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    Predefinito Rif: Per ricordare chi siamo...

    LA STORIA DELL'OSTE TIROLESE CHE SFIDÒ NAPOLEONE

    Intervista al medico e scrittore, Paolo Gulisano

    di Antonio Gaspari

    ROMA, venerdì, 26 febbraio 2010 (ZENIT.org).- Molte strade e piazze in Tirolo e nell'Alto Adige portano il suo nome ma in Europa è quasi sconosciuto. Nella sua regione è ricordato come un eroe nazionale, eppure le sua storia è poco nota. Ha combattuto per la libertà e per la fede cristiana, per questo è stato ucciso.
    Stiamo parlando di Andreas Hofer, un oste tirolese che, in nome della fede e della libertà, sfidò Napoleone.
    Tra i suoi più insigni estimatori c'è anche il Pontefice Giovanni Paolo I (Albino Luciani) che ammirava la suea “fede cristiana, tutta d’un pezzo”.
    Paolo Gulisano, medico e scrittore, autore di saggi su aspetti poco noti della storia europea, ha appena pubblicato per le edizioni Ancora, un saggio dal titolo “Andreas Hofer. Il Tirolese che sfidò Napoleone”.
    Per conoscere la storia di questo uomo coraggioso, ZENIT ha intervistato Gulisano.

    Chi era Andreas Hofer?

    Gulisano: Andreas Hofer, un oste della Val Passiria, in Tirolo, fu il capo e l’anima dell’insurrezione popolare tirolese contro i giacobini francesi e i loro subalterni bavaresi nel 1809. La conduzione incredibilmente abile e coraggiosa di questa guerriglia, strappò ammirazione agli stessi generali napoleonici e lo fece entrare per sempre come eroe nel cuore del popolo tirolese.
    Tutto cominciò quando il marchese di Montgelas, ministro del regno di Baviera, un regno-fantoccio controllato dal Bonaparte, massone dichiarato, mise in atto una serie di misure vessatorie nei confronti della Chiesa: soppressione di tutte le cerimonie del culto cattolico: niente più processioni, matrimoni e funerali religiosi, niente più suono di campane.
    Montgelas tuttavia non immaginava fin dove potesse arrivare il sentimento religioso del cattolicissimo popolo tirolese. Questi inoltrò al re di Baviera rispettose istanze, perché fosse ritirato il "decreto empio e liberticida".
    Invano. Allora fu l’insurrezione in massa. Mentre le campane suonavano a stormo e il loro suono si ripercuoteva di valle in valle, si videro i contadini accorrere da ogni villaggio, armati chi di falce, chi di forche, chi di vecchi fucili: li dominavano la vostra statura gigantesca, la voce possente e decisa, la imponente barba nera di Hofer. Alla fine l’insorgenza venne schiacciata nel sangue da Napoleone, Hofer arrestato e fucilato a Mantova.

    Perchè ha scelto di raccontare questa storia? Qual è la sua attualità oggi?

    Gulisano: Possiamo interpretare gli eventi del 1809 nel segno della libertà: come tentativo di conquistare la libertà politica dalla Baviera, che era alleata con i francesi, e anche come protesta contro la repressione illuministica delle più amate tradizioni religiose.
    In questo senso ho voluto raccontare di Hofer perché è un personaggio straordinario che merita di essere conosciuto e apprezzato, sia per far conoscere l’epopea di Fede e di Libertà del Tirolo. Un’epopea che ricorda molto quella della Vandea o dei Cristeros messicani. L’attualità di questa testimonianza sta nel fatto che anche oggi c’è un neo-giacobinismo in Europa che preme per eliminare la realtà religiosa dalla vita pubblica, oppure per renderla ridicola e sorpassata.

    Nel libro lei sostiene che è un eroe della libertà e un difensore della fede cristiana. Perchè?

    Gulisano: I tirolesi che nel 1809 presero le armi contro l’Imperatore Bonaparte guidati da Andreas Hofer, che non era un militare, non un politico, ma un semplice padre di famiglia, un oste della Val Passiria che aveva a cuore più di ogni altra cosa la fede e la libertà, combatterono, soffrirono e morirono non per un vago ideale, ma per difendere qualcosa di molto concreto, a cominciare dalla libertà religiosa, ossia - detto in termini pratici -, la possibilità stessa di accedere ai sacramenti, di avere, per sè e i propri figli un'istruzione cristiana, di poter trasmettere e comunicare liberamente la fede stessa.

