
Originariamente Scritto da
Cuordileone
Questo la dice lunga sulla qualità dell'insegnamento scolastico.
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Il Jihad è un precetto istituito da Dio. Che qualcuno sia disposto a farsene carico dispenserà gli altri dal farlo. Noi appartenenti alla scuola Maliki riteniamo sia preferibile non dare il via alle ostilità con il nemico prima di aver esortato quest'ultimo ad abbracciare la religione di Allah, a meno che non sia il nemico ad attaccare per primo. Gli infedeli hanno due alternative: o convertirsi all'Islam o pagare la tassa sulla persona (gizyah). Nel caso in cui nessuna delle due venga soddisfatta, dovremo dichiarare loro guerra.
Al Qayrawani Ibn Abi Zayd (giurista della scuola Maliki morto nel 996), La Risala, (Epitre sur les elemens du dogme et de la loi de l'Islam selon le rite malikite). Traduzione dell'arabo a cura di Leon Bercher, algiers, cairo, 1960, p. 165.
Poiché per la legge guerra significa jihad, e poiché scopo del jihad è che il culto sia dedicato interamente a Dio, e che la parola di Dio domini il mondo intero, è opinione comune a tutti i musulmani che chiunque sia di ostacolo a questo disegno debba essere colpito. Quando a coloro che non possono opporre resistenza nel lottare, come le donne, i bambini, i monaci, gli anziani, i ciechi, gli infermi e altri nelle loro condizioni, costoro non verranno uccisi a meno che non combattano a tutti gli effetti per mezzo delle parole (ad esempio facendo propaganda) e delle azioni (ad esempio spiando o assistendo con qualche altro modo i combattenti).
Ibn Taymiyya (membro della scuola Handabali a cui vanno le preferenze di Bin Laden, morto nel 1328), Jihad, in Rudolph Peters, Jihad in classical and modern Islam, Markus Wiener Publishers, Princeton (New jersey) 1996, p. 49. Citato in Andrew G. Bostom, Kaled Abou El Fadl: Reformer or Revisionist?
Non è legittimo attaccare qualcuno che non sia mai stato all'Islam senza averlo mai esortato a convertirsi: innanzitutto perchè ai suoi seguaci il profeta ha ordinato di ordinare gli infedeli alla fede, e poi perchè coloro che vengono colpiti ne attribuirebbero la causa a motivazioni di natura religiosa, e non alla brama di potere o alla conquista di schiavi. Di conseguenza essi potrebbero rispondere alla chiamata soltanto per salvarsi la vita. (...) Ma se gli infedeli, ricevuta la chiamata, non si convertiranno ne accetteranno di versare la tassa di persona, ai musulmani non resterà che invocare l'aiuto di Dio e dichiarare guerra ai nemici, perché Dio assiste coloro che Lo servono e distrugge i Suoi nemici, gli infedeli. E' dunque necessario invocare il suo aiuto in ogni occasione; questo, inoltre, è quanto ci comanda il Profeta.
Tratto da Hidayah, vol. 1, p. 140 (scuola Hanafi)
I musrikun (gli infedeli) di Dar al-Harb (la rena della battaglia) sono di due tipi: innanzitutto vi sono coloro che, chiamati all'Islam, rifiutano di convertirsi, preferendo di imbracciare le armi, il comandante dell'esercito può decidere di muovere loro guerra (...) a seconda di cosa pensa sia più vantaggioso per i mussulmai e sfavorevole per i]musrikun. (...) Quindi vi sono coloro a cui non è ancora giunta la chiamata, e benché da quando Allah rese manifesto il suo messaggio essi non siano rimasti che in pochissimi (...) è proibito (...) attaccarli prima di rivolgere loro l'invito a unirsi all'Islam, illustrando i miracoli del Profeta e fornendo prove tali da incoraggiarne la conversione; ma se anche a quel punto essi rifiuteranno la chiamata, allora si muoverà loro guerra e li si tratterà come chi è stato raggiunto dal messaggio di Allah.
Abu al-Hasan al Mawardi (erudito della scuola Shadi'i morto nel 1058), Al-Ahkam as-Sultaniyyah, The Laws of Islamic Governance, Ta-Ha Publishers, London 1996, p. 60.