povero figlio...

Mamma a 57 anni, la gioia di un bimbo
Nuovo caso di fecondazione eterologa


Una donna di 57 anni ha dato alla luce un bambino perfettamente sano, tre chili e 60 grammi di peso, indice Apgar su valori ottimali. Mai all’ospedale San Donato o negli ospedali della provincia si era verificato un evento del genere. Mai, anche se non si tratta del primo parto avvenuto con la cosiddetta ovodonazione: addirittura altri due negli ultimi quindici mesi, una donna di 46 anni e un’altra di 51





Firenze, 8 novembre 2008 - "Sono casi eccezionali": punto e stop. La Asl è un muro di gomma, difende la privacy della signora di 57 anni che mercoledì scorso ha dato alla luce un bambino perfettamente sano, tre chili e 60 grammi di peso, indice Apgar su valori ottimali. Ma che il caso sia davvero eccezionale lo dimostra la statistica: mai all’ospedale San Donato o negli ospedali della provincia si era verificato un evento del genere. Mai, anche se non si tratta del primo parto avvenuto con la cosiddetta ovodonazione: addirittura altri due negli ultimi quindici mesi, una donna di 46 anni e un’altra di 51.


Ma a 57 non ci si era ancora arrivati. Un’età così avanzata che neppure su scala mondiale i casi sono così frequenti anche se spulciando su Internet vengono fuori record incredibili: l’indiana che partorisce due gemelli a settant’anni suonati, la spagnola che si ferma poco indietro, a 67. In Italia siamo a quota 62 anni, l’età di una signora di Reggio Emilia che all’epoca dette alla luce il primogenito. E dunque anche Arezzo rientra adesso da mercoledì fra quelle città dove tutto è possibile, dove l’età non è più una barriera, dove avere figli è sempre possibile o quasi.

Dietro una storia come questa ci sono tante storie. E una storia è tristissima. Oggi c’è una famiglia felice, ma è una famiglia che alcuni anni fa era stata investita dal dramma: in un incidente stradale era morto il secondo figlio della coppia, un ragazzo nel fiore dell’età che oggi avrebbe avuto poco più di vent’anni.


Un’altra storia è fatta di viaggi, dovuti alla determinazione di avere a tutti costi il bambino. Viaggi per superare lo scoglio durissimo di una pratica di fecondazione eterologa che le leggi italiane non consentono. L’ostacolo è superabile soltanto andando all’estero, andando ad esempio a Barcellona che è un po’ la capitale dell’ovodonazione. Centri specializzati ci sono anche a Creta, in Finlandia, in Russia, in altri paesi dell’est tra i quali la Romania, il paese che sarebbe stato scelto dalla coppia aretina per concepire il bambino. Viaggi e tanti soldi investiti in un futuro spesso avvolto nell’incognita visto che le probabilità di riuscità della tecnica si situano intorno al 50%. Non poco, certamente. Ma l’alea resta comunque elevata.

Ci sono poi storie che devono consolarci un po’ tutti. In tempi nei quali la sanità è nel mirino, sempre accompagnata dalle polemiche (pensate al controverso caso di Viareggio), ecco che un reparto del San Donato si distingue in un campo che può essere, e purtroppo lo è anche stato, un terreno minato. Non è uno scherzo accompagnare in fondo alla gravidanza una signora il cui orologio biologico non è compatibile con la nascita di un bambino. Senza entrare nei dettagli, né d’altra parte siamo specialisti in materia, ma possiamo immaginare lo stretto controllo medico a cui la gestante è stata sottoposta, fino a giungere con successo al traguardo del parto. Un parto programmato, inevitabile in un caso del genere. Un taglio cesareo riuscito alla perfezione e subito seguito dal vagito di un bambino che nasce, di una vita regalata alla famiglia e alla comunità. Un successo anche dell’equipe medica nonché del ginecologo privato che ha seguito passo passo la coppia in un’avventura così perigliosa.

Il clamore è adesso inevitabile. Questa è una vicenda che fa discutere, che chiama in causa posizioni e pensieri diversi. Già il Paese si è diviso sulla fecondazione eterologa fino a un referendum che non raggiunse il quorum. Oggi però non è il tempo delle polemiche. In fondo è nato un bambino, ci sono due genitori felici, c’è un giovane che ha di nuovo un fratello.