    Hofer si oppose a Napoleone e per questo venne ucciso. Eppure, furono tanti gli italiani che credettero a Napoleone, e ancora oggi nei manuali di storia utilizzati nelle scuole, il dittatore francese gode di buona fama. Qual è il suo parere in proposito?

    Gulisano: Napoleone era l’esito ultimo di una rivoluzione, quella francese, che ha goduto di ottima (e immeritata) fama, di vasta pubblicistica. La "Revolutiòn" ha sempre goduto di una stampa favorevole, da est a ovest; presentata come il riscatto degli oppressi contro una società ancora pressochè feudale, come l'avanzare della modernità e del progresso.
    Non molti hanno voluto rendersi conto che, al contrario, fu l'affermarsi di un tentativo oligarchico di conquistare e reggere il potere ai danni degli stessi poveri, di cui principalmente la Chiesa si fece voce.

    In che modo Hofer ha servito e testimoniato la fede cristiana? Quali sono i suoi rapporti con la Chiesa cattolica?

    Gulisano: Rispondo con le parole di Albino Luciani, grande ammiratore di Hofer, che nel 1975 gli si rivolse in una lettera immaginaria, dove scriveva: “Al tempo della Vostra insurrezione tirolese parecchi vescovi, per timore od interesse, passavano dalla parte di Napoleone strapotente. Voi invece dal Tirolo resistevate a Napoleone e ai suoi amici, stando dalla parte del Papa Pio VII, che, proprio in quel 1809, lanciava contro Napoleone la scomunica e, arrestato dai francesi, da Roma veniva tradotto in esilio a Savona. Sono tutte cose da ricordare. Da attuare. Per mettere fine alle innumerevoli risse che stancano e scandalizzano. Per restaurare l’unione degli animi, l’unità della Chiesa e del Paese”. E ancora: “vorrei che il vostro eroismo, gentile e cristiano insieme, ispirasse qualcuno. Intendiamoci: non auspico nessuna guerriglia, ma la Vostra fede cristiana, tutta d’un pezzo, (…) queste sì le desidererei con tutto il cuore”.

    La vicenda di Hofer è strettamente legata al Tirolo, un legame con la comunità e la terra che è stato a volte equivocato. Può spiegarci qual è il rapporto tra Hofer e la cultura identitaria del Tirolo?

    Gulisano: Nel mondo mitteleuropeo c’è da sempre una parola che esprime il concetto di “piccola patria”: «Heimat», un concetto molto importante, collegato con l’identità e la cultura e che entra nel profondo dei sentimenti. Un concetto che non ha nulla a che vedere con i nazionalismi aggressivi, di cui anzi il Tirolo fece le spese nel 1809 e un secolo dopo con la Prima Guerra Mondiale.
    A duecento anni dal suo sacrificio, Andreas Hofer resta l’esempio di come si possa e si debba amare la propria terra e la propria identità, senza contrapporla a quella degli altri, ma rivendicando ogni diritto a vivere secondo le proprie usanze, i propri sentimenti, la propria cultura, la propria lingua, la propria fede.
    DEFORME AUTENTICO

  2. #32
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    Predefinito Rif: Per ricordare chi siamo...

    Già ai tempi di Adriano Romualdi era retroguardia.
    Ultima modifica di Lucio Vero; 10-05-10 alle 23:29

  3. #33
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    Predefinito Rif: Per ricordare chi siamo...

    Citazione Originariamente Scritto da Midgard Visualizza Messaggio
    Già ai tempi di Adriano Romualdi era retroguardia.
    Invece secondo me è retroguardia pensare che sia retroguardia.
    La situazione va affrontata per gradi. Se uno ti dà un calcio nel culo non è che non rispondi perché c'è in vista l'unione continentale e quindi non dobbiamo litigare tra abitanti dell'Eurasia.
    Gli Arya seggono ancora al picco dell'avvoltoio.

  4. #34
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    Predefinito Rif: Per ricordare chi siamo...

