio all'importanza e alla vastità dell'attività politica (se lo stato non manovrasse i soldi che manovra, o i posti di lavoro che gestice e via dicendo, avrebbe molto meno potere).
Chiedere allo stato di limitare sé stesso è pressoché come chiedere in modo non coercitivo al mercato di fare qualcosa che non vuole. A meno che il business non soffra, il mercato non cambierà: fino a quando il boicottaggio alla Nike non ha raggiunto livelli preoccupanti, la Nike non ha certo cambiato policy nei confronti della sua manodopera delocalizzata. Lo stato è coercitivo, e risponderebbe in modo violento al suo boicottaggio: quindi sarebbe ancora più improbabile un suo qualsiasi cambiamento.
Ecco perché l'idea di "sporcarsi le mani" dentro un partito che come base elettorale ha mafiosi, ex fascisti ed ex DC-PSI; e come vertici mafiosi ed (ex?) socialisti, oltre ad essere poco dignitosa, è anche perfettamente inutile.
P.S. Il libertarismo non è la branca anticonservatrice e antisociale della destra.....
Maronna.... :-DDD C'è una scuola di psicologia intera che afferma ciò che io sostengo. Legga neuromarketing.com o quello che da decenni ripete Gigi De Marchi, il fondatore della psicopolitica, prima di dare giudizi sommari. Quanto ai fenomeni individuali, ho la netta sensazione che la psicologia lavori raccogliendo dati individuali e poi tirando statistiche, che ne dice?
Sulla chiusa non commento neanche: d'altronde chi non guarda alla realtà politica con gli occhi dello psicologo continuerà a combattere contro i mulini a vento per sempre, ignaro del fatto che proporre il gold standard ad un elettorato di post-fascisti, post comunisti, mafiosi, sindacalisti, zecche ecc... è semplicemente una perdita di tempo.
PS:
A parte tutto, lei che immagino abbia una ferrea preparazione in "neuroscienza", a differenza mia, mi spiegherebbe la teoria del ciclo economico correlandola al rilascio di dopamina? Non ne ho chiari i principi...
Che le stati-stiche si basano sull'approssimazione. I libertari lavorano su numeri piccoli, per la loro attività di awareness, sono i politici che hanno bisogno di rifiutare la complessità individuale per sintetizzare l'azione umana in una riga su un foglio.
Proporre?
Molto più semplicemente: ignorare lo stato. Non votare, evadere, lavoro nero, fare abusivo.
Se non si hanno le palle per, si cambino idee politiche. E' inutile usare quella parte di libertà di parola che lo stato ci concede per vituperarlo e dividere allegramente i discorsi dai fatti. Lottare contro lo stato E' la cosa più difficile e pericolosa.
Per essere comodi e benvestiti c'è sempre il PD, per essere comodi e meschini c'è la Fininvest, pardon, PDL.