E’ UN GIRO IN SALITA
Il via oggi dall’Olanda.
Molti arrivi in montagna
dall’inviato Angelo Costa
- Amsterdam -
PARTE il Giro d’Italia e a colorarsi di rosa è l’intera Olanda, nonostante da giorni sia sotto un cielo triste e umido.
E’ il posto giusto per far partire una corsa di biciclette: questo è il Paese dove le usano di più, mentre in autostrada evidentemente vanno a parcheggiare, almeno a giudicare le code chilometriche entrando e uscendo da Amsterdam. Qui è sempre la festa della bici, anche se spesso alle bici fanno la festa: di due milioni che circolano in questa terra piatta come un biliardo, ogni anno ne rubano la metà.
Qui pedalano tre abitanti su quattro dalle scuole medie in su, qui ci sono più piste ciclabili che strade: 400 chilometri soltanto in questa che, per via dei canali, chiamano la Venezia del Nord.
Non sarà certo la pioggia a fermare quest’onda rosa che da giorni si è abbattuta su questi luoghi, cambiando persino le tinte ai tulipani: non serve un mago del meteo per prevedere che oggi, sulle strade del prologo, ci sarà il pienone.
Parte il Giro e mette in fila i suoi protagonisti: il bello sarà vedere se anche alla fine l’ordine sarà lo stesso. Davanti a tutti, col senno di prima, c’è Cadel Evans, numero uno per maglia (iridata) e per dorsale di gara: mai come stavolta ha la chance di dimostrarsi tale anche in classifica.
Gli si addicono le montagne e gli avversari: dopo tanti piazzamenti a Tour e Vuelta, per lui è giunto il momento di entrare in un albo d’oro.
Deve tener d’occhio Sastre e Basso, ammesso che sia l’Ivan che macina le salite e non quello in versione stracchino dell’ultima primavera: gli uomini da primo posto sono questi.
Dopo di che, tante variabili, più o meno pazze: sognano a buon diritto il dottor Pozzovivo, fresco di laurea in economia aziendale, lo scapigliato Scarponi e persino l’inossidabile Garzelli, sotto sotto ci spera il veterano Vinokourov, tornato da podio dopo storiacce doping, e ci sta che qualcosa di buono combini pure Nibali, come si è già visto fare in passato a quelli buttati dentro all’ultimo minuto.
Parte il Giro e all’appello manca qualche nome di grido. Uno su tutti, Alberto Contador: avendo già promesso che tornerà sulle strade rosa fra un anno, il magnifico spagnolo si può tranquillamente perdonare.
Meno perdonabili sono tutti quelli che, invece, puntano tutto sul Tour pur sapendo che da lui le buscheranno: evidentemente, è meglio un’estate da battuti che un mese di gloria.
Parte il Giro e stavolta, oltre alla cartina dritta, ha di nuovo un percorso in linea con le migliori tradizioni: meno cronometro del solito, contando anche la cronosquadre di mercoledì in Piemonte, e montagne che abbinano il valore tecnico alla storia.
Scorrendo l’elenco in ordine di apparizione, Zoncolan, Plan de Corones, Mortirolo, prima di Gavia e Tonale: l’ormai popolarissima ‘terza settimana’, regolarmente attesa da mesi anche quando presenta difficoltà da scolaresca in gita, mai come stavolta dirà l’ultima parola.
Parte il Giro e la Rai schiera uno squadrone: spedizione da 160 persone, quasi uno per corridore (198 i partenti in bici).
In tempi di crisi, non si bada a spese: da una rapida botta di conti, fra diritti della corsa (10 milioni) e spese vive di viaggio (2 e mezzo), la corsa alla tv di Stato costerà 25 miliardi di vecchie lire.
Ora la sfida più importante: dimostrare che la quantità può trasformarsi in qualità.
da: Il Resto del Carlino - ed. Sport - Pag. 2/3 - 8 maggio 2010 -
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