    Citazione Originariamente Scritto da Aristocle Visualizza Messaggio
    Invece secondo me è retroguardia pensare che sia retroguardia. La situazione va affrontata per gradi. Se uno ti dà un calcio nel culo non è che non rispondi perché c'è in vista l'unione continentale e quindi non dobbiamo litigare tra abitanti dell'Eurasia.
    Al di là del fatto che la parola retroguardia non la sopporto - la mia era una battuta - io ritengo che rivendicare l'italianità di certi territori - non molto importanti a mio parere - sia un pò futile dal momento che persino l'italianità ha perso il suo valore - la sua carica, la sua idea-forza come mito mobilitante.

    Voglio dire, ci sono tematiche più sentite ed importanti rispetto ad un patriottismo che ormai è a pannaggio dei vari Fini e destrosi de "l'Italia a chi la ama". Poi, se si vuole giocare la carta delle identità sempre più devastate dalla globalizzazione, si deve trovare il coraggio di evidenziare anche le identità locali, evitando ovviamente beceri leghismi. E questo potrebbe servire anche da un punto di vista bassamente politico-tecnico-tattico, cercando di creare movimenti e dirigenti locali con battaglie legate al contesto locale, evitando di seguire le direttive dei vari movimentini "nazionali" (possiamo definire "nazionale" un movimento con lo 0,000?). Questo è il mio modo di vedere le cose...
    Ultima modifica di Lucio Vero; 11-05-10 alle 00:03

  5. #35
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    Predefinito Rif: Per ricordare chi siamo...

    Citazione Originariamente Scritto da Midgard Visualizza Messaggio
    Al di là del fatto che la parola retroguardia non la sopporto - la mia era una battuta - io ritengo che rivendicare l'italianità di certi territori - non molto importanti a mio parere - sia un pò futile, dal momento che persino l'italianità ha perso il suo valore - la sua carica, la sua idea-forza come mito mobilitante. Voglio dire, ci sono tematiche più sentite ed importanti rispetto ad un patriottismo che ormai è a pannaggio dei vari Fini e destrosi de "l'Italia a chi la ama".
    Ma invece secondo me è proprio il gradino più basso del progetto continentale che avremmo velleitariamente in mente. Se non lo costruisci a partire dall'identità nazionale, da cosa? Da una cultura europea inesistente? Con questo non è che io voglia andarmi a riprendere l'Istria domani, ma primo, anche se ci ricordiamo che una volta era italiana e italiana è la sua storia non ci fa male, e secondo, come italiani bisogna farsi rispettare da slavi, crucchi ecc, altrimenti non si va da nessuna parte.
    Gli Arya seggono ancora al picco dell'avvoltoio.

  6. #36
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    Predefinito Rif: Per ricordare chi siamo...

    Citazione Originariamente Scritto da marocchesi Visualizza Messaggio
    LA STORIA DELL'OSTE TIROLESE CHE SFIDÒ NAPOLEONE

    Intervista al medico e scrittore, Paolo Gulisano

    di Antonio Gaspari

    ROMA, venerdì, 26 febbraio 2010 (ZENIT.org).- Molte strade e piazze in Tirolo e nell'Alto Adige portano il suo nome ma in Europa è quasi sconosciuto. Nella sua regione è ricordato come un eroe nazionale, eppure le sua storia è poco nota. Ha combattuto per la libertà e per la fede cristiana, per questo è stato ucciso.
    Stiamo parlando di Andreas Hofer, un oste tirolese che, in nome della fede e della libertà, sfidò Napoleone.
    Tra i suoi più insigni estimatori c'è anche il Pontefice Giovanni Paolo I (Albino Luciani) che ammirava la suea “fede cristiana, tutta d’un pezzo”.
    Paolo Gulisano, medico e scrittore, autore di saggi su aspetti poco noti della storia europea, ha appena pubblicato per le edizioni Ancora, un saggio dal titolo “Andreas Hofer. Il Tirolese che sfidò Napoleone”.
    Per conoscere la storia di questo uomo coraggioso, ZENIT ha intervistato Gulisano.

    Chi era Andreas Hofer?

    Gulisano: Andreas Hofer, un oste della Val Passiria, in Tirolo, fu il capo e l’anima dell’insurrezione popolare tirolese contro i giacobini francesi e i loro subalterni bavaresi nel 1809. La conduzione incredibilmente abile e coraggiosa di questa guerriglia, strappò ammirazione agli stessi generali napoleonici e lo fece entrare per sempre come eroe nel cuore del popolo tirolese.
    Tutto cominciò quando il marchese di Montgelas, ministro del regno di Baviera, un regno-fantoccio controllato dal Bonaparte, massone dichiarato, mise in atto una serie di misure vessatorie nei confronti della Chiesa: soppressione di tutte le cerimonie del culto cattolico: niente più processioni, matrimoni e funerali religiosi, niente più suono di campane.
    Montgelas tuttavia non immaginava fin dove potesse arrivare il sentimento religioso del cattolicissimo popolo tirolese. Questi inoltrò al re di Baviera rispettose istanze, perché fosse ritirato il "decreto empio e liberticida".
    Invano. Allora fu l’insurrezione in massa. Mentre le campane suonavano a stormo e il loro suono si ripercuoteva di valle in valle, si videro i contadini accorrere da ogni villaggio, armati chi di falce, chi di forche, chi di vecchi fucili: li dominavano la vostra statura gigantesca, la voce possente e decisa, la imponente barba nera di Hofer. Alla fine l’insorgenza venne schiacciata nel sangue da Napoleone, Hofer arrestato e fucilato a Mantova.

    Perchè ha scelto di raccontare questa storia? Qual è la sua attualità oggi?

    Gulisano: Possiamo interpretare gli eventi del 1809 nel segno della libertà: come tentativo di conquistare la libertà politica dalla Baviera, che era alleata con i francesi, e anche come protesta contro la repressione illuministica delle più amate tradizioni religiose.
    In questo senso ho voluto raccontare di Hofer perché è un personaggio straordinario che merita di essere conosciuto e apprezzato, sia per far conoscere l’epopea di Fede e di Libertà del Tirolo. Un’epopea che ricorda molto quella della Vandea o dei Cristeros messicani. L’attualità di questa testimonianza sta nel fatto che anche oggi c’è un neo-giacobinismo in Europa che preme per eliminare la realtà religiosa dalla vita pubblica, oppure per renderla ridicola e sorpassata.

    Nel libro lei sostiene che è un eroe della libertà e un difensore della fede cristiana. Perchè?

    Gulisano: I tirolesi che nel 1809 presero le armi contro l’Imperatore Bonaparte guidati da Andreas Hofer, che non era un militare, non un politico, ma un semplice padre di famiglia, un oste della Val Passiria che aveva a cuore più di ogni altra cosa la fede e la libertà, combatterono, soffrirono e morirono non per un vago ideale, ma per difendere qualcosa di molto concreto, a cominciare dalla libertà religiosa, ossia - detto in termini pratici -, la possibilità stessa di accedere ai sacramenti, di avere, per sè e i propri figli un'istruzione cristiana, di poter trasmettere e comunicare liberamente la fede stessa.

    Hofer si oppose a Napoleone e per questo venne ucciso. Eppure, furono tanti gli italiani che credettero a Napoleone, e ancora oggi nei manuali di storia utilizzati nelle scuole, il dittatore francese gode di buona fama. Qual è il suo parere in proposito?

    Gulisano: Napoleone era l’esito ultimo di una rivoluzione, quella francese, che ha goduto di ottima (e immeritata) fama, di vasta pubblicistica. La "Revolutiòn" ha sempre goduto di una stampa favorevole, da est a ovest; presentata come il riscatto degli oppressi contro una società ancora pressochè feudale, come l'avanzare della modernità e del progresso.
    Non molti hanno voluto rendersi conto che, al contrario, fu l'affermarsi di un tentativo oligarchico di conquistare e reggere il potere ai danni degli stessi poveri, di cui principalmente la Chiesa si fece voce.

    In che modo Hofer ha servito e testimoniato la fede cristiana? Quali sono i suoi rapporti con la Chiesa cattolica?

    Gulisano: Rispondo con le parole di Albino Luciani, grande ammiratore di Hofer, che nel 1975 gli si rivolse in una lettera immaginaria, dove scriveva: “Al tempo della Vostra insurrezione tirolese parecchi vescovi, per timore od interesse, passavano dalla parte di Napoleone strapotente. Voi invece dal Tirolo resistevate a Napoleone e ai suoi amici, stando dalla parte del Papa Pio VII, che, proprio in quel 1809, lanciava contro Napoleone la scomunica e, arrestato dai francesi, da Roma veniva tradotto in esilio a Savona. Sono tutte cose da ricordare. Da attuare. Per mettere fine alle innumerevoli risse che stancano e scandalizzano. Per restaurare l’unione degli animi, l’unità della Chiesa e del Paese”. E ancora: “vorrei che il vostro eroismo, gentile e cristiano insieme, ispirasse qualcuno. Intendiamoci: non auspico nessuna guerriglia, ma la Vostra fede cristiana, tutta d’un pezzo, (…) queste sì le desidererei con tutto il cuore”.

    La vicenda di Hofer è strettamente legata al Tirolo, un legame con la comunità e la terra che è stato a volte equivocato. Può spiegarci qual è il rapporto tra Hofer e la cultura identitaria del Tirolo?

    Gulisano: Nel mondo mitteleuropeo c’è da sempre una parola che esprime il concetto di “piccola patria”: «Heimat», un concetto molto importante, collegato con l’identità e la cultura e che entra nel profondo dei sentimenti. Un concetto che non ha nulla a che vedere con i nazionalismi aggressivi, di cui anzi il Tirolo fece le spese nel 1809 e un secolo dopo con la Prima Guerra Mondiale.
    A duecento anni dal suo sacrificio, Andreas Hofer resta l’esempio di come si possa e si debba amare la propria terra e la propria identità, senza contrapporla a quella degli altri, ma rivendicando ogni diritto a vivere secondo le proprie usanze, i propri sentimenti, la propria cultura, la propria lingua, la propria fede.
    W NAPOLEONE!

  7. #37
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    Predefinito Rif: Per ricordare chi siamo...

    Citazione Originariamente Scritto da Aristocle Visualizza Messaggio
    Ma invece secondo me è proprio il gradino più basso del progetto continentale che avremmo velleitariamente in mente. Se non lo costruisci a partire dall'identità nazionale, da cosa? Da una cultura europea inesistente? Con questo non è che io voglia andarmi a riprendere l'Istria domani, ma primo, anche se ci ricordiamo che una volta era italiana e italiana è la sua storia non ci fa male, e secondo, come italiani bisogna farsi rispettare da slavi, crucchi ecc, altrimenti non si va da nessuna parte.
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  8. #38
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    Predefinito Rif: Per ricordare chi siamo...

    Citazione Originariamente Scritto da Aristocle Visualizza Messaggio
    Ma invece secondo me è proprio il gradino più basso del progetto continentale che avremmo velleitariamente in mente.

    Se non lo costruisci a partire dall'identità nazionale, da cosa?
    Beh, a dire la verità il gradino ancor più basso - e secondo me oggi è maggiormente percettibile - è il localismo o regionalismo - tornato alla ribalta, sfortunatamente, con la Lega Nord. Questo forse cozza con il nazionalismo - o con il patriottismo della seconda parte del 1800 - ma non con una dottrina dello Stato o con una visione geopolitica continentale o eurasiatica - Carlo Terracciano lo scrisse e io mi ci ritrovo pienamente.

    Citazione Originariamente Scritto da Aristocle Visualizza Messaggio
    Da una cultura europea inesistente?
    Beh la cultura europea è diversissima, ma non direi inesistente. Le stesse critiche che si possono muovere a riguardo valgono anche per l'Eurasia - anzi, valgono maggiormente per l'Eurasia, popolata da stirpi etnicamente-religiosamente-culturalmente diversissime (con alcuni tratti comuni, questo è vero, ma andremmo O.t.).

    Ad ogni modo, sono il primo ad affermare che l'Europa si divide in tre grandi spazi - l'Europa mediterranea, nordica e slava - ed in ulteriori zone - la penisola iberica, l'area francofona, la penisola italica, l'Europa germanica, la scandinavia, la zona baltica, i balcani, la Mitteleuropa e la Russia - e che si deve guadagnare in primis la sovranità nazionale.

    Citazione Originariamente Scritto da Aristocle Visualizza Messaggio
    Con questo non è che io voglia andarmi a riprendere l'Istria domani, ma primo, anche se ci ricordiamo che una volta era italiana e italiana è la sua storia non ci fa male, e secondo, come italiani bisogna farsi rispettare da slavi, crucchi ecc, altrimenti non si va da nessuna parte.
    Il ricordo va benissimo anche se:
    1) L'Istria è stata più veneta che italiana se teniamo conto della sua storia. Il bello è che potrebbe essere una festa trasversale sia per i nazionalisti italiani sia per i vari localisti-regionalisti.
    2) Oggi le nazioni guardano dentro i propri confini, non al di fuori. Non abbiamo slavi e crucchi che ci vogliono attaccare - anche perchè, se tutto va bene, sono messi peggio di noi.
    3) Le iniziative sull'Istria, le foibe etc a cosa hanno portato in 60 anni - al di là del triste ricordo che ovviamente non metto in discussione? Certo, oggi è stato istituito il giorno della memoria, ma è servito esclusivamente ad alimentare ulteriormente l'antifascismo (ad ogni occasione i boia di Tito vengono quasi giustificati).

    Aggiungo che, a rivendicare l'italianità di Istria, Fiume e Dalmazia, a commuoversi per la giornata del ricordo delle foibe, saranno le varie fondazioni futuro e generazioni Balotelli.
    Ultima modifica di Lucio Vero; 11-05-10 alle 00:57

  9. #39
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    Predefinito Rif: Per ricordare chi siamo...

    Citazione Originariamente Scritto da Druso Visualizza Messaggio
    W NAPOLEONE!
    Elogi un condottiero di Francia? Quelli che si mettono il profumo perchè puzzano? Quelli che si mettono le baguettes sotto le ascelle? Cazzo quanto sano nazionalismo!

  10. #40
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    Predefinito Rif: Per ricordare chi siamo...

    Citazione Originariamente Scritto da Midgard Visualizza Messaggio
    Beh, a dire la verità il gradino ancor più basso - e secondo me oggi è maggiormente percettibile - è il localismo o regionalismo - tornato alla ribalta, sfortunatamente, con la Lega Nord. Questo forse cozza con il nazionalismo - o con il patriottismo della seconda parte del 1800 - ma non con una dottrina dello Stato o con una visione geopolitica continentale o eurasiatica - Carlo Terracciano lo scrisse e io mi ci ritrovo pienamente.
    Ma una cultura locale/regionale non esiste. Esiste una cultura nazionale intesa come patrimonio di storia, letteratura, arte e quant'altro, e una cultura popolare intesa come sistema di valori, questa sì più o meno locale, ma che non ha bisogno di bandiere o istituzioni.


    Beh la cultura europea è diversissima, ma non direi inesistente. Le stesse critiche che si possono muovere a riguardo valgono anche per l'Eurasia - anzi, valgono maggiormente per l'Eurasia, popolata da stirpi etnicamente-religiosamente-culturalmente diversissime (con alcuni tratti comuni, questo è vero, ma andremmo O.t.).

    Ad ogni modo, sono il primo ad affermare che l'Europa si divide in tre grandi spazi - l'Europa mediterranea, nordica e slava - ed in ulteriori zone - la penisola iberica, l'area francofona, la penisola italica, l'Europa germanica, la scandinavia, la zona baltica, i balcani, la Mitteleuropa e la Russia - e che si deve guadagnare in primis la sovranità nazionale.
    Non esiste una storia comune europea che tutti possano condividere. Lo stesso vale per la letteratura ecc.

    Il ricordo va benissimo anche se:
    1) L'Istria è stata più veneta che italiana se teniamo conto della sua storia. Il bello è che potrebbe essere una festa trasversale sia per i nazionalisti italiani sia per i vari localisti-regionalisti.
    2) Oggi le nazioni guardano dentro i propri confini, non al di fuori. Non abbiamo slavi e crucchi che ci vogliono attaccare - anche perchè, se tutto va bene, sono messi peggio di noi.
    3) Le iniziative sull'Istria, le foibe etc a cosa hanno portato in 60 anni - al di là del triste ricordo che ovviamente non metto in discussione? Certo, oggi è stato istituito il giorno della memoria, ma è servito esclusivamente ad alimentare ulteriormente l'antifascismo (ad ogni occasione i boia di Tito vengono quasi giustificati).
    Sono d'accordo sul fatto che il giorno della memoria, col suo vittimismo ipocrita e strumentalmente anticomunista (fuori tempo massimo), sia uno squallore che non serve a niente e a nessuno.
    Il problema sta nel come si fanno le cose.
    Stranieri che ci vogliono attaccare non ce ne sono, ma che ci sfottono sì, e di certo noi non siamo famosi per la fierezza (negli ultimi tempi, si intende).
    Gli Arya seggono ancora al picco dell'avvoltoio.

 

 
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